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La vita facile

Di

Editore: BEAT (Biblioteca editori associati di tascabili, 27)

3.8
(150)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 508 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8865590173 | Isbn-13: 9788865590171 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Stefano Bortolussi

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Eric Cash, trentacinque anni, gestore di un ristorante, fedina penale macchiata per una piccola faccenda di droga, ha fatto l'attore per un po', ha pubblicato un racconto su una rivista letteraria ormai defunta e lavora da tempo immemorabile a una sceneggiatura televisiva. Eric Cash è uno dei tanti che vivono al Lower East Side di New York, dove tra sopravvissuti della vecchia comunità ebraica, coppie di broker coi loro master e le loro videocamere, e cinesi clandestini che dormono accatastati sugli scaffali di qualche vecchia casa, è facile incontrare attori-camerieri, taxisti-scrittori, baristi-sceneggiatori, in una parola, bohémien che sognano la vita facile, il successo senza troppa fatica. Alle prime luci di un mattino qualsiasi, Eric Cash e il suo barista, Ike Marcus, un ragazzo attraente con ambizioni di artista, accompagnano a piedi a casa un amico, Steve Boulaware, ubriaco fradicio dopo una notte trascorsa tra un bar e l'altro. Uno sparo improvviso, e Ike si ritrova disteso sull'asfalto, morto. Eric racconta all'investigatore, Matty Clark, che due ragazzi neri o forse ispanici li hanno raggiunti, intimando loro di "alzare le mani", e quando Ike si è rifiutato ("Avete beccato il tipo sbagliato"), uno degli aggressori ha fatto fuoco ed è scappato. Il racconto, però, non quadra affatto.

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  • 4

    Le entusiastiche frasi critico-giornalistiche che, con intento pubblicitario, campeggiano sulla copertina e sul retro del libro nell’edizione Beat hanno un messaggio forte e chiaro da dare al lettore: ...continua

    Le entusiastiche frasi critico-giornalistiche che, con intento pubblicitario, campeggiano sulla copertina e sul retro del libro nell’edizione Beat hanno un messaggio forte e chiaro da dare al lettore: attento a ciò che hai fra le mani! questo è un libro particolare perché in esso non troverai solo una storia, ma lo spirito di un’intera città: New York, così come essa si presenta agli albori del nuovo millennio.
    È fuor di dubbio, come tali frasi ci suggeriscono, che proprio New York sia l’indiscussa protagonista dell’opera di Price, ma lo “spirito della città” che emerge dal romanzo con corporeità quasi tattile, è più precisamente lo “spirito di un quartiere”: il Lower East Side, zona multietnica ed estremamente trash, dove sinagoghe, ristoranti fatiscenti, sexy shop e case popolari convivono in armonia solo apparente. Qui e solo qui sono ambientate le vicende che animano le cinquecento pagine di questo libro, a cominciare dal vero e proprio motore narrativo della storia: lo strano caso successo a Eric Cash, direttore del Berkmann, “un ristorante travestito da teatro, travestito da nostalgia”, che viene accusato di essere l’omicida di Ike Marcus, barista coraggioso e generoso da poco assunto al Berkmann. La vicenda è assai intricata: Eric era con Ike la sera dell’omicidio e, di ritorno da un giro di bevute per locali, stava passeggiando con lui e con un altro amico nel cuore del Lower East Side, quando due delinquenti gli si sono parati davanti e hanno aperto il fuoco, almeno secondo la versione di Eric. Peccato che una coppia di testimoni oculari racconti alla polizia di aver visto tutto, negando però la presenza nella via di altre persone a parte i tre amici.
    Di questo delicato caso, che per un’intera settimana (questo il tempo della storia) campeggia sulle prime pagine dei principali quotidiani cittadini, se ne occupano due agenti dell’Ottavo distretto, che sono la perfetta incarnazione della sempre valida coppia “poliziotto buono e poliziotto cattivo”. Da un parte, nel ruolo del cattivo (in realtà solo apparente), c’è Matty Clark, un irlandese con la mascellona squadrata e i capelli biondo-rossicci, uomo solitario, divorziato e pessimo padre, come lui stesso si definisce e si crede. Dall’altra c’è Yolonda, tutta fianchi e occhioni dolci, decisamente la miglior poliziotta da cui ogni malvivente spera di essere interrogato.
    Accanto a questi due personaggi ne ruotano una miriade di altri: Billy Marcus, padre del ragazzo scomparso che cerca in tutti i modi di rendersi utile; Henry Steele, proprietario del Berkmann e primo amico e protettore di Eric; Sarah Bowen, avvenente cameriera che in molti conoscono per aver frequentato i sette nani che sono tatuati sul suo interno coscia; Tristan, adolescente maltrattato che cerca la propria affermazione nell’uso improprio e spensierato di una calibro 22; Little e Big Dap, giovani gestori di buona parte dello spaccio del quartiere; Lugo, Daley, Geohagan, alcuni fra i principali membri della straordinaria squadra “Qualità della vita”, incaricata di “sorvegliare la risalita dei salmoni”. E l’elenco potrebbe andare avanti a dismisura.
    L’impressione è che l’obiettivo di Price non sia tanto raccontare una storia, la quale di per sé si presenta come un intreccio poliziesco di non particolare originalità e tensione, quanto piuttosto far immergere il lettore in una precisa realtà, farne respirare l’odore, farne sentire i rumori. Con la messa in scena, a pochissime pagine dal termine del romanzo, di un nuovo omicidio del tutto scollegato con il filone principale, Price sembra proprio strizzare l’occhio al lettore: casi come questi accadono ogni giorno a New York, non ti stupire! Guarda oltre! Cerca da un’altra parte il vero senso di questo libro.
    Cogli un’atmosfera.
    E in questo Price colpisce nel segno.

    ha scritto il 

  • 5

    "La vita facile", di Richard Price: un poliziesco con gente comune (e dialoghi straordinari)

    Ho letto un bel libro, da poco. Di un autore molto noto, ma che sino a pochi giorni fa non conoscevo affatto, nemmeno di nome. E' Richard Price, uno che è veramente un grande anche o soprattutto nel ...continua

    Ho letto un bel libro, da poco. Di un autore molto noto, ma che sino a pochi giorni fa non conoscevo affatto, nemmeno di nome. E' Richard Price, uno che è veramente un grande anche o soprattutto nel mondo del cinema e della TV, e il romanzo si intitola La vita facile.
    E' un poliziesco, però di quelli dove non c'è un investigatore strafigo che tutto capisce e tutto risolve, magari con un bel colpo di scena finale. Invece c'è la storia di più persone, legate da un omicidio di quelli quasi casuali, e anche un po' stupidi e inutili.
    Mi piacciono i gialli (chiedo scusa ma non amo affatto il termine noir), e in particolare i polizieschi in senso stretto. E questo è uno veramente notevole.
    Innanzitutto i dialoghi. La quarta di copertina lo anticipava, ma non pensavo si potesse arrivare a questo punto. Precisi, realistici, sorprendenti. Cinematografici. Un manuale di scrittura di dialoghi, si potrebbe dire. Mai una parola fuori posto, mai una banalità o una ovvietà, o una omologazione del modo di parlare tra i personaggi (e io amo i dialoghi, non mi piacciono, se non in rari casi ,le lunghe pagine di narrazione).
    Poi, l'umanità dei personaggi, la loro tridimensionalità. I protagonisti sono visti dall'interno, partendo dai loro pensieri, dalle loro paure. Sono caratterizzati in modo netto senza mai diventare caricaturali.
    Il protagonista principale alla fine è proprio il morto, che viene conosciuto progressivamente attraverso gli altri protagonisti e il loro rapporto con loro, dai colleghi di lavoro alle ragazze ai familiari. E ognuno ha la sua visione della vittima, ne determina un aspetto particolare che poi, unito agli altri, ricostruisce la persona.
    Intorno a loro, una coppia di detective che più umani non si può indaga per trovare l'assassino, ma lo fa con sentimento di compassione e senza arroganza o inutile durezza. tanto cinismo, certo, come da buona tradizione del genere; ma compensato da un'umanità di fondo che rende i due detective immediatamente simpatici e vivi.
    Se dovessi muovere una critica, alleggerirei qualche parte, che risulta un po' ripetitiva (soprattutto relativamente al padre della vittima), però stiamo parlando di poca cosa rispetto a un romanzo veramente notevole.
    per concludere, invito vivamente alla lettura di questo romanzo. Gli amanti del genere resteranno sicuramente molto soddisfatti; ma anche chi non è particolarmente appassionato di polizieschi, ne resterà facilmente affascinato.

    ha scritto il 

  • 3

    New York City. Lower East Side. Quartieri popolari in piena Manhattan, vite "irregolari" nel territorio rosicchiato dalla speculazione immobiliare che richiama la gente bene. E' qui, al confine mobile ...continua

    New York City. Lower East Side. Quartieri popolari in piena Manhattan, vite "irregolari" nel territorio rosicchiato dalla speculazione immobiliare che richiama la gente bene. E' qui, al confine mobile tra giovani che vivono l'ingenua, casuale fragilità dei loro sogni e giovani (ancora più giovani) che non conoscono altro che la strategia della sopravvivenza che una semplice rapina si trasforma in un omicidio di strada. Un testimone oculare - e scampata vittima - un detective, il padre della vittima e l'omicida, questi i principali protagonisti del romanzo che non è un giallo (l'assassino è subito noto al lettore), ma forse nemmeno un noir. La trama è più simile a quella delle serie tv poliziesche degli anni '80, combinazione di indagini e vicende umane, poche efferatezze, niente tecnologia. Ottimi dialoghi (come partite a scacchi), ottimi peronaggi (contraddittori fino al midollo), ottima l'ambientazione (storica e attuale). Su cinquecento pagine le prime duecento e le ultime cento scorrono rapide, in mezzo l'azione cede il passo a qualche ripetizione di troppo. Inutile il criterio editoriale di pubblicare libri di genere con un numero minimo di pagine se questo è il risultato.

    "Ma ad attirarlo davvero nel Lower East Side non era stata tanto l'ironia di un ritorno alle origini, quanto il carattere del luogo, quel suo essere qui e ora che si conciliava con il vero motore dell'esistenza di Eric: una brama di realizzare i propri obiettivi accentuata dalla completa ignoranza di quali essi fossero."

    ha scritto il 

  • 3

    Chi frequenta Anobii lo sa bene: a volte (piuttosto spesso, a dire il vero) appena terminata la lettura di un libro ti ritrovi a domandarti: “E a questo, quante stelline posso dare?”. Naturale che non ...continua

    Chi frequenta Anobii lo sa bene: a volte (piuttosto spesso, a dire il vero) appena terminata la lettura di un libro ti ritrovi a domandarti: “E a questo, quante stelline posso dare?”. Naturale che non capiti nè con i capolavori assoluti (per i quali cinque stelle sembrano perfino poche) nè con quei romanzi da cui ti sei lasciato sedurre dalla sinossi in quarta di copertina (e che vorresti utilizzare per accendere il camino, se mai ne avessi uno).

    No, i libri che ti provocano il problema di votazione sono sempre quelli che non ti sono dispiaciuti e, assieme, non ti hanno convinto del tutto.

    Ecco, io mi sto domandando da un paio di giorni quante stelle darò a “La vita facile” di Richard Price, autore noto per aver dato alle stampe “Clockers” (da cui fu tratto un film di Spike Lee) e per aver sceneggiato “Il colore dei soldi”, ricevendo anche una nomination all’Oscar. Minimo comun denominatore nell’opera narrativa di Price sono l’ambientazione, assolutamente americana e decisamente newyorkese, ed una attenzione costante per gli abitanti più disagiati – e non ci riferiamo al solo lato economico – della grande metropoli.

    L’inevitabile effetto è che si tratti di romanzi privi di “eroi” e, verrebbe da dire, anche di protagonisti: tutti i personaggi che concorrono ad una trama certamente ricca ed ambiziosa hanno un lato oscuro difficile da gestire, inciampano in sassi che sembravano evidentissimi o, più banalmente, subiscono il fascino malsano del male di vivere. L’effetto non è spiacevole, sia chiaro, ma mi son reso conto di aver perso l’attenzione una serie innumerevoli di volte, per qualcosa che non era certamente noia ma che non era, senza alcun dubbio, puro interesse.
    E mi son sorpreso a chiedermi come mai: non poteva esserci una responsabilità della storia narrata, che ha il profumo di un giallo e non si allontana troppo dai mie gusti, e non poteva essere colpa della struttura estremamente dialogata, se è vero che il primo interrogatorio di Eric (35enne barista trovatosi nel posto sbagliato al momento sbagliato) è un pezzo di bravura che rende giustizia alla fama di sceneggiatore di Price.

    Semplicemente, ho avuto come l’impressione di un impasto tirato con il matterello fino a renderlo davvero sottile e quasi insopportabilmente lungo: una sforbiciata di un centinaio di pagine non avrebbe affatto nuociuto, e avrebbe tolto dalla mia mente l’impressione di un autore che abbia cercato – a tutti i costi – di produrre un “grande romanzo sociale americano” da tramandare ai posteri. Ripenso alle narrazioni brevi di Paul Auster, e sulla seggiola del narratore USA da inserire nelle antologie ci piazzo lui, ecco tutto.

    Ed alla fine le stelline su Anobii son soltanto (o addirittura) tre.

    - recensione edita su http://www.masedomani.com -

    ha scritto il 

  • 4

    Un omicidio di un bianco nel Lower East Side, avvenuto in piena notte, e due presunti, ma non identificati, colpevoli di colore. Questo lo spunto per narrare sì un’indagine di polizia, per descrivere ...continua

    Un omicidio di un bianco nel Lower East Side, avvenuto in piena notte, e due presunti, ma non identificati, colpevoli di colore. Questo lo spunto per narrare sì un’indagine di polizia, per descrivere nei minimi particolari le posizioni ed emozioni di familiari, agenti, sospettati o semplici testimoni, ma soprattutto per mettere in scena una New York ricca delle sue contraddizioni e difficoltà multietniche e multisociali.
    Price (autore avvezzo nel narrare “la strada”, v. Clockers) è bravissimo nei dialoghi, dando voce a tanti personaggi, anche molto diversi tra loro (il primo interrogatorio è superbo), riuscendo così a scrivere un romanzo di genere che alla fine dei conti però propriamente non lo è, spingendosi oltre e risultando decisamente molto più completo, vario.
    L’unico appunto che gli si potrebbe fare, è che magari qua e là asciugare un po’ la narrazione non sarebbe stato male, ma è poca cosa se comunque il ritmo è fluente e le immagini sono vivide come in questo libro.

    http://www.subliminalpop.com/?p=5415

    ha scritto il 

  • 4

    bello. forse un po' lungo rispetto alla storia che narra, e bisogna apprezzare la scrittura fortemente caratterizzata dai dialoghi, che qui sono piuttosto reali, quindi frammentari. libro fedelmente u ...continua

    bello. forse un po' lungo rispetto alla storia che narra, e bisogna apprezzare la scrittura fortemente caratterizzata dai dialoghi, che qui sono piuttosto reali, quindi frammentari. libro fedelmente urbano e cinematografico. colpa, responsabilità, successo, sensibilità si distribuiscono in modo un po' casuale come succede realmente nel mondo.

    ha scritto il