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La vita istruzioni per l'uso

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

4.2
(1107)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 575 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Tedesco

Isbn-10: 8817110256 | Isbn-13: 9788817110259 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Dianella Selvatico Estense

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto

Genere: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Descrizione del libro
Il grandioso romanzo di Georges Perec, «La vita istruzioni per l'uso», è stato salutato al suo apparire come un capolavoro e gli venne attribuito il Prix Médicis. Anche in Italia Perec conta da tempo estimatori di prim'ordine, a partire da Vittorini, che fece tradurre il suo primo libro «Le cose», a Calvino a Citati. Lo stesso Perec così parlava del suo progetto: « Immagino uno stabile parigino cui sia stata tolta la facciata... in modo che, dal pianterreno alle soffitte, tutte le stanze che si trovano sulla parte anteriore dell'edificio siano immediatamente e simultaneamente visibili». In altra occasione affermava che «l'intero libro si è venuto costituendo come una casa in cui le stanze si agganciano l'una all'altra secondo la tecnica del puzzle». In effetti, ogni capitolo è simile a un frammento di un gigantesco, affascinante puzzle, la cui « ossatura » è costituita da una casa parigina della via Simon-Crubellier: ciascuno dei novantanove pezzi del puzzle è un capitolo e porta un'indicazione sui suoi inquilini, di oggi e del passato, ricostruendone gli oggetti, le azioni, i ricordi, le sensazioni, le fantasticherie.

Georges Perec è nato a Parigi nel 1936 ed è morto nel 1982. Di formazione sociologica, iniziò la sua attività collaborando a numerose riviste, «Les Lettres Nouvelles», «N.R.F. », «Partisans», «Cause commune». Si dedicò in seguito alla narrativa e alla stesura di soggetti per il cinema. Personalità eclettica, fu saggista, drammaturgo, poeta, traduttore, esperto di enigmistica e di cruciverba. Presso Rizzoli è uscito «Le cose», «Pensare/classificare» e «Storia di un quadro».

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  • 3

    Le vite degli occupanti di una palazzina nel centro di Parigi raccontate per filo e per segno. Nonostante alcuni personaggi assolutamente splendidi, come Bartlebooth e il suo volutamente inutile ...continua

    Le vite degli occupanti di una palazzina nel centro di Parigi raccontate per filo e per segno. Nonostante alcuni personaggi assolutamente splendidi, come Bartlebooth e il suo volutamente inutile progetto quarantennale, che rendono il tutto comunque gradevole, ho trovato il libro troppo lungo e pedante nel raccontare ogni singolo dettaglio, nel descrivere ostinatamente ogni cosa. Una scelta dell'autore senza dubbio, ma che appesantisce questo libro scritto più per divertimento che per dire qualcosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Un mosaico composito e caleidoscopico, di non semplicissima lettura ma di innegabile acume narrativo. Molto vicino alla sensibilità di Calvino, Perec costruisce il suo puzzle sorprendendo il lettore ...continua

    Un mosaico composito e caleidoscopico, di non semplicissima lettura ma di innegabile acume narrativo. Molto vicino alla sensibilità di Calvino, Perec costruisce il suo puzzle sorprendendo il lettore con la giusta dose di tensione e sottile, mai invasivo, cinismo. Straordinariamente geniale il titolo.

    ha scritto il 

  • 5

    Non mollare mai

    Ho impiegato molto tempo a leggere questo libro che, senza vergogna, posso anche definire noioso: le descrizioni sono interminabili (dettagliatissime e bellissime) e a volte ci si perde nella miriade ...continua

    Ho impiegato molto tempo a leggere questo libro che, senza vergogna, posso anche definire noioso: le descrizioni sono interminabili (dettagliatissime e bellissime) e a volte ci si perde nella miriade di personaggi di cui vi si racconta. Nonostante la mia premessa non proprio incoraggiante, consiglio vivamente questo libro perché è un bellissimo gioco di puzzle ed incastri, di vite vissute e vite che andranno vissute. Perec ha inventato storie incredibili a cui ha dedicato solo qualche pagina (purtroppo?), partendo dalla descrizione di una stanza, di un corridoio o di un pianerottolo, fino ad arrivare ad intrighi familiari, a vedette incompiute e inconsueti progetti che impiegano un'intera vita. Sono rimasta molto affascinata perché spesse volte ci si ritrova a fantasticare sulla vita degli altri , partendo magari dai panni stesi che vediamo sui balconi dei palazzi accanto al nostro ed ecco che in "sole" 500 pagine qualcuno è riuscito (magistralmente) in quest'intento. Arrivate fino alla fine di questo meraviglioso spaccato di vita!

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che mi ha impegnato per quasi un mese, nella mia edizione fatto di 570 pagine fitte fitte, di cui ben settanta dedicate all'indice dei nomi, tanti e tali sono i rimandi a possibili ...continua

    E' un libro che mi ha impegnato per quasi un mese, nella mia edizione fatto di 570 pagine fitte fitte, di cui ben settanta dedicate all'indice dei nomi, tanti e tali sono i rimandi a possibili approfondimenti. E' per questo che Italo Calvino nelle sue Lezioni americane lo aveva definito un iper-romanzo, paragonandolo anche, per le mirabilie contenute, a Le mille e una notte. E' impossibile descriverlo compiutamente. Perec immagina uno stabile parigino, all'11 di Rue Simon-Crubellier, un palazzo di dieci piani, cantine e soffitte comprese. Per ognuna delle stanze c'è una storia, anzi diverse storie, tante quante sono le persone che vi hanno abitato. Poi ci sono tante elencazioni di oggetti (che ho letto fino all'ultima parola), cataloghi addirittura come quello della fabbrichetta della signora Moreau oppure elenchi di vini contenuti nelle cantine.  A volte Perec apre un libro o punta lo sguardo su un quadro e ne racconta le vicende che da essi trapelano. Le pareti della stanza sono laccate di bianco. Vi stanno appesi parecchi manifesti incorniciati. Uno di quelli raffigura quattro monaci a tavola con espressione ghiottona davanti a un camembert sull'etichetta del quale quattro monaci con espressione ghiottona - gli stessi - sono di nuovo a tavola. Sono un'infinità i giochini di questo tipo che Perec ha inserito nel romanzo, anzi nei tanti romanzi che si aprono in queste pagine. Le descrizioni delle stanze poi sono maniacali, dai pavimenti alle pareti, ai mobili, agli infiniti oggetti di cui le stanze sui dieci piani sono disseminate: Le scatole di cacao Van Houten, le scatole di Banania...i pacchi di thermogène con il diavolo sputafuoco disegnato da Cappiello... Per alcune famiglie sono delineati interi alberi genealogici a partire dai tempi della rivoluzione francese. La storia principale è quella che riguarda l'eccentrico miliardario Bartlebooth e il suo progetto: imparare a dipingere acquerelli di marine in tutto il mondo e spedirli secondo scadenze prestabilite ad un artigiano che dopo aver incollato i fogli di carta su supporti in legno realizza dei puzzle. A tempo debito la carta sarà staccata e ricomposta in fogli come gli acquerelli originari che saranno rispediti sui luoghi dove sono stati dipinti e infine sciolti nell'acqua fino a diventare carta completamente bianca. Lo stravagante Bartlebooth morirà però prima di aver completato il suo progetto. Così non sarebbe rimasta traccia alcuna di quella operazione che, per cinquant'anni, aveva completamente mobilitato il suo autore. Fortunatamente il libro è suddiviso in capitoli brevi che almeno consentono una lettura compiuta delle singole storie, mentre una illustrazione con la dislocazione di appartamenti, cantine, soffitte, locali di servizio ne facilita la comprensione topografica. Sicuramente tornerò a Parigi prima o poi e mi piacerebbe andare a cercare questa via e questo palazzo, inesistente, ma che resterà ben collocato nella mia mente. Gli abitanti di uno stesso edificio vivono a pochi centimetri di distanza, separati da un semplice tramezzo, e condividono gli stessi spazi ripetuti di piano in piano, fanno gli stessi gesti nello stesso tempo, aprire il rubinetto, tirare la catena dello sciacquone, accendere la luce, preparare la tavola, qualche decina di esistenze simultanee che si ripetono da un piano all'altro, da un edificio all'altro, da una via all'altra. Si barricano nei loro millesimi - così si chiamano infatti - e vorrebbero tanto che non ne uscisse niente... L'ho tenuto a bagnomaria per due anni da quando mi è stato regalato (era il Natale 2011) poi sono maturate le circostanze per leggerlo. Ringrazio la persona che me ne ha fatto dono, non per il libro, ma per la considerazione nei miei confronti che era implicita. Da solo probabilmente non lo avrei mai scelto né letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Di norma i libri con più di 300 pagine mi spaventano a causa del peso, ma con questo è stato come portarsi dietro un amico che sa un sacco di storie e sa come raccontarle. C'è un condominio a ...continua

    Di norma i libri con più di 300 pagine mi spaventano a causa del peso, ma con questo è stato come portarsi dietro un amico che sa un sacco di storie e sa come raccontarle. C'è un condominio a Parigi ed ogni appartamento ha una storia ed un inquilino con una storia, ed ogni storia si tira dietro (o spinge avanti) una storia. Insomma, è un libro di storie.

    ha scritto il 

  • 0

    "Sforzarsi di leggere" è un concetto che non mi appartiene. Ho resistito fino al capitolo 15 (su 99), punto in cui ho stabilito (aiutandomi con delle sbirciatine più avanti) che il libro non mi ...continua

    "Sforzarsi di leggere" è un concetto che non mi appartiene. Ho resistito fino al capitolo 15 (su 99), punto in cui ho stabilito (aiutandomi con delle sbirciatine più avanti) che il libro non mi avrebbe rivelato nè ora nè mai alcun grande segreto sull'esistenza umana o sui misteri della vita, e che averlo cominciato non è un motivo sufficientemente valido per portarlo a termine.. Prima di leggere un romanzo mi informo sulla trama, cosa che ho fatto anche qui, ma ammetto che il titolo mi ha fuorviato non poco, dandomi l'illusione appunto che, al di là del plot, contenesse grandi verità o profondi spunti di riflessione che non ho assolutamente trovato; per quanto mi riguarda, si tratta solo di un'interminabile descrizione degli appartamenti di un palazzo parigino e degli abitanti lì succedutisi nel tempo, infarcita di pomposi e dettagliatissimi resoconti sulla vita di tali persone, sull'aspetto delle abistazioni o su oggetti in esse contenuti. Non voglio mettere in dubbio la qualità della scrittura, dico solo che l'ho trovato così poco interessante da ritrovarmi a leggerlo quasi per forza e da decidere quindi di abbandonarlo. Magari qualcun altro sarà più illuminato/a di me e sarà in grado di apprezzarlo

    ha scritto il 

  • 0

    Se ne potrà dedurre quella che è probabilmente la verità ultima del puzzle: malgrado le apparenze, non si tratta di un gioco solitario: ogni gesto che compie l’attore del puzzle, il suo autore ...continua

    Se ne potrà dedurre quella che è probabilmente la verità ultima del puzzle: malgrado le apparenze, non si tratta di un gioco solitario: ogni gesto che compie l’attore del puzzle, il suo autore lo ha compiuto prima di lui; ogni pezzo che prende e riprende, esamina, accarezza, ogni combinazione che prova e prova ancora, ogni suo brancolare, intuire, sperare, tutti i suoi scoramenti, sono già stati decisi, calcolati, studiati dall’altro.

    ha scritto il 

  • 5

    Perec: un genio sfrenato

    Che George Perec sia stato un genio non è una cosa nuova. Che il suo genio abbia raggiunto punte sfrenate è un’altra grande verità di cui questo “La vita istruzioni per l’uso” è una delle ...continua

    Che George Perec sia stato un genio non è una cosa nuova. Che il suo genio abbia raggiunto punte sfrenate è un’altra grande verità di cui questo “La vita istruzioni per l’uso” è una delle più sublimi espressioni. L’idea è tanto semplice quanto ampia. Congelare e descrivere con dovizia di particolari un istante di un ampio caseggiato parigino, dettagliando appartamento per appartamento, stanza per stanza fino a fornire un’immagine fotografica o pittorica, che ricorda quei quadri di Pieter Bruegel in cui sono dipinti piccole folle di soggetti, ognuno intendo in una particolare attività, ognuno narrante una storia. E così anche nel romanzo di Perec ogni stanza del caseggiato conduce a storie diverse, anche totalmente distanti e incoerenti tra loro, in modo che la descrizione del palazzo diventi in effetti una specie di “romanzo mondo”, che narra vicende di centinaia di personaggi in un arco di tempo di più di un secolo e attraverso cinque continenti. Tra esse c’è poi una vicenda più filosoficamente sostanziosa, che rappresenta un fulcro della trama del romanzo in generale; si tratta della vita e delle opere di Bartlebooth, una vicenda che ha ampio spazio di interpretazione e su cui vale la pena di spendere discussioni anche animate tra lettori appassionati e conoscitori di questo formidabile scrittore. Spero che questa lettura possa abbagliarvi quanto lo ha fatto a me.

    ha scritto il 

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