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La voce degli spiriti eroici

Di

Editore: SE

4.1
(51)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 91 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8877103973 | Isbn-13: 9788877103970 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Resoconto di un drammatico rito a cui Mishima partecipò e in cui vennero evocati gli spiriti irati dei protagonisti della fallita rivolta dei giovani ufficiali che il 26 febbraio 1936 tentarono un colpo di stato per restaurare il potere assoluto dell'imperatore e dei piloti kamikaze della seconda guerra mondiale.
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    Resoconto di una seduta spiritica alla quale prese parte lo stesso Yukio Mishima, dove si manifestarono, in due diverse fasi attraverso la voce di un medium, le presenze dei protagonisti del fallito colpo di stato del 1936 e degli attacchi suicidi durante la Seconda guerra mondiale.
    Due ev ...continua

    Resoconto di una seduta spiritica alla quale prese parte lo stesso Yukio Mishima, dove si manifestarono, in due diverse fasi attraverso la voce di un medium, le presenze dei protagonisti del fallito colpo di stato del 1936 e degli attacchi suicidi durante la Seconda guerra mondiale.
    Due eventi storici che influenzarono enormemente il pensiero e l'opera di Mishima.

    In queste poche pagine, essenziale cronaca dei fatti svoltisi durante il rito di evocazione, sembra racchiusa tutta la poetica di Mishima: la ricerca nel passato di valori essenziali per il Giappone moderno, il tentativo di ricostruire uno spirito nazionale collegando eventi storici che facciano risaltare la gloria del paese, il ritorno ad un'esistenza pura ed eroica.

    E' difficile capire quanto Mishima, che rappresentava l'unione della ritualità e della cultura antica con gli aspetti più innovativi del Giappone dell'epoca, possa aver creduto o essersi fatto volontariamente ingannare dalla seduta spiritica alla quale partecipò.
    Sta di fatto che in opere successive come “Cavalli in fuga” o “Lezioni spirituali per giovani samurai” torneranno le gesta di questi irati spiriti eroici.
    Fin troppo facile ricondurre la stima e l'esaltazione dell'autore per questi eventi storici con la sua tragica morte.

    Edizione ricca di note interessanti e fondamentali.

    ha scritto il 

  • 0

    Davvero difficile da giudicare. Interessantissimo e affascinante viaggio in una cultura ma soprattutto in una mente a tratti delirante. Bello nn saprei, ma colpisce davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei punti di maggior distacco, di incomprensione, di lontananza tra il mondo europeo e quello giapponese si riferisce agli episodi – soprattutto quelli più recenti legati alla seconda guerra mondiale – di piloti kamikaze e di harakiri. È anni luce distante dalla nostra moderna mentalità togli ...continua

    Uno dei punti di maggior distacco, di incomprensione, di lontananza tra il mondo europeo e quello giapponese si riferisce agli episodi – soprattutto quelli più recenti legati alla seconda guerra mondiale – di piloti kamikaze e di harakiri. È anni luce distante dalla nostra moderna mentalità togliersi la vita per l'onore, per la patria, per l'imperatore, eccetera (nella vaticanizzata Italia, lo sappiamo, è già un'onta cercare di ricorrere ad una morte dignitosa quando le condizioni di salute sono disperate). In realtà anche noi, basti pensare al Risorgimento, abbiamo avuto i nostri patrioti che si sono immolati per un ideale o per salvare altre vite, Amatore Sciesa e Ciro Menotti, giù giù fino a Salvo D'Acquisto o ai tantissimi resistenti, spesso ignoti, della liberazione da fascismo e nazismo.
    La differenza, se così si può definire, almeno quella più apparente, sta nella spettacolarità con cui spesso questi atti di auto-immolazione si sono consumati, una caratteristica propria della storia nipponica. Il suicidio è sempre stato considerato un supremo atto di coraggio per difendere l'onestà del proprio nome, delle proprie azioni e naturalmente, come accennavo prima, in nome dell'onore della patria. Mishima stesso, uomo che tanto profondamente ha incarnato il travagliato momento della disfatta del 1945, concluse la sua vita con un seppuku rituale, estremamente spettacolarizzato e maniacalmente preparato.
    Lo scritto La voce degli spiriti eroici è stato pubblicato nel 1966, quando sicuramente già Mishima stava pensando e pianificando il suo gesto (che compirà poi nel 1970). Si tratta di un breve resoconto di una seduta spiritica a cui Mishima prese parte e che evocò le anime dei giovani ufficiali periti nel 1936 in un colpo di stato per ridare prestigio all'imperatore e quelle dei piloti kamikaze della seconda guerra mondiale che si schiantavano sulle portaerei statunitensi. Mishima crede fermamente in ciò che scrive, e si percepisce con dolore il suo struggimento per la sua patria perduta, compromessa, per le tradizioni annacquate e spesso rinnegate, per la figura di Hirohito che egli pare quasi non ritenere all'altezza del compito che gli era stato affidato dagli dèi. Lo critica infatti nemmeno troppo velatamente per il suo discorso del 1946 in cui annunciava via radio – fatto sconcertante – al popolo tutto di non essere una divinità, come era invece credenza millenaria. Per Mishima si trattò di un atto terribile, in cui le fondamenta stesse della nazione e della sua storia venivano messe a dura prova. Le scene in cui il medium dà vita, attraverso la propria bocca, alle voci irate degli spiriti immolatisi inutilmente racchiudono la drammaticità di una tragedia greca, si ergono come giganti disperati nella sconsolatezza della consapevolezza di aver compiuto un atto inutile, un atto che doveva salvare la patria dalla disfatta e che per contro l'ha affossata, un atto che doveva incidere il loro nome a lettere di fuoco e d'oro nel cielo degli eroi e che invece li ha proiettati nel novero degli esaltati e dei folli.
    Un lettore interessato a comprendere a fondo la cultura nipponica tradizionale non può prescindere dalla lettura di questo libro, che in qualche decina di pagine riesce, grazie all'eccezionale coinvolgimento emotivo dell'autore, a spiegare moltissimo della sua personalità controversa, da parecchi bollata come ultranazionalista, militarista, fascista, folle, paranoide ed altro. Potremmo (con i dovutissimi distinguo) accostarlo all'egotismo del nostro D'Annunzio, al suo presenzialismo, al suo essere sopra le righe, Vate di se stesso e dei suoi personalissimi ideali. Ma – e questo è un mio parere – in Mishima si racchiude una civiltà pluricentenaria che supera le connotazioni dannunziane, e lo innalza a livelli letterari, artistici, poetici di enorme rilevanza nel panorama mondiale del XX secolo. Una grande personalità che si trovò a vivere un momento controverso, tragico, di profondo smarrimento e angoscia sociale: quello di una civiltà che si vede messa alle corde da chi finora ne era stato ben ai margini, stravolta fin nel suo cuore e nelle sue viscere e costretta a rinnegare ciò che ne era stato il pilastro e il fondamento.

    ha scritto il 

  • 4

    Di Mishima avevo letto solo "Confessioni di una maschera" e non mi era piaciuto. Non pensavo che avrei letto altro di suo e invece... questo racconto lungo l'ho trovato profondamente interessante, potrebbe avermi riconciliato con l'autore :)

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo libro di un autore giapponese che mi ha fatto sentire e capire e non mi ha lasciato semplicemente osservare da lontano. Spero succeda ancora con altri libri di autori giapponesi.

    ha scritto il 

  • 3

    tolte tutte le questioni letterarie, e politiche, e di mishima-è-di-destra-è-un-nazi-eccetera, resta il senso del dolore della misinterpretazione, del gesto in buona fede non capito, dell'amore assoluto deflesso dall'indifferenza e dalle condizioni cambiate senza-che-tu-te-ne-sia-accorto.
    [e ...continua

    tolte tutte le questioni letterarie, e politiche, e di mishima-è-di-destra-è-un-nazi-eccetera, resta il senso del dolore della misinterpretazione, del gesto in buona fede non capito, dell'amore assoluto deflesso dall'indifferenza e dalle condizioni cambiate senza-che-tu-te-ne-sia-accorto.
    [ed una "poesia" di un paio di pagine sull'incredula realizzazione della Decadenza umana dilagante, di una terribile attualità]

    ha scritto il