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La voce del Vietnam

Di

Editore: Piemme

4.2
(50)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Altri

Isbn-10: 8838485909 | Isbn-13: 9788838485909 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Carena

Disponibile anche come: Tascabile economico

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Descrizione del libro
Philip Caputo è un ragazzo entusiasta imbevuto dei miti dello zio Sam quandodecide di arruolarsi nei marines per vivere l'avventura del Vietnam e sfuggirealla monotonia dell'America dei sobborghi. Ma si scontrerà con una tremendarealtà. La voglia di combattere e la certezza della vittoria e della brevitàdel conflitto lasciano il posto all'alternarsi di noia e terrore. A unacarneficina che giustifica ogni tipo di brutalità. Partito per seguire ilrichiamo di "una causa destinata a trionfare", si ritrova a tenere lacontabilità dei cadaveri. E ormai la voce del Vietnam non è che l'eco dirumori e grida che rimbombano nel silenzio dei pensieri.
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  • 4

    Mi riaffaccio alla guerra in Vietnam ed all’infinita tragedia che l’argomento porta con sé. Mi ci riaffaccio attraverso questo libro che molte persone mi hanno descritto come una delle migliori opere sull’argomento e che ho sempre visto come il naturale compagno di un’altra lettura da me particol ...continua

    Mi riaffaccio alla guerra in Vietnam ed all’infinita tragedia che l’argomento porta con sé. Mi ci riaffaccio attraverso questo libro che molte persone mi hanno descritto come una delle migliori opere sull’argomento e che ho sempre visto come il naturale compagno di un’altra lettura da me particolarmente apprezzata: “Eravamo giovani in Vietnam”.

    Devo fin da subito riconoscere al narratore P.J. Caputo quella capacità di mantenere una continuità nella tensione narrativa che, in opere del genere ho scovato sempre e soltanto a tratti, inframmezzata da momenti di stanca. E’ bravo, Caputo, a far rivivere al lettore il suo personale rapporto con il Vietnam (prima come soldato e poi come giornalista), ma è ancora più bravo nel regalare un meravigliosamente pulsante spaccato del rapporto tra commilitoni e delle atmosfere fisiche e psicologiche che hanno pervaso il conflitto.

    Ecco quindi un libro sul tema capace, come pochi altri, a far rivivere l’atmosfera sognante, eroica e straripante di cameratismo, tipica dell’addestramento; l’attesa, a tratti snervante, di prendere finalmente parte ad un conflitto, una guerra vista come il portale da varcare per accedere all’età adulta; la gravità, la tensione, la fatalità degli attimi vissuti senza sapere cosa aspettarsi di lì a pochi attimi; l’inospitalità di un ambiente ostile; la temporanea liberazione provata durante i permessi premio e la definitiva redenzione, mista allo sconcerto, per essere riusciti ad uscire indenni da uno dei conflitti più duri e vergognosi della storia moderna.

    Questa lettura è una massa difficile da manipolare ma, ancora più complesso, è il tentare di digerirlo, di cercare un senso ad ordini scriteriati che diventa riduttivo considerare assurdi, di capire il perché di scelte così folli e lontane da qualsivoglia barlume di umanità. E’ snervante l’atmosfera che monta tra le truppe, asfissiante ed opprimente il calore e l’umidità che dominano la giungla, devastante l’impalpabile ma continua presenza dei vietcong, rivoltante la violenza che muove il conflitto ma, ancora di più, quella che colpisce e distrugge le esistenze di migliaia di esseri umani scaraventati in quello che, avanzando nella lettura, appare sempre più come un inferno in terra.

    Attraverso le pagine sembra anche di respirare gli odori della guerra e di udirne i rumori. Odori e suoni non certo positivi ma che lasciano un segno, che colpiscono il lettore e sono capaci di trasmettergli tutta la violenza e l’atrocità che li contraddistingue. Ci sono le esplosioni delle trappole anti-uomo, le deflagrazioni dei mortai, il sibilo dell’artiglieria, il rombo degli aerei ed il caratteristico spostamento d’aria causato dalle pale degli elicotteri, l’assordante pioggia monsonica, l’odore acre della polvere da sparo, quello disgustoso della morte, dei corpi dilaniati dalla ferocia della armi e quello marcescente e stantio dei villaggi vietnamiti.

    Una grande lettura ed un ritmo incalzante, un testo che, oltre a regalarmi forti emozioni, mi ha riportato alla mente immagini viste e mai più dimenticate. Un libro che si affianca ma, ancora di più, completa perfettamente le splendide immagini di film del calibro di Full Metal Jacket, Apocalypse Now, Good Morning Vietnam e le cui parole si fondono alle ipnotiche sonorità di Jimi Hendrix, alla voce di Bob Dylan ed al suono magico dei Doors.

    Da leggere, respirare, vivere, con la volontà e la tenacia per non farsi sopraffare, per salvarsi dalla violenza e dall’inumanità che debordano dal testo, con il pensiero ed i sentimenti vicini a quelle esistenze che hanno dovuto combattere e perire per, o contro, le assurde idee partorite dalla mente degenerata di folli governanti.

    Un libro che, oltre a quanto precedentemente segnalato, non fa che infiammare sempre più il mio personale interrogativo sul come sia possibile, dopo tutto quello che è stato ed è tuttora, persistere ciecamente nell’accettare le continue e destabilizzanti ingerenze internazionali americane”...

    ha scritto il 

  • 0

    Bellissimo libro in cui l'autore ha voluto far capire come la guerra del Vietnam ha cambiato moltissimi giovani Americani, uno di questi è lui stesso.
    Non vengono raccontati eroismi ma si parla della natura umana.

    ha scritto il 

  • 5

    La voce del Vietnam, di Philip Caputo è un capolavoro del suo genere, difficile commentarlo dopo che così tante persone in periodi storici così diversi fra loro l’hanno letto. Indubbiamente dal punto di vista stilistico è appassionante, dettagliato e introspettivo. Non tenta di essere indulgente ...continua

    La voce del Vietnam, di Philip Caputo è un capolavoro del suo genere, difficile commentarlo dopo che così tante persone in periodi storici così diversi fra loro l’hanno letto. Indubbiamente dal punto di vista stilistico è appassionante, dettagliato e introspettivo. Non tenta di essere indulgente con le proprie illusioni, non vuole essere comprensivo con le volontà di una nazione che fa della guerra il suo cibo principale, cercando di denunciare quanto la guerra, anche se siete marines è tutto fuorchè eroica.

    ha scritto il