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La voce del fuoco

Di ,

Editore: Edizioni BD

3.8
(225)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8889574712 | Isbn-13: 9788889574713 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Leonardo Rizzi , Michele Foschini

Disponibile anche come: Altri

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Dopo avere rivoluzionato il mondo del fumetto con "Watchmen" e "V for Vendetta", Alan Moore si impone nel campo della narrativa con "La Voce del Fuoco", un gigantesco affresco composto da dodici storie, raccontate da altrettanti personaggi, in un arco di tempo di seimila anni. Moore dirige questo bizzarro coro con una straordinaria abilità nella mimesi linguistica, che lo rende capace di parlare (e pensare) come un giovane uomo delle caverne, un emissario dell'impero romano, un vecchio crociato, una suora sfiorata dalla mano di Dio... Ciascuna storia è un passo avanti in un intrigante cammino verso la scoperta dei segreti di una terra e di un popolo. Rifacendosi alla tradizione di "Puck il folletto" di Kipling, delle "Vite immaginarie" di Schwob e della "Storia universale dell'infamia" di Borges, Alan Muore viaggia nel tempo mescolando fatti e ipotesi.
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  • 5

    Nessuno è al sicuro da queste voci...

    Il primo capitolo è una scrematura dolorosa ma necessaria: forse fruire dei fumetti, almeno anni '80, del signor Moore è più semplice poiché siamo veicolati dai disegni. Qui invece adotta uno stile ardito, ponendosi l'ambizione di cominciare a raccontare una storia dolorosa di un ragazzino del pe ...continua

    Il primo capitolo è una scrematura dolorosa ma necessaria: forse fruire dei fumetti, almeno anni '80, del signor Moore è più semplice poiché siamo veicolati dai disegni. Qui invece adotta uno stile ardito, ponendosi l'ambizione di cominciare a raccontare una storia dolorosa di un ragazzino del periodo Neanderthal, per di più ritardato mentalmente. Il lessico usato in queste prime sessanta pagine o giù di lì è fortemente limitato, ma una volta cominciato a comprenderne il meccanismo lo si legge con un certo trasporto. Successivamente le cose vanno via via migliorando, nel senso che ogni capitolo rappresenta un passo in avanti nella storia dell'umanità (non necessariamente nel senso positivo o negativo del termine, meglio allora concentrarsi su quello strettamente lessicale che andrà ad avvicinarsi al nostro). Ma non è un libro di racconti come qualcuno potrebbe erroneamente riportare. Va letto tutto, perché è un cerchio. Gaiman nella prefazione dice che un cerchio comincia in qualsiasi punto: non ha torto. Ma sarebbe meglio dire che una volta letto la prima volta, allora potremmo leggere "La voce del fuoco" anche partendo da qualsiasi capitolo a caso. Perché ci renderemo conto che tutto torna. Merito di Moore e della sua opera in generale, da fumettista e da romanziere (aspettando il mastodontico Jerusalem) è stato quello di creare una mappatura, a volte metafisica, sul male e sui processi che influenzano la mentalità umana. Può sembrare un pazzo con quella barbona, i capelloni, gli anelli al dito, il bastone e la pretesa di essere un "magus", uno sciamano, che adora un dio-serpente in cantina. In realtà, è uno degli scrittori/uomini più saggi che si possano leggere/ascoltare proprio per la sua diversità intrinseca, nutritasi da sempre di cultura underground da sottoproletariato british e sfociata in un percorso unico nel suo genere. Ne "La voce del fuoco" si conferma un grande scrittore tout court, come se avessimo bisogno di conferme, poi! Lontani echi di Guy Fawkes, di Lovecraft, di orrore e soprannaturale, di "superuomini" troppo uomini fanno capolino. "La voce del fuoco" non è in definitiva un oggetto slegato dal resto della sua produzione, al contrario è un tassello fondamentale scritto durante la fase in cui comincia il teatro magico dell'esistenza del Bardo di Northampton, ombelico del mondo in cui la narrativa di Moore rientra insistentemente e continuerà sempre a muoversi. Un orizzonte solo all'apparenza limitato ma che invece lo ha reso il più grande scrittori di fumetti di sempre, e io direi (non credo sia un azzardo) uno degli scrittori più talentuosi e dotati viventi. Chi non ama i fumetti dovrebbe leggere almeno un suo fumetto - vabbé, ci sarebbero anche i Pratt, i Gaiman, gli Eisner e via cantando. Ma partire da Moore significherebbe abituarsi all'eccellenza. Il suo primo romanzo è un gran libro, riuscito alla perfezione, molto ambizioso. E che forse, addirittura, e so che molti non saranno d'accordo con me, è troppo "piccolo", doveva essere elefantiaco per ciò che racconta, comunque mirabilmente, nelle pagine a disposizione. Ma ci sarà Jerusalem per questo... Una nota di merito all'edizione BD, impaginata davvero bene e tradotta altrettanto. Se si è lettori navigati sarà un bel viaggio nelle fiamme, quello con il signor Moore. Bisogna solo avere Fede.

    ha scritto il 

  • 5

    tante robe da dire su questo libro, tipo che il primo racconto è ostico nel suo geniale sperimentalismo, tipo che cinque stelle forse sono troppe, tipo che solo alan moore poteva farmi leggere quel racconto finale a base di autofiction... Alan Moore è il numero uno, ma diamoglielo 'sto premio Nob ...continua

    tante robe da dire su questo libro, tipo che il primo racconto è ostico nel suo geniale sperimentalismo, tipo che cinque stelle forse sono troppe, tipo che solo alan moore poteva farmi leggere quel racconto finale a base di autofiction... Alan Moore è il numero uno, ma diamoglielo 'sto premio Nobel, dico io.

    ha scritto il 

  • 3

    La vita, un cerco magico di fuoco. Gli uomini artefici delle loro sventure. Streghe bruciate, teste impalate e braccia amputate. I personaggi di Moore soffrono tutti indistintamente. Malattie fisiche e psichiche li tormentano. L'uomo ha creato la magia e le divinita e per esso uccide e si fa ucci ...continua

    La vita, un cerco magico di fuoco. Gli uomini artefici delle loro sventure. Streghe bruciate, teste impalate e braccia amputate. I personaggi di Moore soffrono tutti indistintamente. Malattie fisiche e psichiche li tormentano. L'uomo ha creato la magia e le divinita e per esso uccide e si fa uccidere. Alcune belle trovate si perdono in racconti macchinosi e poco scorrevoli. Con uno stile altamente descrittivo e poco immediato che non può piacere a tutti

    ha scritto il 

  • 4

    Alan Moore. Si stiamo parlando di quel Moore già autore di capolavori come Watchmen e V per Vendetta, giusto per citare i più famosi. Avendo letto in precedenza alcuni dei suoi fumetti, mi sono incuriosita quando ho scoperto che aveva realizzato anche un romanzo, e mi son detta "pechè no?". ...continua


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    Alan Moore. Si stiamo parlando di quel Moore già autore di capolavori come Watchmen e V per Vendetta, giusto per citare i più famosi. Avendo letto in precedenza alcuni dei suoi fumetti, mi sono incuriosita quando ho scoperto che aveva realizzato anche un romanzo, e mi son detta "pechè no?".

    Il libro è composto di vari racconti tutti ambientati nello stesso luogo, ovvero Northampton (città natale dell'autore) ma in epoche diverse, partiamo infatti dal 4000 a.C. per arrivare al 1995. Oltre all'ambientazione, sono molti gli elementi che in realtà legano una storia con l'altra e non sempre sono così facili da recepire. Un esempio? la natura umana. Non importa quanto tempo passi e quante culture o modi di pensare cambino alla fine l'essere umano rimane lo stesso con tutto ciò che ne deriva.

    Credo che per riuscire ad apprezzare al meglio quest'opera bisogna conoscere almeno un minimo dello stile dello scrittore altrimenti potrebbe risultare un po' insipido e non del tutto convincente in alcune parti. Magari è per questo che il primo capitolo è così tosto. Come se fosse un test: se non vi fate scoraggiare e riuscite a superarlo allora vuol dire che siete pronti ad apprezzare tutto il resto. A me questo libro è piaciuto, specialmente alcune storie che ho trovato davvero appassionanti , ben pensate e scritte dove il finale non è poi così scontato come si crede all'inizio. Purtroppo nn so se lo consiglierei a tutti, è un po' da capire, ma se siete fan di Moore allora non mi lascerei scappare questa lettura. Vedrete che ne rimarrete soddisfatti!

    ha scritto il 

  • 5

    Tante storie per far capire che la natura umana è sempre la stessa. Indipendentemente dalla nostra volontà è dal luogo su cui viviamo che traiamo la nostra energia vitale, e le nostre pulsioni.

    ha scritto il 

  • 4

    " la nostra arte tocca tutto ciò che è vivente e può muoversi e cambiare, mentre le loro infinite leggi cercano di rendere immobile la vita, fino a soffocarla, a imprigionarla sotto i loro manoscritti rilegati. per quel che mi riguarda, preferisco scegliere il fuoco, per lo meno il fuoco danza; n ...continua

    " la nostra arte tocca tutto ciò che è vivente e può muoversi e cambiare, mentre le loro infinite leggi cercano di rendere immobile la vita, fino a soffocarla, a imprigionarla sotto i loro manoscritti rilegati. per quel che mi riguarda, preferisco scegliere il fuoco, per lo meno il fuoco danza; non è alieno alla passione. "

    ha scritto il 

  • 4

    il genio di moore è sicuramente esaltato dalla forma letteraria del romanzo perchè gli permette di utilizzare una lingua innovativa,un modo di parlare che diventa un tutt'uno con i personaggi che via via animano la storia..non merita le cinque stelle a mio avviso perchè c'è un po troppo gran guig ...continua

    il genio di moore è sicuramente esaltato dalla forma letteraria del romanzo perchè gli permette di utilizzare una lingua innovativa,un modo di parlare che diventa un tutt'uno con i personaggi che via via animano la storia..non merita le cinque stelle a mio avviso perchè c'è un po troppo gran guignol nelle storie,un po troppi morti ammazzati e via dicendo che rendono a volte ripetitivi i racconti...però quest'uomo è sicuramente un grande della letteratura

    ha scritto il 

  • 1

    Sinossi: una carrellata dall'età della pietra all'età moderna, la società umana nello stesso punto ma in un diverso lasso temporale.
    L'idea è originale e Moore, almeno per quanto riguarda il fumetto, è un genio assoluto... le premesse per un ottimo libro c'erano tutte. Peccato. Alcuni capitoli s ...continua

    Sinossi: una carrellata dall'età della pietra all'età moderna, la società umana nello stesso punto ma in un diverso lasso temporale. L'idea è originale e Moore, almeno per quanto riguarda il fumetto, è un genio assoluto... le premesse per un ottimo libro c'erano tutte. Peccato. Alcuni capitoli sono soporiferi, il primo è al limite dell'illegibilità (al confronto Pigmeo di Palahniuk è un libro per bambini) e più in generale il pessimismo cosmico rompe le palle dopo poco tempo. Moore vuol far capire al lettore che: - homo homini lupus. - fra psicopatici, assassini, stupratori e compagnia, la razza umana non è un granché. - la decadenza morale va a braccetto con la decadenza fisica. - in fondo non c'è speranza. Perbacco, il messaggio può essere anche condivisibile, ma non c'era bisogno di martellarlo senza sosta per tutto il libro, né di rendere il tutto così insopportabilmente noioso. Si salva solo la prefazione di Neil Gaiman.

    ha scritto il 

  • 5

    So I thought I better try and get down some of my thoughts about this book before I get too far re-reading it as my first impressions of it were so strong. When I finished this book I was totally overwhelmed by it. The last chapter is equivalent to Kerouac, in the way that Alan describes all the ...continua

    So I thought I better try and get down some of my thoughts about this book before I get too far re-reading it as my first impressions of it were so strong. When I finished this book I was totally overwhelmed by it. The last chapter is equivalent to Kerouac, in the way that Alan describes all the terrible things about his town with such an amazing descriptive and so much love despite all the crime and the feelings of hoplessness there. There was one sentence I actually read aloud (even though I was alone in the house) because of it's sheer brilliance, I believe it had something to do with Trumpton!

    On Monday night at the BL Alan and Stewart Lee were joking about how the first chapter of the book was utterly incomprehensible and made no sense. So I was expecting the worst when I started it, but what I found was an amazing epic narrative of a stone age guy struggling to stay alive, getting caught up with all sorts of terrible things. It was so simplistic and yet so beautiful, using a very limited vocabulary, yet still including songs and poetry. And I totally loved it.

    The stories of different narrations continue down through time. The stories are told by murderers and victims, but with the exception of the 20th century guy in I travel in suspenders they were all likeable and sympathetic. They are tales of survival, though most end in the narrators death. Previous characters haunt later ones without explanation, as hallucinations and devils. A mythology is created but not explained as black dogs wander the night and people are sacrificed. Dying doesn't always end the story, one of the middle ones is told by a head on a spike at the edge of town. The more you read the more it comes together. Which I think is why when it was done I wanted to go back and re-read. Bringing the knowldge of the future back to the begining. It's kinda impossible to talk about this all rationaly as I get so caught up in the feel of it just thinking about it. It is a very atmospheric book! The language is just gorgeous. The voices of the different characters really come through. When in the last chapter the narrator is the author you can instantly here the words in Alan's deep midlands accent.

    Creation fields was a story about a girl who murders a girl she meets while traveling and takes this girl's place. Pretending to be the daughter of the local shaman/witch doctor because she's heard he has hidden wealth. In the drownings is one of the best stories and the character one of the most haunting as a man whose family disappears from the village and he makes himself a strange bird costume to go hunting. The head of diocletian is all about the fall of Rome and barbarity. November saints is another great story of posession and time slipping and martydom. Limping to Jerusalem had a protagonist who was not so likeable but was building a round church. Confessions of a mask is the great story told by the decapitated head. Angel language is very odd as a corrupt judge is a bit of sex maniac. Partners in knitting is a wonderful story told by a witch about how she got involved with the spirits and the things her and her girlfriend did. The sun looks pale upon the wall is a very odd tale of madness, quiet and sad. I travel in suspenders is modern, early 20th century, it reminded me a lot of Nick Cave's Bunny (which came later) but combined with WWI trauma. And the last piece, narrated by Alan himself was pure brillance. All the stories take place in Northhampton over a period of thousands of years. It's just fantastic.

    Re-reading it was lovely. So many more things became clearer the secound time around, subtle things that I'd missed the first time. So many little details fit into place. Once again completely blown away by the language in the last chapter. Without a doubt one of the best books ever written.

    ha scritto il 

  • 5

    Dentro il fuoco della storia

    Si capisce subito, fin dalle primissime righe, che ci si trova a che fare con qualcosa di ambizioso. Perché non è da tutti avere il coraggio di cimentarsi - e di portarlo avanti per quasi 50 pagine - con quello che avrebbe potuto essere il modo di articolare il pensiero e il linguaggio di un uom ...continua

    Si capisce subito, fin dalle primissime righe, che ci si trova a che fare con qualcosa di ambizioso. Perché non è da tutti avere il coraggio di cimentarsi - e di portarlo avanti per quasi 50 pagine - con quello che avrebbe potuto essere il modo di articolare il pensiero e il linguaggio di un uomo del neolitico. E soprattutto aprirci un romanzo, mettendo così il lettore subito di fronte a un alto muro (invero anche un po' scivoloso) da scavalcare. Ma chi conosce Alan Moore sa che non è il tipo che si metta in gioco per una cosuccia da poco e che in genere alla fine ne vale la pena. Quindi bisogna non farsi scoraggiare e andare avanti. Si verrà ripagati.

    Chi conosce Alan Moore, poi, non è detto che sappia che, uno dei più grandi autori di fumetti degli ultimi abbondanti trent'anni, ha scritto anche un romanzo. Che poi, l'avrete già intuito, non è un romanzo secondo i canoni. E avrebbe potuto esserlo, forse, con di mezzo uno che ha tirato fuori opere come V per Vendetta e From Hell, che per la trasposizione cinematografica del suo capolavoro Watchmen, pare non abbia voluto un quattrino, né i credits riconosciuti sullo schermo, e che al suo quarantesimo compleanno si è autoproclamato "mago"? La voce del fuoco rispecchia in tutto e per tutto l'unicità e la complessità del suo creatore e per questo leggerlo diventa un'esperienza che va oltre la semplice fiction, perché guardandosi indietro, a lettura ultimata, ci si ritrova di fronte a un quadro vertiginoso, una commistione tra immaginazione e storia, leggenda e realtà, narrazione e cronaca, un mosaico che suggerisce molto più di quello che dicono le sue tessere, dove tutti gli elementi si fondono per donare al lettore una percezione superiore (e inedita) di quella che è la storia dell'uomo.

    Perché ne La voce del fuoco il protagonista non è un essere vivente, bensì è un luogo: Northampton, dove Moore è nato e vive e di cui nel romanzo viene percorsa la storia dal 4000 a.C. fino alla fine del XX secolo, attraverso il racconto di vicende umane, spesso truci e violente, quasi sempre in qualche modo collegate tra loro, anche solo per un sottile, labile accidente come una lunga lingua di fuoco. Così se le strade, le architetture e le vestigia di Northampton testimoniano il suo lungo percorso dentro la storia, i personaggi che l'hanno abitata e vissuta e in qualche modificata nelle varie epoche (ragazzini preistorici e soldati romani, streghe e cavalieri templari, teste mozzate e giudici un po' troppo arzilli), secondo la narrazione di Moore ne costituiscono una sorta di anima immortale universale, in una storia che attraverso il tempo diventa mito e il mito, attraverso l'evocazione di una scrittura mirabile e miracolosa come una formula magica, diventa racconto.

    Se poi uno di voi vuole sapere esplicitamente «di che parla 'sto libro», è facile rispondere, poiché si può lasciare la parola direttamente a Mr. Moore che, nell'ultimo capitolo, dedicato alla contemporaneità raccontata proprio in prima persona dall'autore, risponde alla stessa domanda posta da suo fratello:

    "Parla del messaggio essenziale che le labbra irrigidite di chi è stato decapitato riescono ancora ad articolare, del documento che cani neri spettrali hanno scritto col loro piscio sui nostri sogni peggiori. Parla dell'arte di resuscitare i morti per farci rivelare quello che sanno. È un ponte, una zona di passaggio, un punto logoro nel velo che separa il nostro mondo dagli inferi, tra i mattoni e il mito, tra la verità e la finzione, una garza sdrucita non più spessa di una pagina. Racconta quanto sia potente la glossolalia delle streghe, rivela la grande revisione magica che esse hanno operato sui testi in cui noi ora viviamo. Ma non sono cose che si possano dire a voce."

    Bisogna leggerle.

    ha scritto il 

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