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La zattera di pietra

By José Saramago, Rita Desti (Translator)

(566)

| Paperback | 9788806181833

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Book Description

Una favola di storia contemporanea, un forte apologo politico ed esistenziale. Europa addio. Saramago ipotizza che la penisola iberica, a seguito di una frattura del crinale pirenaico, si trasformi nell'isola Hispania e vaghi per l'oceano Atlantico in cerca di un punto di approdo e di una nuova idenContinue

Una favola di storia contemporanea, un forte apologo politico ed esistenziale. Europa addio. Saramago ipotizza che la penisola iberica, a seguito di una frattura del crinale pirenaico, si trasformi nell'isola Hispania e vaghi per l'oceano Atlantico in cerca di un punto di approdo e di una nuova identità:sorta di testa di ponte tra Europa e Africa, tra Europa e America del Sud.
Titolo originale: A jangada de pedra

5 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    E' un Saramago diverso da quello cui ci ha abituati. Meno dissacrante, meno schierato, meno politicante.
    Quelle che compongono questo libro sono pagine di un lirismo ineguagliabile, che rende merito al profumo di quiete che si respira in Portogallo.
    E' la storia di un viaggio, di quel viaggio di cui ... (continue)

    E' un Saramago diverso da quello cui ci ha abituati. Meno dissacrante, meno schierato, meno politicante.
    Quelle che compongono questo libro sono pagine di un lirismo ineguagliabile, che rende merito al profumo di quiete che si respira in Portogallo.
    E' la storia di un viaggio, di quel viaggio di cui si dice sempre quando si cita la famosa frase "L'importante è il viaggio, non la meta".
    Esattamente quel viaggio. Estremizzato a tal punto da non averla proprio una meta. Viaggiare per unirsi, per conoscersi, per ricordare, per imparare.
    E nel parallelismo tra macrocosmo (la penisola iberica che si stacca dal continente europeo e comincia a vagare per gli Oceani) e microcosmo (il viaggio dei cinque bizzarri personaggi accomunati da fatti misteriosi) si dispiega una raccolta di impressioni e riflessioni che mi hanno ricordato molto Pessoa.
    Nessuna descrizione apocalittica, nessuna corsa per la salvezza, nessun riecheggiare di atmosfere da fine del mondo. Solo tanta poesia e il ritrovarsi di due Paesi storicamente ostili l'uno verso l'altro.

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    Morgana said on Jan 13, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Prendere e (impossibile) lasciare

    Ho perso il conto delle volte in cui ho abbandonato e poi ripreso questo libro. Fosse stato un altro autore lo avrei cestinato dopo il primo tentativo andato a male, ma Saramago... Saramago no. No perchè se si lasciano le sue pagine si accetta di convivere con quella sensazione di rimpianto e rimors ... (continue)

    Ho perso il conto delle volte in cui ho abbandonato e poi ripreso questo libro. Fosse stato un altro autore lo avrei cestinato dopo il primo tentativo andato a male, ma Saramago... Saramago no. No perchè se si lasciano le sue pagine si accetta di convivere con quella sensazione di rimpianto e rimorso. In fondo qualcosa ti dice che a molto si sta rinunciando. E così, via, fino alla fine. Una scrittura intelligente, elegante , elevata.
    Il libro? Un bel viaggio su di una zattera di pietra: salite a bordo gente! ..e lasciatevi emozionare.

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    Elisa said on Dec 12, 2011 | Add your feedback

  • " alla luce del giorno, tutti i garbugli diventano molto meno importanti, dio, l'esempio più illustre, ha creato il mondo perché era notte quando gli venne in mente, in quel supremo istante sentì che non ce la faceva più a sopportare le tenebre, se fosse stato giorno, dio avrebbe lasciato tutto come ... (continue)

    " alla luce del giorno, tutti i garbugli diventano molto meno importanti, dio, l'esempio più illustre, ha creato il mondo perché era notte quando gli venne in mente, in quel supremo istante sentì che non ce la faceva più a sopportare le tenebre, se fosse stato giorno, dio avrebbe lasciato tutto come stava. "

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    kovalski said on Jan 15, 2012 | Add your feedback

  • “… un viaggio non ha altro senso che quello di concludersi”

    In questi tempi di tempeste finanziarie, in cui i paesi più deboli dovrebbero, secondo alcuni, essere lasciati andare alla deriva, la metafora della penisola iberica che si stacca dal resto dell’Europa è più attuale che mai. E profetico sembra essere Saramago nell’immaginare il distacco accompagnato ... (continue)

    In questi tempi di tempeste finanziarie, in cui i paesi più deboli dovrebbero, secondo alcuni, essere lasciati andare alla deriva, la metafora della penisola iberica che si stacca dal resto dell’Europa è più attuale che mai. E profetico sembra essere Saramago nell’immaginare il distacco accompagnato dalla saccenteria dei popoli più forti (approccio pessimistico), ma anche dal grido “Anche noi siamo iberici” che, inaspettato, viene scritto da mani misericordiose e solidali su tutti i muri delle capitali, Vaticano incluso (approccio idealistico).
    Ma quella politica è soltanto una chiave di lettura, un pretesto per registrare la ‘diffidenza di certi europei per gli incomprensibili popoli occidentali’ che Saramago, probabilmente, deve aver sentito sulla propria pelle.
    Il senso profondo del racconto è, ancora una volta, l’irreale che governa il reale, cioè la bizzarra combinazione di eventi inspiegabili, concatenati tra loro a guidare il viaggio di tre uomini, due donne e un cane, mentre la zattera di pietra vaga, silenziosa e imponente, attraverso l’oceano.
    Di nuovo Saramago ci pone di fronte all’assurdo per farci ragionare sulla nostra cecità, l’incapacità che abbiamo di vedere come sono collegate tutte le cose di questo mondo, le stesse che pensiamo di governare e che, invece, governano noi che non impariamo mai la lezione.
    Ma non solo, è anche un racconto sulla lotta del potere contro gli strani e gli stravaganti.
    Se commissari e inquisitori ascoltassero il racconto di quanto accaduto, gli interrogativi sarebbero troppo inquietanti per non mettere in discussione l’ordine costituito. Mirabile appare infatti l’interrogatorio che Joaquin Sassa, suo malgrado lanciatore di sassi troppo pesanti, immagina di dover affrontare, le giustificazioni che dovrà dare se non vuole passare per pazzo di fronte a chi, sospettoso, gli chiederà come è riuscito nell’impresa. E se nessuno dei quattro osa parlare ad alcuno di quanto gli è successo, li seguiremo uno dopo l’altro, diffidenti ma speranzosi, attraversare paesi e regioni in cerca di chi ha vissuto come loro accadimenti altrettanto inspiegabili.
    Nel racconto l’umorismo non manca, l’ironia neppure. Il bersaglio sono spesso i governanti, coi loro proclami dapprima roboanti, poi declinati verso la rassegnazione riassumibile nel grido “Portoghesi, la salvezza è nella ritirata”, che è più onesto di quanto le parole possano esprimere. Allo stesso tempo, frasi fatte e luoghi comuni - del linguaggio portoghese e non - vengono riproposte in chiave ironica, mettendone a nudo la comicità involontaria che finiscono per avere se usati nei momenti sbagliati. C’è da dire che questi inserti sarcastici, umorismo diffuso qua e là nel racconto, alleggeriscono una narrazione che, a volte, appare appesantita da troppe divagazioni e troppo digressioni. La concentrazione di chi legge è spesso messa alla prova da queste fughe non proprio essenziali.
    Insolito è invece l’accento che viene messo all’eros e alla sensualità. Quasi che, invecchiando, a Saramago piaccia indugiare ai ricordi e alle malinconie di ciò che non è più. Seppure elegante, l’insistenza con cui affronta le meccaniche d’amore delle due coppie protagoniste della storia appare un po’ compiaciuta, sicuramente inedita nei suoi scritti.
    Infine, la voce misteriosa che appare più volte a commentare i pensieri degli uomini e delle donne rimane, appunto, un mistero irrisolto. È la coscienza, un segno divino, oppure altro?
    Se c’è qualcuno in Anobii in grado di darmi un spiegazione, si faccia avanti.

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    Aldo Storace said on Dec 26, 2011 | Add your feedback

  • Autore che mi affascina sempre di più. In questo romanzo “on the road”, cronaca di un viaggio attraverso la penisola iberica iniziato su una mitica “due cavalli” e terminato su un più prosaico “due cavalli” (+ asino e cane), affronta con grande brio il tema della (mancata) integrazione europea (alme ... (continue)

    Autore che mi affascina sempre di più. In questo romanzo “on the road”, cronaca di un viaggio attraverso la penisola iberica iniziato su una mitica “due cavalli” e terminato su un più prosaico “due cavalli” (+ asino e cane), affronta con grande brio il tema della (mancata) integrazione europea (almeno mi sembra che questa possa essere una chiave di lettura), attraverso una serie di magiche invenzioni, che trovano la massima espressione nei 5 personaggi, che pur essendo “magici”, restano, nella straordinarietà della situazione, assolutamente umani, con le loro paure, i loro sentimenti, la loro curiosità, i loro vizi e le loro virtù. Come sempre la lettura non è facilissima, ma è un libro che si divora, affascinati dal susseguirsi di prodigi e dal ritmo incalzante dell’intera vicenda. Non mi ha entusiasmato la chiusura, un po’ raffazzonata, che non ne fa un capolavoro. In ogni caso è da leggere.

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    Guido2302 said on Apr 17, 2011 | Add your feedback

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