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La zia Julia e lo scribacchino

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 86

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.1
(1613)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Portoghese , Ungherese , Polacco

Isbn-10: 8496200647 | Isbn-13: 9788496200647 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Angelo Morino

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Humor , Romance

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Descrizione del libro
Vi si narra la vicenda o meglio la carriera, di Pedro Camacho, fecondissimo produttore boliviano d'intrecci (lo chiamano anche Balzac creolo) che, chiuso in una mefitica stanzetta, sforna trame melodrammatiche e truculente per un programma di feuilleton di Radio Lima. Tutti attendono con impazienza le puntate della sua fantasia, ma improvvisamente le differenti trame di appendice prendono a confondersi tra loro. Camacho è impazzito e sarà degradato a galoppino d'una rivista di sicuro fallimento. D'altro lato, ecco invece la storia di Mario, giovane aspirante scrittore attratto da questa curiosa macchina dell'immaginario che ci racconta una sua complicata storia: s'innamora di una zia vedova e più matura che finirà per sposare.
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  • 4

    Per me... meglio Pedro che Julia

    Bello! Bello! Poco da fare, come spesso mi è successo, ancora una volta uno scrittore sud americano mi ha trascinato per mano nel suo mondo di racconti, storielle, eros, fantasia... 1 libro organico, ...continua

    Bello! Bello! Poco da fare, come spesso mi è successo, ancora una volta uno scrittore sud americano mi ha trascinato per mano nel suo mondo di racconti, storielle, eros, fantasia... 1 libro organico, ma fatto di tanti racconti, dove ciascuno è o potrebbe essere un romanzo a sé e alcuni di questi... sono gioia illuminata!

    ha scritto il 

  • 3

    2011:
    La storia principale del romanzo è quella del diciottenne Mario (o Marito), innamorato della trentenne zia Julia, che sogna di trasferirsi in Francia e di diventare uno scrittore famoso. Accanto ...continua

    2011:
    La storia principale del romanzo è quella del diciottenne Mario (o Marito), innamorato della trentenne zia Julia, che sogna di trasferirsi in Francia e di diventare uno scrittore famoso. Accanto a questa, troviamo i capitoli dedicati ai racconti di Pedro Chamaco, autore e regista per Radio Panamericana; lui scrive giorno e notte le sue storie di stupri, di incesti, di topi da sterminare, di incidenti rocamboleschi, di tradimenti, per nutrire ragazze e madri peruviane, che ogni giorno si incollano vicino alla radio per ascoltarle. Fantasia di colori, musica e parole, suoni e rumori, profumi e odori, luce e ombra, sogno e realtà, questo è il romanzo di Llosa, c'è tutta l'energia e la vivacità dell'america latina. Bello.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando sono le catastrofi a terminare gli sceneggiati

    Come sempre d’estate, le mie letture fortunatamente aumentano e grazie a questo oggi vi voglio parlare di un libro che ho letto durante i primi giorni delle mie ferie, durante una breve trasferta dai ...continua

    Come sempre d’estate, le mie letture fortunatamente aumentano e grazie a questo oggi vi voglio parlare di un libro che ho letto durante i primi giorni delle mie ferie, durante una breve trasferta dai miei genitori. Si tratta di ‘Zia Julia e lo Scribacchino’ libro scritto da Mario Vargas Llosa, autore che non conoscevo prima di leggere questo libro.

    Ho scoperto questo romanzo durante la mia visita allo stand del Libraccio, alla fiera del libro 2010 e sono stata immediatamente attratta dalla sua copertina, che ho riconosciuto come la caratteristica copertina di una serie di libri pubblicati settimanalmente dal quotidiano ‘La Repubblica’qualche anno fa. Ai tempi della sua uscita non l’avevo acquistato, a dir la verità non ne ricordo bene nemmeno la ragione, ma trovandomelo davanti alla Fiera ho deciso immediatamente di dargli un opportunità valutandone con attenzione il retro copertina che mi è sembrata davvero interessante, a scapito di quello che probabilmente avevo pensato qualche annetto fa.
    Con il senno di poi, vi dirò che sono molto soddisfatta del mio acquisto, soprattutto perché adoro leggere libri con ambientazioni di cui conosco poco. ‘Zia Julia e lo Scribacchino’ infatti è ambientato a Lima e parla quindi del Perù negli anni sessanta (all’incirca). Per quanto mi è sembrato il Perù di quegli anni somigliava abbastanza all’Italia del dopoguerra, quando non aveva ancora vissuto il grande boom economico, che probabilmente ci ha distanziati per un po’ da questo paese.

    Fin dalle prime righe capiamo che il libro è in gran parte autobiografico, infatti l’autore parla della sua giovinezza e del periodo in cui lavorava in una piccola radio di Lima. Mario ha appena diciotto anni ed il grande sogno di andarsene dal suo paese diventando uno scrittore importante. Il periodo di cui ci parla l’autore è quello immediatamente successivo all’adolescenza ed immediatamente precedente all’età adulta, proprio questo passaggio essenziale coincide con l’arrivo in città di due persone che saranno davvero molto importanti nel suo futuro. La sua giovane zia boliviana Julia e lo scrittore di sceneggiati radiofonici Pedro Camacho.
    Il libro nasce dall’abile connubio tra la vita di Mario ed i voli pindarici di Pedro Camacho. Le connessioni tra reale ed irreale diventano via via più frequenti con lo scorrere delle pagine. Mentre Mario fintamente ingenuo persegue i suoi sogni tra mille distrazioni, vediamo la Lima degli anni sessanta fermarsi di fronte alla bravura e all’audacia delle storie raccontate da Pedro Camacho. E così attraverso le parole di Mario e gli scritti di Pedro Camacho iniziamo a capire un mondo lontano ma non totalmente differente dalla nostra storia. Tramite il racconto di Vargas Llosa scopriamo una Lima che si ferma davanti al racconto radiofonico del pomeriggio che probabilmente è molto simile ad una qualsiasi città italiana che si fermava per ascoltare i risultati di una corsa di bicicletta, o che si assiepava in un piccolo bar per vedere il matrimonio di Grace Kelly con il principe di Monaco. I paesi e i continenti sono differenti ma probabilmente le persone ed i momenti vissuti sono davvero molto simili.

    E così diventa davvero interessante leggere quelle che potrebbero essere state gli sceneggiati di Pedro Camacho perché avrebbero potuto benissimo essere stati messi in onda sulle nostre radio. La storia di Mario poi è una storia che potrebbe far parte tranquillamente di una qualsiasi nostra famiglia, ed ha anche caratteristiche davvero attuali. Così dalla ricerca di uno scenario completamente differente dal nostro, ho scoperto di aver trovato un ricostruzione simile a quella che avrei trovato in un libro ambientato negli anni cinquanta in Italia. E così sono bastate poche pagine per capire come in realtà l’immagine che mi ero fatta del Perù era soltanto una conseguenza di restrizioni mentali e di poca conoscenza di un paese.
    Incuriosita da questa lettura, al mio ritorno dalle ferie, sono andata a ricercare in rete qualcosa sul Perù e sull’autore ed ho scoperto tutto un mondo che non conoscevo. Certo, era facile immaginarselo visto che a scuola raramente si parla di questi paesi, probabilmente ci si ferma (per motivi di tempo, ovvio) all’Argentina ed il Brasile e raramente si parla degli altri paesi. Ovvio non vorrei ‘screditare’ il libro valutandolo positivamente soltanto per la sua ambientazione, ma credo che questa sia davvero una ragione in più per prendere in mano questo libro, oltre ai personaggi ed all’originalità della composizione. Un'altra ragione potrebbe essere che il libro si differenzia nettamente dagli scritti di altri autori sudamericani che con il tempo mi è capitato di leggere (e di apprezzare tantissimo). In questo romanzo, non ho trovato alcuna sorta di realismo magico, differentemente dagli altri, Vargas Llosa, affronta i suoi demoni da solo con la sola arma della scrittura. E così scorrendo le pagine scopriamo una Lima che non ha nulla di magico, è soltanto afosa e deserta, e racchiude al suo interno la storia di una famiglia e di uno scandalo.

    Ovviamente le ragioni per leggerlo sono tante ma segnalerei anche l’ironia con cui è stato scritto e soprattutto le parti corrispondenti a Pedro Camacho e le sue storie, qualcosa di davvero strano (sto parlando della vicenda dell’impresa di derattizzazione… dopo aver letto quel capitolo non credo che guarderò mai più con occhio sereno queste imprese, non che prima le guardassi con occhio particolarmente sereno comunque).
    Un'altra ragione per leggerlo, come anticipavo prima, è che potrebbe essere qualcosa di nuovo ed inaspettato… Se avete letto ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’ di Calvino, probabilmente potreste trovare qualche similitudine come è capitato a me. Il libro di Calvino infatti è l’unico romanzo che continuava a tornarmi in mente leggendo questo. La trama ovviamente è differente, ma la sperimentazione ed i risultati sono simili. Unica differenza è che mentre Calvino era vicino a movimenti letterari d’avanguardia (come quelli francesi) che in un certo senso potevano influenzarlo, credo che Vargas Llosa sia l’unico esempio sudamericano di questo genere (ma devo ancora verificare).

    Cercando in rete ho trovato tantissime cose fatte da quest’autore (si è anche candidato alle elezioni presidenziali peruviane), anche se dalle opinioni che ho trovato probabilmente nessun altro suo romanzo ha raggiunto i livelli di questo. Come dice lui stesso, con il tempo probabilmente si è concentrato di più sul suo paese tralasciando probabilmente gli aspetti più sperimentali della sua scrittura. Come molti quasi tutti i libri che recensisco vi consiglierei di trovare un piccolo spazio nella vostra biblioteca per questo libro, perché davvero piacevole, scorrevole e difficilmente riuscirete a metterlo da parte una volta iniziato.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura assai piacevole

    Divertente, spassoso, esagerato, vulcanico, pirotecnico...
    Vargas Llosa si sbizzarrisce e dietro la maschera del "escribidor" (non "escritor", dunque quello che potremmo definire in italiano "scrivito ...continua

    Divertente, spassoso, esagerato, vulcanico, pirotecnico...
    Vargas Llosa si sbizzarrisce e dietro la maschera del "escribidor" (non "escritor", dunque quello che potremmo definire in italiano "scrivitore") dà largo sfogo alla sua notevole creatività.

    ha scritto il 

  • 4

    Una piacevole opera letteraria,romanzo divertentissimo, letto tutto d'un fiato.il protagonista è un giovanotto peruviano, che vuole fare il giornalista. lavora alla radio per mantenersi e studia legge ...continua

    Una piacevole opera letteraria,romanzo divertentissimo, letto tutto d'un fiato.il protagonista è un giovanotto peruviano, che vuole fare il giornalista. lavora alla radio per mantenersi e studia legge all' università.si innamora di una zia di nome Giulia rimasta vedova, lo stile è perfetto, fresco, moderno e ironico, i personaggi indimenticabili.

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande romanzo. Tutto finisce, anche l'amore più grande e più bello, quello tra Mario e Julia.
    E la coscienza di questo, nell'ultimo capitolo, con il dolore che ne consegue, è trasposta, ma evident ...continua

    Un grande romanzo. Tutto finisce, anche l'amore più grande e più bello, quello tra Mario e Julia.
    E la coscienza di questo, nell'ultimo capitolo, con il dolore che ne consegue, è trasposta, ma evidente.
    Il dolore per quell'amore passato e perduto è nella ricerca vana della Lima e del sé stesso di allora, la Lima di Marito e della zia Julia, dei loro baci nascosti, dei loro incontri e delle parole d'amore sussurrate.
    ma anche quella città non c'è più. Tutto è cambiato e sta cambiando.
    L'incontro finale con gli ex compagni di radio, che sembrerebbe una festa, è in realtà per l'animo dello scrittore un momento triste e dolorosissimo; e Pedro Camacho, il Balzac creolo,ora ridotto ad un in uno spolverino liso, da scaricatore, è il simbolo più amaro di tutto questo.
    Nelle ultime pagine il dolore di Vargas LLosa diviene quasi inconsolabile, distratto solo dai rimproveri della sua nuova moglie e, ancora una volta, dal ricordo e dal nome della zia Julia.
    Bellissimi i dialoghi, emotivamente trascinanti, rapidi e coinvolgenti. Belli i coprotagonisti, ognuno con una sua personalità, un suo modo di fare ed agire che ne fa uomini in carne ed ossa, e mai ombre o stereotipi.
    Un grazie speciale,di cuore a chi mi ha fatto leggere e conoscere questo romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Sudamericano (in riserva)

    Vabbè, sarà che non ho più vent'anni, ma ho fatto fatica a leggere questo libro. Al quale non manca nulla per essere bello. Bella la scrittura, bella l'idea, bello il linguaggio. Ma forse è passato il ...continua

    Vabbè, sarà che non ho più vent'anni, ma ho fatto fatica a leggere questo libro. Al quale non manca nulla per essere bello. Bella la scrittura, bella l'idea, bello il linguaggio. Ma forse è passato il periodo in cui amavo leggere questo tipo di storie, ho semplicemente bisogno d'altro.
    La cosa che più mi ha interessato è che Vargas Llosa si è ispirato alla propria vita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Concordo nel definire questo romanzo delizioso: era proprio quello che mi ci voleva, dopo il meraviglioso ma impegnativo "viaggio" in compagnia di Musil e in vista di quello (ora in corso) con il non ...continua

    Concordo nel definire questo romanzo delizioso: era proprio quello che mi ci voleva, dopo il meraviglioso ma impegnativo "viaggio" in compagnia di Musil e in vista di quello (ora in corso) con il non più facile Faulkner... L'atmosfera latina - calda, frizzante, coinvolgente - colpisce sempre il bersaglio, quando a scrivere è uno che sa scrivere.

    Ma... non so. C'è una ragione per cui mi sono apprestata a scrivere questo commento sapendo che sarà breve, che non mi porterà via più di tanto, che lo posterò subito senza averlo riletto prima cento volte... Sì, mio rendo conto: può sembrare un'equivalenza sciocca, ma se è un libro mi entra davvero dentro, non riesco a liquidarlo in due parole. E questo romanzo... è divertente, piacevole, intrigante, però quel "qualcosa" (tipo la famosa scintilla che ti fa innamorare di qualcuno o di qualcosa, quella che o c'è o non c'è...) gli è mancato. Colpa del "genere" leggero, da intrattenimento? Sì e no, visto che ci sono romanzi di scrittori latinoamericani (il grande Marquez, ma anche Amado, per esempio) che mi hanno trascinato di più.
    In realtà credo che l'unica vera pecca di questo libro sia di non mantenere quello che sembra promettere: la tensione cresce con l'avanzare delle due storie parallele, quella (parzialmente autobiografica) di Mario e quella di Pedro Camacho, o per meglio dire dei personaggi scaturiti dalla sua penna... Ed ecco: quando la cosa si fa interessante, quando iniziamo a chiederci cosa è successo, dove andremo a parare, quale potrà essere l'esito di questa gran "confusione" che tanto eleva (secondo me) l'attenzione del lettore... stop. INIZIO SPOILER Tutto viene giustificato con la pazzia o, per meglio dire, l'esaurimento nervoso del povero scribacchino... la cui fine, come ci viene svelata nell'ultimissimo capitolo, nella sua "mediocrità" è certamente voluta, però forse un po' cattiva e, a mio avviso, gratuita. Poco spazio insomma (di pagine e di importanza), alla fine di questo personaggio che tanto degnamente ha troneggiato per più di metà romanzo, a scapito della vicenda amorosa che sempre più prende il sopravvento, soffocando tutto il resto. FINE SPOILER
    Insomma, diciamo che le mie aspettative si sono accresciute con il procedere della storia e poi sono rimaste leggermente insoddisfatte, ragion per cui un intreccio che - per le sue potenzialità - poteva andare oltre la "piacevole lettura", poteva giungere a dire qualcosa di più profondo, o svelare qualcosa di inatteso, si accontenta di dare vita a quello che comunque resta un romanzo delizioso e ben scritto.

    ha scritto il 

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