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La zia Julia e lo scribacchino

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 86

By Mario Vargas Llosa

(685)

| Hardcover | 9788496200647

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Book Description

Vi si narra la vicenda o meglio la carriera, di Pedro Camacho, fecondissimo produttore boliviano d'intrecci (lo chiamano anche Balzac creolo) che, chiuso in una mefitica stanzetta, sforna trame melodrammatiche e truculente per un programma di feuille Continue

Vi si narra la vicenda o meglio la carriera, di Pedro Camacho, fecondissimo produttore boliviano d'intrecci (lo chiamano anche Balzac creolo) che, chiuso in una mefitica stanzetta, sforna trame melodrammatiche e truculente per un programma di feuilleton di Radio Lima. Tutti attendono con impazienza le puntate della sua fantasia, ma improvvisamente le differenti trame di appendice prendono a confondersi tra loro. Camacho è impazzito e sarà degradato a galoppino d'una rivista di sicuro fallimento. D'altro lato, ecco invece la storia di Mario, giovane aspirante scrittore attratto da questa curiosa macchina dell'immaginario che ci racconta una sua complicata storia: s'innamora di una zia vedova e più matura che finirà per sposare.

281 Reviews

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    Il romanzo si snoda in due linee narrative chiare. I capitoli dispari sono dedicati alla vicenda di Mario (per gli amici Varguitas, e sì, il cenno autobiografico è più chiaro del mio colorito in pieno Luglio), un “mezzo intellettuale” che lavora alla ...(continue)

    Il romanzo si snoda in due linee narrative chiare. I capitoli dispari sono dedicati alla vicenda di Mario (per gli amici Varguitas, e sì, il cenno autobiografico è più chiaro del mio colorito in pieno Luglio), un “mezzo intellettuale” che lavora alla stazione radiofonica di Radio Panamericana mentre coltiva le carte per una carriera da scrittore professionale. Il fatto scottante non riguarda affatto la sua carriera, ma è proprio il rapporto che si verrà a creare con la zia Julia e tutte le peripezie legate. I capitoli pari invece sono dedicati a ben altre mirabolanti vicende, infatti il protagonista assoluto è Pedro Camacho, curiosissimo personaggio che incarna un po' le tendenze del romanzo medio delle terre di Varguitas. Così infatti le le novelle radiofioniche di Camacho – idolo degli ascoltatori di Radio Panamericana - sono ricalcate magistralmente sul genere da Vargas Llosa e si alternano alla vicenda “reale”: contengono naturalmente alta tensione drammatica in mezzo a dinamiche e intrighi che hanno dell'estremo o assurdo (incesti, stupri e così via, insomma, una soap opera sudamericana declinata sullo scritto e non sullo schermo).
    Rispetto al primo libro che ho letto dell'autore, Avventure della ragazza cattiva, questo lo supera significativamente per inventiva, vitalità e anche originalità (anche se io sono rimasta più coinvolta dal primo citato). Sprizza, è proprio un libro che sprizza un po' da tutte le parti le innumerevoli vie che intersecano il mondo reale di Varguitas e il mondo immaginario di Camacho. Se magari per un altro scrittore il tentativo di inserire un modello così diffuso e così popolare della letteratura avrebbe potuto far scorgere risvolti molto più parodici e sarcastici, è ammirabile invece come Vargas Llosa dedichi loro spazio con un senso di..dedizione e riproduzione perfetti, anche se solo momentanea e strumentale ai suoi fini “letterari” nel romanzo. Qua e là mi è capitato di ridere per dei “rigurgiti umoristici” che si scatenato tra una situazione assurda e l'altra, ma il mondo di Camacho non ha un che di miseramente ridicolo, ma scoppiettante e magari solo lievemente risibile, quasi senza cattiveria, ma con affettuosa incredulità. Anche perché in qualche modo scatta la voglia di sapere, lo stesso prurito da togliersi di tutti gli ascoltatori che ricadono nella voragine Camacho puntata dopo puntata, forse perché l'intreccio si spinge in vicoli tanto assurdi da far divenire la loro conclusione molto allettante per la mia curiosità.
    “Come finirà questa tragedia di Callao?”

    Una mossa superiore è stata anche quella di riflettere lo stato d'animo del personaggio di Camacho anche nelle sue storie radiofoniche man mano che il tempo passava, accennando a qualche dato incongruente all'inizio fino a scatenare una confusione e miscela di nomi e personaggi precedenti che era proprio l'effetto spifferato dagli ascoltatori perplessi qualche capitolo prima.
    Forse è proprio come si richiamano i due mondi che lo rende un libro diverso rispetto ad una storia più lineare, che è infatti Avventure della ragazza cattiva ad esempio. Uno spettacolino pirotecnico a cui mi unirei nell'applauso finale: e mi piace come ci sia comunque un equilibrio che non varca mai la totale follia o peggio, la smodata ambizione, ma tutto il quadretto pur scoppiettando non diventa una fastidiosa cascata di virtuosismi.
    Che dire poi della storia di Mario: dopo aver ascoltato l'intermezzo radiofonico di Camacho ero sempre contenta di essermi guadagnata il tassello successivo sui risvolti tra lui e Zia Julia, inoltre tutta la sequenza “alla rincorsa” verso la fine è stata altrettanto mirabolante, sembrava quasi..di stare in una novella con echi “camochiani”!
    Al riguardo mi ha interessata il saggio finale di Angelo Morino specialmente per il divario tra finzione letteraria e la straripante abbondanza di riferimenti chiaramente autobiografici, tanto che mi piacerebbe leggere in qualche modo il libro che ha scritto la stessa zia con cui ebbe questa avventura amorosa, Julia Urquidi Illanes, che si propone di raccontare “ciò che Varguitas ha omesso”. D'altronde sono un'impicciona e adoro leggere libri che rivelano la parte quotidiana e ravvicinata della persona di un autore e della sua vita.
    E alla mia lista di libri da leggere si aggiunge anche praticamente tutta la bibliografia di Vargas Llosa, perché sento proprio che è scattata la scintilla dopo i due libri letti, ché mi fa dire che con questo autore bisognerà distribuire più rendez-vous e non chiudere la saracinesca ad oltranza.

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    universe. said on Jul 18, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Grafògrafi

    "Scrivo. Scrivo che scrivo. Mentalmente mi vedo scrivere che scrivo e posso anche vedermi vedere che scrivo. Mi ricordo che già scrivevo e anche mi vedo scrivere che scrivevo..."
    A queste righe ne seguono altre, in una rutilante filastrocca metanarra ...(continue)

    "Scrivo. Scrivo che scrivo. Mentalmente mi vedo scrivere che scrivo e posso anche vedermi vedere che scrivo. Mi ricordo che già scrivevo e anche mi vedo scrivere che scrivevo..."
    A queste righe ne seguono altre, in una rutilante filastrocca metanarrativa; ed è l'epigrafe a questo romanzo, un brano tratto da "El grafògrafo" di tale Salvador Elizondo.
    E' la pagina più bella di questo libro e mi duole dirlo, perché stavolta Vargas Llosa non mi ha affascinata più di tanto.

    L'idea è eccellente: la storia (un po' autobiografica) di un novello giornalista aspirante scrittore e quella parallela dello scribacchino, il profilico autore di radiodrammi di un'emittente peruviana. In mezzo, il tentativo tragicomico di coronare un sogno d'amore. Bella l'alternanza fra la trama principale e gli intermezzi a firma dello scribacchino (tanti romanzi nel romanzo), ma mi stupisce la conclusione affrettatissima delle vicende. Davvero, non me lo spiego: trovo sia stata una soluzione che impoverisce l'idea iniziale e vanifica tante attese trepidanti coltivate pagina dopo pagina.

    (ebook)

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    mariafre said on Jun 29, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "Il compito del sole è di mandare raggi, cosa si può fare se questo provoca un incendio?"

    Un ritorno inaspettato nell'universo stravagante della letteratura sudamericana e del realismo fantastico, delle strade di Lima e di La Paz, firmato da uno dei ...(continue)

    "Il compito del sole è di mandare raggi, cosa si può fare se questo provoca un incendio?"

    Un ritorno inaspettato nell'universo stravagante della letteratura sudamericana e del realismo fantastico, delle strade di Lima e di La Paz, firmato da uno dei più prolifici romanzieri del Sud dell'America. Mario Vargas Llosa mescola autobiografia e finzione, nell'intento di lavorare sulla realtà per produrre nuovi immaginari e far emergere il suo lato prediletto di ricordi ed esperienze, ma soprattutto la sua esigenza di consacrarsi, in un mondo di scrittori della domenica e "impieghi alimentizi", completamente alla scrittura, lui che in famiglia definivano sempre "portato per la letteratura".

    "- Il duello, in questi paesi implebeiti, si paga col carcere, - sentenziò, molto grave, facendo certi gesti convulso con le mani. - Quanto al suicidio, ormai nessuno ne apprezza il gesto. Uno si uccide e invece di rimorsi, brividi, ammirazione, provoca beffe. Il meglio sono le ricette pratiche, caro amico".

    "Riprodursi, cos'ha di bello? Non lo fanno già i cani, i ragni, i gatti? Bisogna essere originali, caro amico".

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    Valeria said on Jun 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La storia d'amore della trentaduenne divorziata zia Julia e dello scribacchino Mario, studente diciottenne di legge e futuro scrittore, oltre ad essere palesemente autobiografica, sembra uscita da un romanzo radiofonico di Pedro Camacho.
    I destini di ...(continue)

    La storia d'amore della trentaduenne divorziata zia Julia e dello scribacchino Mario, studente diciottenne di legge e futuro scrittore, oltre ad essere palesemente autobiografica, sembra uscita da un romanzo radiofonico di Pedro Camacho.
    I destini di Pedro e Mario si incrociano nella radio dove entrambi lavorano, a Lima in Perù,a metà degli anni cinquanta.
    Tre cose in Pedro Camacho affascinavano Mario: quello che diceva, l'austerità della
    sua vita interamente consacrata a un'ossessione e la sua capacità di lavoro.
    Vivere significava, per Pedro, scrivere. Non gli importava assolutamente che le sue
    opere durassero. Una volta messi in onda, si scordava i copioni. Non conservava copia di nessuno dei suoi romanzi radiofonici. Erano stati composti con la tacita convinzione che dovevano volatilizzarsi dopo esser stati
    digeriti dal pubblico.
    I suoi scritti, diceva, si conservavano in un luogo più indelebile dei libri: la memoria dei radioascoltatori.
    Pedro Camacho era un individuo piccolino e minuto, ai limiti dell'uomo di bassa statura e del nano.
    Poteva avere qualsiasi età fra i trenta e i cinquant'anni.
    E Mario rimase stupito che da una figuretta tanto striminzita, di complessione tanto miserella, potesse scaturire una voce così ferma e melodiosa, una dizione così perfetta.
    Pedro Camacho era un uomo che odiava le mezze tinte, l'acqua torbida, il caffè leggero. Gli piacevano il sì o il no, gli uomini maschili e le donne femminili, la notte o il giorno e principalmente la cedronella con menta, come amava sottolineare, con sapiente umorismo, Vergas Llosa.
    Nelle opere di Pedro, al quale Vergas Llos dedica parecchi capitoli all'interno di questo romanzo, vi erano aristocratici, plebei, prostitute e sante; si narravano morti segrete, arresti misteriosi, incesti, sangue, passioni tormentate.
    Un romanzo nel romanzo. E come nelle opere di Pedro, anche la zia Julia, in realtà zia acquisita di Mario, e Mario stesso, all'epoca in cui si svolge la storia non ancora maggiorenne, vivevano una storia d'amore movimentata e soprattutto scandalosa. Degli amanti avevano la clandestinità, il timore di essere scoperti, la sensazione di rischio.
    Degli innamorati avevano il rispetto di certi riti classici dell'adolescente -andare al cinema, baciarsi durante il film, camminare per strada con la mano nella mano- e la condotta casta
    ma come avrebbero potuto esserlo considerata la differenza di età e la parentela?
    A causa dell'ambiguità e della stravaganza del loro idillio, si divertivano a battezzarlo: «fidanzamento inglese», «idillio svedese», «dramma turco».
    Fidanzamenti, drammi, idilli, un vero e proprio groviglio di avvenimenti concatenati insieme proprio come successe a Pedro.
    Quest'ultimo, ad un certo punto, impazzendo poco a poco, poneva fine in pochi minuti a decine di personaggi, facendoli muovere da un romanzo radiofonico all'altro, cambiando i nomi, rivoluzionando e trasformando tutte le vicende in una sola.
    Le catastrofi erano stratagemmi per ricominciare le storie da zero.
    Un genio, così com'è geniale questo godibilissimo romanzo.

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    Cri1967 said on Jun 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "il calzolaio non vada oltre la scarpe": questa frase (indirizzata da pedro al padrone della rivista che intendeva metter bocca nel suo lavoro) mi è rimasta impressa. un campanello di allarme. la apparente confusione che pedro fa con i personaggi dei ...(continue)

    "il calzolaio non vada oltre la scarpe": questa frase (indirizzata da pedro al padrone della rivista che intendeva metter bocca nel suo lavoro) mi è rimasta impressa. un campanello di allarme. la apparente confusione che pedro fa con i personaggi dei suoi radiodrammi sembra in realtà essere un progressivo stemperarsi delle peculiarità di un personaggio nell'altro, un abbattimento delle barrirere individuali, fino a far intuire un "universale umano sincronico" che va oltre la capacità stessa dll'uomo. e che fa impazzire pedro.

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    Leonardo Cafaggi said on Jun 17, 2014 | Add your feedback

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    Viva la vida

    Il mio primo Vargas Llosa non mi ha delusa anzi, mi ha trasmesso un forte senso di vita, di passione, un desiderio profondo di farmi toccare dagli eventi, di uscire di casa ed esserci. Questo romanzo è molto "carnale", se così si può dire: per me è s ...(continue)

    Il mio primo Vargas Llosa non mi ha delusa anzi, mi ha trasmesso un forte senso di vita, di passione, un desiderio profondo di farmi toccare dagli eventi, di uscire di casa ed esserci. Questo romanzo è molto "carnale", se così si può dire: per me è stato quasi come essere dentro la storia, vedere le cose, respirarne gli odori (non sempre profumi), partecipare fisicamente agli eventi.
    Ti fa venir voglia di vivere all'aperto, fuori di casa, con la certezza che una volta usciti si faranno incontri diversi e vari, non per forza da immortalare in un ricordo, ma senza dubbio stimolanti. E' un libro fortemente anti-social network: la semplicità dei personaggi, in una Lima popolare e povera, tra le righe della storia ti urlano di spegnere il pc, di smetterla con i selfie, di dimenticare facebook, e di immergerti nella vita con tutta la passione che riesci a provare. Mettersi in gioco e -chissà- rischiare di vincere.
    Una storia a mio parere bellissima, piena di altre storie immaginarie che si intersecano a quella principale, un libro dentro al libro che non potrà non catturare quel lettore che deciderà di abbandonarsi a lei.

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    Anto said on Jun 7, 2014 | 2 feedbacks

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