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La zia marchesa

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(1578)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 322 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8807818833 | Isbn-13: 9788807818837 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , CD audio

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Sicilia fine Ottocento. Costanza Safamita è l'unica figlia femmina di unaricca famiglia di proprietari terrieri, tanto amata e protetta dal padre, ilbarone Domenico, quanto rigettata dalla madre. Con la sua chioma di capellirossi e il suo aspetto fisico quasi "di un'altra razza", cresce fra le personedi servizio, fra l'orgoglio paterno del sangue e le prospettive alquantoridotte della vita in provincia. Sarà lei, per volere del padre, a ereditarele sostanze e il prestigio della famiglia. Affronterà la mondanità palermitanae una vita coniugale in equilibrio tra l'amore per il marito e l'impossibilitàdi abbandonarglisi, saprà affrontare i capimafia e contenere lo sfascio dellafamiglia, in un mondo arcaico e barbarico, fotografato nel momento della fine.
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  • 4

    "Amuri è cuntintizza"

    Ho letto questo libro, che mi hanno regalato, per la copertina. Un particolare di un dipinto di Corcos davanti, dai colori caldi, in cui si vede solo una parte del volto di una donna, e sul retro un i ...continua

    Ho letto questo libro, che mi hanno regalato, per la copertina. Un particolare di un dipinto di Corcos davanti, dai colori caldi, in cui si vede solo una parte del volto di una donna, e sul retro un intenso color rosso, uniforme e brillante. Flessibile, spaziosa e lucida, come piacciono a me, di quelle che ti viene voglia di fare tic tic con le unghie - ...se le avessi lunghe.
    L'inflessione siciliana voluta nella narrazione e i dialoghi in dialetto ti portano nel cuore della Sicilia; in questo caso di una Palermo lontana e aristocratica di metà ottocento, rendendo la lettura viva e piacevole, brillante direi.
    C'è una strana impostazione, il testo non è diviso in capitoli. Ho bisogno dei capitoli; facciata bianca - respiro - vado avanti. Il testo è diviso in paragrafi che si susseguono l'un l'altro portandoti -in apnea- fino alla fine della prima parte - spazio - facciata - respiro. All'inizio di ogni paragrafo c'è un proverbio in dialetto stretto - divertente - che mi sono sforzata come in un gioco di capire, ma che raramente ho compreso; e poi sotto ogni proverbio un titolo che anticipa inesorabilmente tutto ciò che sta per accadere... Diciamo che quel titolo più che un titolo è veramente una piccola sintesi dei fatti più eclatanti che stai per leggere, senza suspence quindi, senza alcun effetto sorpresa. E questa scelta mi ha lasciato notevolmente perplessa.
    Ho seguito la storia con interesse e una piacevole curiosità per tutta la prima parte, come se me la narrasse un'amica, ma senza emozione. Mi è piaciuto lo sguardo di Amalia attraverso la quale l'autrice ci vuole illustrare un mondo a lei distante, fatto di ricchezza, bellezza, ma anche di intrighi e bassi compromessi. Amalia è una donna bellissima, povera, lavoratrice, che mi ha dato modo di immaginare la storia come in un film, immaginando lei di una bellezza mediterranea, come una giovane Loren.
    Sono andata in confusione, anzi nel panico per i tanti nomi (sono babba direbbe la Hornby, faccio fatica, non me li ricordo)... a volte tornavo indietro nelle pagine per avere più chiara una collocazione di ogni persona nominata, solo a fine lettura ho scoperto che vi è un indice dei personaggi e relativi ruoli che forse mi avrebbe aiutato se lo avessi visto prima (Mercuro, Cucurullo, Quagliata, Aiutamicristo, Nascimbene, Vinciguerra, Munnizza, Tuttolomondo, Tignuso, Fecarotta, Pelonero ne sono solo una piccola parte...).
    Nella seconda metà della lettura il romanzo incomincia a rivelarsi. Ci entri dentro, ti entra dentro, ti avvolge; è bella la storia, è bella la protagonista, la zia marchesa... Dici a te stessa che sarebbe bello rileggerlo perché potresti scoprire con quale cura è stato scritto, nessun personaggio messo a caso, ogni luogo, ogni riferimento storico è parte di un contesto preciso mai casuale e approssimativo... forse è proprio un romanzo da rileggere perché ora che sei alla fine sei quasi riuscita a dare un volto ed un carattere a tutti i personaggi, quindi potresti dedicarti di più alla storia e scoprirne la perfezione... c'è però qualcosa che non sono certa di aver capito, l'autrice lo racconta in modo velato, te lo lascia intuire, invece lì c'era bisogno per il lettore - o più che altro per me - di una conferma, di qualcosa di più esplicito e chiaro, visto che è una parte 'chiave' del romanzo, il fulcro direi. Inoltre il finale, proprio l'ultima frase, mi sarebbe piaciuta diversa... Nonostante tutto direi che questo è e rimane comunque un ottimo romanzo, un bel libro da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Era diversa da tutti, come se venisse da un altro mondo, un'altra razza.

    Tempo fa:
    E' un romanzo che ho dovuto leggere un po' a spizzichi e bocconi, nei ritagli di tempo fra un pannolone e l'altro, una pappetta e una coccola, fra lamenti e capricci e lacrime da asciugare, ...continua

    Tempo fa:
    E' un romanzo che ho dovuto leggere un po' a spizzichi e bocconi, nei ritagli di tempo fra un pannolone e l'altro, una pappetta e una coccola, fra lamenti e capricci e lacrime da asciugare, fra stanchezza e sensi di colpa, perché un anziano può monopolizzarti, risucchiarti la linfa vitale e lasciarti a sera talmente svuotato da non avere nemmeno la voglia di leggere. Ma tanté, ce l'ho fatta a finirlo e ora provo a mettere giù due righe e a raccontarvi il succo di questa complessa storia, ricca di personaggi, il cui fulcro è Costanza Safamita, rifiutata già dalla nascita dalla madre Caterina, che voleva solo figli maschi e adorata e protetta invece dal padre Domenico, il quale accetta di buon grado questo suo insolito aspetto, così diverso da quello degli altri componenti della famiglia e dei fratelli: una ricciuta chioma rossa e una pelle diafana piena di lentiggini, che Costanza porterà come un marchio indelebile di appartenenza ad una altro mondo, "un'altra razza". Per proteggerla dalle aggressioni della madre, Costanza cresce a stretto contatto con la balia Amalia - la narratrice di questa vicenda, insieme ad una sorta di narratore esterno - e con le persone di servizio presso la casa padronale, fra i rammendi, la musica e la monotona vita che caratterizza la provincia agrigentina. Nonostante cresca in questa condizione di "confino" dalla famiglia, Costanza si abitua e accetta serenamente la sua situazione, ama i fratelli Stefano e Giacomo, ed ha un attaccamento, una venerazione particolare per il padre che la protegge e la stima al punto di lasciarla unica erede del patrimonio del casato, dopo le delusioni ricevute dai due figli maschi tanto desiderati. Con l'eredità Costanza affronterà la mondanità della vita palermitana e deciderà di sposare il marchese Pietro Patella, che non la ama e la sposa solo per la sua dote, un uomo che la ignorerà per anni e le infliggerà tradimenti anche dentro le mura del loro palazzo. Da una relazione con una donna di servizio nascerà infatti un figlio, che Costanza comunque cercherà di proteggere. Una donna che mi ha spesso stupito e a tratti innervosito per la sua capacità di amare sempre e comunque, per la sua salda bontà anche verso coloro che le dimostrano invidia, come il fratello Giacomo, o il marito Pietro, che la trascura e la tradisce per anni ed è interessato solo ai suoi soldi e lei morirà giovane e sola ma ferma nelle sue certezze. Fanno da sfondo alla storia di Costanza le vicende che caratterizzano quell'epoca storica di fine ottocento, la caduta del regno borbonico e l'instaurazione del nuovo Regno d'Italia, con le conseguenti lotte per difendere i patrimoni, le infiltrazioni della mafia nelle campagne, che indeboliscono la forza dell'aristocrazia siciliana, ma non il loro prestigio né i loro privilegi, quelli di un mondo impregnato di avidità e di corruzione, dove si abusa della servitù e si rinnegano i figli, dove gli incesti e i tradimenti sono all'ordine del giorno. Nei commenti letti, qualcuno lo ha paragonato al romanzo "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa, una somiglianza, secondo me, legata solo al contesto storico, non certo alla trama o ai personaggi che nel romanzo di Lampedusa sono fatalisti e immobili; vi è infatti in quella storia una sorta di rassegnazione al decadimento non trovata in questo romanzo della Hornby, dove i personaggi sono invece in gran fermento e spiccano per capacità d'azione e iniziativa per difendere i propri interessi e privilegi, anche violando la legge. Sicuramente, dopo "La mennulara", questo è senz'altro il più bel romanzo che ho letto di questa autrice.
    Un grazie particolare all'amica di letture per avermi fatto questo bel regalo.

    ha scritto il 

  • 4

    Una piacevole conferma.

    Ho deciso di leggere "La zia marchesa" dopo le ottime impressoni che avevo ricevuto da "La mennulara", e devo dire che anche il secondo romanzo della Hornby che leggo si è rivelato una piacevole confe ...continua

    Ho deciso di leggere "La zia marchesa" dopo le ottime impressoni che avevo ricevuto da "La mennulara", e devo dire che anche il secondo romanzo della Hornby che leggo si è rivelato una piacevole conferma.

    La conferma che scrivere romanzi di stampo realista nel ventunesimo secolo non equivale automaticamente a scrivere un pacco, come tanto materiale di post verghiana memoria sembrava dimostrare. Attraverso scenari di grande bellezza descritti in modo magistrale, un sapiente utilizzo della discontinuità temporale, una cura maniacale del dialogo e soprattutto del difficile compromesso tra la vividezza del dialetto siciliano e la necessità di scrivere comunque in un italiano comprensibile, l'autrice riesce a raccontare una storia credibile e non troppo romanzata, ma avvincente.

    Sullo sfondo della vita contadina della Sicilia dei primi del novecento, caratterizzata dalla miseria più nera ma anche da scenari da cartolina, la storia racconta per bocca della serva Amalia Cuffaro della vita e della morte della Marchesa Costanza Safamita, che nel suo insofferente adeguarsi ai secolari modelli della nobiltà palermitana, cosi come nel suo singolare aspetto nordico (che solo al termine del romanzo troverà spiegazione), è sia la personificazione del decadimento del sistema di potere borbonico, sia quella della consegna del sistema politico, economico e sociale isolano alla mafia nascente.

    Il ricchssimo substrato umano e culturale dell'isola è reso in assoluta completezza, cosi come il dipanarsi degli eventi sia storici (la sofferta adesione al regno d'Italia e lo scatenarsi del brigantaggio; sono messe molto ben in evidenza le pesantissime responsabilità di casa Savoia che vedeva le regioni meridionali come un dominio coloniale, non come una terra da governare), che personali; riuscire a farlo mantenendo un intreccio scorrevole e vivace mostra con grande chiarezza il cristallino taento di narratrice della Hornby.

    Sono molto belli e mai banali i personaggi secondari, che spiccano con tale forza da costituire la vera struttura della storia. Su tutti l'affezionata Amalia Cuffaro, il campiere e protomafioso Pepi Tignuso, il sevitore orgoglioso e sanguigno Don Paolo Mercurio, il prete depravato e servile padre Puma e mille altri.

    Essere stato costretto a leggere negli anni di liceo scialbi pacchi veristi di verghiana memoria mi aveva convinto che non fosse possibile scrivere buona letteratura che non fosse romanzata, o che non si distaccasse dal reale in modo intelligente. Devo essere grato alla Hornby per avermi dimostrato col suo lavoro che questo in realtà non è vero: non è impossibile scrivere magnifica letteratura verista, richiede solo molto più talento. Sia grato il mondo culturale siciliano a questa scrttrice per aver raccontato al mondo la sua storia.

    Un inciso post descrizione: la Hornby ha deciso di porre a mo' di introduzione di ciascuno dei numerosissimi paragrafi un proverbio della tradizione popolare agrigentina che fosse in qualche modo correlato con la storia che veniva raccontata nel paragrafo stesso. Ebbene, questi proverbi sono stupendi e da soli giustificano la lettura del libro. La scelta e la selezione appaiono estremamente curati e sono un ulteriore segno della passione che Simonetta Agnello Hornby nutre per la letteratura e per la storia di questa terra martoriata.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello, raffinato, distaccato. La storia della zia Marchesa si srotola davanti a noi insieme a quella della nobile famiglia, della Sicilia nobile, borghese o plebea, del Regno, della Chiesa.
    Bello come ...continua

    Bello, raffinato, distaccato. La storia della zia Marchesa si srotola davanti a noi insieme a quella della nobile famiglia, della Sicilia nobile, borghese o plebea, del Regno, della Chiesa.
    Bello come solo un libro d'atmosfera carica e profumata può essere. Bello come una narrazione fluida ed interessante può farlo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Costanza Safamita, rossa di capelli, pallida, magra e coperta di lentiggini.
    Rifiutata dalla madre, adorata dal padre e dalla balia (che racconta in parte le vicende della "sua" bambina), amata e poi ...continua

    Costanza Safamita, rossa di capelli, pallida, magra e coperta di lentiggini.
    Rifiutata dalla madre, adorata dal padre e dalla balia (che racconta in parte le vicende della "sua" bambina), amata e poi odiata dal fratello Stefano prima e dal fratello Giacomo poi. Sposa illibata del marchese Pietro Sabbiamena, disillusa dall'amore, poi innamorata corrisposta del marito fino al suo tradimento, piena di orgoglio, piena di sofferenza... fino all'amara fine o forse, in conclusione, quasi gioiosa.
    Costanza Safamita, figlia d'amore del barone Domenico Safamita e di sua moglie (e nipote) Caterina.
    Costanza, che da bambina magrissima, a giovane donna infelice diventa, per i familiari invidiosi e gretti, niente altro che l'odiata zia marchesa.

    ha scritto il 

  • 3

    L'autrice si sta rivelando per me una piacevole scoperta. La storia è interessante anche se mi ha fatto ricordare La lunga vita di Marianna Ucria della Maraini. Non sono comunque le storie la parte pi ...continua

    L'autrice si sta rivelando per me una piacevole scoperta. La storia è interessante anche se mi ha fatto ricordare La lunga vita di Marianna Ucria della Maraini. Non sono comunque le storie la parte più affascinante di un libro, bensì il linguaggio e lo stile. Elementi ben presenti in Simonetta Agnello Hornby, che racconta con un linguaggio sincero, vero.

    ha scritto il 

  • 4

    Un'intricata saga famigliare densa di vicende e di qualche mistero tutto da scoprire, ambientata nell'affascinante Sicilia di fine ottocento.
    Imperdibile la fiaba della principessa Babbaluci, ben deli ...continua

    Un'intricata saga famigliare densa di vicende e di qualche mistero tutto da scoprire, ambientata nell'affascinante Sicilia di fine ottocento.
    Imperdibile la fiaba della principessa Babbaluci, ben delineato e convincente il personaggi di Costanza.
    Un libro lungo e un po' ingarbugliato che mi è piaciuto tanto!

    ha scritto il 

  • 4

    Ciauru di sicilia

    Nella sicilia di fine ottocento, le vicende che portano Costanza Safamita a diventare la zia Marchesa.
    Appassionante.
    Appena un gradino sotto di "La mennulara"

    ha scritto il 

  • 4

    Storia di una famiglia nobile siciliana sul finire dell'800. Non mi sembra che l'autrice scriva particolarmente bene, eppure trovo i suoi libri avvincenti e con delle belle descrizioni, per questo li ...continua

    Storia di una famiglia nobile siciliana sul finire dell'800. Non mi sembra che l'autrice scriva particolarmente bene, eppure trovo i suoi libri avvincenti e con delle belle descrizioni, per questo li leggo.

    ha scritto il 

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