La zona morta

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.9
(3623)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 464 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Olandese , Chi tradizionale , Greco , Portoghese , Ungherese , Polacco , Ceco , Russo

Isbn-10: 8882744299 | Isbn-13: 9788882744298 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Andrea Terzi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Al risveglio da un coma durato quattro anni, Johnny scopre di possedere un dono meraviglioso e nello stesso tempo tremendo: è capace di conoscere il futuro e i segreti della mente altrui con un semplice contatto, anche solo un tocco della mano. E questa facoltà lo conduce dentro un'avventura agghiacciante, in cui è sempre più solo.
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  • 3

    Carino niente di più

    Storia tutto sommato carina e coinvolgente, con un protagonista a cui alla fine ci si affezziona. Senza dubbio, però, non è uno di quei "libri da consigliare"

    ha scritto il 

  • 3

    Non è sicuramente il miglior King, e di percepisce soprattutto in una seconda parte appesantita e che si trascina. L'idea di partenza è sicuramente vincente, e secondo me meritava uno sviluppo miglior ...continua

    Non è sicuramente il miglior King, e di percepisce soprattutto in una seconda parte appesantita e che si trascina. L'idea di partenza è sicuramente vincente, e secondo me meritava uno sviluppo migliore. Purtroppo il romanzo alla distanza soffre di una trama non troppo articolata e di una sensazione di slegatezza tra i capitoli. FIno al ritorno a casa il libro prende ed è veramente interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    appassionante dall'inizio alla fine, Stephen King ha delle idee da vero genio e questo bisogna riconoscerlo che poi piaccia o no il suo modo di scrivere, ma le sue idee sono sempre assolutamente genia ...continua

    appassionante dall'inizio alla fine, Stephen King ha delle idee da vero genio e questo bisogna riconoscerlo che poi piaccia o no il suo modo di scrivere, ma le sue idee sono sempre assolutamente geniali.

    ha scritto il 

  • 5

    Scorrevole e accattivante, il libro si scioglie come burro nella mani del lettore. La vicenda attira lungo il suo cammino una serie di intrecci che tengono costantemente alta l'attenzione, percependo ...continua

    Scorrevole e accattivante, il libro si scioglie come burro nella mani del lettore. La vicenda attira lungo il suo cammino una serie di intrecci che tengono costantemente alta l'attenzione, percependo assieme al protagonista la vibrante sensazione di alienazione dovuta al dono/condanna acquisito e interrotto dalla zona morta.

    ha scritto il 

  • 3

    Conoscere il futuro sarebbe un dono o una maledizione?

    John Smith ha passato una bellissima serata con la ragazza di cui è innamorato, quando ha un terribile incidente d'auto. Al suo risveglio dopo quattro anni di coma, tutto è cambiato: è invalido, Sarah ...continua

    John Smith ha passato una bellissima serata con la ragazza di cui è innamorato, quando ha un terribile incidente d'auto. Al suo risveglio dopo quattro anni di coma, tutto è cambiato: è invalido, Sarah si è sposata con un altro, sua madre è quasi impazzita dal dolore. John, però, ha acquisito un dono meraviglioso e terribile: col solo contatto delle mani, può vedere il passato, il presente e il futuro delle persone. Un dono che può salvare delle vite, prevenire incidenti, aiutare la polizia nella cattura di un inafferrabile serial killer. Che suscita però al tempo stesso notorietà e repulsione. Un giorno stringe la mano a un ambizioso uomo politico, ed ha una visione terrificante: se andrà al potere, quell'uomo scatenerà eventi terribili. Solo lui può fermarlo, ma come? E cosa, alla fine, è etico x un bene maggiore? Un tema che poi King svilupperà in "22/11/'63", e una domanda cui darà una risposta, che qui lascia indefinita o, forse, insoddisfacente. E una riflessione comune a noi tutti: conoscere il futuro sarebbe un dono o una maledizione? Come sempre, ancora più della storia, è coinvolgente la descrizione degli eventi quotidiani: un amore appena sbocciato e subito perduto, il fanatismo religioso, la dolorosa riabilitazione dalla malattia, l'inserimento nella società di chi si sente ed è ritenuto diverso, il successo politico basato più su fattori emozionali che sulla convinzione che il candidato sia un uomo giusto e capace. Un King ancora un po' immaturo, forse non nella sua opera migliore, ma senz'altro apprezzabile.

    ha scritto il 

  • 5

    Penso che Stephen King abbia un dono di cui veramente pochi scrittori dispongano. Riesce a creare empatia tra i suoi personaggi e il lettore...probabilmente questo è il vero segreto del suo successo. ...continua

    Penso che Stephen King abbia un dono di cui veramente pochi scrittori dispongano. Riesce a creare empatia tra i suoi personaggi e il lettore...probabilmente questo è il vero segreto del suo successo. Anche se la trama a volte non è sempre particolarmente originale o avvincente, il legame e la simpatia\antipatia che crea nei confronti dei suoi personaggi ti tengono incollato al libro fino all'ultimo e al termine della lettura senti un vuoto...un vuoto lasciato dalla storia e dal personaggio che ti hanno regalato qualcosa come succede proprio nella vita reale quando conosci delle persone importanti che non rivedrai più o quando vivi delle esperienze che difficilmente si ripeteranno.

    ha scritto il 

  • 5

    Non solo horror

    Un ottimo King. Forse non il migliore, ma certamente quello a cui sono più affezionata.
    Lo smarrimento, la solitudine, la malinconia, l’amore impossibile per Sarah, e la bravura di King nel tratteggia ...continua

    Un ottimo King. Forse non il migliore, ma certamente quello a cui sono più affezionata.
    Lo smarrimento, la solitudine, la malinconia, l’amore impossibile per Sarah, e la bravura di King nel tratteggiare Johnny Smith (il protagonista di questo romanzo) me lo rendono particolarmente caro.

    Tutti noi facciamo quel che possiamo e dobbiamo accontentarci... E se non ci basta, dobbiamo rassegnarci. Niente è perduto per sempre, Sarah. Niente che non possa essere ritrovato.

    ha scritto il 

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