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Labirinto di morte

Di

Editore: Fanucci

4.0
(532)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 202 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Giapponese , Polacco

Isbn-10: 8834718623 | Isbn-13: 9788834718629 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: V. Curtoni , Umberto Rossi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, decidono di lasciare una Terra disumana e oppressiva e di partire per il pianeta Delmak-O. Per Ben Tallchief, dopo una vita fallimentare, sembra aprirsi un futuro di euforica comunione con gli altri; e così è anche per Seth Morley, insoddisfatto del suo lavoro. Ma all'improvviso il satellite delle comunicazioni viene distrutto e i quattordici umani si ritrovano da soli sul pianeta, in un crescendo di misteri, terrore e morte. La realtà oggettiva vacilla, e l'intero paesaggio sembra solo un inganno dei sensi, un fondale di cartapesta dove gli uomini si agitano come marionette mosse a caso da una divinità folle e imperscrutabile. Scritto nel 19GB, Labirinto di morte affronta uno dei temi più cari a Philip K. Dick: cosa è reale e cosa non lo è. Romanzo collettivo che sfocia a volte in un trattato filosofico, Labirinto di morte echeggia di quel pensiero religioso astratto e logico che sarà per Philip K. Dick il vero e proprio motivo dominante nell'ultima sua opera, la Trilogia di Valis.
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  • 4

    Siamo a tornati ai grandi fasti, o meglio, essendo già stato scritto, sono io che sono tornato a leggere un romanzo del mio amato (ed odiato) Dick che mi ha smosso come non avveniva da tempo. Come in alcuni dei suoi libri che preferisco, qui siamo alle prese con un romanzo in cui l’allucinazione ...continua

    Siamo a tornati ai grandi fasti, o meglio, essendo già stato scritto, sono io che sono tornato a leggere un romanzo del mio amato (ed odiato) Dick che mi ha smosso come non avveniva da tempo. Come in alcuni dei suoi libri che preferisco, qui siamo alle prese con un romanzo in cui l’allucinazione mentale ed il sospetto si rafforzano a danno della lucidità e del senso della realtà. Siamo all’interno di un dramma psicologico, di un thriller fantascientifico che non ha avuto la fortuna di altri lavori creati dal genio immaginario di Dick, ma risulta essere un ottimo prodotto sotto molti punti di vista. Grazie alla teologia artificiale, mischia sacro con profano, scienza con religione, e lo fa alla sua maniera, ovvero sviscerando un tema e proiettandolo in un futuro dove la personalità umana è debole e stremata. E lo fa con una vena ironica, ma senza esagerare: il testo sacro di riferimento ha come improbabile titolo “Come sono risorto da morte nel mio tempo libero e come potete farlo anche voi” e la tecnologia utilizzata potrebbe far sorride per come è descritta. Eppure la trama è seria, da non sottovalutare, e con elementi di tutto rispetto. Il ritmo è alto ed il lettore non riesce a seguire la logica di un ambiente psichedelico per quel che riguarda le emozioni scaturite dai personaggi. Paure, angosce, follie. Ci sarebbe stato da stringergli la mano. Grazie, Dick.

    ha scritto il 

  • 5

    Dick dovrebbe essere obbligatorio a scuola. Dovrebbe essere preso ad esempio per come si serve di fantascienza, horror e soprannaturale per raccontare gli orrori generati dagli errori dell’uomo. Perdita di individualità, ipertecnologicizzazione, paura del “diverso” e del futuro, guerre globali fr ...continua

    Dick dovrebbe essere obbligatorio a scuola. Dovrebbe essere preso ad esempio per come si serve di fantascienza, horror e soprannaturale per raccontare gli orrori generati dagli errori dell’uomo. Perdita di individualità, ipertecnologicizzazione, paura del “diverso” e del futuro, guerre globali frutto di un’ambizione che non si ferma mai: storicamente parlando, non c'è un momento fondamentale nella storia dell'umanità che egli non abbia affrontato. Fra quelli che ha potuto vivere o studiare, naturalmente. “Labirinto di morte” è uno di quei romanzi con un finale a sorpresa che ti fa rimettere tutto in discussione. Uno di quei romanzi che sfruttano il lato oscuro dell'uomo, i suoi istinti primordiali, la sua incapacità di far fruttare la razionalità quando si trova di fronte all'emergenza di sopravvivere. All’urgenza di avere la meglio sul destino. O sulle minacce di altri uomini. Dick ha una vera e propria passione per l’uomo in quanto “umano”, cioè debole, imperfetto e ricordi contraddizioni. Contraddizioni che “Labirinto di morte” esplora nella fauna umana di un romanzo corale, in cui quattordici personaggi che solo un autore del calibro di Dick prendono vita in poche righe. Intuiamo il loro destino, anticipiamo le loro decisioni, condividiamo le loro paure. Come sempre, non dico nulla sulla trama per non rovinare l'esperienza della lettura di questo romanzo a chi ancora non vi si sia accostato. Mi limito a dirvi: leggetelo.

    ha scritto il 

  • 4

    Claustrofobico

    Tutto sommato un buon romanzo. Sebbene abbia scoperto che la prima parte del romanzo sia del tutto simile ad uno storico scritto di Agatha Christie, non mi è parsa particolarmente esaltante. Ottima la conclusione.

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo sempre condannati. E' l'essenza della vita.

    Geniale! Non saprei come altro definire questo libro. Inizia come un giallo, 14 persone si ritrovano sul pianeta Delmak-O, non sanno perchè sono stati mandati li. Da subito le cose non vanno bene, caratterialmente non legano, la colonizzazione riserva loro delle brutte sorprese, ma soprattutto un ...continua

    Geniale! Non saprei come altro definire questo libro. Inizia come un giallo, 14 persone si ritrovano sul pianeta Delmak-O, non sanno perchè sono stati mandati li. Da subito le cose non vanno bene, caratterialmente non legano, la colonizzazione riserva loro delle brutte sorprese, ma soprattutto uno dopo l'altro vengono uccisi....

    Se non fosse perchè è stato scritto nel '70 la trama potrebbe sembrare simile a tante altre, e invece Dick è un precursore, un visionario. Il romanzo è incentrato sulla psicologia dei personaggi, ne analizza paure, manie, religiosità. Il finale sorprende, anche quando ad un certo punto tutto sembra chiaro.

    ha scritto il 

  • 3

    P.K. Dick in tono minore

    Gli ingredienti paradigmatici di Philp K. Dick ci sono tutti anche in questo romanzo: il senso dell'ignoto, le atmosfere ambigue e oniriche, le storie di numerosi personaggi (qui ben 14) che s'intrecciano per creare suspance e tensione. A ciò si aggiunga - in questo caso - un finale rivelatore di ...continua

    Gli ingredienti paradigmatici di Philp K. Dick ci sono tutti anche in questo romanzo: il senso dell'ignoto, le atmosfere ambigue e oniriche, le storie di numerosi personaggi (qui ben 14) che s'intrecciano per creare suspance e tensione. A ciò si aggiunga - in questo caso - un finale rivelatore dirompente. Eppure non si rimane incollati alle parole come invece accade negli altri libri. E la creazione di atmosfere originali e fantasiose finisce per rendere non del tutto comprensibile il racconto che troppo spesso si spezza e si perde. Voto: tre stelle (solo perchè il confronto con altri suoi strepitosi romanzi non regge).

    ha scritto il 

  • 4

    Strati di domande e follia

    Nella cupa disperazione di questo romanzo, non so perché io ci vedo speranza. Uno è uscito dal "labirinto di morte" (gli strati della realtà), uno solo, ma c'è riuscito. Lui ha avuto coraggio e ha compiuto il balzo a differenza degli altri che simuleranno vite fino all'inevitabile follia che li c ...continua

    Nella cupa disperazione di questo romanzo, non so perché io ci vedo speranza. Uno è uscito dal "labirinto di morte" (gli strati della realtà), uno solo, ma c'è riuscito. Lui ha avuto coraggio e ha compiuto il balzo a differenza degli altri che simuleranno vite fino all'inevitabile follia che li coglierà alla fine. Gli strati della realtà che trovo in Dick mi fanno comprendere quanto sia soggettivo quello che ci circonda e quanto sia invece oggettiva la verità, quella che non possiamo vedere e forse solo percepire. Una verità che sarà mostrata solo ai più coraggiosi. Non resta che vivere la nostra "simulazione" e vedere che succede all'ultimo livello. :) Consigliato! La rece completa: http://www.libriecaffelatte.com/2013/07/recensione-labirinto-di-morte-di-dick.html

    ha scritto il