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L'accompagnatrice

By Nina Berberova,Laure Humeau

(1)

| Others | 9782080722065

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Book Description

57 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    [N. Berberova, L’accompagnatrice] «Forse, se in quelle settimane, Marija Nikolaevna avesse mutato volto e anima – se avesse sofferto al punto che tutti, me compresa, avessero potuto notarlo, se si fosse ammalata o avesse perduto la voce – non so, for ...(continue)

    [N. Berberova, L’accompagnatrice] «Forse, se in quelle settimane, Marija Nikolaevna avesse mutato volto e anima – se avesse sofferto al punto che tutti, me compresa, avessero potuto notarlo, se si fosse ammalata o avesse perduto la voce – non so, forse mi sarebbe bastato. Invece non notavo niente, a parte una strana dolcezza e, ogni tanto, uno sguardo inquieto. Era di nuovo gentile e sollecita con Pavel Fjodorovič, lavorava di nuovo molto e con zelo. In certi periodi, imbelliva in modo straordinario e continuava la sua vita, con sicurezza e in piena libertà. Ed io mi sentivo sempre più sbiadita davanti a lei, che diventava sempre più grande come cantante e, fisicamente e spiritualmente, si avvicinava al punto focale della sua esistenza, punto che avrebbe saputo far durare a lungo, grazie all’ intelligenza, alla bellezza e alla bravura. » Per sfuggire al mondo degli uomini, complicato e caotico, ho dissimulato la donna che cresce in me per rientrare nell’ universo della bambina, della sognatrice e della poesia. C’è un potere indiretto ed una forma più sottile di distruttività. Un fondo duro come la roccia. Una verità amara ma che, se riconosciuta in tempo, è possibile evitare. Concedersi una pausa, insomma, dalla ragnatela quotidiana di sotterfugi e trasmutazioni nella quale viviamo non è mai segno di debolezza. Rovistando tra gli scaffali della biblioteca di un paese vicino, il mio occhio (non troppo stanco, a quanto pare!) è caduto su “L’accompagnatrice” di Nina Berberova. Pietroburgo, 1919: Sonecka cammina lungo le strade gelate dal terribile inverno russo verso quel cambiamento che, a breve, investirà la sua giovane vita. Fino a quel momento, ha condotto un’esistenza povera fatta di stenti e di privazioni legata unicamente alla madre e al pianoforte, con la certezza di essere il frutto di un’unione proibita. La figlia illegittima di un giovane appena diciannovenne all’ epoca della sua nascita e che lei non conoscerà mai: «Avevo accusato mio padre di “oltraggio”, capii in seguito di esser stata ingiusta: aveva diciannove anni, per lui mia madre era solo una tappa verso la maturità definitiva. Probabilmente non sospettava neppure che alla sua età fosse ancora vergine. Ma lei? Con quanta passione e con quanta disperazione, malgrado i momenti d’amore, doveva averlo amato per accettare un rapporto con un uomo che avrebbe potuto essere suo figlio e per generare una figlia da quel breve ed unico legame della sua vita. E che le rimaneva, di tutto questo, nella memoria e nel cuore?» Anche Sonecka, come sua madre, termina gli studi al Conservatorio e diviene una pianista. Tuttavia, come lei, sente di essere destinata ad un futuro di solitudine che la spinge a provare nei confronti della genitrice un misto di affetto e di rancore per averla messa al mondo. La svolta giunge inaspettatamente quando Mitenka, l’unico allievo di sua madre, le fa conoscere una cantante lirica di successo alla ricerca di una pianista che possa accompagnarla al piano durante i suoi numerosi concerti. Si crea, così, un rapporto profondo tra le due donne: ambiguo e ricco di sfaccettature, al tempo stesso. Da un lato, Sonecka è grata a Marija Nikolaevna per averla accolta in casa insieme al marito Pavel Fjodorovič offrendole un lavoro ed una possibilità di miglioramento; dall’ altro, si sente soggiogata da lei ed avverte costantemente la propria inferiorità nei confronti di una donna bella e sicura di sé, amata da tutti. Ma, soprattutto, felice. Il contrario, l’opposto di Sonecka. «Lei si muove, parla e canta con grande sicurezza, accompagnando parole e movimenti con gesti calmi, misurati delle mani; sembra sprigionare una specie di calore, una scintilla – divina o diabolica -, non esita mai tra il sì e il no. Io mi sento, a volte, fasciata da una bruma di incertezza, d’indifferenza, di noia, nella quale mi dibatto come un insetto notturno si dibatte nella luce del sole, prima di accecarsi o paralizzarsi.» Finisce, quasi, per nutrire invidia nei confronti della personificazione di una felicità dalla quale sa di essere esclusa: la vittima di un destino che non la vedrà mai protagonista ma una scialba comparsa della propria vita. Un diario intenso e sofferto scritto in prima persona dalla stessa protagonista. Un romanzo breve, narrato con semplicità e naturalezza, da una donna capace di donarci un quadro perfetto dell’esistenza colta nella sua complessità; in grado, sostanzialmente, di farci riflettere e commuovere. «Ci sono libri che si adagiano nella loro copertina e lì rimangono, senza uscirne mai più. Ce ne sono altri che non ci stanno, sembrano straripare, vivono con noi per anni, cambiandoci, modificando la nostra coscienza. E poi c’è un terzo tipo di libri, i quali influiscono sulla coscienza ( o sull’essenza ) di un’intera generazione letteraria, lasciando la propria impronta nel secolo. Il loro “corpo” si trova sullo scaffale della libreria, ma l’anima è nell’ aria, ci circonda, noi li respiriamo e loro sono in noi.» Brava, Nina. Libri come questo lasciano dentro un segno indelebile che il lettore porta dentro di sé per sempre.

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    Alessia Amato said on Oct 14, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Che natura non ti ha dato

    Un racconto- pregevole sul piano artistico, specie nella prima parte- sulla tipologia dei gregari, dilaniati dal sordo rancore di non poter condividere la vita meravigliosa dei protagonisti.
    E perché?
    Per la solita vecchia storia: perché sono troppo ...(continue)

    Un racconto- pregevole sul piano artistico, specie nella prima parte- sulla tipologia dei gregari, dilaniati dal sordo rancore di non poter condividere la vita meravigliosa dei protagonisti.
    E perché?
    Per la solita vecchia storia: perché sono troppo concentrati sulla vita degli altri , che a loro sembra un dono ingiusto, immeritato, e soprattutto qualcosa che sia stato loro indebitamente sottratto.
    Il meccanismo distruttivo si mette in moto,ma la vita è talmente beffarda da allontanarli con una spinta dalla scena anche nel finale tanto a lungo premeditato e pregustato.
    Un po' come succede nel Bombarolo di De André.

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    Dragoval said on Oct 4, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "In questa vita, i conti non si regolano; e l'altra, non esiste!"

    "Esseri umani e passioni mi erano sfilati davanti - dal mio cantuccio, li vedevo e anelavo..."

    "Mi sembrava di vedere la vita andare avanti senza di me, attaccare e macinare gli esse ...(continue)

    "In questa vita, i conti non si regolano; e l'altra, non esiste!"

    "Esseri umani e passioni mi erano sfilati davanti - dal mio cantuccio, li vedevo e anelavo..."

    "Mi sembrava di vedere la vita andare avanti senza di me, attaccare e macinare gli esseri umani, senza prendermi..."

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    Cr said on Aug 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un personaggio a dir poco fastidioso, privo di sentimenti positivi, immerso in una trama noiosa ed inconcludente.

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    Claire said on Nov 3, 2013 | Add your feedback

  • 18 people find this helpful

    “ Quando ci presentavamo al pubblico – lei davanti, raggiante di salute e di bellezza, che distribuiva sorrisi e saluti, con grazia e naturalezza, e io dietro, col vestito sempre un po' sgualcito, io così magra che salutavo con piccoli inchini e c ...(continue)

    “ Quando ci presentavamo al pubblico – lei davanti, raggiante di salute e di bellezza, che distribuiva sorrisi e saluti, con grazia e naturalezza, e io dietro, col vestito sempre un po' sgualcito, io così magra che salutavo con piccoli inchini e cercavo di tenere le mani nel modo giusto - quando ci presentavamo entrambe: 'ebbene che cosa pretendi' dicevo fra me 'che cosa pretendi di più dalla vita? Regolare i conti? Prenderti la rivincita? Come? E contro chi, poi? Devi tirare avanti buona buona, più cheta dell'acqua, più bassa dell'erba. In questa vita, i conti non si regolano; e l'altra, non esiste!'”

    Le figure femminili tracciate da Nina Berberova sono sempre intense, finemente tratteggiate e spesso caratterizzate da palpabile malinconia (lo era anche la protagonista de ‘Il giunco mormorante’).
    Donne che sembrano sconfitte dalla vita, come Sonecka, una bambina nata da una ragazza madre, una vita straziante fatta di povertà e di vergogna, una ragazza che soffre il silenzio, il freddo e la fame, almeno fino all’incontro con Marija Nikolaevna Travina.
    Dopo quell’incontro, i morsi che soffrirà non saranno più quelli della fame ma quelli della gelosia, per la gloria dell’altra, per la sua bellezza, per la sua felicità.
    Sonecka odierà Marija, tanto da cercare di conquistarne la fiducia con l’intenzione poi tradirla, perché Marija la convincerà a rinunciare al suo unico amore (benché stupido e comico), mentre ciò che Sonecka desiderava era semplicemente “non essere sola, sempre sola, ma essere in due, essere con qualcuno”.
    Ma soprattutto Sonecka odierà Marija per la sua felicità, perché “un essere felice è superiore agli altri (e li schiaccia un po’, naturalmente)”.
    Marija è questo, un essere felice, mentre Sonecka si rende conto della sua totale inutilità, tutto accade senza di lei e indipendentemente da lei, che avrebbe voluto dirigere gli eventi, “sola in tutto il mondo, senza un essere umano, senza una speranza, senza qualcosa che le permettesse di vivere in mezzo agli altri..”

    Le figure femminili tracciate da Nina Berberova sono donne che sembrano sconfitte dalla vita, eppure, alla fine, riescono a riscattarsi, mostrando la loro forza e il desiderio di non soccombere agli eventi sfavorevoli.

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    Aria Saracena said on Feb 21, 2013 | 13 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/01/17/laccompag… “Forse, se in quelle settimane, Marija Nikolaevna avesse mutato volto e anima, se avesse sofferto al punto che tutti, me compresa, avessero potuto notarlo, se si fosse am ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/01/17/laccompag…

    “Forse, se in quelle settimane, Marija Nikolaevna avesse mutato volto e anima, se avesse sofferto al punto che tutti, me compresa, avessero potuto notarlo, se si fosse ammalata o avesse perduto la voce – non so, forse mi sarebbe bastato. Invece non notavo niente, a parte una strana dolcezza e, ogni tanto, uno sguardo inquieto. Era di nuovo gentile e sollecita con Pavel Fjodorovič, lavorava di nuovo molto e con zelo. In certi periodi, imbelliva, in modo straordinario e continuava la sua vita, con sicurezza e in piena libertà. E io mi sentivo sempre più sbiadita davanti a lei, che diventava sempre più grande come cantante e, fisicamente e spiritualmente, si avvicinava al punto focale della sua esistenza, punto che avrebbe saputo far durare a lungo, grazie all’intelligenza, alla bellezza e alla bravura.
    Nel suo equilibrio c’era qualcosa che mi stupiva fino a farmi paura, fino a rendermela ripugnante. Non dubitavo che ingannasse Pavel Fjodorovič, ma lo faceva in modo insolito e lui, forse inconsciamente, l’aiutava: non le chiedeva mai niente, evitandole così di mentire e di sentirsi umiliata – e lei si limitava a tacere.”
    (Nina Berberova, “L’accompagnatrice”)
    Uscito dal gradevole tunnel chiamato Immanuel Kant, ho pensato bene, prima di avventurarmi nella lettura di “L’unico e le sue proprietà” di Max Stirner, autore che da anni sfioro, di concedermi una “pausa” e leggere un romanzo. Rovistando tra gli scaffali della biblioteca del mio paese, il mio occhio è caduto su “L’accompagnatrice” di Nina Berberova, autrice russa della quale non avevo mai letto nulla. In tutta onestà, oltre alla trama riassunta sul retro del libro, sono stato anche attratto dalla relativa brevità del testo. Dopo le 800 pagine di Kant, avevo bisogno di qualcosa di più a “breve termine”.
    A parte le motivazioni che mi hanno portato alla scelta di questo testo, devo subito dire che sono rimasto molto soddisfatto, scoprendo con ritardo un’autrice come la Berberova. Non sto qui a riportarvi la sua biografia, tanto potete scovarla da soli, piuttosto vi suggerisco questo romanzo breve (o racconto lungo?) che narra del rapporto tra una cantante, Marija Nikolaevna e la sua accompagnatrice, Sonečka, colei che scrive in prima persona, sotto forma di memorie.
    Sonečka, che la mamma, professoressa di pianoforte, avrebbe voluto intraprendesse una brillante carriera artistica, si ritrova, invece, a fare solo da accompagnatrice a Marija Nikolaevna, lei sì cantante di successo, seguendola fino a Parigi. Il rapporto tra le due donne è ambiguo, perché Sonečka percepisce la distanza che separa lei dalla cantante. L’ammirazione che prova per la bravura e la bellezza della stessa, infatti, lascia spesso spazio ad amare riflessioni sulla propria posizione. Ad aggravare il tutto anche una forte gelosia per la pur travagliata vita sentimentale della Nikolaevna, che lei, Sonečka, può solo sognare per se stessa.
    Delicati meccanismi psicologici raccontati senza appesantire la trama. Non aggiungo altro, anche perché il libro si legge in mezza giornata e la citazione riportata sopra forse svela anche troppo.
    Ora, mi tuffo in Stirner.

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on Jan 17, 2013 | Add your feedback

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