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Ladro contro assassino

Di

Editore: Garzanti (Elefanti)

3.7
(206)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8811685052 | Isbn-13: 9788811685050 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Prefazione: Gabriele Romagnoli

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Mario esce dal carcere di San Vittore, a Milano, in una mattina di pioggia, senza nessuna intenzione di rimettersi sulla retta via. Fa un buon colpo in un night e poi, con i soldi, invita a un viaggetto una delle donne che l'hanno atteso. Si chiama Caterina, è buona, seria e tanto innamorata di lui. Gita a Orvieto, visita delle meraviglie monumentali; Mario lascia Caterina in macchina, fa un salto al bar e, al ritorno, ha un'orrenda sorpresa...
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  • 3

    Scerbyana 1 - 27 lug 14

    Seconda lettura delle uscite antologiche di Scerby presso il Corriere. Ancora più scarno, ma ancora più diritto allo scopo. E questa volta c’è anche un po’ di giallo e non solo d’atmosfera. ...continua

    Seconda lettura delle uscite antologiche di Scerby presso il Corriere. Ancora più scarno, ma ancora più diritto allo scopo. E questa volta c’è anche un po’ di giallo e non solo d’atmosfera. Intanto è uno dei primi libri pubblicati postumi, che Scerby muore nel ’69 a soli 58 anni. Inoltre, benché al solito come in quasi tutti i suoi scritti, c’è un’atmosfera milanocentrica, qui ci si muove anche un po’ per l’Italia. Come detto, la trama in sé e scarna e diretta. Abbiamo la storia di Mario, borsaiolo di piccolo cabotaggio, appena uscito di prigione per piccoli borseggi. Ha una storia con Carolina, un’assistente sociale che anche quando scopre l’attività di Mario, continua ad amarlo. E gli chiede di fare una gita ad Orvieto dove sognava di andare da sempre. I due passano una bella giornata, poi Mario si allontana per prendere qualcosa al bar, e quando torna trova Carolina nell’auto morta. Spaventato dalle grida di tre capelloni e dall’arrivo dei carabinieri, invece di spiegarsi, scappa. E qui comincia la seconda parte: braccato, aiutato da una compagna di (mala-)vita, sfugge alla cattura, rifugiandosi sul Trasimeno. Ma è tormentato dalla morte dell’amata e dalla necessità di capire il perché. Dopo mille tentennamenti, decide di tornare a Milano, e dalla madre di Carolina (l’unica che lo crede innocente) si fa dare l’elenco delle persone che avevano relazioni con la figlia. Mentre torna nel rifugio, è però intercettato dai capelloni (e non dalla polizia). Qui c’è la parte più “ridicola” del romanzo, che Scerby inscena qualche passo di contestazione che non è nelle sue corde e che, appunto, suona ridicolo. Ma gli anarchici, dopo una specie di processo interno, decidono di credere in Mario e di aiutarlo. Ne curano un travestimento da capellone, lo ricongiungono con Giovanna, ed i due cominciano a battere i diciotto nomi della lista della madre. Senza cavare un ragno dal buco. Ma i cerchi vanno stringendosi. Giovanna è intercettata dalla polizia. Mario scappa di nuovo dai capelloni, che lo mettono in contatto con un avvocato. Insomma, pensieri, crisi, rimuginamenti vari. Mario capisce che non ce la farà mai. Ed anche se tutte le prove sono contro di lui, pensa di costituirsi. Ma prima vuole rivedere i luoghi dell’infanzia di Carolina. Tra inseguimenti veri e falsi, depistaggi ed altro, alla fine arriva nella campagna toscana, dove… La parte finale è un piccolo crescendo di sensazioni e di agnizioni, non bellissime dal punto di vista stilistico (tanto che alla fine il romanzo non avrà i massimi voti da me), ma di un bel ritmo. E con un bel finale. Alla fine ci sono molti stereotipi delle epopee di Scerby: i ladri sono ladri, e difficilmente diventano assassini, i poliziotti, spesso, sono più canaglie dei ladri “onesti” (e quando il poliziotto prende a schiaffi Giovanna per farla confessare, ci sentiamo montare la collera), i capelloni e gli anarchici sono un po’ delle macchiette, parlando con frasi fatte, ma quando Scerby li depura dalle sovrastrutture ideologiche (e si sa dalla sua storia che non è mai stato tenero verso il comunismo), e ne tira fuori i lati umani, risultano comunque credibili. L’autore ha inoltre una capacità filmica di passare da un’inquadratura ad un’altra, nel corso dello stesso capitolo, utilizzando quasi delle dissolvenze di scrittura, che tendono a far crescere le tensioni del racconto. A volte, mentre si sta svolgendo una scena forse interessante per la comprensione degli avvenimenti, passa a parlare di un diverso protagonista che avevamo lasciato qualche pagina prima da qualche altra parte. Ma la sua capacità, poi, è quella di ricongiungere il tutto, e di spiegarlo. Forse anche troppo didascalicamente. Eppur tuttavia a me piace questo modo di narrare. E trovo le sue storie sempre interessanti: getta sempre e comunque uno sguardo verso gli emarginati, e lo fa, comunque, con occhio asciutto. Non si perde in inutili lagnanze, come quando Mario confessa di aver cercato lavoro “onesto”, ma che oramai sa fare solo il ladro. O quando tratteggia la figura del ladro “pensionato”. Quindi, ripeto, da leggere e meditare, con alti e bassi. Ma d’altronde, chi non ce l’ha? “C’è sempre una barcata di gente che cerca di spiegarci chi siamo – perché loro lo sanno e noi no -, che cosa dovremmo fare – perché noi ovviamente non lo sappiamo – e perché sbagliamo tutto nella vita, mentre invece, se seguissimo i loro consigli, saremmo tanto felici e a posto.” (10)

    ha scritto il 

  • 4

    Giallo e amarezza

    Mario Marrìa, 30 anni, è un povero disgraziato. Un bravo ragazzo che però nella vita non riesce a combinare nulla, e così, povero e disperato, si ritrova a scontare sei mesi a San Vittore per ...continua

    Mario Marrìa, 30 anni, è un povero disgraziato. Un bravo ragazzo che però nella vita non riesce a combinare nulla, e così, povero e disperato, si ritrova a scontare sei mesi a San Vittore per aver rubato ottantamila lire a una vecchietta. Quando esce dal carcere porta la sua ragazza Caterina qualche giorno a Orvieto, come le aveva promesso mentre era in carcere; giunti alla meta, lascia la ragazza cinque minuti in macchina per andare a farsi un bicchierino in un bar, e quando ritorna la ritrova con la gola sgozzata. E, spaventato, fugge, facendo cadere su di sè ogni sospetto. Questo giallo di Scerbanenco patte un po’ in sordina, con una prosa inizialmente un po’ troppo patinata e pesante rispetto ad altri suoi titoli più famosi, ma strada facendo si riprende alla grande e ci trascina in pieno nella vicenda disperata di questo ragazzo disperato, che cerca giustizia e verità ma è fagocitato dal malsano sistema di violenza, corruzione ed egoismo che domina la sua società, e lo sarà fino alla fine, per quanto riuscirà a fare una delle prime cose buone della sua vita: scoprire la verità. Effettivamente c’è un fondo di bontà in tutti i personaggi, tutte vittime di un dolore, di un sopruso, di una sofferenza, di un’offesa, di una noncuranza altrui…così è, non solo per Mario, ma anche per il gruppo di ragazzi anarchici (che decide di aiutarlo ma dopo averlo inseguito e picchiato), per la madre di Caterina (che gli crede e lo accoglie per quanto all’inizio, quando esce dal carcere, appaia burbera e dura con lui), e persino per l’assassino (che colpisce perché rifiutato)…solo che tutti, appunto, vengono in qualche modo schiacciati da ciò che sta loro attorno, e che li rende incattiviti, ciechi, malsani. Sono vittime e carnefici del loro stesso mondo, che Scernbanenco ci dipinge col solito cinismo cui ci ha abituati in altri suoi romanzi. E, alla fine, anche questo risulta bellissimo, al di là della trama gialla (che comunque si fa divorare) proprio per queste riflessioni che ne scaturiscono…il mistero della morte di Caterina si risolve, e in bocca resta una profonda amarezza.

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  • 3

    Thriller secco, essenziale, fin troppo lineare, che parte bene, ma poi non riesce a dare il senso delle atmosfere e dei personaggi e per stare nella breve durata abbonda in "scorciatoie". Non male ...continua

    Thriller secco, essenziale, fin troppo lineare, che parte bene, ma poi non riesce a dare il senso delle atmosfere e dei personaggi e per stare nella breve durata abbonda in "scorciatoie". Non male comunque tutta la prima parte e lo sfondo politico.

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  • 4

    Milano, fine anni '60. Mario Murrìa esce da San Vittore dopo un anno di carcere per borseggio. E' un buon diavolo Mario Murrìa e, benchè non abbia intenzione di campare onestamente, un brutto ...continua

    Milano, fine anni '60. Mario Murrìa esce da San Vittore dopo un anno di carcere per borseggio. E' un buon diavolo Mario Murrìa e, benchè non abbia intenzione di campare onestamente, un brutto colpo arriverà a dare una sterzata alla sua vita e a tirar fuori la sua vera essenza. Scerbanenco è davvero bravo nel dipingere questi personaggi e queste ambientazioni, sempre molto realistiche, sempre molto vicine al quotidiano.

    ha scritto il 

  • 4

    "c'è sempre una barcata di gente che cerca di spiegarci chi siamo -perché loro lo sanno e noi no-, che cosa dovremmo fare -perché noi ovviamente non lo sappiamo- e perché sbagliamo tutto nella ...continua

    "c'è sempre una barcata di gente che cerca di spiegarci chi siamo -perché loro lo sanno e noi no-, che cosa dovremmo fare -perché noi ovviamente non lo sappiamo- e perché sbagliamo tutto nella vita, mentre invece, se seguissimo i loro consigli, saremmo tanto felici e a posto."

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo nei primi anni '70, sullo sfondo la grigia Milano di novembre e il freddo splendore di Orvieto e della campagna umbra. Mario ha terminato di scontare un anno a San Vittore per furto; nonostante ...continua

    Siamo nei primi anni '70, sullo sfondo la grigia Milano di novembre e il freddo splendore di Orvieto e della campagna umbra. Mario ha terminato di scontare un anno a San Vittore per furto; nonostante questo, appena uscito mette a segno un bel colpo. Riprende i rapporti con Caterina, la donna che lo ha aspettato, ma dopo una gita fuori porta la ritrova brutalmente uccisa in macchina. A causa del suo passato nessuno gli crederà mai, così Mario è costretto ad una rocambolesca fuga e la vicenda prosegue con un ritmo incalzante e molteplici colpi di scena. Riuscirà il ladro a dimostrare la sua innocenza ed incastrare l'assassino?

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  • 3

    E' vero che in passato Scerbanenco è stato sottovalutato. Secondo me oggi è un po' sopravvalutato. Questo scritto, ad esempio, non è niente di piu' di un vecchi romanzo d'appendice.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è niente stai tranquillo è solo il cuore

    La mia scrittura è di parte. Scerbanenco lo amo a prescindere da quello che scrive. Perchè è COME scrive che mi fa smuovere i mostri nella pancia. Pare che mi accarezzi la testa e non è cosa che ...continua

    La mia scrittura è di parte. Scerbanenco lo amo a prescindere da quello che scrive. Perchè è COME scrive che mi fa smuovere i mostri nella pancia. Pare che mi accarezzi la testa e non è cosa che mi succede con tutti. L'unica cosa che mi inquieta è che i morti ammazzati hanno tutti la gonnella e mi sa che è un po' sintomatico. Ma comunque il cuore mi palpita d'amore e di questo sono grata al signore di altri tempi.

    ha scritto il 

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