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Lady Anna

Di

Editore: Sellerio (Il gioco delle parti ; 15)

3.8
(72)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 489 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8838918813 | Isbn-13: 9788838918810 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rossella Cazzullo ; Prefazione: Remo Ceserani

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Humor , Romance

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Descrizione del libro
Instancabile narratore, sia per il numero di romanzi scritti (quarantasette), sia per la loro mole, sia per la preferenza riservata ai cicli di famiglie e di città in cui intrecciare avventure ricchissime di particolari, Anthony Trollope è, assieme a Tackeray e a Dickens, un classico dell'età vittoriana. A differenza di gran parte della sua opera, Lady Anna non si colloca entro un ciclo. Lui lo considerava «il milgiore romanzo che io abbia mai scritto! Molto migliore di tutti gli altri», eppure non ebbe il successo degli altri tra il pubblico dei contemporanei, per la ragione che lo rende a noi più interessante. Racconta di un intricato processo per il riconoscimento di un lascito ereditario e di un titolo nobiliare a una giovine, intorno al quale si accumulano vicende e peripezie di ogni tipo, e dietro il quale si cela e si muove in realtà una contesa ideologica: quella tra i diritti della nobiltà di nascita e le pretese del merito borghese. Un tema scabroso che i bravi vittoriani non amavano dover dibattere.
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  • 5

    Nonostante sia apparentemente più compatto (i.e. più breve) in realtà questo secondo romanzo è narrativamente più sfilacciato di Orley Farm (altro libro non in serie di Trollope) nella conduzione della trama nel suo complesso. L'organizzazione a puntate si sente maggiormente, in alcuni punti, per ...continua

    Nonostante sia apparentemente più compatto (i.e. più breve) in realtà questo secondo romanzo è narrativamente più sfilacciato di Orley Farm (altro libro non in serie di Trollope) nella conduzione della trama nel suo complesso. L'organizzazione a puntate si sente maggiormente, in alcuni punti, per esempio, e ovviamente ne risente un approccio di lettura integrale come quello odierno. Le ragioni sono probabilmente dovute anche al fatto che Lady Anna non nasce per essere un unicum, ma la prima parte di una serie. In realtà, nonostante l'autore lo amasse molto, l'accoglienza ambigua del pubblico determinerà la scelta di abbandonare l'ipotesi di un seguito - ciò che dona al romanzo un finale originale e suo modo sospeso. Una sospensione che in realtà ben si adatta alla natura socio-morale dell'argomento: la (ri)conquista di un'eredità, ma soprattutto di un rango, da parte di due donne, Lady Lovel e la figlia, appunto Lady Anna, sui cui diritti (legati alla legittimità del matrimonio della prima con un conte) spetta alla corte pronunciarsi. Nel mezzo, l'altra metà degli attori in causa (nella persona del legittimo erede al titolo di conte, e di tutti i suoi parenti, una delle famiglie più nobili e antiche di Inghilterra) e una girandola dei soliti, tipicamente inglesi e ottocenteschi, personaggi secondari. Spiccano i due aiutanti delle due donne durante il lungo periodo (venti anni) di pretesa a titoli e ricchezza, il sarto di Keswick e suo figlio, radicali progressisti, fieramente avversi all'organizzazione inglese delle classi, eppure feroci cultori di quell'altra divinità inglese che è il diritto, e proprio per questo disposti a sacrificare ogni cosa a favore delle due donne, perché alla fine sia "la giustizia" a trionfare.
    Trollope, come nota giustamente Remo Ceserani nella postfazione, in tutto questo non prende una posizione assiologicamente chiara; parteggia, ma non troppo. Se si eccettua il cattivo conte pazzo (ma opportunamente morto prima dell'inizio della vicenda) che ha dato origine al garbuglio - una specie di Barbablù (del resto, sua figlia si chiama Anna) descritto con tratti mescolati da fiaba e da romanzo gotico - ogni altro personaggio possiede sfumature di senso del dovere, di ragione e di istinto che ne determinano in maniera che potrebbe essere condivisa, e in ogni caso plausibile, le scelte morali.
    E' il motivo per il quale, nonostante la causa sia pervasiva, in ogni parte del romanzo, e termini legali e avvocati si avvicendino nella storia continuamente, Lady Anna è un libro assai meno giudiziario di quanto sia comunemente detto, perché - là dove il gotico e la fiaba arrivano nel romanzo sociale e realista (oppure, fuori dai generi: là dove la riflessione socio-morale si fa di necessità acuta e problematica) - prevale il modo melodrammatico; ma (siamo pur sempre dentro Trollope) declinato già con il piglio riflessivo sulla società che lo caratterizza, e vi sono prese di posizioni (sulla natura della piramide sociale e delle classi, soprattutto) che non si possono risolvere in tribunale.
    E' quello che sembra pensare il vice-procuratore Sir William, personaggio secondario che assume sempre di più il ruolo di portavoce della visione autoriale nel romanzo, il quale, agendo progressivamente in maniera sempre più irrituale rispetto al suo mandato giuridico, riuscirà a proporsi come deus-ex-machina, sciogliendo non già il groviglio socio-morale, irresolubile, ma almeno, nel piccolo, le singole vicende evenemenziali dei personaggi in causa, arrivando a inventare, tessere e mettere in atto un plausibile scioglimento della trama.

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelle meno meno. Il romanzo è estremamente interessante , ma parecchio ripetitivo. Una settantina di pagine in meno e sarebbe stato perfetto. Una intricata vicenda giudiziaria, una storia di amore e di soprusi, ma soprattutto uno spaccato della società vittoriana e della sua divisione in class ...continua

    4 stelle meno meno. Il romanzo è estremamente interessante , ma parecchio ripetitivo. Una settantina di pagine in meno e sarebbe stato perfetto. Una intricata vicenda giudiziaria, una storia di amore e di soprusi, ma soprattutto uno spaccato della società vittoriana e della sua divisione in classi sociali, più separate delle caste in India. Ma che humour, ci sono personaggi impagabili.,tra tutti il vecchio zio pastore e il saggissimo avvocato.

    ha scritto il 

  • 4

    Meno ironico dei primi due libri che ho letto del ciclo del Barset, Lady Anna è un romanzo indipendente (non appartiene a nessuna serie, poichè il seguito che l'autore si era ripromesso di scrivere non fu mai realizzato) ancor più degli altri incentrato su una vicenda giudiziaria: un perfido cont ...continua

    Meno ironico dei primi due libri che ho letto del ciclo del Barset, Lady Anna è un romanzo indipendente (non appartiene a nessuna serie, poichè il seguito che l'autore si era ripromesso di scrivere non fu mai realizzato) ancor più degli altri incentrato su una vicenda giudiziaria: un perfido conte sposa una ragazza per poi rivelarle che il matrimonio non è valido, poichè lui ha già una moglie in Italia. La donna trascorrerà allora i successivi 20 anni a combattere affinchè la figlia nata dal presunto matrimonio (la Lady Anna del titolo) sia riconosciuta quale figlia legittima del conte(nel frattempo morto) e unica erede dei suoi averi.

    Nonostante una certa ripetitività della trama (all'ennesima discussione degli avvocati sul caso non ne potevo più xD) e la mancanza di un'analisi completa dei sentimenti di alcuni personaggi a vantaggio dell'aspetto giudiziario della faccenda, Lady Anna è un bel romanzo, molto moderno sia per i temi trattati (la superiorità degli uomini che lavorano onestamente, anche se poveri, sugli indolenti aristocratici) sia per i personaggi dalle mille sfaccettature, davvero molto umani e verosimili (forse con l’eccezione del diabolico conte, personaggio che sembra uscito da un manuale sul perfetto Cattivo e come abbia fatto la madre di Lady Anna ad innamorarsene resta un mistero insoluto xD) Per il primo approccio all'autore tuttavia consiglio "L'amministratore" più fresco e vivace ^^

    ha scritto il 

  • 4

    Ormai ho capito che Trollope è una garanzia. Il mondo dell'aristocrazia e della nascente borghesia delineato nei suoi pregi e nei suoi difetti, le ipocrisie e i limiti di tutte e due le classi. Pregevole.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'eccessiva ambizione spesso è causa di guai. Lo sa bene Josephine Murray, figlia di un gentiluomo di campagna di scarsi mezzi, che, proprio per ambizione, ha sposato in gioventù il Conte Lovel, libertino senza scrupoli, di oltre vent'anni più vecchio di lei, che non la ama e che lei non ama, ma ...continua

    L'eccessiva ambizione spesso è causa di guai. Lo sa bene Josephine Murray, figlia di un gentiluomo di campagna di scarsi mezzi, che, proprio per ambizione, ha sposato in gioventù il Conte Lovel, libertino senza scrupoli, di oltre vent'anni più vecchio di lei, che non la ama e che lei non ama, ma che rappresenta, ai suoi occhi, la chiave d'accesso alla tanto agognata Alta Società.
    Soddisfare una simile ambizione, però, ha un prezzo alto, e Josephine lo comprende solo quando il malvagio marito le comunica, senza troppi complimenti, che il loro matrimonio è stato una farsa, che lui ha già una moglie, vivente, in Sicilia, e che il figlio che Josephine aspetta non è che il frutto di un'unione illegittima! Sarà vero? Dimostrare il contrario diverrà lo scopo della vita della donna, che senza più denaro nè dignità (la sua posizione agli occhi della società è ora quella di fallen woman), desidera solo ottenere il riconoscimento dei diritti e del titolo di "Lady" della figlioletta Anna.
    Abbandonata dal Conte (che intanto è fuggito con un'altra donna), senza una casa dove vivere e con una figlia da accudire, Josephine trova conforto soltanto nella generosità del sarto Thomas Thwaite, vedovo e padre di un bambino, che, pur non navigando nell'oro, non esiterà, mosso da sincera compassione, ad accoglierla a braccia aperte, dedicandosi anima e corpo (...e, ahimè, intero patrimonio!) alla causa della sfortunata contessa maltrattata e della sua piccola creatura.
    Alla morte del Conte, ha inizio un'aspra battaglia per stabilire chi abbia diritto all'eredità; così gli interessi di Josephine, e soprattutto dell'ormai ventenne Anna, si scontrano con quelli del giovane Frederic Lovel, lontano cugino del defunto, che, assistito da un brillante avvocato e dagli aristocratici zii, già pregusta la ricca eredità.
    Provare l'invalidità del matrimonio del Conte, però, non è così semplice, e tra presunte mogli, amanti italiane in cerca di soldi, e testamenti di dubbio valore, il caso appare più complicato del previsto... Quale idea migliore, allora, di un bel matrimonio tra i due contendenti?
    Per la contessa, desiderosa di assicurare alla figlia un posto d'onore nel mondo dorato che a lei è stato negato, nessuna soluzione sarebbe più auspicabile, ma... c'è un ma! Anna, infatti, timida, remissiva e totalmente succube della madre, ha già promesso, in segreto, la propria mano a Daniel, figlio di Thwaite, suo unico amico e compagno di giochi dell'infanzia. Ma come reagirà la contessa? Può, una madre che ha lottato con tutte le sue forze per fare di sua figlia una Lady, e che ha fatto di quella battaglia il solo scopo della sua esistenza, rassegnarsi a vedere la sua preziosa creatura sposata con un modesto sarto alle altrui dipendenze? Mai!
    Anna però, per quanto sottomessa alla madre, è fedele ai propri principi, leale e romantica, e non intende venir meno alla parola data. Ma la ragazza ancora non sa niente del bel mondo, del lusso e delle aristocratiche compagnie, e quando conosce Frederic, tanto diverso da Daniel, bello, simpatico, signorile e sinceramente attratto da lei (e deciso a conquistarla!), il cuore della giovane ed inesperta Anna comincia a vacillare...
    Cosa accadrà? Gli interrogativi a cui rispondere sono tanti... Anna sceglierà l'aristocratico e affascinante pretendente o preferirà l'umile e introverso amico d'infanzia? Il matrimonio di Josephine verrà dichiarato valido? Ed Anna, avrà diritto al titolo di Lady e all'eredità o sarà solo la figlia illegittima del Conte Lovel ?

    Anthony Trollope descrisse Lady Anna come il suo miglior romanzo, ma il pubblico di allora era di ben altra opinione, al punto che, visto lo scarso successo riscosso, l'intenzione, annunciata nell'ultima pagina, di narrare la prosecuzione delle avventure dei protagonisti, non si sarebbe mai concretizzata. In realtà non è difficile comprendere cosa urtò la sensibilità vittoriana: non l'allusione alla bigamia o alle scandalose gesta del vecchio Conte, bensì la critica (perché, seppur all'apparenza benevola, si tratta pur sempre di una critica!) ad una delle abitudini allora più diffuse tra l'aristocrazia: quella dei matrimoni d'interesse, e in particolare dei matrimoni forzati.
    Ma in questo romanzo c'è probabilmente qualcosa di ancor più sconvolgente per i ben pensanti inglesi: l'idea della ribellione di una figlia nei confronti della propria madre, la sfida alle convenzioni per rivendicare il diritto di scegliersi da sola la propria vita, e la chiara volontà di affermare l'indipendenza del proprio pensiero e delle proprie azioni... Concetti difficili da digerire in una società che relegava la donna a oggetto ornamentale, e in cui era opinione comune che una bella ragazza di illustri natali non potesse che innamorarsi di un avvenente lord.
    Trollope racconta il tutto tenendosi sempre a debita distanza dagli stereotipati personaggi del romanzo vittoriano, e preferisce affidarsi a soggetti che più che personaggi sembrano persone reali, coi loro pregi, i loro difetti e le loro peculiarità.
    Anna, la protagonista, è timorosa, spaventata e interamente dipendente dalla madre, e si lascia influenzare facilmente, dubitando spesso di sè stessa e dei propri sentimenti, tanto che per tutto il romanzo ci si domanda come agirà, che scelte farà e, soprattutto, se sarà in grado di fare quel che desidera veramente o quel che il senso del dovere le impone. Nonostante tutto non si riesce ad essere troppo severi con lei: è una ragazza inesperta, non ha mai visto il mondo oltre la sua casa, non ha mai avuto amici tranne i Thwaite e sua madre; le sue incertezze, la sua attrazione per la novità e i suoi timori sono assolutamente comprensibili!
    La mia simpatia però, va tutta a Daniel Thwaite: sarto povero ma colto, innamoratissimo della sua Anna e pronto a tutto per averla...a tutto, sì, ma non a calpestare i propri princìpi nè l'amor proprio. Daniel lo dice più di una volta: non sa cosa farsene di una donna che sta con lui per senso del dovere, lui vuole una moglie che lo ami e lo stimi, e se la sua bella non è in grado di apprezzarlo, beh...evidentemente non è degna del suo amore!
    Daniel non è un perfetto principe azzurro, ma un giovane spesso rude e intransigente, con difetti ed umane debolezze: ha dei nobili ideali, dei princìpi rigorosi, delle convinzioni incrollabili (lo si definisce un Radicale), ed ama in modo fedele e disinteressato, ma ha anche tanti pregiudizi (per lui gli aristocratici sono sempre e comunque scansafatiche, dissoluti e pieni di vizi)), è diffidente, e il suo atteggiamento a volte può risulatare un po'troppo duro. Eppure è impossibile non ammirarne la fedeltà, la risolutezza e la costanza, e non si può fare a meno di tifare per lui.
    Il personaggio più insopportabile, per quanto mi riguarda, è senza dubbio la Contessa Josephine: ingrata verso il suo unico amico e benefattore, animata da un odio feroce per il figlio di lui, che vede come un'oscura minaccia, e decisa a inseguire il proprio obiettivo anche a costo della serenità di sua figlia. La contessa è originariamente mossa da buone intenzioni (almeno secondo il suo punto di vista), non ne dubitiamo, ma è incapace di mettersi in discussione, e così finisce con l'attuare una vera e propria persecuzione nei confronti della figlia, che tormenta all'inverosimile arrivando perfino a preferirne la morte, piuttosto che vederla contrarre un matrimonio degradante.
    Il problema principale di Josephine è che ella è assolutamente convinta di essere nel giusto: cresciuta con una sola ambizione nella vita, ella ignora completamete il significato dell'amore (inteso come amore tra uomo e donna, perché seppur commettendo degli errori imperdonabili, ella ama sinceramente la figlia) e considera tale sentimento come una semplice fantasia infantile, che nulla ha a che vedere con le cose importanti della vita. Il titolo e la posizione sociale sono le sole ragioni della sua esistenza, e in nome di essi non si fa scrupolo di ferire coloro che la amano, nè di calpestare addirittura i propri sentimenti. L'aspetto più triste della vicenda, è che la contessa non ha imparato niente dalla propria esperienza: si è sposata senza amore, e invece di comprendere che è stata quella la principale ragione della sua miseria, si adopera per convicere la figlia ad intraprendere la sua stessa strada.
    Oltre ai protagonisti, resi splendidamente grazie ad un'analisi psicologica estremamente accurata ma mai noiosa, una menzione speciale la meritano senz'altro gli esilaranti personaggi secondari, molto vicini, a parer mio ad alcune tra le più brillanti creazioni di Dickens: troviamo il romantico procuratore che in nome della giustizia arriva a favorire la parte avversa, il poeta disilluso che non crede nell'amore, il burbero reverendo che a dispetto della propria carica non esita a mandare al diavolo il fidato avvocato, e molti altri.
    Lo stile di Trollope è leggero e brioso, e lo contraddistingue una garbata ironia che non scivola mai nel sarcasmo; egli si rivolge spesso al lettore in tono spiritoso e confidenziale, e la sua attenta analisi della società risulta sempre piacevole e mai pedante.
    Lady Anna ha una trama semplice e si basa su una vicenda verosimile e ordinaria, Trollope però, con la sua abilità, riesce a rendere il racconto avvincente e gradevolissimo, tenendo il lettore incollato dalla prima all'ultima pagina.
    Leggere Lady Anna significa immergersi in uno spaccato della società vittoriana, coi suoi limiti e le sue convinzioni, ed è anche un'ottima occasione per riflettere meglio su tanti aspetti della vita (convenzioni, rapporto genitori-figli, valori morali...) che oggi, ahimè, si tende spesso a dare per scontati, o peggio, a trascurare del tutto.
    Un'ultima osservazione sul finale: a me è piaciuto molto, l'ho trovato adeguato e convincente, ma non nascondo che una punta di amarezza rimane. Ma del resto, come ho detto, Trollope racconta la realtà, e nella realtà purtroppo si devono sempre fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni: nella realtà sfortunatamente non ci sono fate con la bacchetta magica, e il "Vissero felici e contenti" talvolta può avere varie sfumature, pur senza essere, per questo, meno lieto.

    ha scritto il 

  • 2

    e 1/2

    Il libro racconta di un intricato processo per il riconoscimento di un lascito ereditario e di un titolo nobiliare a una giovane, intorno al quale si accumulano vicende e peripezie di ogni tipo, e dietro il quale si cela e si muove in realtà una contesa ideologica: quella tra i diritti della nobi ...continua

    Il libro racconta di un intricato processo per il riconoscimento di un lascito ereditario e di un titolo nobiliare a una giovane, intorno al quale si accumulano vicende e peripezie di ogni tipo, e dietro il quale si cela e si muove in realtà una contesa ideologica: quella tra i diritti della nobiltà di nascita e le pretese del merito borghese...

    L'idea e' interessante ma la narrazione procede lentamente, i fatti vengono riepilogati continuamente e l'intera vicenda e' tirata troppo per le lunghe...la lettura, quindi, risulta noiosa e prolissa.

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole romanzo ottocentesco, molta lotta di classe, una ragazza, la lady Anna del titolo, capatosta come pochi, nobiltà e plebe, avvocati e titoli nobiliari contesi.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi piange il cuore a dare un deludente a Trollope...ma cosa mi combina? Mi sembra la Meyer scrive per scrivere il sequel australiano (che poi non scrive). Insomma una delusione lui, una delusione la noiosina Lady Anna.

    ha scritto il 

  • 3

    Non avevo mai letto Trollope, fino ad ora. Ho visto l'edizione di "Lady Anna" in libreria ed ho compreso che si trattava di un classico vittoriano, pane per i miei denti mi sono detta. Avevo letto superficialmente la trama e lo avevo rimesso a posto. Secondo la legge per la quale i libri "chiaman ...continua

    Non avevo mai letto Trollope, fino ad ora. Ho visto l'edizione di "Lady Anna" in libreria ed ho compreso che si trattava di un classico vittoriano, pane per i miei denti mi sono detta. Avevo letto superficialmente la trama e lo avevo rimesso a posto. Secondo la legge per la quale i libri "chiamano", Trollope mi è rimasto nei pensieri e così appena mi è stato possibile ho acquistato il libro.
    Mi sono accorta a casa, prestando maggiore attenzione, che si trattava di un vero e proprio romanzo giudiziario. La storia ruota attorno all'eredità del meschino Conte Lovel il quale, dopo aver ingannato la moglie dicendole che il loro matrimonio non era valido e non aver riconosciuto la figlia considerandola una bastarda, è deceduto lasciando dietro di sé una grande ricchezza e una presunta prima moglie in Italia.
    La moglie Josephine Murray, questa povera donna alla quale nulla era rimasto se non la figlia Anna, trova sostegno nel sarto di Keswick e in suo figlio, i quali si prodigheranno per tutta la loro esistenza ad aiutare le due donne, offrendo loro non solo vitto e alloggio ma addirittura il denaro necessario per muovere una causa in tribunale affinché i diritti delle due vengano fatti valere. Al centro del romanzo vi è dunque la questione dell'eredità che può essere acquisita solo se anche il titolo nobiliare verra riconosciuto alle due donne.
    La soluzione che appare la più chiara per risolvere il caso non verrà mai accettata dalla giovane Lady Anna, che cocciuta e determinata porta avanti la sua decisone; infatti avvocati, madre, amici, parenti, il mondo tutto le imporrà di sposare il successore del suo defunto padre, ovvero il cugino Federic Lovel. In questo modo la grande ricchezza sarebbe rimasta all'interno della famiglia Lovel. Ma Anna è troppo riconoscente, troppo legata a colui che le è stato vicino nel bene e nel male, nella povertà più assoluta mentre l'intero paese derideva sia lei, che la madre. Il figlio del sarto dovrà a sua volta combattere una lunga battaglia per poter ottenere la mano della bella ereditiera.
    Il finale, non così scontato, rende chiaro come il tema affrontato nel libro abbia destato stupore all'epoca. Di certo gli ambienti vittoriani devono averlo trovato un argomento scomodo.
    Interessante è vedere come durante l'epoca vittoriana le differenze di rango fossero così rigide. Vi erano i cosìdetti "gentleman" e coloro che non lo erano. Tra questi ultimi ecco il sarto in questione: Trollope lo descrive come un uomo ambizioso, insoddisfatto e tirannico che guardava ai gentiluomini con disprezzo, giudicandoli animali selvaggi che nulla sapevano della vita. Un sarto ribelle che se avesse potuto avrebbe di certo abolito le classi sociali. Un uomo del genere non poteva di certo affiancare una Lady Anna, tra loro vi era un baratro incolmabile. Ma Trollope da che parte sta? Proprio questo è ciò che, forse, ha destato più stupore tra i suoi contemporanei.

    Tre stelline e mezzo: mi è piaciuto il romanzo. Scritto magistralmente. Seppur la materia giuridica non mi è nuova e conosca un po' del diritto inglese, è a tratti pedante: gli eventi sono spesso ripetuti minuziosamente e rallentano la lettura.

    ha scritto il