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Lager italiani

Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per iugoslavi 1941-1943

By Alessandra Kersevan

(52)

| Hardcover | 9788888389943

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Book Description

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  • 1 person finds this helpful

    Italiani brava gente... alcune macchie sono indelebili nonostante siano sbiadite dal tempo e nascoste dal un velo di ipocrisia.

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    Cela said on May 3, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La memoria menomata: Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento 
fascisti per civili jugoslavi, 1941-1943

    Nuovi documenti e prove sui lager fascisti. Una delle pagine più criminali della nostra storia

    Sandro Padula
    Liberazione 18 settembre 2008

    Le ultime parole pronunciate da Gianfranco Fini alla festa di Azione giovani, e poi contestate, non hanno mod ...(continue)

    Nuovi documenti e prove sui lager fascisti. Una delle pagine più criminali della nostra storia

    Sandro Padula
    Liberazione 18 settembre 2008

    Le ultime parole pronunciate da Gianfranco Fini alla festa di Azione giovani, e poi contestate, non hanno modificato la rappresentazione riduzionista del fascismo fatta propria dalla destra postfascista. Un giudizio storico che censura unicamente le leggi razziste del 1938 per salvaguardare tutto il resto, anche la spietata politica coloniale condotta durante il ventennio.
    Una delle pagine più criminali della nostra storia rimossa dalla memoria nazionale e che il libro di Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943 (Nutrimenti, pp. 287) ha il pregio di riportare alla luce grazie anche ad una importante documentazione per buona parte inedita fatta di foto, lettere, testimonianze dei sopravvissuti.
    Già dal 1866, allorché Il Giornale di Udine teorizzava la necessità di eliminare gli slavi «col benefizio, col progresso e colla civiltà», il confine orientale dell’Italia divenne «mobile» e fino alla Seconda guerra mondiale si spostò sempre più ad est, tanto da evidenziare un processo di annessione coloniale di «molti territori storicamente non abitati da gente di nazionalità e lingua italiane».
    Nel 1920 Mussolini affermò a Pola che l’Adriatico doveva essere liberato dagli Slavi. Nel luglio di quello stesso anno, con la complicità della polizia e il sostegno della stampa triestina filoitaliana, una squadra fascista incendiò il Narodni Dom, la casa del popolo degli sloveni e croati di Trieste, provocando la morte di due persone e la distruzione di uno dei più significativi simboli del patrimonio culturale delle componenti slave della città. Il clamore di quell’attentato fu un campanello d’allarme per gli sloveni e i croati triestini, goriziani e istriani: ogni slavo diventava un possibile bersaglio della violenza razzista e fascista.
    Nel marzo del 1921, tanto per fare un esempio, a Strunjan-Strugnano, un paese vicino a Capodistria, alcuni «squadristi fascisti spararono da un treno in corsa su un gruppo di bambini intenti a giocare, uccidendone due e ferendone gravemente cinque». Con la presa del potere da parte di Mussolini, l’aggressività dei fascisti si trasformò in «leggi ben precise e provvedimenti di persecuzione culturale, economica e poliziesca». Alcuni sudditi italiani di nazionalità slovena e croata per non sfuggire alle persecuzioni accettarono di farsi «assimilare». Fra di essi «Giuseppe Cobol, italianizzato Cobolli, e poi Cobolli Gigli, che sarebbe diventato addirittura ministro dei Lavori Pubblici di Mussolini, e con lo pseudonimo di Giulio Italico insegnava canzoncine che minacciavano di gettare nella Foiba di Pisino chi non era un convinto italiano».
    Diversa sorte toccava ai non assimilati: «dei 979 processi del Tribunale speciale ben 131 furono celebrati contro sloveni e croati della Venezia Giulia. Di 47 condanne a morte, pronunciate da questo tribunale fascista, ben 36 riguardavano sloveni e croati, e 26 furono eseguite (a Basovizza e Opicina, presso Trieste e al Forte Bravetta, a Roma)». Tutti questi avvenimenti costituirono le premesse storiche che, dopo l’aggressione nazifascista alla Jugoslavia e la sua spartizione (attraverso un piano che Alessandra Kersevan ritiene simile allo «smembramento della Jugoslavia che si è attuato negli anni Novanta»), condussero all’ipertrofia delle azioni sanguinarie, terroriste e liberticide dello Stato italiano. Furono circa 200 mila i civili «ribelli» che, senza neanche un processo, morirono sotto il piombo dei plotoni di esecuzione italiani in Slovenia, «Provincia del Carnaro», Dalmazia, Bocche di Cattaro e Montenegro (di cui ha scritto Giacomo Scotti sul Manifesto del 4 febbraio 2005, «Così iniziò la stagione di sangue»).
    Furono inoltre circa 100 mila i civili jugoslavi, fra sloveni, croati, serbi e montenegrini, che vennero internati nei lager italiani nel periodo che va dal 1941 all’8 settembre 1943, quindi anche dopo la caduta del governo fascista avvenuta il 25 luglio 1943 e durante i primi 45 giorni del governo Badoglio voluto da Vittorio Emanuele III. Tra i circa 100 mila internati ne morirono per fame e malattie 4141 nei campi e molti altri nei trasferimenti da un campo all’altro. I lager, sia quelli gestiti dall’esercito (in molti casi, a parte l’apparato di sorveglianza, simili a tendopoli recintate da filo spinato) che quelli gestiti dal ministero dell’Interno («spesso insediati in vecchi edifici, ex conventi, opifici o ville padronali, lontani dai centri abitati ma anche in mezzo al paese»), venivano organizzati come parte integrante di una strategia di guerra e di antiguerriglia.
    I campi di concentramento per civili jugoslavi più tristemente famosi furono: Arbe-Rab (un’isola annessa dall’Italia il 18 maggio 1941 e oggi appartenente alla Croazia ); Gonars, un paese a sud di Udine; Visco, un comune della provincia udinese; Monigo, un comune della provincia di Treviso; Chiesanuova di Padova; Cairo Montenotte, un comune della provincia di Savona; Renicci in provincia di Arezzo e in riva al Tevere; Colfiorito, una frazione del comune di Foligno (PG); Fraschette di Alatri, campo gestito dall’autorità civile in provincia di Frosinone.
    L’obiettivo di Benito Mussolini e del generale Mario Roatta, autentico ideatore di questo specifico circuito concentrazionario, era quello di rinnovare la politica di pulizia etnica e di annientare ogni possibile appoggio alla resistenza jugoslava. Le modalità di organizzazione, le regole istituzionali interne e le condizioni di vita degli internati non erano diverse da quelle di tutti i circuiti dei sistemi segregativi del passato o attuali, in cui lo Stato spende poco denaro, supera le fasi giuridiche dei processi, accentua formalmente e sostanzialmente la differenziazione del «sistema dei diritti» tanto da creare un diritto extralegale e/o «emergenziale», sviluppa politiche razziste e inevitabilmente offre il massimo della sofferenza ai segregati non collaborazionisti.

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    Camoscioblu said on Apr 6, 2010 | Add your feedback

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    Recuperare la memoria, sembra essere lo scopo principale dell'appassionato e documentato libro di Alessandra Kersevan; recuperare il ricordo di fatti storici agghiaccianti nella loro crudele "banalità", ricordo dismesso a favore di consolatorie rilet ...(continue)

    Recuperare la memoria, sembra essere lo scopo principale dell'appassionato e documentato libro di Alessandra Kersevan; recuperare il ricordo di fatti storici agghiaccianti nella loro crudele "banalità", ricordo dismesso a favore di consolatorie riletture - gli "italiani, brava gente" e la distinzione generica e senza riscontri tra la ferocia nazista e l'innocuità presunta dei fascisti. Alle pagine della Kersevan è bene aggiungere anche quelle di Marta Verginella (Il confine degli altri), di Giacomo Scotti (Dossier foibe), per non dire di quelle di Angelo De Boca e delle immagini del documentario BBC "Fascist Legacy".
    Recuperare la memoria, per capire l'origine di tensioni arrivate sino ai nostri giorni, certo, ma anche per guardare con lucidità e coraggio a quel che è stata e a quel che ha fatto la Nazione italiana. Per guardare al futuro, per poterlo fare con libertà, è sicuramente necessario fare i conti con il passato, riepilogarne i capitoli oscuri, rielaborane i significati. Vale per le persone, vale per le comunità di persone, perché l'odio verso l'Altro - ieri le popolazioni "slave", oggi i disgraziati che raggiungono le nostre coste per occuparsi dei nostri vecchi e delle nostre salse di pomodoro - non trovi nutrimento.

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    patav said on Nov 1, 2009 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Meritorio.
    Questo libro apre uno squarcio sui lager fascisti in Italia ideati per la popolazione slava.
    Buona bibliografia, interessante ed istruttivo.
    Una pagina di Storia a lungo nascosta, troppo spesso ignorata.

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    saras said on Apr 26, 2009 | Add your feedback

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    Dopo l’aggressione nazifascista alla Jugoslavia, fra il 1941 e l’8 settembre del 1943, il regime fascista e l’esercito italiano misero in atto un sistema di campi di concentramento in cui furono internati decine di migliaia di jugoslavi: donne, uomin ...(continue)

    Dopo l’aggressione nazifascista alla Jugoslavia, fra il 1941 e l’8 settembre del 1943, il regime fascista e l’esercito italiano misero in atto un sistema di campi di concentramento in cui furono internati decine di migliaia di jugoslavi: donne, uomini, vecchi, bambini, rastrellati nei villaggi bruciati con i lanciafiamme. Lo scopo di Mussolini e del generale Roatta, l’ideatore di questo sistema concentrazionario, era quello di eliminare qualsiasi appoggio della popolazione alla resistenza jugoslava e di eseguire una vera e propria pulizia etnica, sostituendo le popolazioni locali con italiani. Arbe – Rab, Gonars, Visco, Monigo, Renicci, Cairo Montenotte, Colfiorito, Fraschette di Alatri sono alcuni dei nomi dei campi in cui furono deportati sloveni, croati, serbi, montenegrini e in cui morirono di fame e malattie migliaia di internati. Una tragedia rimossa dalla memoria nazionale e raccontata in questo libro anche grazie ad una importante documentazione in gran parte inedita fatta di foto, lettere, testimonianze dei sopravvissuti.

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    Nutrimenti Edizioni said on Jan 21, 2009 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    Il giorno del ricordo per certi versi è il giorno dell'oblio. Bisogna dimenticare, o ignorare per sempre, che non siamo stati "Brava Gente" come ci piace pensarlo.

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    Marlog said on May 27, 2008 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (52)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Hardcover 287 Pages
  • ISBN-10: 8888389946
  • ISBN-13: 9788888389943
  • Publisher: Nutrimenti
  • Publish date: 2008-04-01
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