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L'airone

By Giorgio Bassani

(43)

| Hardcover

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Book Description

18 Reviews

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    L'ultimo volo

    Da quanta delicatezza è pervasa la prosa di Giorgio Bassani! Una qualità che, nonostante l'accanimento di un'aggettivazione incline alla dissoluzione e al negativo, traspare in tutta la sua bellezza. Una scrittura magistrale in cui il dettaglio pre ...(continue)

    Da quanta delicatezza è pervasa la prosa di Giorgio Bassani! Una qualità che, nonostante l'accanimento di un'aggettivazione incline alla dissoluzione e al negativo, traspare in tutta la sua bellezza. Una scrittura magistrale in cui il dettaglio prevale nel raccontare l’introspezione umana, il fascino dei luoghi, il colore e la forma delle cose. Uno stile capace di attenuare la descrizione amara di una vita volta al tedio come quella vissuta dal protagonista di questo breve e intenso romanzo.

    L’Airone” racconta l'ultima giornata di Edgardo Limentani. Un ebreo quarantenne che svegliatosi all’alba in una gelida domenica d’inverno, si avvia tra le paludi nebbiose del Po di Volano per la solita battuta di caccia. Eppure, già riflettendo la propria immagine allo specchio, quella mattina Edgardo avverte i sintomi di un peso che gli comprime l'anima. È infastidito dalla percezione che ha di sé, dalla mimica delle sue espressioni, dalle proprie movenze, dai piccoli gesti che scandiscono l’abitudine quotidiana. Poi il contatto con la natura, l’incontro con le folaghe e l’airone. Un bellissimo volatile dal collo ad esse e le vaste ali, che dopo essere stato ferito a morte dallo sparo di una browning, incrocia lo sguardo di Edgardo, il suo carnefice. Un uomo che s’identifica nella preda immaginandone i pensieri e senza smettere di seguirne gli spostamenti. Uno scambio di sguardi, tra i due, che acquista il significato di una proiezione della coscienza, di un malessere del vivere e del dolore, la metafora di un'angoscia esistenziale che si dissolve attraverso un nefasto epilogo.

    È un romanzo grigio, “L’Airone”. Grigio quanto le atmosfere invernali che ammantano il Po, ma dal respiro ampio e suggestivo proprio come l’apertura di due grandi ali che sbattono per tirarsi, dietro, il maggior volume di aria possibile.

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    Martin Eden said on Aug 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bello è bello. Estremamente delicato, come tutti i libri di Bassani. Il protagonista è esattamente come l'airone del titolo, in cui forse un po' si riconosce persino lui: vulnerabile, un po' indifferente, un po' in balia degli eventi, lento e indecis ...(continue)

    Bello è bello. Estremamente delicato, come tutti i libri di Bassani. Il protagonista è esattamente come l'airone del titolo, in cui forse un po' si riconosce persino lui: vulnerabile, un po' indifferente, un po' in balia degli eventi, lento e indeciso, appartenente a un mondo in via d'estinzione. Indifferente a tutto, solo alla fine, quando verrà folgorato dalla più dolorosa delle idee, riuscirà a sentirsi felice. Lento e - per forza di cose - deprimente.

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    Cicely said on Mar 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Son quasi 25 anni che abito a Ferrara, e ancora non ho letto nulla di Bassani, escluso il "giardino" letto ben più di 30 anni fa.
    Così questa lettura, con luoghi ben descritti a me conosciuti, m'è suonata strana, a me abituato ad immaginare luoghi e ...(continue)

    Son quasi 25 anni che abito a Ferrara, e ancora non ho letto nulla di Bassani, escluso il "giardino" letto ben più di 30 anni fa.
    Così questa lettura, con luoghi ben descritti a me conosciuti, m'è suonata strana, a me abituato ad immaginare luoghi e personaggi legandoli alle mie impressioni di lettura, "vedendo" il protagonista come fossi in un cinema a 3D.
    Quanto al romanzo è proprio il protagonista che vede scorrere la vita intorno, tutta quanta, come fosse al cinema: alcune cose gli sembrano grottesche e le deride, altre son talmente immobili che l'unica azione che pare possibile è osservarle come parti distaccate da sé. Ed è quello che il Liverani (il protagonista) fa restandone schiacciato tanto da evocare la morte come evento dinamico.
    Lettura interessante, penso proseguirò con altre opere dello stesso autore.

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    Panz said on Nov 15, 2013 | Add your feedback

  • 18 people find this helpful

    Un’esistenza segnata dal tedium vitae e dal vuoto emotivo è quella di Edgardo Limentani, un proprietario terriero ebreo che è uscito dalla seconda guerra mondiale senza più radici né certezze, da solo in una vita consistente ormai esclusivamente in ...(continue)

    Un’esistenza segnata dal tedium vitae e dal vuoto emotivo è quella di Edgardo Limentani, un proprietario terriero ebreo che è uscito dalla seconda guerra mondiale senza più radici né certezze, da solo in una vita consistente ormai esclusivamente in un “monotono su e giù di mangiare e defecare, di bere e orinare, di dormire e vegliare, di andare in giro e stare”. La profonda crisi esistenziale in cui versa si incarna in un airone ferito che Edgardo vede da vicino in una mattinata di caccia, senza il coraggio di ucciderlo, perché con uno sguardo uomo e uccello si riconoscono, si identificano e condividono il comune destino, che si presenta per Edgardo come la scelta estrema ma obbligata per uscire dall'abisso di dolore: passare dall’altra parte del vetro da cui guarda la realtà, passare da una vita illusoria a quella vera, l’unica che conta veramente.
    Un romanzo doloroso, opprimente, che trasmette disagio fin dalle prime righe; un romanzo in cui la sofferenza individuale si allaccia con la difficoltà sociale di sopravvivere di una classe, quella dei proprietari terrieri alle prese con le prime rivendicazioni contadine, destinata a scomparire, e soprattutto con lo sradicamento dal passato e l’incertezza del futuro che un ebreo sopravvissuto alla guerra vive sulla sua pelle.

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    sandra said on Jul 2, 2013 | 7 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    a una vita che si riconosce ferita non resta che la carità del colpo di grazia.

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    titti said on Jun 25, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Questo ulteriore capitolo del ROMANZO DI FERRARA, chiedendo un prestito ad Eugene O'Neill, si potrebbe intitolare “il lungo viaggio verso la notte" di Edgardo Limentani.
    Quest'ultimo, il protagonista, avvocato e proprietario terriero trasferitosi in ...(continue)

    Questo ulteriore capitolo del ROMANZO DI FERRARA, chiedendo un prestito ad Eugene O'Neill, si potrebbe intitolare “il lungo viaggio verso la notte" di Edgardo Limentani.
    Quest'ultimo, il protagonista, avvocato e proprietario terriero trasferitosi in città, dopo tanto tempo, decide per una battuta di “caccia in botte” nelle valli di Comacchio, nel tentativo di attenuare il tormento dell'estraneità che avverte rispetto alla vita.
    Ma, purtroppo, l'intera giornata di Edgardo si dipanerà all'insegna del ritardo inconsciamente cercato, della distaccata osservazione – come attraverso un vetro - di luoghi e di persone, del ricordo della sua impotenza fisica e sociale. Edgardo non sparerà nemmeno un colpo, lasciando alla sua guida il compito di abbattere la selvaggina.
    Il senso di inutilità del quale Edgardo si sente prigioniero, si dissolverà con la serena e virile accettazione del suicidio.
    Ma se ne GLI OCCHIALI D'ORO il professor Fatigati si uccideva per sottrarsi all'ostracismo della comunità di appartenenza, l'avvocato Limentani giunge al gesto estremo perché consapevole di essere solo ed ormai incapace di contribuire in alcunché all'esistenza propria ed altrui.
    La prosa è quella bassaniana: evocativa, rarefatta, sommessa, inimitabile.

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    Antonio6060 said on Jun 10, 2013 | Add your feedback

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