L'altra parte

Un romanzo fantastico

Voto medio di 302
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Che cos’è Perla, la città artificiale in cui Alfred Kubin, grande disegnatore e maestro del fantastico, ha ambientato il suo unico romanzo? È un mosaico di ruderi, di antichità, di avanzi decrepiti e corrosi del passato, tratti dai più famosi angoli ...Continua
Ha scritto il 10/02/17
L'autore mi diceva qualcosa solo per averne ammirato qualche (notevole) disegno ad inchiostro nei musei di Vienna. Mai avrei immaginato, se non fosse per l'opportuno intervento di un caro amico, che quella gotica, cupa e surreale capacità espressioni ...Continua
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Ha scritto il 01/12/16
Il surrealismo e la frustrazione di Kafka, l’inquietudine e l’orrore di Hawthorne, e pizzico del Frankenstein di Shelley, arricchito dalla melanconia – parola chiave di tutto il testo – propria dell’autore. (Italian Book Challenge)
Ha scritto il 05/11/16
Esistono libri febbrili, disturbanti, e distorti, che come un morbo ti rendono schiavo e ti ancorano nel loro mondo.

Ecco appena tratteggiato : l'Altra parte, l'unico di romanzo di Alfred Kubin, scritto nel 1908, anno in cui muore il padre e
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Ha scritto il 06/10/16
Alfred Kubin è stato un pittore, più che altro dedito al disegno e all’acquarello, famoso da giovanissimo ma famoso anche oggi, abbastanza ricercato e quotato.
Il bel disegno in copertina assieme ai vari disegni, una cinquantina circa, che accomp
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Ha scritto il 08/04/16
Romanzo visionario
Si tratta di un'opera senz'altro molto originale e significativa. Peccato che dalla metà in poi diventi pressochè illeggibile...

Ha scritto il Dec 02, 2007, 00:24
"L'uomo è solo un nulla autocosciente"
Julius Bahnsen

Nella casa di salute ero costretto a ripensare continuamente alla magia degli immani spettacoli cui avevo assistito. Le mie facoltà onoriche erano evidentemente ammalate,

Nella casa di salute ero costretto a ripensare continuamente alla magia degli immani spettacoli cui avevo assistito. Le mie facoltà onoriche erano evidentemente ammalate, e i sogni cercavano di sopraffare il mio spirito.
Nei sogni perdevo la mia identità, e spesso essi mi trascinavano indietro, in epoche antiche della storia. Quasi ogni notte mi portava degli avvenimenti lontani, e ho l'impressione che quelle immagini oniriche fossero strettamente concatenate con le esperienze dei miei avi, i cui sconvolgimenti psichici si erano forse impressi nell'organismo e trasmessi ereditariamente. Strati di sogno ancora più profondi mi si aprivano man mano che io mi dissolvevo in esistenze animali, o addirittura, in un barlume appena di coscienza, negli elementi primordiali. Questi sogni erano abissi nei quali sprofondavo impotente. Essi cessarono allorquando il tempo migliorò e le notti si fecero chiare e belle.
I giorni ormai trascorrevano monotoni. L'inattività e la noia mi affliggevano. Dapprima avevo l'intenzione di riacquistare lentamente le forze e rimettermi a lavorare. Ma mi rendevo conto di non essere più buono a nulla. La realtà mi sembrava una ripugnante caricatura dello Stato del Sogno. Ormai mi dava sollievo soltanto il pensiero di scomparire, di morire. Mi aggrappavo alla morte con tutto il fervore di cui ero ancora capace. L'amavo in un'estasi, come se fosse stata una donna, ero perso in lei. Nelle notti che seguirono, piene di luce lunare, mi abbandonavo completamente a lei, la contemplavo, la sentivo, e godevo di una voluttà ultraterrena. Vivevo nell'intimità di quell'immensa sovrana, di quella gloriosa signora del mondo, la cui bellezza è indescrivibile per tutti coloro che la sentono. Era la mia ultima, la mia più grande felicità. La riconoscevo in ogni foglia caduta, nell'erba bagnata, persino in una zolla di terra. Cedere alle sue carezze feline, percepire come amplessi d'amore le sue distruzioni, ciò mi rendeva felice! Fu caratteristica di quell'epoca la mia predilizione per i fiori già un poco appassiti.
Pensavo alla mia morte come a una gioia grandissima, celeste, come all'inizio di una eterna notte nuziale.
Come tutto si rivolta contro di lei, e come sono buone le sue intenzioni! In ogni volto cercavo ansiosamente i suoi segni, nelle pieghe e nelle rughe della vecchiaia scoprivo i suoi baci. Sempre nuova mi appariva; e com'erano squisiti i suoi colori! I suoi sguardi risplendevano così seducenti che anche i più forti dovevano cedere, e allora lei gettava la sua maschera e senza mantello il morente la vedeva circondata da diamanti, nei riflessi di mille sfaccettature. Più tardi, quando osai rientrare nella vita, scoprii che la mia dea regnava solo a metà. Divideva le cose più grandi e le più piccole con un antagonista, che voleva la vita. Le forze di attrazione e di repulsione, i poli della terra con le loro correnti, l'alternarsi delle stagioni, il giorno e la notte, il bianco e il nero, non sono che l'espressione di una lotta.
Il vero inferno consiste nel fatto che questo doppio gioco contraddittorio si prolunga in noi. L'amore stesso ha il suo centro di gravità "inter feces et urinas". I momenti più alti possono soggiacere al ridicolo, allo scherno, all'ironia.
Il Demiurgo è un ibrido ...Continua

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