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L'altro colore dell'inverno

By Judy Budnitz

(24)

| Paperback | 9788875201197

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Book Description

“Sono nata in tempi violenti”, racconta Ilana, e dev’essere proprio vero se la notte in cui nacque al posto della levatrice bussarono alla porta i briganti.
Nel suo villaggio “così piccolo che non ha nome”, dove tutto è sepolto nella neve e i colori Continue

“Sono nata in tempi violenti”, racconta Ilana, e dev’essere proprio vero se la notte in cui nacque al posto della levatrice bussarono alla porta i briganti.
Nel suo villaggio “così piccolo che non ha nome”, dove tutto è sepolto nella neve e i colori sono una specie di miracolo, Ilana cresce piccola e leggera come una bestia selvatica. Potrebbe scappare veloce nella neve quando un giovane brigante dagli occhi di ghiaccio le rivolge la parola nel folto della foresta bianca, e invece sarà proprio lui a cambiare per sempre il suo destino, donandole un gioiello talmente prezioso da sembrare fatato: un minuscolo uovo “coperto di pietre che brillavano come fuoco e ghiaccio”, al cui interno si scorge un paesaggio meraviglioso, fatto di castelli e giardini. La promessa rappresentata dal misterioso oggetto e la crudele fine del ragazzo la spingono a intraprendere un viaggio avventuroso fatto di incontri sorprendenti, in un sottile equilibrio tra realtà e fiaba che solo una scrittrice come la Budnitz sa condurre.

4 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Sonagli

    Quando ho letto Cent'anni di solitudine ero praticamente una ragazzina.
    Sarò stata in seconda forse terza massimo quarta liceo. Avevo appena iniziato a fumare di nascosto e avevo la testa piena di libri, film e canzoni di Paolo Conte.

    L'unica ...(continue)

    Quando ho letto Cent'anni di solitudine ero praticamente una ragazzina.
    Sarò stata in seconda forse terza massimo quarta liceo. Avevo appena iniziato a fumare di nascosto e avevo la testa piena di libri, film e canzoni di Paolo Conte.

    L'unica cosa che desideravo veramente era essere unica, irripetibile, originale.
    Avevo legato, ad esempio, ai raggi della mia bicicletta (una Bianchi da uomo che era stata di mio nonno, azzurra e bianca che, tra le altre cose, è ancora la mia bici oggi) dei minuscoli sonagli, come quelli che si legano al collo dei gatti, presente?

    La mattina, quando arrivavo a scuola era tutto un tintinnio, che mi aveva valso il soprannome di Trilly, nella mia classe di allora.
    Di tutto questo andavo molto fiera.
    Arrivavo la mattina a scuola e avevo la sensazione di avere il potere di invadere il mondo degli altri con un po' della mia presenza, io arrivavo e gli altri si accorgevano, grazie al minuscolo polline di suono che mi portavo dietro.

    Probabilmente era il mio modo, forse ancora un po' fanciullesco e stupido, di chiedere al mondo di accorgersi di me, del mio passaggio, il modo con cui affermavo risoluta di essere speciale, diversa, inimitabile.

    Ricordo perfettamente la sensazione, leggendo Garcia Marquez, della mia sconfitta.
    "lui, ecco, sì, porca miseria, invece, è originale, porca papera, al diavolo i miei stupidi sonagli avró pensato, probabilmente, di fronte al suo genio.
    Ad esempio mi ricordo che su un foglio che tenevo infilato nel libro mi segnavo, via via che procedeva la storia, l'albero genealogico della famiglia protagonista, che si snodava pagina dopo pagina, in un mondo così diverso, così lontano dal mio modo di vedere e di pensare le cose, eppure così stranamente familiare e vicino.

    Con Judy Budnitz la sensazione è la stessa. L'avevo già avvertita leggendo i racconti de L'odore afrodisiaco del cloro, che avevo parecchio apprezzato.

    Mi ritrovo ora, al termine di questo romanzo, ipnotizzata dal suo stile onirico, a tratti grottesco, sempre sorprendente e, soprattutto, fisico, a riconfermare il giudizio.

    Leggendo il romanzo ti si riempie la testa di un mondo totalmente altro, totalmente familiare e così fisico, così reale, da vederne i colori e percepirne odori o la ruvidezza di certe sensazioni fisiche.

    Non so come ci riesce, ma in questo è davvero pazzesca.

    Alla faccia dei miei stupidi sonagli.

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    i said on Feb 21, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ambientazioni dal sapore fiabesco e una storia "avvolgente" dove nulla appare scontato e con personaggi la cui caratterizzazione pare in continuo divenire con diverse sfumature. Il lettore si trova ad accompagnare la protagonista in un cammino di cre ...(continue)

    Ambientazioni dal sapore fiabesco e una storia "avvolgente" dove nulla appare scontato e con personaggi la cui caratterizzazione pare in continuo divenire con diverse sfumature. Il lettore si trova ad accompagnare la protagonista in un cammino di crescita oltre che verso un nuovo mondo...

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    Saralife said on Jan 3, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Assolutamente consigliato

    ‘L’altro colore dell’inverno’ è una favola. Una favola piena di sentimento, amore, speranza che s’intrecciano indissolubilmente a realtà dure, violente. Descritte con semplicità, naturalezza, senza fronzoli a mitigarne la crudezza. Un racconto reale ...(continue)

    ‘L’altro colore dell’inverno’ è una favola. Una favola piena di sentimento, amore, speranza che s’intrecciano indissolubilmente a realtà dure, violente. Descritte con semplicità, naturalezza, senza fronzoli a mitigarne la crudezza. Un racconto reale e visionario insieme, dove immaginazione e realtà non si scontrano ma s’intrecciano fino a diventare una sola dimensione indistinguibile, dai toni cupi e vividi. In un baluginare di sfumature che si susseguono in diversi tempi e luoghi, attraverso la narrazione di un’intera vita, quella di Ilana.
    È Ilana la narratrice, con un registro colloquiale perfetto, di se stessa e della sua avventura, dall’abbandono del minuscolo villaggio nel cuore di una foresta innevata (dalla descrizione riconducibile alla Russia /Est Europa, una vera ambientazione da favola con tocco dark) al viaggio d’emigrazione che la poterà in una terra nuova e immensa, completamente diversa dalla piccolissima porzione di mondo fino allora conosciuta. E mentre gli anni passano, ricchi di avventure, incontri, situazioni a volte surreali, alla sua voce si aggiungono quelle della figlia, della nipote, della bisnipote. Altre generazioni di donne che vivono cambiamenti socio-culturali diversi, che sono tanto diverse tra loro da cozzare l’una con l’altra, eppure tutte legate da un filo indistruttibile, quello dell’eredità del sangue e di un passato che un intero oceano di distanza non ha potuto cancellare. Di origini che affondano in una terra lontana, vaga e fumosa, che solo Ilana ha davvero conosciuta. Nella loro caratterizzazione è facile cogliere i tratti personali e distinguibili di ciascuna, ma ne è ugualmente chiara la radice comune, trasparente anche nella loro fisicità (come i bellissimi capelli corvini).
    Tra tutte è proprio Ilana che spicca, non solo perché è la voce predominante che ci guida dall’inizio della storia, ma perché è impossibile non restare affascinati da questo personaggio che non è esattamente il modello dell’eroina classica (e forse proprio per quello). Un personaggio dinamico ma al tempo stesso sempre fedele a se stesso. Con le radici ben salde in quella cultura lontana che ha voluto abbandonare raggiungendo un altro paese, ma che invece ha soltanto fatto emigrare con sé.
    Il romanzo non è diviso in capitoli ma in punti di vista che si susseguono nella narrazione, alternandosi in modo efficace e mantenendo uno stile omogeno, per mostrare di una stessa vicenda più prospettive con l’effetto di coinvolgere sempre di più e trascinare in una lettura frenetica dalla prima all’ultima pagina.
    La Budnitz ha creato un mondo intenso, imprevedibile, che rapisce e conquista. Una storia complessa, ricca di sfumature originali e straordinarie, raccontata con una semplicità disarmante. Uno stile molto scorrevole e piacevole, grazie anche all’ottima traduzione di Martina Testa; un testo ricco di immagini e frasi incisive che colpiscono e affondano in profondità. Un romanzo ipnotico come la sua copertina (fotografia di Andrea Hübner).
    “Si amavano molto, i mie genitori. Ma all’epoca l’amore era una cosa diversa. La gente non ne parlava, non pensava nemmeno la parola, ma era lì, in ogni boccone di cibo condiviso. Era una cosa semplice, sicura, di cui non occorreva stare a discutere. Sicura come quando si soffia su una candela per spegnerla. C’è forse bisogno di chiedersi se la stanza resterà al buio?”.

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    LiLiTh S. said on Dec 14, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lo inizi ad agosto, nell'estate paragonabile a quella del 2003, torrida, che ti toglie il fiato.
    E pensi che non va bene, perchè la storia inizia nella neve...
    O forse va bene perchè ti sembra portare refrigerio.

    Poi scopri che il libro ti toglie il ...(continue)

    Lo inizi ad agosto, nell'estate paragonabile a quella del 2003, torrida, che ti toglie il fiato.
    E pensi che non va bene, perchè la storia inizia nella neve...
    O forse va bene perchè ti sembra portare refrigerio.

    Poi scopri che il libro ti toglie il fiato più dell'umidità.

    Qui gli uomini sono indispensabili, ma sacrificabili.
    Le donne invece dure di tempra sono inarrestabili.
    Inizia Sashie, partorisce molti figli e Llana.
    Llana partorisce due gemelli maschi (che moriranno in guerra) e una bimba che chiamerà come la mamma Sashie.
    Sashie partorirà un maschio e una femmina Mara.
    Il maschio morirà in mare non prima di aver concepito un figlio illegittimo. Sarà una femmina e le donne di famiglia (morta la madre biologica) se ne prenderanno cura, si chiamerà Naomi (Nomie più tardi).

    E ad un certo punto, quel maglione infilato nella testa di Mara, sarà un cappio per il lettore, che si sentirà intrappolato.

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    † Morgana † [Se esiste un sostituto dell'amore è la memoria] said on Aug 25, 2012 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (24)
    • 5 stars
    • 4 stars
  • Paperback 304 Pages
  • ISBN-10: 8875201196
  • ISBN-13: 9788875201197
  • Publisher: Alet Edizioni
  • Publish date: 2012-04-06
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