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L'altro mondo

By Marcello Fois

(98)

| Paperback | 9788889801246

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Book Description

È il tempo delle scelte, per l'avvocato-poeta Bustianu: vuole vivere alla luce del sole la sua storia d'amore con la bella Clorinda Pattusi, ma sa che questo gli costerà una rottura con la madre. E vuole a ogni costo chiarire il mistero di una Continue

È il tempo delle scelte, per l'avvocato-poeta Bustianu: vuole vivere alla luce del sole la sua storia d'amore con la bella Clorinda Pattusi, ma sa che questo gli costerà una rottura con la madre. E vuole a ogni costo chiarire il mistero di una tragica morte, che le autorità hanno sbrigativamente classificata come omicidio, attribuendolo a Dionigi Mariani, un bandito annidato con i suoi uomini nei monti della Barbagia. Ma è proprio Mariani a chiedergli di indagare per scagionarlo da quell'accusa e a fornirgli, seppure ambiguamente, una pista. Bustianu è dapprima riluttante, tuttavia ciò che comincia a intravedere lo sconvolge e turba al punto da spingerlo a continuare. L'avvocato combatte la sua battaglia, che è privata, contro la tradizione e i costumi famigliari, e pubblica, contro una 'modernità' incapace di rinnovare conservando il buono, che sta inesorabilmente distruggendo la sua terra e corrompendo le coscienze della sua gente. Siamo alla fine dell'Ottocento, ma è come se fosse oggi: la storia si ripete...

21 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Bravi scritttori che tengono famiglia

    Fois è uno scrittore bravo e autentico. Ma, come tutti noi, tiene famiglia. E così inventa (o la casa editrice gli chiede di inventare?) un altro, ennesimo investigatore, dopo tutti quelli che già infestano le librerie e le televisioni nazionali e no ...(continue)

    Fois è uno scrittore bravo e autentico. Ma, come tutti noi, tiene famiglia. E così inventa (o la casa editrice gli chiede di inventare?) un altro, ennesimo investigatore, dopo tutti quelli che già infestano le librerie e le televisioni nazionali e non solo. Siamo pieni di Montalbani, don Mattei, di uomini che uccidono le donne e via investigando. Questo libro è una lettura da ombrellone, durante la quale puoi saltare pagine di dialetto che fa così tanto camilleri, punzecchiare qua e là qualche personaggio che meriterebbe una cornice più degna, passare sulla trama stentata, che alla fine ti scorderai dopo il primo bagno. Mi spiace per Fois che l'ho letto prendendolo in prestito dalla libreria di una mia amica: non ho contribuito neanche a fargli pagare le bollette. Almeno questo libro avrebbe avuto un'utilità.

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    jones said on Aug 12, 2014 | 2 feedbacks

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    Leggerezza di fine estate - 27 ago 12

    Ancora Sardegna, quando si dice che si imboccano delle strade e poi capita che si percorrano anche un po’ più dell’usuale. Dopo il giovane Soriga (letto pochi giorni prima anche se non ancora recensito), ritorno ad uno scrittore che non dispiace, alt ...(continue)

    Ancora Sardegna, quando si dice che si imboccano delle strade e poi capita che si percorrano anche un po’ più dell’usuale. Dopo il giovane Soriga (letto pochi giorni prima anche se non ancora recensito), ritorno ad uno scrittore che non dispiace, alternandosi anche con prove “continentali”, ma di cui ricordo sempre con piacere quell’esegesi sarda per Laterza (“In Sardegna non c’è il mare”) che vale una bella lettura. Qui torniamo invece ad una delle sue scritture iniziali, il capitolo finale dedicato alla trilogia di Bustianu. Questo nome sardo indica “s’aboca”, l’avvocato, che aveva colpito la fantasia del trentenne Fois. Infatti, in tre libri, dedica qualche bella pagina in onore dell’avvocato Sebastiano Satta, vissuto alla fine dell’Ottocento. Avvocato e poeta, spirito libero che cerca di scardinare i luoghi comuni e le corruttele dell’epoca, che si batte per venti anni in prima linea. Poi, colpito da paralisi alle corde vocali, dedica gli ultimi anni a scrivere poesie, rimanendo per sempre nel cuore dei nuoresi, ed a cui il nostro appunto dedicata qualche volume romanzato. In cui rimane lo spirito, se non la lettera di Sebastiano. Che lotta per ribadire principi di legalità in una terra, ormai annessa all’Italia, ma che dell’Italia non si sentiva (e forse si sente ancor oggi poco) partecipe. Una terra piena di problemi d’ordine, che i grandi latifondisti del Nord, in combutta con gli agrari e benestanti isolani, colonizzano con la forza, espropriando ed emarginando i pastori locali. Ed anche i possidenti locali. Che si danno al brigantaggio, favoriti da una natura che solo loro conoscono. La denuncia di Fois è verso quel periodo che fece nascere intrecci malsani tra interessi pubblici e privati. Mescolati alla natura ritrosia sarda, al fatto di essere isola, e di usare il mare a difesa della terra e non come tratto di unione con il resto del mondo. E l’avvocato è anche uomo di principi, innamorato della bella Clorinda, ma che vuole sposare perché ama, non perché si debba combinare il matrimonio tra famiglie. Questi due impulsi, anche qui, pubblici e privati, sono l’ossatura del romanzo. Dove vediamo Bustianu indagare sulla morte di una donna, di cui si accusa un brigante alla macchia. Ed è proprio il brigante che chiede aiuto all’avvocato per trovare “la verità”. Bustianu comunque, pur fidandosi poco del bandito Mariani, rimane colpito da una serie di incongruenze. Il corpo che scompare e riappare. La facilità con cui i carabinieri sembrano archiviare il caso. L’arresto, anch’esso troppo facile, di un altro bandito, con la conseguente morte dell’unico che, si dice, avesse visto la morta prima della scomparsa del cadavere. Ritrova pezzi di armi ignote qua e là, animali che muoiono senza un perché, erba che non cresce. Siamo pochi anni dopo la sconfitta pesante degli italiani ad Adua, e la ricerca del Governo di avere “un posto al sole”. Ed un governo pronto a tutto per averlo. Anche a sperimentare nuove modalità di guerra. E quale miglior posto della Sardegna per farne terreno di prova. Temi che, attualizzati e scritti posteriormente, mi sembrano riapparire in “Perdas de Fogu” di Carlotto e Mama Sabot. Aiutato dal fido Zenobi, sventa alla fine sia il tentativo di depistaggio (trovando i veri motivi della morte di Eléne), sia le trame di Mariani che tentava di usare questa morte come elemento di trattativa con lo Stato. Più altre trame minori, che lasciamo all’inclito lettore di scoprire. Sull’altro versante, ancora più aspra è la lotta di Bustianu con le tradizioni locali, incarnate anche dalla madre che non accetta una nuora che non abbia scelto lei. E le maldicenze del paese. E via discorrendo, che siamo nell’Ottocento deleddiano. Vincerà su tutta linea, anche se, come spesso in Fois, la vittoria lascia un po’ d’amaro in bocca. Un libro onesto, con belle visioni interne del panorama sardo, qualche incomprensibile parola in dialetto, e qualche accenno a questioni”alte”, e che non sono ancora state risolte.
    “Tu credi che io sia stato un buon fratello? … Con te, dico, sono stato un buon fratello?” (82)
    “Io capisco bene solo quello che vedo. Non è che mi consola il fatto che stiamo tutti male.” (93)
    “Far vivere agli altri la propria vita è una possibilità che non si dovrebbe dare, anche se quegli ‘altri’ sono persone che si mano davvero.” (114)

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    Giogio53 said on Aug 27, 2012 | Add your feedback

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    *** This comment contains spoilers! ***

    Storia o metafora del presente ? (o forse entrambe)

    Vista l'imminente svolta commerciale di Anobii trasloco la libreria. La mia recensione di questo libro la trovate su http://libridibordo.noblogs.org.

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    Alexik said on Feb 20, 2012 | Add your feedback

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    Una storia forse un po' banale ma con ambientazione originale e soprattutto scritto veramente bene.
    Ho avuto difficoltà a capire le frasi scritte in sardo, ma fortunatamente sono poche.

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    Francesco D'Uva said on Aug 23, 2011 | Add your feedback

Book Details

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    (98)
    • 5 stars
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    • 2 stars
  • Paperback 217 Pages
  • ISBN-10: 8889801247
  • ISBN-13: 9788889801246
  • Publisher: Il Maestrale
  • Publish date: 2007-01-01
  • Also available as: eBook
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