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L'amante del bosco

By Susan Vreeland

(25)

| Hardcover

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Book Description

E' un giorno d'estate del 1906 ed Emily Carr passeggia sulla spiaggia della costa occidentale dell'isola di Vancouver. Il paniere col cibo al braccio, il berretto che sbatacchia al vento, Emily non si stanca mai di guardare il villaggio di Hitats'uu, Continue

E' un giorno d'estate del 1906 ed Emily Carr passeggia sulla spiaggia della costa occidentale dell'isola di Vancouver. Il paniere col cibo al braccio, il berretto che sbatacchia al vento, Emily non si stanca mai di guardare il villaggio di Hitats'uu, disteso sotto un delicato velo di vapore. E' felice di trovarsi nella terra dei Nootka, là dove la foresta e il mare si danno la mano, e i cedri e gli abeti, sferzati dalle onde e profumati d'alghe e spruzzi salini, lottano per conquistare lo spazio, scuotono i rami e premono a ridosso delle case. Ogni artista, si sa, ha il suo démone, la forza impetuosa che lo separa dal resto del mondo e costituisce la fonte più vera della sua ispirazione. Il démone di Emily Carr, pittrice e donna alla ricerca del cuore selvaggio della vita, è il bosco dell'isola di Vancouver, la foresta pullulante e minacciosa, popolata dai discorsi dei corvi e da altri segreti, da case fatte di cedro e scorticate dalle intemperie fino a diventare di un meraviglioso color argento, da tribù nobili e fiere. Emily è nata a San Farcisco e l'ha trovata meschina, è stata a Londra e si è sentita soffocare. Ha percorso le montagne rocciose sulla Canadian Pacific Railway, trattenendo il fiato di fronte alla potenza delle cime frastagliate, ha galoppato a pelo in un ranch del Western Cariboo, sventolando il cappello e lanciando grida sotto il cielo immenso. E' tornata nel salotto inamidato e cosparso di centrini della sua casa natale di Victoria e non vi ha trovato altro che ipocrisia e pregiudizi. Solo nella foresta dell'isola di Voncouver, in quel luogo grondante di succhi vitali, il posto più selvaggio, più libero e seducente della terra, lei, l'amante del bosco, l'amica degli indiani e perciò, secondo sua sorella Dede "la disgrazia della sua famiglia", ha scoperto il suo mondo, il paesaggio ideale della sua arte. Come nella "Passione di Artemisia", Susan Vreeland ci offre, con "L'amante del bosco", il ritratto indimenticabile di un'artista la cui vita è stata segnata dal conflitto con le ottuse convenzioni sociali e i pregiudizi dell'epoca. Vera e propria icona (prima di Georgia O'Keeffe e Frida Kahlo) dell'arte del secolo scorso, Emily Carr (1871-1945) condusse, infatti, un'esistenza scandalosa per il suo tempo: donna bianca della buona società vittoriana, visse tra le tribù indiane della Columbia britannioca, e fece suo il loro stile di vita "selvaggio e pagano". Attorno alla maestosa figura dell'artista, sfilano, in queste pagine, i personaggi che hanno segnato la sua vita: Sophie, la coraggiosa donna squamish che ha perduto i suoi figli per le malattie trasmesse dai bianchi; Harold, il figlio di missionari che abbraccia la cultura indigena; Fanny,l'artista che condivide con lei un'estate sulla costa bretone; Claude, il francese che le ruba il cuore; e, soprattutto, le sue opere che hanno rivoluzionato l'arte moderna americana.

24 Reviews

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    Sarebbero 3 e mezzo, l'ha tirata un pò troppo per le lunghe per i miei gusti. Ma il libro rimane comunque piacevole da leggere.

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    antonella Old England said on Sep 19, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ogni volta che incontro questa autrice, l'amore si rinnova.

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    Pupilla said on Sep 11, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    ... pezzi di vetro per appezzamenti di terra.

    Lento, falso e noioso.
    Siamo ahimè lontani anni luce dalle riflessioni di grandissima qualità (dinamica!) sui Nativi d'America, l'Arte, le falsità morali/sociali del puritanesimo Vittoriano forniteci da Pirsig nel suo Lila.
    E ...(continue)

    Lento, falso e noioso.
    Siamo ahimè lontani anni luce dalle riflessioni di grandissima qualità (dinamica!) sui Nativi d'America, l'Arte, le falsità morali/sociali del puritanesimo Vittoriano forniteci da Pirsig nel suo Lila.
    E' che i romanzi eccessivamente femminei, mestruali, proprio non li sopporto. E qui di mestruo se ne parla sin dall'inizio... e decisamente troppo.
    E poi si, lo ammetto, a mio parere non c'è nulla di peggio del voler mascherare baniltà superficiali in concetti seri, rivelazioni intellettuali.

    Non ho dubbi sul fatto che il personaggio di Emily Carr 1871 – 1945 ( http://en.wikipedia.org/wiki/Emily_Carr ), quello vero, debba essere stato eccezionalmente interessante, di una potenza interiore sublime e con uno spirito di indipendenza tale da risultare fastidioso, scomodo, non conforme alla normalità percepita come tale all'epoca della Columbia Britannica. Non ho dubbi neanche che un donnone simile come Emily (in tutti i sensi) possa essere stato di grande ispirazione per un romanzo che l'autrice stessa definisce comunque come "opera di finzione, che mostra ciò che sarebbe potuto essere". Quello che mi dispiace e che non so se imputare ad una traduzione scadente e banale o ad uno stile di scrittura originariamente puerile (mi risparmio volentieri la pena di rileggere 450 pagine di sciocchezzuole romanzate in inglese!) è che questo è proprio una "farsa-semistorica" insignificante, infarcita di eccessive libertà narrative romantico-sentimentali. In fondo, un Harmony-semistorico-senzasesso è un pacchetto female-reader-friendly vincente per tutte le donne (il fatto di non essere una lettura ad ampio target la dice lunga sulla qualità) che preferiscono avvicinarsi ad un personaggio storico realmente esistito attraverso un immaginario fittizio nato dell'idea soggettiva dell'autore/trice che ne inventa le vicende, piuttosto che andare a scartabellarsi direttamente i diari personali o qualche tomo serio di arte e di storia.

    note:
    - le parole bosco-boschetto-boschi sono ripetute circa 57 volte nella versione italiana del romanzo, la parola foresta circa 59 (anche 3-4 volte per pagina)
    - hanno a che fare con mistero-misterioso (che è la parola più bistrattata quando non si sa come descrivere qualcosa): l'aspetto, la foresta, lo spirito, i nomi, la voce, le cose (x3), i pali, il niente, le forme, il posto, Dzunukwa, il richiamo, la scimmia Woo, la vita ecc...
    - cito da wikipedia: "I verbi in italiano si coniugano per persona, per numero, per tempo, per modo e talvolta per genere (maschile o femminile) del soggetto o dell'oggetto".
    Considerando che nel libro si parla pressochè di sole donne, secondo voi, quante volte le azioni riferite a queste ultime sono al femminile?
    - Le 6 pagine di Nota finale dell'autrice e dei Ringraziamenti (da pag 455 a 460, il resto è una merdaccia) lasciano pensare che Emily Carr era tanto innamorata della natura primitiva dell'Ovest quanto Susan Vreeland lo sia di Emily Carr (o dell'Art-related fiction in generale, o dell'idea che la Vreeland ha dellArt-related fiction, ormai non lo so più!)
    - I Nativi d'America ne escono davvero male. Delle macchiette stilizzate preconfezionate senza spessore emotivo. Personaggiucoli "strambi" quanto basta per scriverci qualcosa e travestirlo da "ammirazione/rispetto verso il diverso".
    - Allettanti i riferimenti a Foglie d'erba e Canto di me stesso di Walt Whitman
    - per un excursus grafico veloce, ecco il Vancouver Art Gallery con le opere di Emily Carr http://www.virtualmuseum.ca/Exhibitions/EmilyCarr/
    - una foto divertente di Emily, Woo & Griffen http://goo.gl/5J3to
    - De "L'Amante del Bosco" si trova il file .pdf in rete con molta facilità

    Piccolo esempio di massima espressione di poeticità presente nel romanzo (che "non dice parole forti" per niente e non vale la metà del prezzo che ho pagato).
    Dialogo tra Emily e Joseph, l'uccello di Emily... a detta (seria e ripetuta!) del romanzo, l'unico nella vita dell'artista:

    "Hai ragione. Mi piace il tuo senso di identità". Scosse via la pioggia dal cappello e mise le felci nell'acqua.
    "Non dire fesserie", blaterò l'uccello.
    Emily infilò un dito nella gabbia e lui si lasciò accarezzare il petto.
    "Lo sai che toccare cose vive mi rende pazza di felicità, vero Joseph? Sto diventando troppo solitaria".
    Con tutto il fiato che aveva in corpo il pappagallo emise un lungo, antico awk!

    esempi pratici sulla coerenza:
    -pag. 72, considerato che si trovava nella tenda di Claude il marinaio-cacciatore (lo stereotipo moderno attuale sarebbe camionista-contractor in Afghanistan), forse Emily toccava altro? E comunque, lei non era quella legata alla natura, a cui piaceva toccare le cose vive?: "[...] accarezzò nervosamente le pellicce, la lontra così liscia, il visone che le faceva vibrare il palmo della mano".
    - pag. 75, non è una scena di annegamento, giuro ma solo di pathos, totale unione e comunione con la natura.: "Respirando, sentì i polmoni inalare la gelida acqua salmastra".
    - pag. 140, Emily al cane Billy: "Oh, via, smettila di piagnucolare come una petunia appassita". Premesso che non ho mai sentito versi da nessuna pianta appassita (o secca) ma a questo punto, se pure piagnucolassero, le piante, quando è lecito per loro farlo se non quando sono appunto appassite?
    -SPOILER: pag. 197, Claude (descritto a pag . 67 come "uomo con con l'odore del bosco e gli istinti di un animale") massaggia i piedi a Emily (in tutto il romanzo questo poraccio ci prova davvero nei modi più disperati e disparati a trombarsela, ma l'artista non cede mai! MAI!!): " [...] incomincò proprio dal piede privo di alluce. Le sue mani erano ferme, prima massaggiarono il tallone screpolato, poi procedettero sull'arcata del piede con lunghi colpi di pollice, sciogliendo la tensione accumulata per il lavoro compiuto dall'alluce per tenerla in equilibrio". Ma quest'alluce ce l'ha Emily o no?
    - pag. 293 L'amante del bosco ha un'esternazione incontenibile di gioia verso la forza vitale della natura incontaminata (1 di millemila disseminate per 453 pag.): "Le rane gracidavano con tonalità diverse, un coro possente e gioioso. <<Ah la magnificenza delle cose viventi!>> esclamò Emily.". Ma appena qualche riga dopo, a pag. 294 la stessa Emily ha una reazione un po' isterica: "Accese la lampada a petrolio, la portò nella tenda e vide che le pareti erano coperte dalle lumache [...]. Lo stomaco le si rivoltò [...]. Un lumacone [...] stava cacciando il naso nel suo sacco a pelo. lo grattò via servendosi di un pezzo di legno [...]. Lo fece cadere con un colpo e scagliò il legno in direzione del mare.

    conclusione
    Per ovvie ragioni l'autrice ha dovuto sepcificare a pag. 456: "Sebbene sia auspicabile che Emily abbia avuto un'esperienza come quella che ho inventato con Claude du Bois, non ci sono prove che sia avvenuta davvero".
    Oltre all'insensatezza della frase che in italiano non ha proprio senso (l'accostamento delle parole "auspicabile" con "inventato" stride di falsità giustificatrice e tutelatrice. E poi, auspicabile per chi? Perchè?) Trovo ques'ultima frase l'espressione più chiara della malafede della Vreeland che nella sua immagine leccata e laccata di Emily Carr in versione rosa, ha voluto forzatamente conformare per esigenze editoriali uno degli aspetti più privati ed anticonformisti dell'artista, ovvero la sua filosofia nella sfera sentimentale-affettivo-sessuale e la sua profonda insofferenza rispetto alle "usanze di circostanza". A pensarci bene è in effetti l'unica espressione di coerenza da parte della Vreeland: una brutta mossa di chiusura per un brutto romanzo.

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    Zaemon said on Jul 24, 2011 | Add your feedback

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    eleonora61

    emily carr , pittrice a me sconosciuta, è stata una scoperta sorprendente, guidata nelle pagine dalla scrittura sempre morbida e coinvolgente della Vreeland

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    eleonora61 said on Feb 24, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' la vita della pittrice Emily Carr (1871-1945)che trascorse la sua esistenza tra gli indiani di Vancouver dipingendo le loro foreste e i loro totem. Interessante, anche se a volte un po'noioso.

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    Dani said on Sep 18, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (25)
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    • 2 stars
  • Hardcover 462 Pages
  • Publisher: Mondolibri
  • Publish date: 2004-12-01
  • Also available as: Others
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