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Lamento di Portnoy

By Philip Roth

(74)

| Paperback

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Book Description

484 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Sto pensando cosa potrei mai dire su questo libro che non ci sia scritto proprio tra queste pagine . È riuscito con accalorata passione dalla prima all'ultima pagina in un aggrovigliato quanto mai esaustivo monologo ad esprimere l'opprimente senso d ...(continue)

    Sto pensando cosa potrei mai dire su questo libro che non ci sia scritto proprio tra queste pagine . È riuscito con accalorata passione dalla prima all'ultima pagina in un aggrovigliato quanto mai esaustivo monologo ad esprimere l'opprimente senso di colpa che affligge gran parte dell'umanità. Il grande problema del non sentirsi accettati, di non essere all'altezza , il non riuscire a godersi la vita , compiendo azioni autopunitive. Il retaggio della propria famiglia e della riligione purtroppo la fanno da padroni. quel maledetto senso di colpa che sguscia da dentro l'anima e che ti dice questo non lo meriti ,paga dazio. Scritto indubbiamente sopra le righe, ma che righe, con la sua scrittura anti moralista schietta e incline ai particolari più osceni fa si che si possa entrare appieno nello stato d'animo del protagonista, Tanto da faticare a collocarlo nel tempo stesso del racconto . Pubblicato nel 1969 a mio avviso poteva benissimo essere stato scritto ieri. Questo non è solo un libro ma un vero trattato di psicologia! A proposito...... Forse noi adeso potvemmo incominciave. No?

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    Fede7673 said on Sep 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una chicca su papá Portnoy:
    Mio padre, oggi in pensione, ha in realtá un solo argomento in cui riesce ad affondare i denti: l'autostrada del New Jersey. <<Non andrei su quella roba neanche se mi pagassero. Devi essere fuori di testa per viag ...(continue)

    Una chicca su papá Portnoy:
    Mio padre, oggi in pensione, ha in realtá un solo argomento in cui riesce ad affondare i denti: l'autostrada del New Jersey. <<Non andrei su quella roba neanche se mi pagassero. Devi essere fuori di testa per viaggiarci... é l'Accomandita Omicidi, é un sistema legalizzato per accoppare la gente...>>

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    e-bookworm (do androids dream of electric sheep?) said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Così monopornotematico che dopo poco stufa.

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    Piropiro said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Leggere un libro e sospettare che quando un mio amico spiritosone mi chiama “scimmia” non si stia riferendo ai miei peli superflui...
    Alex Portnoy, afflitto da una madre esasperante ed onnipresente (non capita solo ai figli di madri ebree, caro Alex) ...(continue)

    Leggere un libro e sospettare che quando un mio amico spiritosone mi chiama “scimmia” non si stia riferendo ai miei peli superflui...
    Alex Portnoy, afflitto da una madre esasperante ed onnipresente (non capita solo ai figli di madri ebree, caro Alex) e da un inesauribile attaccamento al sesso, dall' “home made” al sesso di gruppo, racconta all'analista la sua vita, trascorsa nel tentativo di liberarsi delle convenzioni ed imposizioni familiari, sociali, religiose.
    Il linguaggio è spesso sopra le righe, se non addirittura fuori, ma ci regala delle pagine davvero esilaranti! Solo l'ultimo capitolo meno convincente degli altri.

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    Danih2o said on Aug 3, 2014 | 2 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    “questa è la mia vita, la mia unica vita, e la sto vivendo da protagonista di una barzelletta ebraica” (Alexander Portnoy)

    Archetipo del protagonista di tutti i romanzi di Philip Roth, Alex Portnoy domina fin dal titolo l’intero libro, che non presenta una storia lineare nè uno sviluppo temporalmente coerente né una forma narrativamente levigata e compiaciuta: è un’invet ...(continue)

    Archetipo del protagonista di tutti i romanzi di Philip Roth, Alex Portnoy domina fin dal titolo l’intero libro, che non presenta una storia lineare nè uno sviluppo temporalmente coerente né una forma narrativamente levigata e compiaciuta: è un’invettiva, uno sfogo, una confessione davanti all’immaginiamo esterrefatto psichiatra, un vero e proprio “Lamento” che travolge ogni resistenza razionale nell’interlocutore e nel lettore.

    Nel corso della carriera di Roth ci sono opere successive ben più compiute, perfette dal punto di vista letterario, puntuali nella descrizione dei luoghi, degli ambienti e dei personaggi e nel susseguirsi degli eventi, ma in nessuna di esse l’autore ha saputo (o voluto) riversare altrettanta foga e passione, dalla prima parola all’ultima, scatenando, quando il “Lamento” piombò sulla scena letteraria americana, un putiferio nel mondo accademico, nella comunità ebraica, nella sua stessa famiglia (e probabilmente anche dentro di lui).

    E se a distanza di mezzo secolo l’effetto è ancora così integralmente vivo e pulsante, è segno (oltre che di un talento già sviluppato a 35 anni, sebbene destinato a occuparne altri 40) di quanta parte di sé Roth seppe infondere in queste pagine senza pudore, senza pietà per sé stesso e per i suoi genitori, senza remora per la religione, non solo la sua religione ebraica, ma qualunque religione, il concetto stesso di religione o di un Dio cui rivolgersi.

    Ha poco senso estrapolare dal nucleo rovente di questo libro le sue più forti componenti, il sesso naturamente, le figure della madre modello di tutte le madri ebree, invadenti, possessive, appassionate e castratrici, che percorrono il cinema, il teatro e la narrativa americana recente, del padre e degli altri componenti della famiglia, gli zii infiniti che a loro volta compaiono in varie forme nella bibliografia di Roth, le donne, connotate in modo preciso e spietato (la Scimmia, il Melone, il Tenente) oppure assunte a genere a sé stante (le shikses): ha poco senso perché tutto è mescolato in questo diluvio di sensazioni e sentimenti, che suscita commozione e rabbia, riso e malinconia, indignazione e complicità. In due parole, la vita…

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    Ubik said on Jul 21, 2014 | 2 feedbacks

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