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Lamento di Portnoy

Di

Editore: Bompiani

4.0
(3196)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Russo , Olandese , Portoghese , Catalano , Finlandese , Greco , Polacco

Isbn-10: A000094073 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Letizia Ciotti Miller

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Quando "Lamento di Portnoy" uscì in America, così lo accolse la stampa: "Un libro delizioso, divertente, esuberante, violento e travolgente..." (New York Times); "Dopo Henry Miller, nessuno ha scritto in modo così comico e spregiudicato sul sesso" (Time); "Il libro più originale, più doloroso più divertente dopo 'Comma 22' di Joseph Heller" (Life) ... Anche in Italia, Portnoy diventò subito un personaggio proverbiale; e oggi continua per la sua strada ...
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  • 4

    "Il Raskolnikov delle pugnette"

    Povero, nevrotico, dissacrante ed erotomane Alex...
    Che vita difficile e irrequieta, alla continua ricerca di shikse arrapanti e lascive che già con un battito di ciglia possano alimentare i sensi di ...continua

    Povero, nevrotico, dissacrante ed erotomane Alex...
    Che vita difficile e irrequieta, alla continua ricerca di shikse arrapanti e lascive che già con un battito di ciglia possano alimentare i sensi di colpa che grondano a fiumi da una povera e stropicciata coscienza ebrea!
    Un lungo monologo, divertente, comico ed intelligentissimo, che usa l'erotismo come sfondo e pretesto per riflessioni ben più profonde.

    "Poi arrivò l'adolescenza. Trascorrevo metà della mia vita da sveglio chiuso a chiave nel bagno, spremendomi il pisello nella tazza del gabinetto o nei panni sporchi del portabian­cheria, o s-ciàcc, contro lo specchio dell'armadietto dei medici­nali, di fronte al quale stavo ritto con le brache calate per vedere com'era quando schizzava fuori. Oppure mi piegavo in due so­pra il pugno in azione, con gli occhi chiusi e la bocca ben spa­lancata, per ricevere quella salsa appiccicosa di panna e Cif Am­moniacal sulla lingua e i denti; sebbene non di rado, nella mia cieca estasi, me la beccassi tutta sui riccioli, come un'esplosione di Tricofilina. Attraverso un mondo di fazzoletti sgualciti e klee­nex appallottolati e pigiama macchiati, agitavo il mio pene turgi­do e infiammato, nell'eterno terrore che la mia schifosità venisse scoperta e qualcuno mi piombasse addosso proprio nell'istante frenetico in cui deponevo il mio carico."

    ha scritto il 

  • 4

    Onan, una vita alla sua ombra.

    Sì, Portnoy è il 50, forse 70% di quello che siamo, sapendo perfettamente che l'utilizzo del plurale appare vicino a quel famoso specchietto per le allodole. Grasse risate per vari tratti, empatia a g ...continua

    Sì, Portnoy è il 50, forse 70% di quello che siamo, sapendo perfettamente che l'utilizzo del plurale appare vicino a quel famoso specchietto per le allodole. Grasse risate per vari tratti, empatia a gogò per la giovinezza del protagonista, vissuta in un eterno "vorrei ma non posso" accelerato dal fiatone di coiti frequentissimi, talvolta persino sofferti.
    Eppure tutto ciò alla lunga stanca un po', troppa masturbazione psicofisica anche per me. Probabilmente 15 anni fa non l'avrei pensata così, ma tant'è. Il meglio del breve romanzo viene alla fine, in Israele, luogo quasi casuale per l'ultimo tentativo di redenzione dal peccato originale di essere un ebreo della Diaspora, di quei prodotti degenerati da far vergognare un intero popolo. Qui Roth diviene perfido, proprio come piace a me. Portnoy, che per un intero lavoro ci ha massacrato amabilmente le palle con le sue fisime ombelicali, alla fine viene letteralmente schiantato dal Vero Ebreo del Kibbutz, quello che lotta ogni giorno nella propria terra, quello che non ha il tempo necessario per giocare con il proprio pisello costantemente, perchè impegnato in altro. E per di più, questo Vero Ebreo è Donna.

    ha scritto il 

  • 4

    El dedo en el ojo.

    Otra deuda pagada a un clásico. Hace mucho que tenía que haber leído este libro. La fama de la que goza está justificada. Pensaba que podría parecerme una novela trasnochada y tal vez demasiado añeja. ...continua

    Otra deuda pagada a un clásico. Hace mucho que tenía que haber leído este libro. La fama de la que goza está justificada. Pensaba que podría parecerme una novela trasnochada y tal vez demasiado añeja. Sin embargo he confirmado que se trata de uno de esos clásicos que perdurarán a pesar del transcurso del tiempo, las modas y las costumbres.
    Portnoy vive en Nueva Jersey en los años 50 y 60 y es un judío americano al estilo Woody Allen, ¿o es más bien Woody Allen un judío tipo Portnoy?... El hombre es un saco de obsesiones y represiones sexuales que tienen mucho que ver con la educación recibida, sus relaciones familiares y su manera de entender el mundo. Portnoy es el tipo al que cualquier sicoanalista quisiera tener tumbado en su diván durante muchas horas -de eso va esta historia-. Además el libro es una profunda reflexión sobre la estratificación social de la América auténtica, no la que vemos en las películas de Hollywood. Ser judío significa -o significaba-, ser un americano de segunda, vivir en un barrio judío, practicar ciertos ritos religiosos y mezclarse lo menos posible con los "goyim" anglosajones, pero sin embargo, aspirar a ser como ellos y a beneficiarse a sus adorables bellezas rubias.
    Crítica social, crítica a la hipocresía que imponen las religiones, acidez y mala leche. Eso es Philip Roth, un auténtico escritor rompepelotas. Y además un escritor con mayúsculas, capaz de dominar los registros más variados y meter el dedo hasta las zonas más recónditas del ojo de la bienpensante y acomodada sociedad americana.
    Por cierto, magnífica traducción de Ramón Buenaventura. ¡Con lo difícil que debe de ser traducir toda la variedad de registros que aparecen en el texto sin parecer artificial! Impresionante.

    ha scritto il 

  • 3

    Prime pagine folgoranti...

    Dopo le prime pagine ero piena di entusiasmo...poi proseguendo nella lettura ho avuto qualche difficoltà...d'accordo, la sessualità è al centro delle nevrosi e di tutta l'angoscia che sprigionano, ma ...continua

    Dopo le prime pagine ero piena di entusiasmo...poi proseguendo nella lettura ho avuto qualche difficoltà...d'accordo, la sessualità è al centro delle nevrosi e di tutta l'angoscia che sprigionano, ma alla lunga mi sono stancata. Molto ironiche le prime pagine.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Mi era così profondamente radicata nella coscienza, che penso di aver creduto per tutto il primo anno scolastico che ognuna delle mie insegnanti fosse mia madre travestita.....

    http://www.incipitmania ...continua

    Mi era così profondamente radicata nella coscienza, che penso di aver creduto per tutto il primo anno scolastico che ognuna delle mie insegnanti fosse mia madre travestita.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/l/lamento-di-portnoy-philip-roth/

    ha scritto il 

  • 3

    Odi et amo

    Il lungo monologo di Alex, brillante avvocato, difensore dei poveri e discriminati, modello di virtù.
    Beh... quasi....
    Oppresso da una famiglia ebrea che odia e ama allo stesso tempo. Una madre maniac ...continua

    Il lungo monologo di Alex, brillante avvocato, difensore dei poveri e discriminati, modello di virtù.
    Beh... quasi....
    Oppresso da una famiglia ebrea che odia e ama allo stesso tempo. Una madre maniaca del controllo e un padre concentrato su lavoro e lotta alla stitichezza.
    Diviso tra virtù e perversione.
    Tra il senso del "dovere" e il bisogno di indipendenza.
    Tra il senso di colpa e la voglia di libertà.
    Non meraviglia che la frustrazione diventi nevrosi... e la valvola di sfogo di Alex è... il suo sesso.
    Un libro strano, particolare, a tratti divertente a tratti un po' noioso.
    Ma... difficile da dimenticare!

    ha scritto il 

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