Lamento di Portnoy

Di

Editore: Bompiani

4.0
(3390)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Russo , Olandese , Portoghese , Catalano , Finlandese , Greco , Polacco

Isbn-10: A000094073 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Letizia Ciotti Miller

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Quando "Lamento di Portnoy" uscì in America, così lo accolse la stampa: "Un libro delizioso, divertente, esuberante, violento e travolgente..." (New York Times); "Dopo Henry Miller, nessuno ha scritto in modo così comico e spregiudicato sul sesso" (Time); "Il libro più originale, più doloroso più divertente dopo 'Comma 22' di Joseph Heller" (Life) ... Anche in Italia, Portnoy diventò subito un personaggio proverbiale; e oggi continua per la sua strada ...
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  • 2

    Dallo psicanalista

    Un interminabile monologo, quello del protagonista Alexander, che seduto dallo psicanalista rievoca gli eventi salienti della sua vita passata, accompagnati dalla sfacciata bramosia sessuale e dal rif ...continua

    Un interminabile monologo, quello del protagonista Alexander, che seduto dallo psicanalista rievoca gli eventi salienti della sua vita passata, accompagnati dalla sfacciata bramosia sessuale e dal rifiuto delle tradizioni ebraiche che gli appartengono, queste ultime veicolate da una madre ingombrante e onnipresente. Un uomo in lotta contro se stesso o per affermare (forse) un diverso se stesso, che, tra situazioni più o meno divertenti, cerca un equilibrio.
    Salvo lo stile e qualche gag iniziale tra Alexander e i genitori. Il resto mi ha annoiato.

    ha scritto il 

  • 0

    Ti rendi conto leggendolo che è un capolavoro: acuto, ironico,intelligente. Forse troppo intimista !
    So di dire un'eresia: non mi è piaciuto, mi ha piuttosto annoiato !

    ha scritto il 

  • 4

    Ho faticato un po' a entrarci: all'inizio, il carattere di lamento, quasi di un Giobbe moderno, mi allontanava. Ma alla fine è quello che attrae di questo libro: la sua estrema vitalità unita, contrad ...continua

    Ho faticato un po' a entrarci: all'inizio, il carattere di lamento, quasi di un Giobbe moderno, mi allontanava. Ma alla fine è quello che attrae di questo libro: la sua estrema vitalità unita, contradditoriamente, al senso di essere intrappolati, di avere il destino segnato dall'appartenenza ebraica.

    ha scritto il 

  • 3

    Un Roth molto intimista e crudo...

    Questo romanzo rappresenta la svolta narrativa dell'autore, in quanto é di fatto un'opera di autoanalisi compiuta poco più che trentenne, dinnanzi ad un ideale psicoanalista, che pare non lo stia nem ...continua

    Questo romanzo rappresenta la svolta narrativa dell'autore, in quanto é di fatto un'opera di autoanalisi compiuta poco più che trentenne, dinnanzi ad un ideale psicoanalista, che pare non lo stia nemmeno ad ascoltare. La sua vita snocciolata in maniera confusionaria e frammentata, farà emergere tutte le debolezze di un uomo che sente enormemente il peso di due genitori ingombranti ed invadenti. Vi sarà mai capitato?...

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/02/24/il-lamento-di-portnoy-philip-roth/

    “Dieci mesi. Incredibile. Perché in questo periodo non è passato un giorno - a ben vedere, non un’ora - in cui non mi ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/02/24/il-lamento-di-portnoy-philip-roth/

    “Dieci mesi. Incredibile. Perché in questo periodo non è passato un giorno - a ben vedere, non un’ora - in cui non mi sia chiesto: e così via. La lista era inesauribile. Continuavo a scorrerla senza mai arrivare in fondo. E la facilità con cui l’avevo raccolta per strada! (il trionfo sessuale della mia vita!): be’, il ricordo mi faceva grugnire di disgusto. Come tirare avanti con qualcuno di cui non posso materialmente rispettare il raziocinio, il giudizio e il comportamento? Che giorno dopo giorno innesca in me esplosioni di disapprovazione, e ora dopo ora tuoni di ammonimento? E le prediche! Oh che maestro sono diventato. Quando mi comprò quei mocassini italiani per il mio compleanno, per esempio: che lezione le impartii!
    - Senti, - dissi quando uscimmo dal negozio, - un piccolo consiglio per gli acquisti: quando vai a fare qualcosa di così semplice come scambiare moneta con merce, non è necessario ostentare la tua fregna a chiunque si trovi nel nostro orizzonte. Okay?
    - Ostentare cosa? Chi ha ostentato qualcosa?
    - Tu, Mary Jane! Le tue presunte parti intime!
    - Io no!
    - Per cortesia, ogni volta che ti alzavi, ogni volta che ti sedevi, pensavo che saresti rimasta agganciata per la passera al naso del commesso.
    - Geeesùuu, mi devo ben alzare. Mi devo ben sedere. O no?
    - Ma non come se stessi montando o smontando da un cavallo.
    - Be', non so cosa ti piglia... comunque lui era un finocchio.”
    (Philip Roth, “Il lamento di Portnoy”, ed. Einaudi)

    Alex Portnoy, poco più che trentenne e stimato “Commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane” di New York, steso sul letto dal suo psicanalista, racconta la sua ossessione per il sesso, con dovizia di lascivi particolari, nel tentativo di capire il perché di una tale fissa e quali sono le cause della sua impossibilità di legarsi a una donna, spaziando invece dall’una all’altra e soprattutto prediligendo le ragazze non ebree, essendo lui, invece, ebreo, quasi che penetrandole (ma Alex, sboccato e diretto com’è, direbbe: scopandole) possa entrare oltre che in loro, anche nell’ambiente sociale che esse rappresentano.
    Il racconto delle vicissitudini sessuali di Portnoy è spesso esilarante, a cominciare dall’infanzia passata in bagno, con la scusa del mal di pancia e una realtà più masturbatoria. I genitori di Alex sono ossessivi, specie la madre vorrebbe fare di lui un figlio perfetto, educato, buono, mentre il padre soffre di non essere accettato dalla comunità in quanto ebreo e riversa sul figlio le sue frustrazioni. Il “lamento” di Alex, quindi, riguarda i suoi difficile tentativi di affrancarsi da quella condizione, dai sensi di colpa e dalle vergogna inculcatagli dai genitori. Il sesso, in questa chiave, inizialmente è una chimera che lo attanaglia nel mondo della fantasia sfrenata, poi diventa una realtà, un fatto che però, pur regalando indubbie gratificazioni, non lo completa. La sua relazione più lunga, poi, è con la Scimmia, una ragazza letteralmente abbordata “per strada” e che sembra rappresentare una speranza di stabilità, salvo poi rivelarsi una storia “al di là di ogni possibile redenzione”. Alex afferma di essere “travolto da desideri che ripugnano alla mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri” e noi lettori siamo trascinati nel vortice comico-satiriche delle sue descrizioni particolareggiate circa gli amplessi nei luoghi e nei modi più grotteschi (ma neanche tanto).
    “Il lamento di Portnoy” non è il libro di Roth che consiglierei a chi non avesse mai letto nulla di quest’autore, perché, sebbene tratti di temi che sono una costante dei suoi romanzi (il sesso, l’ebraismo), a mio avviso è “inferiore” ad altri suoi romanzi più articolati sotto altri aspetti. Ciò detto, si tratta pur sempre di un Roth e quindi vale la pena leggerlo.

    “Tutte le ragazze che vede, salta fuori (tenetevi forte) che si portano appresso tra le gambe: un’autentica figa! Stupefacente! Sbalorditivo! Ancora non riesce ad abituarsi all’idea fantastica che quando stai guardando una ragazza, stai guardando qualcuno che, garantito, si porta addosso una figa! Tutte hanno la figa! Proprio sotto i vestiti. Fighe da scopare! E Dottore, Vostro Onore, o come si chiama... sembra non fare alcuna differenza quanto il povero bastardo riesca a raccattare materialmente, perché sta già fantasticando sulla passera di domani nel momento stesso in cui sta fottendo quella di oggi!
    Esagero? Mi sto buttando giù solo perché è un metodo astuto per mettermi in mostra? o magari per vantarmi? Vivo questa irrequietezza, questa smania sessuale, come una calamità come una realizzazione? Entrambe? Forse. O è solo un sistema per evadere? Guardi, per lo meno non mi ritrovo a trenta e rotti anni inchiodato da un matrimonio con qualche brava persona, il cui corpo ha smesso di interessarmi; per lo meno non sono costretto ad andare tutte le notti a letto con qualcuno che, nella maggioranza dei casi, chiavo per dovere e non per piacere. Mi riferisco all’abbattimento allucinante che assale certi individui all’ora di coricarsi... D’altra parte, personalmente devo ammettere che forse, da un certo punto di vista, anche la mia situazione è un tantino deprimente. Certo non si può avere tutto, lo capisco; ma la questione che intendo affrontare è: ho qualcosa?”

    ha scritto il 

  • 2

    IL LAMENTO POVERI-NOY (lettori goy)

    Se dovessi rappresentare la scrittura di Roth, sceglierei un'immagine come questa (*1) una serie di solidi differenti per dimensioni, con gli spigoli ben definiti. Il suo non è cubismo è parallele-pip ...continua

    Se dovessi rappresentare la scrittura di Roth, sceglierei un'immagine come questa (*1) una serie di solidi differenti per dimensioni, con gli spigoli ben definiti. Il suo non è cubismo è parallele-pipe-dismo (Per il libro in questione, è accordata l'eccezione della doppia P)
    Alex Portnoy al culmine del suo conflitto fra ricerca del piacere e colpevolizzazione per quella ricerca, si rivolge allo psicanalista Spielvogel. In un monologo lungo 235 pagine, racconta i conflitti interiori scaturiti da un'educazione troppo repressiva e il modo in cui lui ha vanamente cercato di risolverli. Il lettore di fronte al racconto di Alex ha tre alternative: lasciarsi massacrare dalla noia, saltare interi paragrafi, abbandonare il libro. Le recriminazioni di Alex nei confronti dei genitori si tirano dietro tutto il compendio delle tradizioni ebraiche e quando non lo fanno, regalano riferimenti incomprensibili (per chi non ha vissuto in quell'epoca) all'America di fine anni '40. L'andamento è a flusso di coscienza, l'ironia è quella colta alla Roth, buona per far ridere solo qualche critico letterario o qualche fanatico dello scrittore. Quando il Ragionier Roth va giù troppo pesante nei confronti dell'ebraismo, non dimentica di inserire nel conto economico la persecuzione millenaria subita dalla sua gente. Fra i meriti indiscussi del Franco Baresi della letteratura (sempre in lizza e mai premiato con il pallone d'oro) c'è quello di aver scritto un libro che per duecento pagine parla di sesso e in nessuna di esse riesce ad essere eccitante. Lo metto fra i meriti perchè Kaiser Roth lo ha fatto deliberatamente, ha voluto far vedere quanto è bravo nel gioco senza palla, gli basta alzare un braccio per influenzare il parere dei lettori. Il sesso nel Lamento è il mezzo di rivolta del protagonista, è un sesso senza piacere, tanto quanto lo è la lettura del libro.

    (*1)
    http://www.designlover.it/wp-content/uploads/2012/09/pastoe-vision1.jpg

    ha scritto il 

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