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Lamento di Portnoy

Di

Editore: Bompiani

4.0
(3220)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Russo , Olandese , Portoghese , Catalano , Finlandese , Greco , Polacco

Isbn-10: A000094073 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Letizia Ciotti Miller

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Quando "Lamento di Portnoy" uscì in America, così lo accolse la stampa: "Un libro delizioso, divertente, esuberante, violento e travolgente..." (New York Times); "Dopo Henry Miller, nessuno ha scritto in modo così comico e spregiudicato sul sesso" (Time); "Il libro più originale, più doloroso più divertente dopo 'Comma 22' di Joseph Heller" (Life) ... Anche in Italia, Portnoy diventò subito un personaggio proverbiale; e oggi continua per la sua strada ...
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  • 4

    Atto di ribellione (e kvetch*)

    Per negazione, Alex Portnoy, onanista furente (e furioso), sconcio, ateo e anticonformista, in un monologo lungo tutto il libro, racconta al suo psicoterapeuta (e a noi) cosa significhi essere ebreo ( ...continua

    Per negazione, Alex Portnoy, onanista furente (e furioso), sconcio, ateo e anticonformista, in un monologo lungo tutto il libro, racconta al suo psicoterapeuta (e a noi) cosa significhi essere ebreo (un bambino, un adolescente e un uomo) a Newark, New Jersey, Stati Uniti, negli anni Sessanta.
    A ridosso delle lotte razziali che cambieranno il volto del sobborgo in cui vive, in anticipo su quelle che poi saranno le vicende delle battaglie dei neri raccontate successivamente in Pastorale Americana, Roth descrive una contestazione che nasce, prima ancora che per le strade, in seno alla famiglia e ai precetti obbligati dall'origine religiosa, in primis, e da quelli morali dell'epoca e indotti dalle radici culturali trapiantate dall'Europa negli States.
    Il ritratto, paradossale, che ne consegue, è esilarante, se unito all'umorismo di matrice ebraica dell'autore; sconcertante, quando spogliato dello stesso; socialmente e storicamente utile a fornire uno spaccato di un'epoca e di una minoranza vista al microscopio e raccontata da uno dei maggiori autori che gli Stati Uniti contemporanei abbiano mai partorito, se considerato nel suo complesso.
    Messo al mondo dalle viscere di una terra libera che offre asilo politico e intellettuale a tutti, e partorito dall'utero di una madre (l'«apoteosi dell'Yddish Mame») che è simbolo e forza vera dell'ebraicità (sempre e comunque l'unica a vincere su tutto, da qualsiasi punto di vista la si osservi), Alex continua a essere nutrito dall'una, origine e punto nodale della sua essenza, e dall'altra, attrazione e futuro, che invece lo stimola e lo spinge a un continuo atto di ribellione e di masturbazione (non solo) cerebrale.
    In quest'equilibrio precario, malgrado tutto il [suo] onanismo, esibizionismo e guardonismo, per tacere del feticismo, nonostante il suo essere, metaforicamente e non solo, "uccel di bosco", e in una condizione in cui tutto il suo status di uomo libero lo riconduce alla sua natura e alle sue origini e lo allontana inesorabilmente da esse, Alex Portnoy è un ebreo vero, e al tempo stesso un americano vero, e di contro, un bordeline, un uomo in equilibrio fra le sue proprie radici, che esercitano su di lui un'attrazione continua, e lo sviluppo del nuovo uomo che origina in sé, che vorrebbe invece allontanarlo sempre di più dalle contraddizioni e dalle imposizioni della sua propria lingua madre.
    Ma la mamma è sempre la mamma, lingua o yddish mame che sia, e allora, caro Alex, come la mettiamo?

    http://youtu.be/L1EDbWDuKws

    «Perché altrimenti i due servizi di piatti? Perché altrimenti il sapone e il sale kasher? Perché, le chiedo, se non per ricordarci tre volte al giorno, che la vita non è altro se non limitazione e restrizione, centinaia di migliaia di piccole regole elaborate da nessun altro che Nessun Altro, regole che, o rispetti senza domandare, indipendentemente da quanto possano apparire idiote (rimanendo nella Sua grazia), o trasgredisci, molto probabilmente in nome del buon senso oltraggiato [...] »

    *masturbazione mentale

    ha scritto il 

  • 4

    "...richiede un genitore votato al sacrificio, ed un bambino sollecito ed alacre, per costruire nello spazio di qualche anno un essere umano veramente oppresso e cagacazzi."

    Altro che lamento, questo di Roth, attraverso Alex Portnoy, è un vero e proprio assalto ai testicoli, sia per chi legge che per i destinatari del lamento, un bombardamento continuo che non lascia in p ...continua

    Altro che lamento, questo di Roth, attraverso Alex Portnoy, è un vero e proprio assalto ai testicoli, sia per chi legge che per i destinatari del lamento, un bombardamento continuo che non lascia in piedi nulla! Un cannoneggiamento ad alzo zero il cui obiettivo è distruggere tutto, solo che… le armi di cui si serve Alex Portnoy non sono convenzionali ma informali: l’erotomania adoperata come chiave di denuncia sociale, le fantasie segaiole elevate alla preziosità di una dottrina filosofica, il “pisello” e la “vagina” maneggiati come percussori spietati di una società marcia in tutte le sue parti…
    Già, infatti è proprio questo il punto; da quello che mi è sembrato di capire, Roth non salva quasi nulla di quello che costituiva - in quei tempi che venne scritto il lamento - la società cosiddetta civile, sparando praticamente su tutto quello che si muove: dal tessuto sociale americano, al proverbiale senso di appartenenza degli ebrei; dalla famiglia intesa come fabbricante di piccoli mostri disadattati, che poi cresceranno e faranno parte del grande esercito sempre in armi, alla grande folla dei “gentili” colpevole di incredibili nefandezze tra cui quella di credere in personaggi “ridicoli” come Gesù.
    Si salva qualcuno? Ripeto, da quello che mi è sembrato di capire, no! Nemmeno lui si autoesclude da questo gioco al massacro! E ciò è forse il limite di questo saggio/romanzo, a seconda di come la si veda, sparare su tutto quello che si muove è facile e persino quasi incriticabile, ma a noi miserabili esseri umani a volte un po’ di speranza che qualcosa possa migliorare ci serve, se non altro per tirare avanti; e se perfino Celine – che in quanto a pessimismo cosmico nel genere umano non ha nulla da invidiare a nessuno – nel suo “Viaggio…” qualche speranza qua e là l’ha buttata, almeno Roth poteva dirci come pensava di risolvere i problemi dell’infaticabile ipocrisia umana, a parte una guerra atomica che risolverebbe il problema alla radice…
    E poi anche l’estremizzazione del sesso come strumento di denuncia sociale mi sembra sia stata già adoperata da qualcuno, e anche con discreti risultati…
    Nel complesso, comunque una buona lettura, da non affrontare con leggerezza, per non perdere di vista il vero obiettivo che, appena avrò individuato, sarà mia cura di farvi sapere…

    ha scritto il 

  • 4

    "Il Raskolnikov delle pugnette"

    Povero, nevrotico, dissacrante ed erotomane Alex...
    Che vita difficile e irrequieta, alla continua ricerca di shikse arrapanti e lascive che già con un battito di ciglia possano alimentare i sensi di ...continua

    Povero, nevrotico, dissacrante ed erotomane Alex...
    Che vita difficile e irrequieta, alla continua ricerca di shikse arrapanti e lascive che già con un battito di ciglia possano alimentare i sensi di colpa che grondano a fiumi da una povera e stropicciata coscienza ebrea!
    Un lungo monologo, divertente, comico ed intelligentissimo, che usa l'erotismo come sfondo e pretesto per riflessioni ben più profonde.

    "Poi arrivò l'adolescenza. Trascorrevo metà della mia vita da sveglio chiuso a chiave nel bagno, spremendomi il pisello nella tazza del gabinetto o nei panni sporchi del portabian­cheria, o s-ciàcc, contro lo specchio dell'armadietto dei medici­nali, di fronte al quale stavo ritto con le brache calate per vedere com'era quando schizzava fuori. Oppure mi piegavo in due so­pra il pugno in azione, con gli occhi chiusi e la bocca ben spa­lancata, per ricevere quella salsa appiccicosa di panna e Cif Am­moniacal sulla lingua e i denti; sebbene non di rado, nella mia cieca estasi, me la beccassi tutta sui riccioli, come un'esplosione di Tricofilina. Attraverso un mondo di fazzoletti sgualciti e klee­nex appallottolati e pigiama macchiati, agitavo il mio pene turgi­do e infiammato, nell'eterno terrore che la mia schifosità venisse scoperta e qualcuno mi piombasse addosso proprio nell'istante frenetico in cui deponevo il mio carico."

    ha scritto il 

  • 4

    Onan, una vita alla sua ombra.

    Sì, Portnoy è il 50, forse 70% di quello che siamo, sapendo perfettamente che l'utilizzo del plurale appare vicino a quel famoso specchietto per le allodole. Grasse risate per vari tratti, empatia a g ...continua

    Sì, Portnoy è il 50, forse 70% di quello che siamo, sapendo perfettamente che l'utilizzo del plurale appare vicino a quel famoso specchietto per le allodole. Grasse risate per vari tratti, empatia a gogò per la giovinezza del protagonista, vissuta in un eterno "vorrei ma non posso" accelerato dal fiatone di coiti frequentissimi, talvolta persino sofferti.
    Eppure tutto ciò alla lunga stanca un po', troppa masturbazione psicofisica anche per me. Probabilmente 15 anni fa non l'avrei pensata così, ma tant'è. Il meglio del breve romanzo viene alla fine, in Israele, luogo quasi casuale per l'ultimo tentativo di redenzione dal peccato originale di essere un ebreo della Diaspora, di quei prodotti degenerati da far vergognare un intero popolo. Qui Roth diviene perfido, proprio come piace a me. Portnoy, che per un intero lavoro ci ha massacrato amabilmente le palle con le sue fisime ombelicali, alla fine viene letteralmente schiantato dal Vero Ebreo del Kibbutz, quello che lotta ogni giorno nella propria terra, quello che non ha il tempo necessario per giocare con il proprio pisello costantemente, perchè impegnato in altro. E per di più, questo Vero Ebreo è Donna.

    ha scritto il 

  • 4

    El dedo en el ojo.

    Otra deuda pagada a un clásico. Hace mucho que tenía que haber leído este libro. La fama de la que goza está justificada. Pensaba que podría parecerme una novela trasnochada y tal vez demasiado añeja. ...continua

    Otra deuda pagada a un clásico. Hace mucho que tenía que haber leído este libro. La fama de la que goza está justificada. Pensaba que podría parecerme una novela trasnochada y tal vez demasiado añeja. Sin embargo he confirmado que se trata de uno de esos clásicos que perdurarán a pesar del transcurso del tiempo, las modas y las costumbres.
    Portnoy vive en Nueva Jersey en los años 50 y 60 y es un judío americano al estilo Woody Allen, ¿o es más bien Woody Allen un judío tipo Portnoy?... El hombre es un saco de obsesiones y represiones sexuales que tienen mucho que ver con la educación recibida, sus relaciones familiares y su manera de entender el mundo. Portnoy es el tipo al que cualquier sicoanalista quisiera tener tumbado en su diván durante muchas horas -de eso va esta historia-. Además el libro es una profunda reflexión sobre la estratificación social de la América auténtica, no la que vemos en las películas de Hollywood. Ser judío significa -o significaba-, ser un americano de segunda, vivir en un barrio judío, practicar ciertos ritos religiosos y mezclarse lo menos posible con los "goyim" anglosajones, pero sin embargo, aspirar a ser como ellos y a beneficiarse a sus adorables bellezas rubias.
    Crítica social, crítica a la hipocresía que imponen las religiones, acidez y mala leche. Eso es Philip Roth, un auténtico escritor rompepelotas. Y además un escritor con mayúsculas, capaz de dominar los registros más variados y meter el dedo hasta las zonas más recónditas del ojo de la bienpensante y acomodada sociedad americana.
    Por cierto, magnífica traducción de Ramón Buenaventura. ¡Con lo difícil que debe de ser traducir toda la variedad de registros que aparecen en el texto sin parecer artificial! Impresionante.

    ha scritto il 

  • 3

    Prime pagine folgoranti...

    Dopo le prime pagine ero piena di entusiasmo...poi proseguendo nella lettura ho avuto qualche difficoltà...d'accordo, la sessualità è al centro delle nevrosi e di tutta l'angoscia che sprigionano, ma ...continua

    Dopo le prime pagine ero piena di entusiasmo...poi proseguendo nella lettura ho avuto qualche difficoltà...d'accordo, la sessualità è al centro delle nevrosi e di tutta l'angoscia che sprigionano, ma alla lunga mi sono stancata. Molto ironiche le prime pagine.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Mi era così profondamente radicata nella coscienza, che penso di aver creduto per tutto il primo anno scolastico che ognuna delle mie insegnanti fosse mia madre travestita.....

    http://www.incipitmania ...continua

    Mi era così profondamente radicata nella coscienza, che penso di aver creduto per tutto il primo anno scolastico che ognuna delle mie insegnanti fosse mia madre travestita.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/l/lamento-di-portnoy-philip-roth/

    ha scritto il 

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