Lamento di Portnoy

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 715)

4.0
(3551)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Russo , Olandese , Portoghese , Catalano , Finlandese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8806149806 | Isbn-13: 9788806149802 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Roberto C. Sonaglia

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Alex Portnoy ha trentrè anni ed è commissario aggiunto della Commissione perlo sviluppo delle risorse umane del Comune di New York. Nel lavoro è abile,intransigente, stimato. Il libro riporta il monologo di Alex che,dall'analista ripercorre la sua vita per capire perché è travolto dai desideriche ripugnano alla "mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai mieidesideri".
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  • 3

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con ...continua

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con le donne.
    Consigliato: a chi ama l’ironia e il disadattamento tipici della cultura jewish, a chi vive bene da solo in compagnia delle proprie nevrosi.

    ha scritto il 

  • 4

    Se l'eccesso diventa un pregio...

    Mi è piaciuto molto.
    Ironico, divertente, senza freni, dirompente nei contenuti e nella forma, complesso e stratificato nella sua apparente ridondanza, spietato e assolutore insieme.
    Inizi a leggerlo ...continua

    Mi è piaciuto molto.
    Ironico, divertente, senza freni, dirompente nei contenuti e nella forma, complesso e stratificato nella sua apparente ridondanza, spietato e assolutore insieme.
    Inizi a leggerlo e ti accorgi che non puoi più lasciare Portnoy, neanche quando il romanzo è finito.

    ha scritto il 

  • 5

    Interessante!

    Il prptagonista attraverso un monologo sempre in tensione rivela solo ad un dottore (figura istituzionale) tutti i pensieri più disturbati rivolti proprio verso le principali istituzioni:la famiglia, ...continua

    Il prptagonista attraverso un monologo sempre in tensione rivela solo ad un dottore (figura istituzionale) tutti i pensieri più disturbati rivolti proprio verso le principali istituzioni:la famiglia, la scuola, le religioni, la politica, l'America e infine Israele stesso. ...agognata meta ma terra inospitale per il suo figlio ribelle.
    Il libro che sforna descrizioni trash ma sempre funzionali al progetto di Roth rappresenta il buco della serratura attraverso il quale il lettore spia Portnoy con un miscuglio di ammirazione e di disgusto.
    Da leggere assolutamente

    ha scritto il 

  • 4

    " Nel corpo, non meno che nel cervello, è racchiusa la storia della vita " Edna O'Brien

    Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!!!

    aaa ...continua

    Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!!!

    aaahhhhhhhh!!!
    Ecco!

    Urlo di fine lettura! Liberatorio in tutti i sensi...
    Grande Roth...eh.

    ha scritto il 

  • 4

    Estremo e tragicomico monologo di un ebreo statunitense oscillante tra una vita troppo stretta e una troppo larga.

    (p. 70) L'autocontrollo non cresce mica sugli alberi, sa: richiede pazienza, richiede ...continua

    Estremo e tragicomico monologo di un ebreo statunitense oscillante tra una vita troppo stretta e una troppo larga.

    (p. 70) L'autocontrollo non cresce mica sugli alberi, sa: richiede pazienza, richiede concentrazione, richiede un genitore zelante e votato all'abnegazione, e un bambino sollecito e alacre, per costruire nello spazio di qualche anno un essere umano veramente oppresso e cagacazzi.
    (p. 83) Uh, ne ho di lamentele! Conservo odii di cui neppure conoscevo l'esistenza!
    (p. 138) Il sale in zucca è solo un altro nome per definire le mie paure! Il sale in zucca è né più né meno l'eredità di terrore che mi porto appresso dal mio ridicolo passato! Quel tiranno, il mio superego, dovrebbe essere impiccato, quel figlio di puttana, appeso fino alla morte per i suoi fottuti stivali da truppe d'assalto!

    ha scritto il 

  • 3

    Noioso come la pornografia

    Avanzando nella lettura di uno dei miei scrittori preferiti, arrivo alla fine a lamento di Portnoy, che forse è l’opera che davvero ha reso celebre il giovane Philip Roth: celebre per aver scritto un ...continua

    Avanzando nella lettura di uno dei miei scrittori preferiti, arrivo alla fine a lamento di Portnoy, che forse è l’opera che davvero ha reso celebre il giovane Philip Roth: celebre per aver scritto un romanzo pervertito, irruento, sboccato, esplicito, ossessionante, scandaloso.

    Di fronte a tanta aspettativa devo dire che pensavo meglio. Non sono in grado di dire se sia almeno in parte perché per la prima volta sono dovuto ricorrere ad un audiolibro (il tempo da dedicare alla lettura si assottiglia sempre più, e la tecnica della audiolettura consente di leggere mentre si fa esercizio fisico); sono tuttavia abbastanza persuaso che l’obiettivo dell’urticante critica del suo tempo di Philip Roth, e la tecnica di farlo attraverso riferimenti sessuali espliciti, renda questo libro prettamente figlio del suo tempo e quindi poco adatto al passare degli anni.

    “Lamento di portnoy” è un libro che invecchia, ed invecchiando perde di incisività. E’ un po’ come guardare il decimo film pornografico. Dopo un po’ le scene sono sempre le stesse, per nulla eccitanti, nauseanti nella loro volgarità e nel loro sesso fatto senza crederci. Credo proprio che “pornografico” sia la parola che sintetizza meglio questo libro, in quanto urticante all’inizio ( e nei primi anni dalla sua pubblicazione) quanto vuoto e triste col passare delle pagine (e col passare degli anni).

    Il libro è lo sfogo violento, irrazionale ed autoassolutorio di Alexander Portnoy, che in preda a mille nevrosi (un recupero delle prime opere, quello della sofferenza psichica freudiana è un tema presente in opere come “lasciar andare”) con una petulanza rara getta in faccia al suo psichiatra tutto il suo malessere e la sua frustrazione, che ovviamente sono sempre e solo responsabilità di chi gli sta vicino.
    Il risultato è una rappresentazione molto chiara dei mali che cigolano sotto la brillantissima civiltà dei consumi degli anni 60, del mucchio di sporco che cerca invano di nascondere sotto il tappeto. E’ molto ben rappresentata l’ipocrita ansia dell’americano medio che ambisce ad aver diritto a tutto, a poter concretare tutte le proprie ambizioni, anche quelle più inconfessabili come quelle sessuali (meglio se invece chi ci circonda non può: cosa c’è di più eccitante del privilegio?), mantendo però il diritto ad essere visti come persone buone, e
    Soprattutto ad essere in pace con se stessi.
    Va da sé che questo è impossibile. E questo desiderio frustrato mescolato a quello del tutto analogo (tipico dell’ebreo americano) di integrarsi nel mondo occidentale mantenendo la propria identità, crea una miscela esplosiva dalla quale nascono persone immature, arrabbiate, frustrate, emotivamente incapaci e buone solo a creare danno, come ben raccontano molti dei romanzi del Roth maturo.
    Agli occhi del lettore di oggi “Lamento di Portnoy” è un libro efficace ma tutto sommato noioso, perché al tipo di vita esposta dal protagonista ed alle sue nevrosi siamo abituati, e tutti ben sappiamo come perversioni sessuali e turpiloqui di ogni sorta siano diventati parte del nostro vivere quotidiano. Se è vero che la petulanza di Alexander Portnoy smuove ancora un certo pruriginoso fastidio in chi legge, ben diversi saranno la profondità e la vitalità di personaggi di romanzi futuri che vivono le stesse nevrosi di Portnoy ma con una ben diversa tridimensionalità. Penso a Seymour Levov od a Coleman Sylk, per esempio.

    E’ un libro molto utile per capire Philip Roth, e di cui si riesce a capire bene il successo alla sua uscita. Ma secondo me siamo molto lontani dal meglio del grande ebreo di Newark.

    ha scritto il 

  • 4

    Lamento di Portnoy, ovvero LaMente di Portnoy, a tratti semplicemente Porno(y).

    piccola nota prima di cominciare: dopo aver letto il "lamento" di uno bravo ho letto un sacco di lamenti di meno bravi nei commenti a questo libro. mi chiedo: ma se non ti piacciono i monologhi perché ...continua

    piccola nota prima di cominciare: dopo aver letto il "lamento" di uno bravo ho letto un sacco di lamenti di meno bravi nei commenti a questo libro. mi chiedo: ma se non ti piacciono i monologhi perché leggi un monologo e poi ti lamenti (appunto) perché è un cazzo di monologo?

    e adesso passiamo al libro.

    Intendiamoci subito: in questo libro sono descritti alcuni personaggi geniali che esprimono concetti talvolta surreali in altri casi addirittura inquietanti ma che non lasciano MAI indifferenti.
    Sono i familiari del giovane protagonista di questa odissea adolescenziale nel ventre molle ed opulento degli stati uniti d’America.
    Una famiglia colma di suggestioni e stranezze, dedita ad una sacralità ammantata di superstizione, schiava di tic e pregiudizi. Ma sopratutto legata da un filo rosso senza soluzione di continuità riassunto in tre fatidiche lettere “e se…”
    e se mi prende la sifilide, e se mi scoprono a segarmi in bagno, e se quella chiama la polizia, e se si butta dal terrazzo dell’albergo e se… e se muoio?
    Cresciuto in una tale accozzaglia di sensi di colpa e timor panico verso il futuro cosa può passare per la testa di un quattordicenne ebreo di nascita ma comunista e ateo per scelta?
    Questo il tema del libro svolto nel corso di una seduta presso lo psicanalista che ben presto si tramuta in un’inarrestabile monologo da parte del protagonista.
    Riesumando ricordi più o meno lontani nel tempo tutto è ancora così presente e possente e umiliante e conduce al risentimento al compatimento di sé a tratti all’autoassoluzione.
    Dalla sua “privilegiata posizione” Portnoy si lamenta (ma a tratti si capisce che narrando ride sotto i baffi) disperandosi degli ebrei e dei cristiani che si nutrono ottusamente dell’oppio dei popoli, poi si lagna dei wasp che non si rendono conto di quanto sia assurdo il loro sentirsi superiori a tutti gli altri, deplora le ragazzine di campagna fuggite in città in cerca di fortuna: belle come la madonna e ignoranti come uno scaricatore di porto. Alla fine non risparmia neppure una giovane comunista che abita in un kibbutz socialista e propugna l’uguaglianza tra i popoli sotto la sacra egida del capitale di Marx.
    Una messa alla berlina dei luoghi comuni del perbenismo dell’autocastrazione del proprio IO al fine di non apparire sconveniente.
    In apparenza la vita del protagonista è colma di battaglie: ideologiche, contro la discriminazione, per l’emersione da una triste realtà di provincia fino al “riscatto sociale”; ma tutto ciò è un passatempo per lui perché più di qualsiasi cosa al giovane Porno(y) interessa la gnocca.
    Ebbene sì: abbeverare il suo pene alla sacra fonte dell’orgasmo è il fine ultimo.
    Non abbastanza forti i sensi di colpa di cui si nutre sin dalla fanciullezza (e come potrebbe essere altrimenti con una famiglia così?)
    Non sufficienti gli aneliti sociali ed istituzionali verso cui il suo spiccato senso civico lo conducono .
    Non altrettanto soddisfacente il viaggio nelle terre di origine della storia della sua gente.
    Nulla riesce a distoglierlo per più di qualche momento dalla serrata caccia alle prossime poppe labbra culo cosce che lo rapiranno senza scampo.
    come a dire: fuori sono esattamente come tutti voi anzi ancora più bravo e buono, ma quando non mi potete vedere io faccio schifo e mi piace un sacco.
    È un bel libro, divertente dissacrante e che fa riflettere.
    Ridondante come tutti i monologhi, un po’ troppo lungo senza dubbio, ma efficace e ben riuscito.
    Un 8 pieno nel mio personale cartellino dei punteggi.

    ha scritto il 

  • 3

    Portnoy

    Un ebreo trentenne sfoga con il suo psicanalista le frustrazioni della sua vita. Una madre e un padre assillante che lo portano ad odiare la sua essenza di ebreo e a rinnegarla con se stesso e con gli ...continua

    Un ebreo trentenne sfoga con il suo psicanalista le frustrazioni della sua vita. Una madre e un padre assillante che lo portano ad odiare la sua essenza di ebreo e a rinnegarla con se stesso e con gli altri facendosene beffe per poi tornare ad esaltarla al massimo. Quella stessa madre con cui lui adora chiacchierare e quello stesso padre compagno di lunghe passeggiate. “Un uomo ebreo con genitori vivi sarà sempre un bambino”.
    Il sesso la fa da padrone negli sfoghi di un ragazzino alle prime voglie e di un uomo quasi realizzato.
    Lo stile della narrazione è veloce, spasmodico quasi nel bisogno di raccontare. Un delirio ironico, divertente e dissacrante. Prima esperienza con Roth ed è andata bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Lamento di Portnoy

    Il romanzo che lanciò definitivamente Philip Roth e lo fece conoscere al grande pubblico.
    Sesso ed ebraismo rappresentano una miscela potenzialmente esplosiva: mai come in questo caso le contraddizion ...continua

    Il romanzo che lanciò definitivamente Philip Roth e lo fece conoscere al grande pubblico.
    Sesso ed ebraismo rappresentano una miscela potenzialmente esplosiva: mai come in questo caso le contraddizioni tra sessualità e religione, natura ed educazione, istinto e normalità vengono spiegate al pubblico in maniera dissacrante, realistica, spontanea.
    Il protagonista, Alex Portnoy, nevrotico ed erotomane, racconta allo psicanalista la storia della sua vita. Assistiamo così ad un lungo monologo, impetuoso come un fiume in piena, in cui le pastoie delle radici ebraiche sono come lacci stringenti ed avvolgenti che impediscono la realizzazione di se stessi mentre la sessualità - esposta in maniera caustica, sboccata, sarcastica e scurrile - diventa lo strumento del protagonista per uscire da questo stato delle cose: quasi che il fatto di "penetrare" col proprio organo sessuale una donna non ebrea costituisse una sorta di passepartout per penetrare il suo ambiente sociale.
    Si tratta di un romanzo che, all'epoca della sua uscita (seconda metà degli anni '60), creò scandalo e polemiche ma che oggi, a distanza di anni, possiamo apprezzare per la potenza espositiva, la lucida invettiva, la fredda determinazione.
    Roth è uno scrittore eccellente. Nell'arco della propria carriera ha trattato una serie di argomenti diversi, potenzialmente antitetici e conflittuali, riuscendo sempre a ricondurre ogni vicenda sotto il grande mantello della propria origine ebraica. Con ironia e spirito di provocazione, capacità di analisi e senso di appartenenza, l'autore riesce ad esporre in maniera sincera e totale i sentimenti di inadeguatezza di un uomo che risulta in perenne conflitto: contro l'ambiente familiare rigido ed oppressivo, contro le proprie strampalate concezioni di amore e sentimento, contro il desiderio sessuale spasmodico ed eccessivo....ma soprattutto contro se stesso.

    ha scritto il 

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