Lamento di Portnoy

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 715)

4.0
(3605)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Russo , Olandese , Portoghese , Catalano , Finlandese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8806149806 | Isbn-13: 9788806149802 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Roberto C. Sonaglia

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Alex Portnoy ha trentrè anni ed è commissario aggiunto della Commissione perlo sviluppo delle risorse umane del Comune di New York. Nel lavoro è abile,intransigente, stimato. Il libro riporta il monologo di Alex che,dall'analista ripercorre la sua vita per capire perché è travolto dai desideriche ripugnano alla "mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai mieidesideri".
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  • 3

    Portnoy-oy-oy-oy-oy!

    Dalle pagine di questo libro emerge assoluta sincerità e una sensazione palpabile di vita interiore tormentosamente vissuta, mentre sul lettino di un analista l'io narrante, Alexander Portnoy, srotola ...continua

    Dalle pagine di questo libro emerge assoluta sincerità e una sensazione palpabile di vita interiore tormentosamente vissuta, mentre sul lettino di un analista l'io narrante, Alexander Portnoy, srotola un monologo di pensieri, ricordi e impressioni conflittuali.
    Ben poco sembra inventato e i personaggi spiccano subito con estremo realismo nei loro tratti peculiari.
    La madre, innanzitutto, dispensatrice di cibo kosher e sensi di colpa con il suo affetto opprimente, la sua bontà posticcia e inacidita, i discutibili metodi educativi.
    Era lei, per esempio, che vagamente minacciosa impugnava un coltello quando il figlio si rifiutava di mangiare, ma sempre a lei è legato il ricordo struggente e poetico di un cielo autunnale:
    “Vedi? Vedi come è viola? E' proprio un cielo d'autunno”.
    E poi il padre, zelante e frustrato agente di assicurazioni perennemente alle prese con problemi di stitichezza:
    “Oh, questo padre mio! Questo gentile, ansioso, stitico padre mio che non riusciva mai a capire niente!”.
    Ma era con lui che ogni anno, a novembre, andava a comprare vero sidro di mele per il Giorno del Ringraziamento, rituale necessario che li legava per tacita intesa.
    “Perché ho disertato la mia famiglia?”.
    Alex non sembra guadagnarci molto dal fatto di avere un'intelligenza al di sopra della media, e porta come una zavorra le sue origini ebraiche.
    A quanto pare il perenne senso di inadeguatezza che lo tormenta proviene tutto da lì, e sbattere in faccia agli amati-odiati genitori il suo ateismo condito di idee socialiste è il primo gesto di ribellione adolescenziale - se si escludono le sue assidue pratiche onanistiche:
    “Sono il Raskolnikov delle pippe”, afferma, visto che come il personaggio dostoevskiano i suoi “delitti” li consuma pericolosamente, a rischio di essere beccato.
    Disabile sentimentale sempre a caccia di avventure sessuali, da adulto vagheggia un ideale di focolare domestico con moglie e figli, ma nel suo animo intollerante e invidioso, oppresso dalla vergogna e dalla colpa, l'amore non può attecchire.
    I conti decisamente non tornano nella sua esistenza di avvocato trentatreenne irrisolto e deluso: “Non è mai abbastanza per me. Mai! Bisogna che io abbia. Ma avere che cosa?”.
    Tenendo fede al titolo, il romanzo indugia un po' troppo sul piagnisteo in progressione tra rabbia, rimpianti e rimorsi, e soprattutto nella seconda parte diventa un tantino prolisso e ripetitivo.
    Ma lo stile resta pur sempre diretto ed efficace, carico di sarcasmo.
    Preda di ossessioni castranti e del ricordo di ferite grandi e piccole mai rimarginate, Portnoy è in definitiva un bambino cristallizzato che non riesce a diventare un uomo:
    “Con una vita come la mia, Dottore, mi vuole dire a cosa servono i sogni?”.

    ha scritto il 

  • 2

    Inizio a capire il perché del Nobel a Dylan.
    Non è il primo di Roth che leggo, pur sapendo che non è assolutamente tra i miei autori preferiti. Eppure non ero preparata alla pesantezza del Lamento. Sa ...continua

    Inizio a capire il perché del Nobel a Dylan.
    Non è il primo di Roth che leggo, pur sapendo che non è assolutamente tra i miei autori preferiti. Eppure non ero preparata alla pesantezza del Lamento. Sarà che non sono più gli anni '60, sarà che la parola "chiavare" in un libro non fa più ne ridere né scandalizzare da almeno trent'anni, sarà che le perversioni e le ossessioni erotiche di un ragazzetto del New Jersey che deve arrivare nella terra promessa per non farselo venire più duro non rientrano particolarmente nel mio raggio di interessi, ma io ho trovato questo libro di una pesantezza incredibile e gratuita. La cosa brutta è che leggere Roth ora, nel 2017, dopo aver visto tutto Woody Allen, essermi letta i suoi emuli inglesi (Kalooki Nights, Howard Jacobson - un orrore), aver trovato ovunque, in qualsiasi serie americana e in qualsiasi film ambientato a New York dopo gli anni '50, la figura del maschio ebreo irrisolto e in psicanalisi, ecco... è semplicemente NOIOSO.

    ha scritto il 

  • 3

    Godibile. Godereccio. Godurioso.
    Tre aggettivi legati al godimento che ben descrivono una delle prime opere di Roth, che in questo romanzo esprime tutta la sua sagacia, irriverenza e maestria racconta ...continua

    Godibile. Godereccio. Godurioso.
    Tre aggettivi legati al godimento che ben descrivono una delle prime opere di Roth, che in questo romanzo esprime tutta la sua sagacia, irriverenza e maestria raccontando le manie sessuali di un giovane "affermato" della New York dei ghetti ebrei di Newark, che, sulla poltrona dell'analista, cerca l'affrancamento a tutti costi da una famiglia invadente e invasiva.
    Il giovane Portnoy paradossalmente incarna più di un cliché adolescenziale legato alla figura del bamboccione, colui che mantiene sempre il suo stato di Peter Pan, anche quando riesce ad affermarsi in campo lavorativo e ad uscire dal guscio.
    La causa di ciò viene ricondotta alle aspettative, alle intrusioni, alle raccomandazioni famigliari che non incoraggiano il giovane uomo a diventare farfalla, libera di spiccare il volo, ma continuano a volerlo tenere nel bozzolo allo stadio di larva umana. Ed ecco allora la "fuga" da parte del protagonista, attraverso il sesso onanista, frugale, fine a se stesso, senza coinvolgimenti di sorta, perché anche quando intreccia relazioni più importanti trova sempre qualche delirante, giustificato motivo per non ricreare l'esperienza matrimoniale dei genitori, tanto amata quanto odiata! Un libro che non traccia però solo il ritratto di un uomo, ma di una cultura, quella ebraica , di cui Roth si fa portavoce, interprete e pure feroce critico, in un mix di sarcasmo e ironia... da leggere, per capire le origini della scrittura di uno dei più celebri scrittori americani del recente passato.

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente ce l’ho fatta! Ho terminato il mio primo Roth.

    Non mi ero mai accostata a lui, per paura di fallire…troppo colto, troppo intellettuale per le mie modeste meningi…pluripremiato, pluriosanna ...continua

    Finalmente ce l’ho fatta! Ho terminato il mio primo Roth.

    Non mi ero mai accostata a lui, per paura di fallire…troppo colto, troppo intellettuale per le mie modeste meningi…pluripremiato, pluriosannato, in tutto il mondo…un mostro sacro che temevo di incontrare, di non capire.

    Ho iniziato “Il lamento di Portnoy” per puro caso, ascoltando un brano recitato dal bravo Luca Marinelli, e ne sono stata rapita immediatamente.

    Uno scoppiettante monologo (un incessante, vero e proprio flusso di coscienza) ci porta, con la fantasia, nella stanza di uno psicanalista che ascolta, senza quasi mai intervenire (se non alla fine del romanzo), un irriverente, sarcastico, dissacrante Alexander, in terapia, evidentemente, in quanto erotomane (o forse solo in cerca di se’ stesso).

    E su quel lettino Alex, uomo colto e di successo, spara a zero su tutto quanto…

    Figlio devoto per “costrizione” di una madre oppressiva e iperprotettiva, indotto a comportamenti morali “corretti” per appartenenza ad una famiglia ebrea osservante, si sente, sin dalla primissima infanzia, trattenuto nella sua condotta, in conflitto eterno su quello che “deve” essere fatto e quello che non è giusto si faccia …e questo suo essere ingabbiato in un “ruolo” che mai ha sentito suo, lo porta a ridurre in pezzi tutto quanto: l’istituzione familiare e quella religiosa, l’amore.

    La sua idea di libertà diventa il sesso.

    In principio è l’onanismo (onanismo praticato con gran foga e molto estro, devo dire) a consentire ad Alex di evadere dalla sua prigione “perbenista”, onanismo che continuerà ad essere una costante della sua vita, assieme ai rapporti orali offerti e ricevuti; poi la ricerca delle donne… averne una dopo l’altra, preferibilmente le “shikse” (cioè le ragazze non ebree), diventa per lui una specie di missione: “Il succo del mio ragionamento, Dottore, è che non mi par tanto di ficcare il mio uccello in queste ragazze, quanto di ficcarlo nei loro ambienti sociali… come se scopando volessi scoprire l’America. Conquistare l’America, è forse più corretto”.

    Ma, allo stesso tempo, l’educazione da lui subita in ambito familiare e sociale, fa sì che questa corsa alla “passera” avvenga con un terribile senso di colpa : “travolto dai desideri che ripugnano alla mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri”.

    “Tentazione e disgrazia! Corruzione e autoirrisione! Autodeprecazione… e pure autodefecazione! Lamentazione, isterismo, compromesso, confusione, malattia! Sì, Naomi, sono sudicio, oh, sono impuro… e anche lievemente scazzato, cara mia, di non essere mai all’altezza per Il Popolo Eletto!”

    E allora eccolo, Alex, su quel lettino, ad auto analizzarsi lucidamente, a definirsi, a sentirsi personaggio vivo in una barzelletta yiddish:

    “Dottore, forse altri suoi pazienti sognano – ma io, guardi, a me le cose succedono per davvero, tutte. Io ho una vita priva di contenuto latente. A me i sogni mi succedono! Dottore, non m’è riuscito di rizzarlo nello Stato di Israele! Beh, che gliene pare di questo come simbolismo, bubi? Mi indichi Lei qualcuno che sa fare di meglio, eh? Uno che non riesce a mantenere una erezione nella terra Promessa!”

    E alla fine di questo rigurgito senza fine di parole, questo sfogo fluviale, non rimane ad Alex che urlare, un urlo prolungato e liberatorio, che consente finalmente al silenzioso e attento Dottor Spielvogel, di aprire bocca per dire:

    «Allora (disse il Dottore). Forse noi adeso potvemo incominciave. No?»

    Si ride, si ride molto con questo libro….ho fatto delle figuracce, soprattutto, quando ho ascoltato l’audiolibro in autobus, lasciando a casa il cartaceo….l’interpretazione di Marinelli credo sia da considerarsi un valore aggiunto: ha messo il fuoco, nell’interpretazione….i difetti di Alex sembrano più marcati, le sue osservazioni taglienti vanno ancora più in profondità, la madre sembra più grottesca di quello che già sembra nel leggere le parole di Roth, e vale lo stesso per la Scimmia e tutti i personaggi di contorno di questo gradevole romanzo.

    Il linguaggio decisamente scurrile e spinto che tanto ha fatto discutere, soprattutto all’uscita del libro, che ha indotto, tra gli altri, Natalia Ginzsburg a definirlo “osceno”, che ha fatto gridare allo scandalo o alla speculazione commerciale tal’altri, a me non ha dato fastidio; e non pretendo di avere capito tutto, ovviamente…ma il grido di libertà lanciato da Alex mi sembra forte e chiaro: chi siamo noi per decidere della vita degli altri? chi siamo, per voler imporre pareri, credo, stili di vita? Credo che questo libro sia un encomio alla libertà di pensiero, in tutte le sue forme.

    ha scritto il 

  • 5

    È un libro che può non piacere e non fatico a rintracciarne le ragioni: è monotematico, a tratti un po' volgare e oggettivamente, Portnoy fa esattamente quello che dice il titolo: si lamenta.
    Però, da ...continua

    È un libro che può non piacere e non fatico a rintracciarne le ragioni: è monotematico, a tratti un po' volgare e oggettivamente, Portnoy fa esattamente quello che dice il titolo: si lamenta.
    Però, dal mio punto di vista, è un piccolo capolavoro di ironia, una presa in giro di tanti luoghi comuni psicologici e sessuali. Esplicito, irriverente, a tratti anche un po' schifoso, e tuttavia divertente e dissacrante. È come leggere la parodia di un manuale di psicologia. Imperdibile

    ha scritto il 

  • 3

    un libro che andava letto 50 anni fa

    Ecco, l'ho finito, che fatica!
    Prima di potermi pronunciare definitivamente sull'autore però, dato che questo è il primo Roth che leggo, dovrò e vorrò leggere qualcos'altro, Pastorale americana prima ...continua

    Ecco, l'ho finito, che fatica!
    Prima di potermi pronunciare definitivamente sull'autore però, dato che questo è il primo Roth che leggo, dovrò e vorrò leggere qualcos'altro, Pastorale americana prima di tutti. Poi vedremo.
    Intanto, parlando di Portnoy…
    Dopo le prime pagine, divertenti indubbiamente, il commento che mi risuonava sempre in testa era "No, ma dai, ancora co ste storie" ma non riuscivo a focalizzare, pensandoci, a cosa io mi riferissi, dove avessi "già visto".
    Il nostro buon Alex, tra una masturbazione fisica e una masturbazione mentale, ci conduce per 304 pagine fitte in un mondo assolutamente privato, unilaterale, monomaniaco (bi-maniaco in realtà, il sesso e l'ebraismo), egoriferito e tipicamente permeato da un senso di vittimismo molto riconoscibile.
    Lui è vittima di sua madre, della loro religione, di suo padre, di suo cognato, del suo putz, delle passerine che non gli si concedono, di quelle che non vogliono convertirsi, di quelle che lo vogliono sposare, di quelle che non lo vogliono vedere nemmeno dipinto, in ultimo vittima di una società che non gli consente di essere come vuole, di fare ciò che vuole. Mai vittima delle donne, che non esistono, in quanto valgono solo per le loro parti erogene, su tutte due belle sise e una passerina possibilmente insolente. Una eterna sineddoche relazionale.
    Mai titolo fu più appropriato: un vero Lamento, senza scopo apparente, una sorta di prefica della narrazione, solo che non si capisce bene cosa o chi sia morto.
    Poi ho capito che ciò che mi ricordava era il linguaggio tipico della letteratura americana di rottura, vedi Spillane, Bukowski, ma anche Fante e soprattutto Woody Allen, che condivide con Roth un'ironia tagliente e la coperta troppo corta dell'ebraismo che comunque crea il conflitto su cui si regge tutto il Lamento: spietato con l'ebraismo ma fiero di essere ebreo.
    Che sia una masturbazione vera e propria lo si capisce prima o poi e vi si ritrova anche l'ispirazione di opere d'arte televisiva quali Mr Robot, dove le masturbazioni di Elliot sono molto più interessanti delle sue stentate parole.
    Uno stream of consciousness un po' datato leggendolo oggi, epoca in cui qualche parolaccia e delle vivide immagini sessuali non rendono un'opera più interessante ma forse solo più volgare. Nella seconda metà degli anni sessanta invece questo uso irriverente della lingua aveva sicuramente un valore diverso, importante, innovativo. Bisognava romperli gli schemi imposti dalla bianca borghesia WASP, e dichiarare la propria appartenenza al club degli erotomani senza rispetto per la famiglia (la famiglia!), la religione e le convenzioni era sicuramente un modo efficace per farlo. Salvo poi trovarsi a rotolare nelle proprie lacrime per la solitudine che ci si è creati e subire la punizione per aver osato rubare la scintilla agli dei, il putz si ammutina! Divertente, indubbiamente molto divertente, ed esilarante la figura della mamma come il rapporto tra il papà e i suoi intestini ribelli.
    Non un testo eterno tuttavia, se dovessi giudicare limitandomi a questo capirei perché il Nobel non arriva. Ma non mi limiterò.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con ...continua

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con le donne.
    Consigliato: a chi ama l’ironia e il disadattamento tipici della cultura jewish, a chi vive bene da solo in compagnia delle proprie nevrosi.

    ha scritto il 

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