Lamento di Portnoy

Di

Editore: Einaudi (ET scrittori, 715)

4.0
(3578)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 235 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Russo , Olandese , Portoghese , Catalano , Finlandese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8806173952 | Isbn-13: 9788806173951 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Roberto C. Sonaglia

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
A partire dalla famiglia ebraica: il padre, un assicuratore sempre vissuto in funzione della propria stitichezza e la madre, "che radar quella donna! Mi controllava le addizioni in cerca di errori; i calzini alla ricerca di buchi; le unghie, il collo, ogni piega o grinza del mio corpo alla ricerca di sporcizia".Quel che ad Alex però interessa più di tutto è il sesso. E dopo un'adolescenza trascorso chiuso in bagno, "a spremersi il pisello nella tazza del gabinetto", Alex vive una storia dietro l'altra, sempre con ragazze non ebree, quasi che penetrando loro potesse anche penetrarne l'ambiente sociale: "come se scopando volessi scoprire l'America. Conquistare l'America". Fino alla storia di sesso travolgente e sfrenato con la "Scimmia" e all'epilogo, come ultima spiaggia, in Israele, dove Alex, totalmente incredulo, si accorge di come lì sia tutto ebraico. "Questa è la mia vita, la mia unica vita, e la sto vivendo da protagonista di una barzelletta ebraica".
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  • 5

    È un libro che può non piacere e non fatico a rintracciarne le ragioni: è monotematico, a tratti un po' volgare e oggettivamente, Portnoy fa esattamente quello che dice il titolo: si lamenta.
    Però, da ...continua

    È un libro che può non piacere e non fatico a rintracciarne le ragioni: è monotematico, a tratti un po' volgare e oggettivamente, Portnoy fa esattamente quello che dice il titolo: si lamenta.
    Però, dal mio punto di vista, è un piccolo capolavoro di ironia, una presa in giro di tanti luoghi comuni psicologici e sessuali. Esplicito, irriverente, a tratti anche un po' schifoso, e tuttavia divertente e dissacrante. È come leggere la parodia di un manuale di psicologia. Imperdibile

    ha scritto il 

  • 3

    un libro che andava letto 50 anni fa

    Ecco, l'ho finito, che fatica!
    Prima di potermi pronunciare definitivamente sull'autore però, dato che questo è il primo Roth che leggo, dovrò e vorrò leggere qualcos'altro, Pastorale americana prima ...continua

    Ecco, l'ho finito, che fatica!
    Prima di potermi pronunciare definitivamente sull'autore però, dato che questo è il primo Roth che leggo, dovrò e vorrò leggere qualcos'altro, Pastorale americana prima di tutti. Poi vedremo.
    Intanto, parlando di Portnoy…
    Dopo le prime pagine, divertenti indubbiamente, il commento che mi risuonava sempre in testa era "No, ma dai, ancora co ste storie" ma non riuscivo a focalizzare, pensandoci, a cosa io mi riferissi, dove avessi "già visto".
    Il nostro buon Alex, tra una masturbazione fisica e una masturbazione mentale, ci conduce per 304 pagine fitte in un mondo assolutamente privato, unilaterale, monomaniaco (bi-maniaco in realtà, il sesso e l'ebraismo), egoriferito e tipicamente permeato da un senso di vittimismo molto riconoscibile.
    Lui è vittima di sua madre, della loro religione, di suo padre, di suo cognato, del suo putz, delle passerine che non gli si concedono, di quelle che non vogliono convertirsi, di quelle che lo vogliono sposare, di quelle che non lo vogliono vedere nemmeno dipinto, in ultimo vittima di una società che non gli consente di essere come vuole, di fare ciò che vuole. Mai vittima delle donne, che non esistono, in quanto valgono solo per le loro parti erogene, su tutte due belle sise e una passerina possibilmente insolente. Una eterna sineddoche relazionale.
    Mai titolo fu più appropriato: un vero Lamento, senza scopo apparente, una sorta di prefica della narrazione, solo che non si capisce bene cosa o chi sia morto.
    Poi ho capito che ciò che mi ricordava era il linguaggio tipico della letteratura americana di rottura, vedi Spillane, Bukowski, ma anche Fante e soprattutto Woody Allen, che condivide con Roth un'ironia tagliente e la coperta troppo corta dell'ebraismo che comunque crea il conflitto su cui si regge tutto il Lamento: spietato con l'ebraismo ma fiero di essere ebreo.
    Che sia una masturbazione vera e propria lo si capisce prima o poi e vi si ritrova anche l'ispirazione di opere d'arte televisiva quali Mr Robot, dove le masturbazioni di Elliot sono molto più interessanti delle sue stentate parole.
    Uno stream of consciousness un po' datato leggendolo oggi, epoca in cui qualche parolaccia e delle vivide immagini sessuali non rendono un'opera più interessante ma forse solo più volgare. Nella seconda metà degli anni sessanta invece questo uso irriverente della lingua aveva sicuramente un valore diverso, importante, innovativo. Bisognava romperli gli schemi imposti dalla bianca borghesia WASP, e dichiarare la propria appartenenza al club degli erotomani senza rispetto per la famiglia (la famiglia!), la religione e le convenzioni era sicuramente un modo efficace per farlo. Salvo poi trovarsi a rotolare nelle proprie lacrime per la solitudine che ci si è creati e subire la punizione per aver osato rubare la scintilla agli dei, il putz si ammutina! Divertente, indubbiamente molto divertente, ed esilarante la figura della mamma come il rapporto tra il papà e i suoi intestini ribelli.
    Non un testo eterno tuttavia, se dovessi giudicare limitandomi a questo capirei perché il Nobel non arriva. Ma non mi limiterò.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con ...continua

    Ingredienti: i ricordi di un 30enne single ebreo sul lettino dello psicanalista, una madre iperattiva e ingombrante, un padre impalpabile e di poche parole, un rapporto intenso col sesso e fugace con le donne.
    Consigliato: a chi ama l’ironia e il disadattamento tipici della cultura jewish, a chi vive bene da solo in compagnia delle proprie nevrosi.

    ha scritto il 

  • 4

    Se l'eccesso diventa un pregio...

    Mi è piaciuto molto.
    Ironico, divertente, senza freni, dirompente nei contenuti e nella forma, complesso e stratificato nella sua apparente ridondanza, spietato e assolutore insieme.
    Inizi a leggerlo ...continua

    Mi è piaciuto molto.
    Ironico, divertente, senza freni, dirompente nei contenuti e nella forma, complesso e stratificato nella sua apparente ridondanza, spietato e assolutore insieme.
    Inizi a leggerlo e ti accorgi che non puoi più lasciare Portnoy, neanche quando il romanzo è finito.

    ha scritto il 

  • 5

    Interessante!

    Il prptagonista attraverso un monologo sempre in tensione rivela solo ad un dottore (figura istituzionale) tutti i pensieri più disturbati rivolti proprio verso le principali istituzioni:la famiglia, ...continua

    Il prptagonista attraverso un monologo sempre in tensione rivela solo ad un dottore (figura istituzionale) tutti i pensieri più disturbati rivolti proprio verso le principali istituzioni:la famiglia, la scuola, le religioni, la politica, l'America e infine Israele stesso. ...agognata meta ma terra inospitale per il suo figlio ribelle.
    Il libro che sforna descrizioni trash ma sempre funzionali al progetto di Roth rappresenta il buco della serratura attraverso il quale il lettore spia Portnoy con un miscuglio di ammirazione e di disgusto.
    Da leggere assolutamente

    ha scritto il 

  • 4

    " Nel corpo, non meno che nel cervello, è racchiusa la storia della vita " Edna O'Brien

    Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!!!

    aaa ...continua

    Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh!!!!!

    aaahhhhhhhh!!!
    Ecco!

    Urlo di fine lettura! Liberatorio in tutti i sensi...
    Grande Roth...eh.

    ha scritto il 

  • 4

    Estremo e tragicomico monologo di un ebreo statunitense oscillante tra una vita troppo stretta e una troppo larga.

    (p. 70) L'autocontrollo non cresce mica sugli alberi, sa: richiede pazienza, richiede ...continua

    Estremo e tragicomico monologo di un ebreo statunitense oscillante tra una vita troppo stretta e una troppo larga.

    (p. 70) L'autocontrollo non cresce mica sugli alberi, sa: richiede pazienza, richiede concentrazione, richiede un genitore zelante e votato all'abnegazione, e un bambino sollecito e alacre, per costruire nello spazio di qualche anno un essere umano veramente oppresso e cagacazzi.
    (p. 83) Uh, ne ho di lamentele! Conservo odii di cui neppure conoscevo l'esistenza!
    (p. 138) Il sale in zucca è solo un altro nome per definire le mie paure! Il sale in zucca è né più né meno l'eredità di terrore che mi porto appresso dal mio ridicolo passato! Quel tiranno, il mio superego, dovrebbe essere impiccato, quel figlio di puttana, appeso fino alla morte per i suoi fottuti stivali da truppe d'assalto!

    ha scritto il 

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