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Lamento di Portnoy

By Philip Roth, Roberto C. Sonaglia (Translator)

(2230)

| Paperback | 9788806173951

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Book Description

A partire dalla famiglia ebraica: il padre, un assicuratore sempre vissuto in funzione della propria stitichezza e la madre, "che radar quella donna! Mi controllava le addizioni in cerca di errori; i calzini alla ricerca di buchi; le unghie, il collo, ogni piega o grinza del mio corpo alla ricerca dContinue

A partire dalla famiglia ebraica: il padre, un assicuratore sempre vissuto in funzione della propria stitichezza e la madre, "che radar quella donna! Mi controllava le addizioni in cerca di errori; i calzini alla ricerca di buchi; le unghie, il collo, ogni piega o grinza del mio corpo alla ricerca di sporcizia".
Quel che ad Alex però interessa più di tutto è il sesso. E dopo un'adolescenza trascorso chiuso in bagno, "a spremersi il pisello nella tazza del gabinetto", Alex vive una storia dietro l'altra, sempre con ragazze non ebree, quasi che penetrando loro potesse anche penetrarne l'ambiente sociale: "come se scopando volessi scoprire l'America. Conquistare l'America". Fino alla storia di sesso travolgente e sfrenato con la "Scimmia" e all'epilogo, come ultima spiaggia, in Israele, dove Alex, totalmente incredulo, si accorge di come lì sia tutto ebraico. "Questa è la mia vita, la mia unica vita, e la sto vivendo da protagonista di una barzelletta ebraica".

Critics

  • Lamento di Portnoy

    Lamento di Portnoy, di seguito riportiamo la trama del romanzo e la presentazione dell'editore. Dopo Operazione Shylock e Il teatro di Sabbath, il capolavoro di Philip Roth: un atto d'accusa non solo contro l'antisemitismo serpeggiante negli Stati Un ... (read full critics)

    Qlibri published on Mon, 22 Nov 2010

6 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Facile scrivere ponendo davanti al protagonista un interlocutore.
    Meno facile quando l'interlocutore, dietro la maschera dello psicoterapeuta con tanto di cognome ariano, potrebbe essere altri: un carceriere, un sacerdote, un giudice, la Donna, la propria coscienza.
    Ne vien fuori una disperata stori ... (continue)

    Facile scrivere ponendo davanti al protagonista un interlocutore.
    Meno facile quando l'interlocutore, dietro la maschera dello psicoterapeuta con tanto di cognome ariano, potrebbe essere altri: un carceriere, un sacerdote, un giudice, la Donna, la propria coscienza.
    Ne vien fuori una disperata storia di sé, lentamente emergente dalle profondità di un lago nero fino a manifestare una forma esistenziale di drammatica complessità, com'è il risultato di ogni storia fatta di continui tentativi di procedere al di fuori del binario sul quale al momento della nascita siamo stati collocati. Il romanzo procede così attraverso un susseguirsi di campi di battaglia dove, nonostante cruenti combattimenti, nessun nemico muore: né la madre, né la morale religiosa, né Edipo, né la terra promessa, da intendersi come carne femminile offerta o pretesa in tutte le salse e condimenti. L'unico a rimanerne mortalmente ferito è, naturalmente, il guerriero Alex, che si ritrova stremato sul terreno/lettino, con ancora in mano la sua fedele arma/pene non più in grado di sostenere un'altra mirabile esibizione di bellicoso furore.
    Il protagonista si ritrova quindi privo di qualsiasi codice comunicativo con gli altri protagonisti che si muovono all'interno del recinto datogli e nel quale, nonostante tutto, è rimasto; ci si domanda, allora, se il suo lamento sia la dichiarazione di fine di un ciclo, l'affermazione di un fallimento con annessa dichiarazione di resa e richiesta di rientro nei ranghi; oppure se non costituisca, invece, un ulteriore tentativo di vincere la battaglia, attraverso l'atroce esperienza dell'incontro con sé stessi.
    Non è un caso se giunti all'ultima pagina ci accorgiamo che, in fondo, abbiamo semplicemente letto di una "premessa".
    Ineccepibile lo stile: drammatico il contenuto, perfetta la scrittura, impregnata da ironia e acuta intelligenza, oltre che di grande coraggio visti i terreni, specie quelli di natura religiosa, sui quali vediamo calarsi le più pesanti bestemmie.

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    iBruno said on Jan 2, 2012 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    l'ho trovato bellissimo. poi, proprio questa settimana (*), ho letto che Roth è considerato il più grande scrittore vivente.
    ma pensa te...

    (*chiaramente, era quella...)

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    ziacassie said on Feb 1, 2012 | Add your feedback

  • Il monologo dell'erotomane Portnoy è brillante, ironico e corrosivo .....soprattutto se si pensa che venne pubblicato nel 1967! Nel 2011 forse perde un po' della forza di rottura che possedeva e il testo talvolta risulta un po' troppo ripetitivo e monotematico. Preferisco e ritengo superiore  il Rot ... (continue)

    Il monologo dell'erotomane Portnoy è brillante, ironico e corrosivo .....soprattutto se si pensa che venne pubblicato nel 1967! Nel 2011 forse perde un po' della forza di rottura che possedeva e il testo talvolta risulta un po' troppo ripetitivo e monotematico. Preferisco e ritengo superiore  il Roth della maturità di Pastorale americana. Comunque Roth rimane un grande talento, che si manifesta anche in quest'opera.

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    Bicemotta said on Aug 19, 2011 | Add your feedback

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