Lamento di Portnoy

Di

Editore: Leonardo (Milano)

4.0
(3510)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Russo , Olandese , Portoghese , Catalano , Finlandese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8835510287 | Isbn-13: 9788835510284 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: R. Sonaglia

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Lamento di Portnoy, l'opera più famosa e più fortunata di Philip Roth, suscitòclamore e scandalo quando fu pubblicata nel 1967. Il romanzo vive ancora ogginei tratti indimenticabili del suo protagonista eponimo, Alexander Portnoy,maratoneta del sesso vissuto come ossessione, fantasia sfrenata, principio diautocoscienza, in una mistura ambigua di sensi di colpa e inconfessabilipulsioni. E' così che Portnoy, lungo l'arduo itinerario del "lamento" reso alproprio psicanalista, realizza una convincente metafora della moderna condizione umana: problematica e grottesca, segnata da spunti di irresistibile,spudorata comicità.
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  • 3

    Lamento di Portnoy - Philip Roth

    Un ebreo trentenne sfoga con il suo psicanalista le frustrazioni della sua vita. Una madre e un padre assillante che lo portano ad odiare la sua essenza di ebreo e a rinnegarla con se stesso e con gli ...continua

    Un ebreo trentenne sfoga con il suo psicanalista le frustrazioni della sua vita. Una madre e un padre assillante che lo portano ad odiare la sua essenza di ebreo e a rinnegarla con se stesso e con gli altri facendosene beffe per poi tornare ad esaltarla al massimo. Quella stessa madre con cui lui adora chiacchierare e quello stesso padre compagno di lunghe passeggiate. “Un uomo ebreo con genitori vivi sarà sempre un bambino”.
    Il sesso la fa da padrone negli sfoghi di un ragazzino alle prime voglie e di un uomo quasi realizzato.
    Lo stile della narrazione è veloce, spasmodico quasi nel bisogno di raccontare. Un delirio ironico, divertente e dissacrante. Prima esperienza con Roth ed è andata bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Lamento di Portnoy

    Il romanzo che lanciò definitivamente Philip Roth e lo fece conoscere al grande pubblico.
    Sesso ed ebraismo rappresentano una miscela potenzialmente esplosiva: mai come in questo caso le contraddizion ...continua

    Il romanzo che lanciò definitivamente Philip Roth e lo fece conoscere al grande pubblico.
    Sesso ed ebraismo rappresentano una miscela potenzialmente esplosiva: mai come in questo caso le contraddizioni tra sessualità e religione, natura ed educazione, istinto e normalità vengono spiegate al pubblico in maniera dissacrante, realistica, spontanea.
    Il protagonista, Alex Portnoy, nevrotico ed erotomane, racconta allo psicanalista la storia della sua vita. Assistiamo così ad un lungo monologo, impetuoso come un fiume in piena, in cui le pastoie delle radici ebraiche sono come lacci stringenti ed avvolgenti che impediscono la realizzazione di se stessi mentre la sessualità - esposta in maniera caustica, sboccata, sarcastica e scurrile - diventa lo strumento del protagonista per uscire da questo stato delle cose: quasi che il fatto di "penetrare" col proprio organo sessuale una donna non ebrea costituisse una sorta di passepartout per penetrare il suo ambiente sociale.
    Si tratta di un romanzo che, all'epoca della sua uscita (seconda metà degli anni '60), creò scandalo e polemiche ma che oggi, a distanza di anni, possiamo apprezzare per la potenza espositiva, la lucida invettiva, la fredda determinazione.
    Roth è uno scrittore eccellente. Nell'arco della propria carriera ha trattato una serie di argomenti diversi, potenzialmente antitetici e conflittuali, riuscendo sempre a ricondurre ogni vicenda sotto il grande mantello della propria origine ebraica. Con ironia e spirito di provocazione, capacità di analisi e senso di appartenenza, l'autore riesce ad esporre in maniera sincera e totale i sentimenti di inadeguatezza di un uomo che risulta in perenne conflitto: contro l'ambiente familiare rigido ed oppressivo, contro le proprie strampalate concezioni di amore e sentimento, contro il desiderio sessuale spasmodico ed eccessivo....ma soprattutto contro se stesso.

    ha scritto il 

  • 3

    Ma di che ti lamenti Alex Portnoy ?

    Scusa, sei l'erede prediletto di una famiglia normale che riversa su di te la quasi totalità dell'affetto, delle attenzioni e delle aspettative. Una famiglia che go ...continua

    Ma di che ti lamenti Alex Portnoy ?

    Scusa, sei l'erede prediletto di una famiglia normale che riversa su di te la quasi totalità dell'affetto, delle attenzioni e delle aspettative. Una famiglia che gode di un moderato benessere e non sperimenta lutti prematuri.

    Appartieni al popolo che l'Onnipotente ha designato come eletto fra tutti.

    Popolo eletto che, in verità, ha passato le sue, senonché i tuoi lungimiranti nonni hanno pensato bene di emigrare da qualche pulcioso shtetl dell'Europa orientale, risparmiandoti cosi qualche pogrom ed un quasi certo olocausto.
    Ed ancora ti lamenti ?

    E dove vanno i tuoi previdenti nonni a procreare i tuoi genitori, che ti metteranno al mondo ? Negli Stati Uniti d' America, terra di abbondanza, libertà ed opportunità. Per di più a New York, bella colta e cosmopolita, compendium mundi.
    Ed hai il coraggio di lamentarti ?

    Vieni al mondo negli anni '30, sperimenti solo vittorie, ascesa nel benessere in una società che è assolutamente sicura della crescita infinita e non ha ancora patito disillusioni.

    Appurato che non fai parte di quei 5 o 6 miliardi di esseri umani che se la passano peggio di te, effettivamente l'aver avuto tutte queste fortune qualche inconveniente lo procura ed il rapporto genitori/figli tanto più è stretto e tanto può avere esiti soffocanti, ricattatori, castranti.

    E' successo a qualcun altro di subire la famosa scenata rincasando tardissimo, senza preventivo preavviso e colpevolmente incolumi ?: “non ho chiuso occhio tutta la notte per l'ansia, per l'angoscia....un incidente.....una rissa . Le ho pensate tutte....., Incosciente ! Irresponsabile! Egoista ! Non hai pensato neanche un po' a tua madre ed a quanto male stava ? ”.
    Ed il bravo figliolo – come Portnoy tirato su sotto la campana di vetro - non ha sviluppato la quantità di pelo sullo stomaco per rispondere “ma chi te l'ha chiesto di stare in pensiero, mica è colpa mia...è un problema tuo....e poi...non è successo niente, qua sembra quasi che ti incazzi proprio per questo e per aver “sprecato” tutta questa apprensione....”, ma sedimenta sensi di colpa che deflagrano a distanza, proprio come ad Alex Portnoy.......tanto da costringerlo ad andare dallo strizzacervelli per capirne qualcosa, nonostante il suo QI da 158.

    In generale l'oggetto prevalente del lamento di Portnoy – dal punto di vista di un genitore – non è mica semplice: rassicurare/sostenere la prole evitando gli effetti nefasti da eccesso di investimento emotivo è una bella quadratura del cerchio. Non so voi come l'avete risolta voi..... Io ho adottato un criterio semplice: fare l'esatto contrario di quello che i miei hanno fatto con me. Vedremo i risultati col tempo.....

    Scusate la divagazione personale, ma d'altro canto il “Lamento” si presta.....Tornando al libro, lo definirei opera “seminale” (stricto sensu) per Philip Roth e come tale imperfetta e parziale ma della quale tutti gli eroi/antieroi egocentrici che verranno dopo saranno in qualche modo variazioni, in vicende più articolate ed in prospettive più complesse.

    Ritenuto osceno all'uscita, penso soprattutto per i passaggi relativi alla “Scimmia”, che oggi sarebbero ritenuti più che altro sessisti e “politicamente scorretti”. Ravviso in proposito una sorta di parabola sociale, linguistica ed esistenziale tra Portnoy e Coleman Silk ed i 30 anni che intercorrono tra l'uno e l'altro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    .Portnoy è un adolescente molto attivo sessualmente, perennemente chiuso nel bagno che sottrae ai bisogni fisiologici difficili del padre, a far furiosamente l’amore con se stesso, cosa che continu ...continua

    .Portnoy è un adolescente molto attivo sessualmente, perennemente chiuso nel bagno che sottrae ai bisogni fisiologici difficili del padre, a far furiosamente l’amore con se stesso, cosa che continua a fare negli anni anche quando si trova tra le mani ragazze e donne che, guarda caso, però non lo soddisfano mai a pieno. Soddisfare nel senso di andargli a genio, si intende. Eppure loro, le ragazze, hanno il nasino alla francese, che le pongono agli occhi di lui, che ha il lungo naso semita, parecchio al disopra. O almeno così la racconta. Insomma tutta la sua intensa, ossessiva, ma mai soddisfacente vita erotica è il frutto nefasto di un senso di inferiorità dovuto alla sua appartenenza alla comunità ebraica di Netwark, nonché a un gigantesco senso di colpa per non essere osservante e proiettato verso una vita adulta di moglie, figli e villetta; e ancora per nutrire nei confronti della madre premurosa e un filino castratrice, un complesso edipico irrisolto. Lui che ha 158 di Q.I., ha saltato due anni di elementari, ha un brillante presente e avvenire professionale, per di più in ambito sociale! Così la racconta, dicevo, allo psicanalista silenzioso che lo sta ad ascoltare per tutto il libro. Come sono disgraziato. Diagnosi mia: ego smisurato, nessuna empatia per gli esseri umani specie se di genere femminile. Temo un caso disperato di personalità narcisistica. La storia è scritta con ironia e umorismo, e ammetto di essermi divertita in alcune pagine. Tuttavia ho avuto come l’impressione di essere al cinema con uno spettatore davanti dalle spalle quadrate e dalla testa grossa: la sagoma ingombrante mi impediva di lasciarmi andare al divertimento.

    ha scritto il 

  • 3

    Zeno, mo' te faccio vedere io!

    Storia di un adolescente ebreo e pipparolo. Il tutto condito in un flusso di coscienza che alla lunga stanca un po'. Non male, anche se molto lontano dalle mie corde, probabilmente più vicino al pubbl ...continua

    Storia di un adolescente ebreo e pipparolo. Il tutto condito in un flusso di coscienza che alla lunga stanca un po'. Non male, anche se molto lontano dalle mie corde, probabilmente più vicino al pubblico maschile. Comunque, per essere stato scritto nel 1969 è tanta roba.

    ha scritto il 

  • 5

    Un monologo dirompente. Un monologo che esplora vorticosamente la non linearità dell'agire umano. Una storia che sembra apparentemente del protagonista ma nella quale ognuno di noi può trovare pezzi d ...continua

    Un monologo dirompente. Un monologo che esplora vorticosamente la non linearità dell'agire umano. Una storia che sembra apparentemente del protagonista ma nella quale ognuno di noi può trovare pezzi di se stesso. Il tutto condito con molta ironia ma anche con profonde analisi sulla consapevolezza di se. Scritto in maniera sublime. È il primo libro che leggo di Roth e credo che non sarà l'ultimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Lamento di Maria F. di natura viperesca

    Evvai con cinque stelle! Senza riserve mentali sulle mille e più pippe manuali in appena duecentodiciannove paginette, sovrastanti quelle mentali (che manco Zeno Cosini), che è poi una sola grande qu ...continua

    Evvai con cinque stelle! Senza riserve mentali sulle mille e più pippe manuali in appena duecentodiciannove paginette, sovrastanti quelle mentali (che manco Zeno Cosini), che è poi una sola grande quanto una montagna: perché sono nato ebreo?
    Se voi critici severi sapeste quanto ho impiegato a sentirmi orgogliosa di essere siciliana! Quanto ho gioito quando le targhe delle automobili furono liberate dal marchio “PA”, salutato a fior di strombazzamenti quando ti incocciava un altro, col tuo stesso marchio sul di dietro dell’utilitaria sempre un po’ “scassatizza”, sulle pulite e banali strade del nord.
    Un beeeeeeeeeeep! che la diceva lunga dell’isolamento in cui, noi terroni del sud, ci sentivamo immersi tra nordici alti, biondi e benparlanti … che poi tanto alti e biondi mica lo sono: se così si vedono anche noi li vediamo così.
    Che ne sapete di come ci feriva la meraviglia stampata in volto quando mangiavamo a tavola con coltello e forchetta, proprio come loro. Mica a noi viene mai in testa di stupirci se un milanese non sbrodola mangiando minestra, tanto siamo succubi della loro superiorità.
    Che ne sapete quanto disagio nel vederci schifiati quando alziamo il tono e l’accompagniamo con la nostra speciale lingua dei segni; segni per loro scimmieschi, ma di cui ci serviamo per dire tutto e il suo contrario in una botta. Altro che metodo Stanislavskij.
    Che ne sapete di giungere al punto di odiare questa parlata strascicata con la lingua che si “atturciuna” sul palato: tutte quelle doppie, marò, roba da tagliarsela la lingua.
    E per tutto questo mi sono sentita vicina e sodale con Alex Portnoy; per quel suo desiderio di essere come Tutti, che non ha niente a che vedere con il famigerato libro che si occupava solo delle minchiate. Qua sono due popoli interi che si sentono esclusi, che non ce la faranno mai nonostante la Storia e il Q.I. ( quello di Alex è 158). Solo l’autoironia, lo svilimento del sé - ce l’abbiamo dentro – col primo venuto ci aiuta a farci canuzzi da salotto. Noi che neghiamo di essere tutti mafiosi? Manco per niente: ci imbastiamo sopra una bella “barzelletta” sicula, nella speranza di essere almeno tollerati.
    Gli ho perdonato anche l’infantilismo che lo costringe a propinarci tutte le malefatte di una madre mediterranea a trentatré anni, che manco Franz K. con il padre. Evvabbè, se ne poteva fare una ragione: i miei figli se la sono fatta! Continuano a rispondere alle mie mille telefonate e a i miei messaggi che ora, con lo smart, iniziano la mattina presto che siano o no collegati. Sappiamo che è un gioco innocuo: io non mi attendo ubbidienza e loro non si sognano di essere bravi e buoni sul mio metro.

    ha scritto il 

  • 4

    "Questa è la mia vita, la mia unica vita, e la sto vivendo da protagonista di una barzelletta ebraica."

    A me questo Portnoy, ebreo che non vorrebbe essere ebreo, che "odia" suo padre che lo vorrebbe invece ligio e rispettoso di tutte le regole ebraiche; che "litiga" puntualmente con una madre ansiosa ch ...continua

    A me questo Portnoy, ebreo che non vorrebbe essere ebreo, che "odia" suo padre che lo vorrebbe invece ligio e rispettoso di tutte le regole ebraiche; che "litiga" puntualmente con una madre ansiosa che vede disgrazie e ogni angolo di strada; che ama il sesso, le donne e le continue masturbazioni mentali e non, mi ha fatto molto, molto ridere.

    ha scritto il 

  • 4

    Bisogna avere delle capacità letterarie enormi per creare un monologo organico di oltre 200 pagine in cui si raccontano episodi frammentati di una vita che vengano alla fine inseriti in un flusso unic ...continua

    Bisogna avere delle capacità letterarie enormi per creare un monologo organico di oltre 200 pagine in cui si raccontano episodi frammentati di una vita che vengano alla fine inseriti in un flusso unico, in cui il racconto sia impregnato di sessualità, questione religiosa e psicanalisi in quantità quasi equivalenti, in cui tutto questo, inoltre, risulti interessante, divertente, avvincente.
    Ci vogliono capacità enormi anche solo per progettare un libro del genere, figurarsi per scriverlo. Un libro enorme, mastodontico, innegabilmente ottimo. It's not my cup of tea, ma la qualità è evidente.

    ha scritto il 

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