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L'amore in sé

By Marco Santagata

(109)

| Others | 9788882468637

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Book Description

In un'aula dell'università di Ginevra echeggiano i versi d'amore di Petrarca:davanti ai suoi studenti, un italianista legge e commenta, interpreta, ementre la poesia risuona tra le pareti, nella memoria del professore a poco apoco riaffiora una lonta Continue

In un'aula dell'università di Ginevra echeggiano i versi d'amore di Petrarca:davanti ai suoi studenti, un italianista legge e commenta, interpreta, ementre la poesia risuona tra le pareti, nella memoria del professore a poco apoco riaffiora una lontana storia d'amore, che va a intrecciarsi in modoinaspettato e imprevedibile con la sua vita presente. Ancora adolescente,nella pianura emiliana in cui è nato, si era innamorato di una ragazza dellaborghesia locale, ricca, bellissima, e naturalmente irraggiungibile come ledonne delle poesie. Era stato un amore forte, intenso, pieno di passione e diideali, ma anche un amore infelice, senza speranza, un incanto che forse soloi versi del poeta possono risvegliare.

17 Reviews

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    Libro diviso in due: la parte contemporanea molto raffinata, che sviluppa una lezione interessante, ed i flashback, nati da un pretesto deboluccio, che risultano invece piuttosto stiracchiati.

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    Aliena said on Aug 21, 2012 | Add your feedback

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    Narrazione rievocatrice di un amore adolescenziale che sa di gia detto, già raccontato, già analizzato. Il romanzo si salva parzialmente grazie al commento a Petrarca che il protagonista, un professore, espone ai suoi studenti durante un seminario. S ...(continue)

    Narrazione rievocatrice di un amore adolescenziale che sa di gia detto, già raccontato, già analizzato. Il romanzo si salva parzialmente grazie al commento a Petrarca che il protagonista, un professore, espone ai suoi studenti durante un seminario. Santagata, ora che elargito il giusto tributo a un amore del passato, limitati a sfornare saggi... :-)

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    Boris said on Jul 19, 2012 | Add your feedback

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    Rimandato!

    L'idea del lapsus che, durante una lezione sul Petrarca, riporta l'attempato professore ai tremiti del primo amore adolescenziale, è senz'altro buona. Da quel momento, il romanzo si sdoppia sui due piani (la storia di Fabio e Bubi nel 1963, e la spie ...(continue)

    L'idea del lapsus che, durante una lezione sul Petrarca, riporta l'attempato professore ai tremiti del primo amore adolescenziale, è senz'altro buona. Da quel momento, il romanzo si sdoppia sui due piani (la storia di Fabio e Bubi nel 1963, e la spiegazione alla classe del sonetto petrarchesco, che continua nonostante il turbamento), cui se ne può aggiungere un terzo seppure appena abbozzato (la vicenda del tesista Serafino), con fortune alterne. Se, infatti, la parabola amorosa dei giovani liceali è fresca e commuovente (anche se non particolarmente originale), il resoconto della lezione è francamente un po' noioso e, a tratti, anche poco chiaro. Se il professor Santagata fosse uno studente, lo rimanderei pertanto a settembre, con la certezza che - visti i suoi mezzi - possa fare di meglio.

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    Gregorioxv said on Nov 3, 2010 | Add your feedback

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    La psicanalisi in mano al professore

    C'è un libro di Giovanni Pozzi (uno studioso di letteratura italiana) che si chiama "La rosa in mano al professore". Il titolo allude al fatto che la Rosa (cioè la Poesia, cioè la Letteratura), in mano ai professori che la smontano e la sezionano, di ...(continue)

    C'è un libro di Giovanni Pozzi (uno studioso di letteratura italiana) che si chiama "La rosa in mano al professore". Il titolo allude al fatto che la Rosa (cioè la Poesia, cioè la Letteratura), in mano ai professori che la smontano e la sezionano, diventa un'altra cosa.
    Allo stesso modo questo libro di Santagata (che è anche lui professore, a Pisa, di letteratura italiana) potrebbe intitolarsi "La psicanalisi in mano al professore". La trama è semplice: un famoso professore (non Santagata ma un altro che è un po' lui e un po' no), mentre tiene una lezione su un sonetto di Petrarca, incorre in un lapsus: invece di "Laura" dice "Bubi". Chi è Bubi? Il racconto va avanti su due piani: mentre la lezione prosegue (i due professori - Santagata e il suo alter ego - fanno DAVVERO un commento al sonetto) il professore ricorda alcuni eventi della sua gioventù. Alla fine il mistero d Bubi sarà svelato.
    La cosa più interessante del libro (che è scritto bene e che si legge con piacere) è il modo in cui si svela l'origine del lapsus. Sarà capitato a tutti di notare che quando in un gruppo di persone di cultura medio-alta qualcuno ha un lapsus (magari un po' spinto), c'è di sicuro un altro che, sorridendo, commenta: "Ah, cosa direbbe Freud...", alludendo ovviamente a oscure storie di sesso (meglio se infantili). Ebbene, è questa la vulgata sul lapsus, nonostante l'opera (recente) di ridimensionamento delle prospettive freudiane. Nei fatti, la maggior parte dei lapsus NON sembra avere una radice profonda ma sarebbe riconducibile a fattori contingenti. Il professore di Santagata, tuttavia, aderisce perfettamente alla visione tradizionale. Una prospettiva, in fondo, consolatoria. Il mistero può essere svelato, ci dice. La memoria è percorribile a ritroso. La nevrosi può guarire.
    Ora, chiaramente il lapsus di Santagata, fino a prova contraria, è frutto di invenzione. Non è desunto dall'analisi e non può essere verificato in alcun modo. Quindi, dal punto di vista medico, ha lo stesso valore (cioè poco o nullo) dei tentativi di Freud di psicanalizzare i classici della letteratura mondiale.
    Ed è questo, per finire, il punto che mi interessa: il meccanismo de "L'amore in sé" conferma che una componente importantissima delle costruzioni psicanalitiche è il racconto. Noi "costruiamo" la strada che conduce dai lapsus ai pensieri profondi; non come si costruisce una teoria scientifica, con la possibilità di uno scambio continuo tra realtà e modello, ma esattamente come si costruisce una storia. Nei fatti, è possibile che le cose stiano molto diversamente e che i nostri lapsus, per quanto ci si pensi su, non rivelino nulla. O che rivelino qualcosa di importante solo quando siamo disposti a narrare una storia che ci conduca dal lapsus alla coscienza. Una storia che ci faccia dimenticare ciò che scriveva, nel 1923, un avversario di Freud:
    "Non dobbiamo chiederci: -Perché dimentichiamo qualcosa?-, ma -Perché ce la ricordiamo?-. La dimenticanza è l'evento abituale, la norma; il ricordarsi è l'insolito, l'anormale."
    (Rudolf Meringer, Gli errori quotidiani, in S. Timpanaro, La "fobia romana" e altri scritti su Freud e Meringer, ETS, Pisa, 1992, p. 92).

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    M. said on Sep 16, 2010 | Add your feedback

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    Un grande romanzo sull'amore, quello con la A maiuscola. Superba prova narrativa

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    Andycarb said on Feb 2, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (109)
    • 5 stars
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  • Others 174 Pages
  • ISBN-10: 8882468631
  • ISBN-13: 9788882468637
  • Publisher: Guanda (Narratori della Fenice)
  • Publish date: 2006-01-01
  • Also available as: Paperback
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