Lampi

Di

Editore: Marsilio

3.8
(41)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Paperback

Isbn-10: 883170771X | Isbn-13: 9788831707718 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Paola Scrolavezza

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Scritto nel 1936, Inazuma (Lampi) segna una tappa fondamentale nell'evoluzione artistica di Hayashi Fumiko, il passaggio da una scrittura più strettamente avvinta all'esperienza personale a una narrativa che vuole essere oggettiva. Una scelta non solo stilistica, ma che tocca nodi profondi e complessi come il rapporto fra gender, genere sessuale, e genre, genere letterario. Al centro del romanzo Kiyoko, il prototipo della giovane donna ribelle, concentrata nella ricerca testarda della propria indipendenza e pur tuttavia piena di contraddizioni nel suo rifiuto di piegarsi all'etica tradizionale che vuole una donna moglie e madre. La sua diversità è scritta nel corpo, nel labbro leporino, la cui cicatrice deturpa un volto altrimenti perfetto; la sua ricerca di una vita diversa, lontana dalla famiglia d'origine e dai modelli di femminilità interpretati dalle sorelle, è problematica, e il suo stesso rifiuto del matrimonio non è rifiuto dell'istituzione, quanto delle pressioni sociali e familiari dalle quali come donna si vede costretta. Romanzo dell'ambiguità, Inazuma si conclude senza dare al lettore alcuna certezza. Kiyoko decide di riprendere gli studi e di trovare un lavoro che le consenta di vivere con dignità, non rifiuta il matrimonio in sé, quanto la realtà familiare nella quale è cresciuta, un rapporto di coppia come quelli che ha visto vivere dalle sorelle. Ma rimane il dubbio che la possibilità di un amore differente le sia precluso dal suo handicap.
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  • 3

    Non nego di non aver ben goduto agli inizi dalla lettura di questo libro. Non riusciva a destarmi interesse, coinvolgermi, attirare la mia attenzione. Forse non ne capivo il valore. Valore che si nasc ...continua

    Non nego di non aver ben goduto agli inizi dalla lettura di questo libro. Non riusciva a destarmi interesse, coinvolgermi, attirare la mia attenzione. Forse non ne capivo il valore. Valore che si nasconde timidamente tra le righe di una trama tutto sommato convenzionale. Ne emerge un Giappone ben lontano dall'idea opulenta che ne abbiamo oggi: un paese non dissimile in realtà dall'Italia del neorealismo del dopoguerra. Tuttavia, se l'Italia è la protagonista di molti film neorealisti, qui il Giappone rappresenta solo uno sfondo, un contesto, un intreccio di vincoli e pressioni psicologiche e sociali. Protagonista del racconto è piuttosto l'affermazione, la ribellione, la costruzione di un ruolo sociale. In un certo senso si tratta di un Bildungsroman alla rovescia, dove la protagonista, una giovane donna marchiata dall'infamia del labbro leporino, afferma la propria sofferta dis-integrazione, il rifiuto di un contesto sociale che la obbligherebbe a diventare sposa infelice, sguattera, madre o amante di seconda scelta. Kiyoko opta invece per la libertà di scegliere, di essere economicamente autonoma, di continuare gli studi e forse, un domani, di trovare un marito che ne apprezzi l'indipendenza, l'iniziativa, la trasparenza di intenti. Il valore del racconto sta proprio in questo: una testimonianza di una vita ai margini che tuttavia, in qualche modo, può salvare dalle convenzioni, consentire spazi inimmaginabili per chi invece teme di perdere i vantaggi di una personale confort zone.
    Consiglio di leggere la bella prefazione di Paola Scrolavezza non all'inizio, ma al termine del racconto. Buona lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    forse l'atmosfera dimessa, la disperazione costante che sottilmente pervade tutti i personaggi non li ho retti molto bene in questo particolare momento, ma non posso nascondere di apprezzare sempre la ...continua

    forse l'atmosfera dimessa, la disperazione costante che sottilmente pervade tutti i personaggi non li ho retti molto bene in questo particolare momento, ma non posso nascondere di apprezzare sempre la chiara levità con la quale vengono tratteggiate le vite nei romanzi giapponesi di prima metà novecento. Forse aspettavo un lieto fine che non poteva esserci

    ha scritto il 

  • 4

    Slice of (borderline) life

    Nella Tokyo periferica di fine anni ’30, le vicende di una famiglia allargata ai margini di una sopravvivenza borghese: piccoli negozi in crisi, giochi in borsa che vanno male, l’improvviso accanirsi ...continua

    Nella Tokyo periferica di fine anni ’30, le vicende di una famiglia allargata ai margini di una sopravvivenza borghese: piccoli negozi in crisi, giochi in borsa che vanno male, l’improvviso accanirsi delle malattie, passioni sfrenate ed immotivate che sbocciano e muoiono con la velocità dei lampi.
    Lampi perché narrato per brevi episodi.
    Lampi perché rapido e irruento.
    Lampi nella vita di persone, slice of life simili a quanto ha vissuto la protagonista (come nella tradizione del watakushi shosetsu o “romanzo dell’io).
    Lampi come quelli nell’animo di chi narra ed è narrato: improvvisi sentimenti che si scatenano senza un limite e lasciano stupiti.
    Lampi di coscienza e di speranza, troppo rapidi per essere colti. Il balenare è fulmineo quanto evanescente. La verità si rivela per troppo breve tempo per essere colta.

    Leggendolo il primo pensiero è andato alle sorelle Makioka di “Neve sottile”di Junichiro Tanizaki. L’ho percepito subito come una declinazione più periferica, spontanea, prosaica di quel capolavoro della vita borghese di inizio novecento. Ma “Neve sottile” è del 1948, mentre questo “Lampi” del 1936 gli è antecedente. Ed oltre il comune narrare di diverse sorelle, qui sentimenti molto più violenti e improvvisi si muovono in un contesto borderline di semidegrado, mentre dall’altra parte l’affresco è più pacato, costruito, si fa più ampio ed unitario, fino a farci sentire parte della famiglia in un incedere lento. Qui la famiglia è disgregata e si spera che quei pochi legami negativi che resistono riescano ad essere superati.
    La trama ci parla di quattro fratelli di stessa madre ma diverso padre, i cui legami affettivi sono molto laschi, conflittuali in modo sotterraneo e spesso anche scoperto. Tre sorelle, di diverso carattere: la disinibita ed avara Nuiko, l’indecisa e remissiva Mitsuko, l’insofferente ed intraprendente Kiyoko, e l’insapore fratello minore Kasuke, vivono nei difficili rapporti tra di loro e con la volubile madre Osei, nonché di una situazione economica instabile in cui cercano un poco di fortuna per sollevarsi dal mero sopravvivere. A tentoni ognuno cerca la propria strada e se nel farlo intralcerà l’altro non si porrà scrupoli.
    Lo stile di scrittura è molto diretto ed esplicito, cosa che non si trova spesso nel romanzo giapponese e che porta a verità scomode non taciute e a dialoghi serrati e conflittuali. Ma anche un narrare di situazioni così tipiche della periferia tokyense negli anni ’30, che ci fa vedere il quartiere sotto la neve, i ciliegi sulle strade o il Capodanno al tempio di Asakusa.
    Tutto è molto realistico, perciò frammentario, non filtrato, spontaneo a talvolta casuale più che causale. Uno slice of life il cui inizio e conclusione restano sfumati. Del domani non vi è certezza, ma certo un poco di speranza resta impressa dietro le palpebre: Kiyoko di sicuro si soffermerà ancora sul ponticello sulle rive del torrente.
    L’edizione Mille Gru Marsilio, di cui ormai mi dichiaro collezionista, offre un apparato del libro ricco come ci ha abituati, la carta bella e la copertina preziosa. Una valida ed interessante introduzione ci parla dell’autrice, della sua epoca dal punto di vista letterario e del libro stesso. Mi vedo però poco d’accordo nell’attribuire il ruolo di protagonista a Kiyoko, figura che impersona forse la stessa Hayashi scrittrice ribelle e figlia illegittima e che spicca per carattere deciso e brusco, moderno e indomito. Trovo la storia molto più corale e femminile, ove gli uomini appaiono solo a fare danni ed in cui le donne coprono tutti i ruoli di amante, moglie, fanciulla indipendente.
    Interessante perché ribelle, diverso, eppure così giapponese. Un libro vivo e guizzante, pieno di cattivi sentimenti a cui da sfogo senza crogiolarsi in elucubrazioni mentali. Spero che dell’autrice traducano anche altri libri, oltre ad alcuni racconti che però non voglio affrontare perché non mi entusiasmano per la brevità che mi impedisce di entrare nell’ambientazione.
    Consigliato a chi apprezza la letteratura giapponese e vuole leggere qualcosa fuori dai soliti schemi di pacatezza e misura o perversione morbosa.

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    ha scritto il 

  • 5

    Kiyoko è la sorella minore di un gruppo di tre donne e un ragazzo, sono tutti figli di padre diverso e le sue sorelle tentano di sposarla a un commerciante a causa della cicatrice che le deturpa il la ...continua

    Kiyoko è la sorella minore di un gruppo di tre donne e un ragazzo, sono tutti figli di padre diverso e le sue sorelle tentano di sposarla a un commerciante a causa della cicatrice che le deturpa il labbro...

    Kiyoko è una donna indipendente, nel Giappone degli anni 30, sua sorella Nuiko è una manipolatrice che seduce gli uomini e poi li rifila alle sorelle, almeno è quel che ha fatto dopo aver tradito il proprio marito con quello che poi è diventato lo sposo di Mitsuko, e ora toccherebbe a Kiyoko che lei vorrebbe sposare a un rozzo commerciante, ma le cose precipitano e intanto che lei ci va ancora a letto, sua sorella lo rifiuta provocando una reazione a catena, quindi il marito di lei viene prontamente licenziato per far posto al nuovo arrivato

    nel Giappone anteguerra le donne non è che avessero molte possibilità, proprio come adesso, e una donna con un difetto fisico di certo non è in una buona posizione, quindi qualsiasi uomo potrebbe esser considerato un buon partito dalla famiglia ansiosa di liberarsi del peso e di avvantaggiarsi della relazione con un ricco commerciate...

    Fumiko Hayashi fu una specie di femminista e le donne che descrive sono piuttosto dure, certo Nuiko è la peggiore delle sorelle e le sue manovre per avvantaggiarsi al massimo delle sue relazioni sessuali la rendono un modello molto comune, ma Kiyoko è una che non si lascia piegare, vuole scegliere il suo destino e non accetta che la sua cicatrice le precluda una vita normale, sua sorella Mitsuko invece è la vittima predestinata delle macchinazioni della madre, incontinente sessualmente proprio come Nuiko e della stessa Nuiko

    storia dolorosa della ricerca di un'autonomia e della consapevolezza che i legami di sangue non presuppongono certo un affetto incondizionato, la prosa asciutta rende il racconto attuale e le emozioni che descrive vanno molto oltre le convenzioni che il Giappone chiama "relazioni personali"

    ha scritto il 

  • 4

    Trattamento “Non plus ultra”

    Il bello della Marsilio nella sua collana Mille Gru è che è corposa: una ricca introduzione e analisi dell’opera, la biografia dell’autrice e, soprattutto, un bel glossario e note a piè di pagina dove ...continua

    Il bello della Marsilio nella sua collana Mille Gru è che è corposa: una ricca introduzione e analisi dell’opera, la biografia dell’autrice e, soprattutto, un bel glossario e note a piè di pagina dove servono; cose spesso assenti nei volumi di narrativa straniera pubblicati altrove…

    Lampi, per certi versi, m’ha ricordato “Neve Sottile” di Tanizaki, in cui compaiono Taeko e Yukiko: anche due sorelle che come Kiyoko sono testarde e determinate a far valere la loro volontà, anche se la seconda in modo diametralmente opposto (seguendo cioè le regole della tradizione ed in modo sottilmente quieto) e muovendosi il romanzo in un altro ambiente (più agiato rispetto alla famiglia del romanzo della Hayashi).
    Scorre bene, fra corti capitoli più descrittivi e altri in cui esplode la violenza domestica, è appassionante e lo consiglio, come il libro(NE) di Tanizaki su citato.

    ha scritto il 

  • 4

    Involontariamente incontrò lo sguardo pieno di dignità di Osei e la collera tornò a invaderla. "Si può sapere perchè hai messo al mondo dei figli tutti di sangue diverso? Nuiko, Kasuke, Mitsuko... Non ...continua

    Involontariamente incontrò lo sguardo pieno di dignità di Osei e la collera tornò a invaderla. "Si può sapere perchè hai messo al mondo dei figli tutti di sangue diverso? Nuiko, Kasuke, Mitsuko... Non ce n'è uno che sia una persona decente" pensò fra sè e sè, maledicendo le sorelle.
    «Mamma, perchè hai dovuto sposarti tutte quelle volte di fila? Hai messo al mondo dei disgraziati, e a volte penso che sia il sangue diverso dei nostri padri diversi a farci litigare. Forse per te, mamma, noi figli siamo tutti uguali, ma per noi è un problema insormontabile».

    ha scritto il 

  • 4

    Dolore, frustrazione,rancori, recriminazioni , ecco gli ingredienti di questo romanzo. L'esistenza travagliata di una famiglia giapponese degli anni 30. Un nucleo atipico , una madre e quattro figli ...continua

    Dolore, frustrazione,rancori, recriminazioni , ecco gli ingredienti di questo romanzo. L'esistenza travagliata di una famiglia giapponese degli anni 30. Un nucleo atipico , una madre e quattro figli ,tre sorelle ed un fratello, nati da tre padri diversi. C'è chi tenta di emanciparsi, chi si dedica ad esplorare i propri limiti , chi accetta con remissione un esistenza misera. Molto bella la figura di Kiyoko , la sorella minore , che rifiuta le regole imposte ma che non sa trovare un alternativa alla vita propostale dai suoi disastrati parenti ( serpenti è proprio il caso di dire ) . Mi ha ricordato molto Dostoevskij , non tanto nella scrittura quanto nell'ambientazione e mi ha riportato alla mente la teoria di Alejandro Jodorowsky sull'eredità familiare. L'avesse scritto Dostoevskij sarebbe stato un romanzo fiume ricco di digressioni e tormenti invece abbiamo qui 219 pagine in perfetto japanese style. Ottimo romanzo e brava scrittrice. Sconsigliato a chi si trova in difficoltà emotiva ....

    ha scritto il 

  • 4

    Coadiuvato da una più che esaustiva introduzione a cura di Paola Scrollavezza e da una traduzione finalmente corretta, scorrevole, revisionata e corredata da un glossario indispensabile, finalmente to ...continua

    Coadiuvato da una più che esaustiva introduzione a cura di Paola Scrollavezza e da una traduzione finalmente corretta, scorrevole, revisionata e corredata da un glossario indispensabile, finalmente torna dopo tanti anni di fotocopie, fuori catalogo e racconti brevi questa famosa autrice giapponese, Hayashi Fumiko.

    E' inutile soffermarsi sulla biografia e sul contesto letterario che circondava l'autrice, ampiamente spiegati dall'introduzione: sul romanzo in sè, personalmente credo sia una slice of life molto frammentaria e molto giapponese come aspetto e come anima, a cui l'autrice dona la sua personale impronta, rendendola così realistica da risultare quasi cruda.

    Attraverso le vicende quotidiane e sofferte di una madre, delle tre figlie e delle loro famiglie, in poco più di venti capitoli, descrivendo solo brevi episodi incisivi che creano una gabbia scarna attorno al romanzo, Hayashi Fumiko crea ancora una volta uno spaccato duro ed efficace dei rapporti tra consanguinei.
    Incredibilmente schietta, come sempre, la resa dei personaggi. La madre Osei riflette le sue ambizioni sulle figlie; Nuiko, che vive apertamente anche le proprie azioni più turpi, Mitsuko, incapace di dare una salda direzione alla sua esistenza, e l'eroina Kiyoko, decisa a non piegarsi alle convenzioni paventate dalla sua scomoda famiglia, a costo di risultare crudele. A corredo di questo quartetto ruotano figure più o meno incisive di personaggi maschili, con un continuo passaggio di chiaro scuro tra la violenza e la passività con cui vivono il loro rapporto con le donne.
    L'atmosfera così disperatamente realistica è mitigata dagli scorci familiari e naturali, che riflettono e suggeriscono in un raffinato gioco di illusioni le intenzioni dei protagonisti, in primis Kiyoko, le cui decisioni sembrano riflettersi nella luce procurata dai lampi lontani, che aprono e chiudono il romanzo.

    Decisamente consigliato se amate la scrittura giapponese della prima metà del 1900.

    ha scritto il 

  • 4

    Noia, capricci, rabbia, indifferenza, ma anche speranza e orgoglio. Questo è il mondo della portagonista, un mondo femminile che non accetta di lasciarsi trasportare in una dimensione stretta per il p ...continua

    Noia, capricci, rabbia, indifferenza, ma anche speranza e orgoglio. Questo è il mondo della portagonista, un mondo femminile che non accetta di lasciarsi trasportare in una dimensione stretta per il proprio io, e degradante, come quello delle sorelle, come quello di molte donne giapponesi. Donne di ieri, ma anche di oggi.
    Il romanzo e la sua struttura ritmica, i dialoghi a volte molto serrati, e i cambi d'umore, sono tradotti in una prosa estremamente vivida e colorata, molto piacevole da seguire. Consigliato anche solo per questo.

    ha scritto il