Land grabbing

Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo

Di

Editore: Minimum Fax

4.1
(28)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 250 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8875213259 | Isbn-13: 9788875213251 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

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  • 3

    Liberti si muove agilmente attraverso i luoghi "incriminati" del fenomeno del land grabbing, ovvero l'acquisizione di terre da parte di multinazionali straniere nei paesi in via di sviluppo, in Africa ...continua

    Liberti si muove agilmente attraverso i luoghi "incriminati" del fenomeno del land grabbing, ovvero l'acquisizione di terre da parte di multinazionali straniere nei paesi in via di sviluppo, in Africa in particolare. Sebbene il reportage sia fatto bene, ricco di fonti e di opinioni di persone concrete (dall'investitore americano in borsa al contadino africano confinato nella riserva, dagli esperti della FAO ai proprietari dei fondi di investimento arabi e inglesi), è difficile per il lettore farsi una chiara opinione sul fenomeno. Un'opinione che non sia superficiale, in grado di andare al di là delle categorie di sfruttato e sfruttatore ( le multinazionali arrivano in terre straniere e iniziano a coltivare prodotti agricoli, biocarburanti, a piantare foreste, invitate dai governi stessi che affittano le loro terre a prezzi irrisori. Spesso su queste terre ci sono le comunità locali, che vengono così costrette a vivere ai margini delle piantagioni, spesso anzi impiegati come braccianti, riuscendo ad avere comunque uno stipendio che altrimenti non avrebbero. Il problema è: possono questi investimenti stranieri portare sviluppo ai locali? Anzi, dato che lo sviluppo non si importa- ma è un processo che ogni società dovrebbe mettere in atto in maniera autonoma-possono questi investimenti contribuire all'empowerment delle comunità locali? è questo l'aspetto più interessante del problema, a mio avviso) . Per fare questo, sarebbe necessaria un'analisi economica, che considerasse dati reali, e guardasse al fenomeno da altri punti di vista. Ma è chiaro che questo esula dalle competenze (e dalle finalità) dell'autore. In ogni caso ho trovato il libro retorico in certi punti, e le descrizioni delle persone incontrare un po' romanzesche.

    ha scritto il 

  • 5

    Investire in Jatropha piuttosto che in dot-com

    Cinque meritatissime stellette per questo bel reportage su un argomento tanto cruciale quanto poco conosciuto e ancor meno trattato dal giornalismo mainstream.

    Oltre all'aver presentato e approfondit ...continua

    Cinque meritatissime stellette per questo bel reportage su un argomento tanto cruciale quanto poco conosciuto e ancor meno trattato dal giornalismo mainstream.

    Oltre all'aver presentato e approfondito un tema così caldo, Stefano Liberti ha (anche) il grosso merito di aver confezionato le sue ricerche sotto forma di quasi-diario-di-viaggio, con uno stile spesso ironico e accattivante; tutte le situazioni descritte e i personaggi tratteggiati rimangono scolpiti in mente.

    Caldamente consigliato a chiunque.

    ha scritto il 

  • 4

    Non cercavo un libro che esponesse un punto di vista di un giornalista e a dire il vero un po' di timore ce l'avevo sapendo che l'autore scrive per il Manifesto. Immaginavo che l'autore esprimesse ide ...continua

    Non cercavo un libro che esponesse un punto di vista di un giornalista e a dire il vero un po' di timore ce l'avevo sapendo che l'autore scrive per il Manifesto. Immaginavo che l'autore esprimesse idee contrarie cercando appoggi vari per confutare la sua posizione. Dall'altra parte non avrei voluto leggere un libro prontamente a favore del fenomeno "Land Grabbing". Ho comunque azzardato l'acquisto perchè volevo capirne di più. E devo dire che il risultato è stato buono. C'è un continuo confronto, una volontà di capire le parti, di dare spazio a tutte le voci in modo che ognuno possa farsi la propria idea innanzitutto su cosa stia succedendo. A volte mi è sembrato uscire un po' da quello che è l'argomento (come nella parte relativa agli Stati Uniti e alle coltivazioni relative ai biocarburanti) ma devo dire che è scritto bene, interessante e non di parte. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Una sola parola: reportage

    Primo e, per quel che so, unico caso al mondo di libro-reportage sul land-grabbing. Si, reportage, genere giornalistico scarsamente frequentato, tanto che sembra appartenere a un'altra epoca. In più è ...continua

    Primo e, per quel che so, unico caso al mondo di libro-reportage sul land-grabbing. Si, reportage, genere giornalistico scarsamente frequentato, tanto che sembra appartenere a un'altra epoca. In più è un libro in cui si cerca di capire, non manicheo. Quando rischia il racconto a tesi - che dello stesso fenomeno hanno fatto, per esempio, Report o la Repubblica - è lo stesso autore a correggersi, come quando incontra l'amministratore delegato di uno dei fondi di investimento coinvolti nella corsa alla terra. Non si dà risposte facili, né comodi capri espiatori come la "speculazione" finanziaria. Ma offre racconti di prima mano, argomenta, illustra, dà spunti ulteriori di ricerca. Ottimo.

    ha scritto il 

  • 4

    ....pag. 70 - """Ora i paesi del Golfo stanno facendo solo quello che gli stati europei hanno fatto per anni""
    Questa frase, che l'autore di questa inchiesta giornalistica attribuisce al Vice Minister ...continua

    ....pag. 70 - """Ora i paesi del Golfo stanno facendo solo quello che gli stati europei hanno fatto per anni""
    Questa frase, che l'autore di questa inchiesta giornalistica attribuisce al Vice Ministero dell'Arabia Saudita Abdullah Al-Obaid, racchiude il tema, oserei dire il cuore, del libro..........cioè questa forma di neocolonialismo del 21° secolo che appunto attraverso il Land Grabbing (accaparramento delle terre) stati ricchi di denaro ma in crisi di risorse alimentari, speculatori e multinazionali che investono nei biocarbiranti stanno attuando, oramai da qualche anno, in danno di quei territori, e delle popolazioni che li abitano, con la complicità della "governance".

    Un solo appunto al giornalista, ancor più se giornalista del manifesto: una inchiesta "molto tecnica" ma poco, a mio parere, partecipata da parte dell'autore.

    ha scritto il