"Non c'è vita in questa remota ed insondabile dimensione. Ci sono, sì, uomini, case, strade, scuole, palazzi brulicanti di esseri, ma non c'è vita. È tutto spento, gli occhi degli uomini sono biglie di vetro trasparente senza espressione, i gesti sono sempre uguali a loro stessi, previsti e prevedibContinue
"Non c'è vita in questa remota ed insondabile dimensione. Ci sono, sì, uomini, case, strade, scuole, palazzi brulicanti di esseri, ma non c'è vita. È tutto spento, gli occhi degli uomini sono biglie di vetro trasparente senza espressione, i gesti sono sempre uguali a loro stessi, previsti e prevedibili. Le domande hanno già una risposta e la risposta non cambia mai. Non ci sono incertezze, non ci sono sussulti. Si nasce, si vive e si muore sempre allo stesso modo. In questo immenso mare di nulla solo gli occhi di Kurt si distinguono grandi e liquidi, due finestre azzurre di cielo che nascondevano un universo sconosciuto, alieno, disordinato. Kurt si muove goffo, con i suoi chili di troppo, Kurt si guarda attorno e osserva e scrive. Kurt non riesce ad adeguarsi, violenta il suo essere per riuscire ad allinearsi, ma alla fine urla, urla forte e scappa…
È in questo presunto mondo del futuro (forse neanche troppo lontano) che Gianluca Bartalucci, vincitore con questo racconto della quarta edizione del premio letterario Il racconto nel cassetto, ambienta la sua storia che racconta dietro una veste di colta fantascienza la paura della diversità che scompare, della perdita della memoria che sola può continuare a generare esseri che non siano sempre uguali a se stessi e che riescano ancora ad indignarsi ed urlare come ha fatto Kurt prima che i suoi occhi venissero spenti."
Alessandra Troiano (http://www.librincircolo.it/RecensioneKurt.htm)