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L'armata perduta

By Valerio Massimo Manfredi

(2081)

| Hardcover | 9788804562108

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Book Description

Una delle più epiche avventure dell'età antica: la lunghissima marcia, attraverso incredibili pericoli e peripezie, che diecimila mercenari greci - dopo la disfatta del principe persiano Ciro, sotto le cui insegne si erano battuti, cont Continue

Una delle più epiche avventure dell'età antica: la lunghissima marcia, attraverso incredibili pericoli e peripezie, che diecimila mercenari greci - dopo la disfatta del principe persiano Ciro, sotto le cui insegne si erano battuti, contro il fratello Artaserse alle porte di Babilonia - compiono per tornare in patria. È l'impresa gloriosa e tragica documentata nel IV secolo a.C. da Senofonte nell'Anabasi, che proprio Valerio Massimo Manfredi ha studiato e tradotto negli anni '80. Ma in questo romanzo le atrocità della guerra e l'eroismo di ogni soldato, il fasto e le crudeli bizzarrie della corte persiana, le insidie di una natura selvaggia e le amicizie più indissolubili sono narrate in una prospettiva completamente inedita: dalla voce di una donna, la bellissima siriana Abira, che per amore di Xenos lascia ogni cosa e condivide il destino dei Diecimila. Attraverso gli occhi di Abira, le donne diventano le protagoniste della grande Storia.

227 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Meglio la Storia

    Dopo molti anni riprendo in mano un romanzo di Manfredi e l'impressione non è cambiata: autore superficiale, che ha la fortuna di narrare storie che dalla Storia — quella vera — traggono forza, come quella di questi Diecimila uomini guidati da Xeno, ...(continue)

    Dopo molti anni riprendo in mano un romanzo di Manfredi e l'impressione non è cambiata: autore superficiale, che ha la fortuna di narrare storie che dalla Storia — quella vera — traggono forza, come quella di questi Diecimila uomini guidati da Xeno, qui raccontata attraverso gli occhi di una donna.
    Senofonte, perdonalo.

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    byAx said on Oct 19, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Se Federico Moccia avesse saputo scrivere e fosse stato uno storico di indiscutibile bravura, forse, avrebbe scritto un libro come questo :D
    Ma a parte gli scherzi, un bel libro, coinvolgente e passionale, forse con parole/sentimenti troppo fuori tem ...(continue)

    Se Federico Moccia avesse saputo scrivere e fosse stato uno storico di indiscutibile bravura, forse, avrebbe scritto un libro come questo :D
    Ma a parte gli scherzi, un bel libro, coinvolgente e passionale, forse con parole/sentimenti troppo fuori tempo, non adatti a quel tempo, ma forse sono solo io un po' troppo puntigliosa (in fondo chi può dirlo?).
    Consiglio di leggerlo?Si.
    In fondo chi non ha mai sognato di essere rapita da un bel fustone come XENO?

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    Federica Petrucci said on Sep 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'avvincente romanzo dell'Anabasi

    L’Anabasi in versione romanzata e raccontata da un punto di vista femminile è stata una lettura piacevole ed avvincente, non certo come quella studiata a scuola. Manfredi descrive benissimo la vicenda dell’armata dei diecimila, il lunghissimo viaggio ...(continue)

    L’Anabasi in versione romanzata e raccontata da un punto di vista femminile è stata una lettura piacevole ed avvincente, non certo come quella studiata a scuola. Manfredi descrive benissimo la vicenda dell’armata dei diecimila, il lunghissimo viaggio di ritorno dal cuore dell’impero persiano alle coste del Mar Nero attraverso l’Armenia, in pieno inverno tra il freddo, la fame, la stanchezza, gli assalti di tribù ostili. Bella la figura della donna “barbara” intelligente ed acuta, anche se poco realistica, e molto interessante l’idea dell’intrigo politico. Intensa la descrizione dei paesaggi e delle battaglie. La vera “pecca”: il finale, da romanzo rosa di ultima categoria (una scelta decisamente incomprensibile).

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    Lella59 said on Sep 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'Anabasi romanzata

    Un'ottima lettura grazie ad una felice rilettura in chiave romanzata del classico greco di Senefonte.
    L'autore, come sempre molto preciso e affidabile nelle ricerche storiche, aggiunge quel pizzico di romanticismo e di intrigo che rendono la rilettur ...(continue)

    Un'ottima lettura grazie ad una felice rilettura in chiave romanzata del classico greco di Senefonte.
    L'autore, come sempre molto preciso e affidabile nelle ricerche storiche, aggiunge quel pizzico di romanticismo e di intrigo che rendono la rilettura dell'epopea dei Diecimila molto godibile e avvincente.
    Consigliato!

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    Rudy Bidoggia said on Jul 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    All'inizio ero un po' scettica non avendo letto ancora nulla scritto da V.M. Manfredi, ma mi sono ricreduta. Avvincente e di lettura scorrevole.

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    Moremo said on Jul 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Carino, ma niente di speciale

    Nel complesso il libro è stato carino, una storia di coraggio e sacrifici, una sorta di "giallo" particolare. Tuttavia diverse cose non mi sono piaciute.
    Prima in assoluto è la narrazione in mano ad Abira, la povera ed ignorante ragazza barbara. La ...(continue)

    Nel complesso il libro è stato carino, una storia di coraggio e sacrifici, una sorta di "giallo" particolare. Tuttavia diverse cose non mi sono piaciute.
    Prima in assoluto è la narrazione in mano ad Abira, la povera ed ignorante ragazza barbara. La storia ha una struttura a scatola cinese, parte a raccontare una ragazza del villaggio che incontra Abira, che racconta le sue avventure, alcune delle quali le sono state raccontate da terzi. A questo punto credo che una narrazione in terza persona sarebbe stata più ordinata e meno introspettiva, perché diciamocelo: l'introspezione della ragazza, che in tutta la vicenda ha un ruolo marginale, è perfettamente inutile, tanto valeva far raccontare tutto ad un generale dei diecimila.
    Secondo: Abira incontra un uomo vicino al pozzo del suo villaggio e, senza avergli mai parlato, decide di fuggire con lui dopo esserglisi concessa senza troppe esitazioni. I due appartengono a due culture diverse, hanno lingue diverse, sono di una casta diversa. Insomma tutta la faccenda dell'innamoramento non sta in piedi perché non ci sono le basi per un possibile attaccamento tra i due personaggi, senza contare che Xeno, l'amore di Abira, la tratta sempre come poco più di un animale da soma.
    Terzo: tutta la trama è nel complesso parecchio ripetitiva, costellata da fuge, combattimenti, molti morti, atti eroici e impossibili, guerrieri invincibili. Ad appensantire il tutto sono le lunghe riflessioni della narratrice sulla morte, che sono almeno una decina e tutte uguali.

    Di positivo c'è il fatto che la storia mi è sembrata abbastanza avvincente, non mi sono annoiata. Altri punti di forza sono i tradimenti e le rivelazioni inaspettate, che aumentano la tensione.
    In verità mi aspettavo di più dal maestro dello Scudo di Talos e Il mio nome è Nessuno. Questo può essere perdonato se si considera il fatto che il libro è ispirato all'Anabasi, l'opera greca che riporta la stessa storia.

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    Lallimela said on Jun 2, 2014 | Add your feedback

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