Las Uvas de La IRA

(Spanish Language Edition of the Grapes of Wrath)

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Publisher: Penguin Books

4.5
(4784)

Language: English | Number of Pages: 528 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , French , Spanish , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: 0142002534 | Isbn-13: 9780142002537 | Publish date: 

Translator: Maria Coy

Also available as: Audio Cassette , School & Library Binding , Hardcover , Softcover and Stapled , Unbound , Others , Audio CD , Library Binding , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 5

    Terzo libro che leggo di questo autore e non posso che dire CAPOLAVORO! Ho sempre avuto timore di leggere Furore un po’ per la mole di pagine e un po’ perché le saghe familiari mi hanno sempre dato l’ ...continue

    Terzo libro che leggo di questo autore e non posso che dire CAPOLAVORO! Ho sempre avuto timore di leggere Furore un po’ per la mole di pagine e un po’ perché le saghe familiari mi hanno sempre dato l’impressione di qualcosa di pesante, con una moltitudine di personaggi che mi avrebbero portato alla confusione. E invece mai idea fu più sbagliata! Questa saga familiare è qualcosa di meraviglioso, è una storia di speranza e di redenzione, una storia che sa di polvere, di un viaggio lungo una vita. Vita che viene ribaltata da eventi più forti di noi a cui quasi mai siamo preparati, la disperazione si sente in ogni pagina ma allo stesso tempo c’è lo sguardo al futuro di speranza. Ogni personaggio è l’opposto dell’altro, riflessione contro istinto, equilibrio contro senso di colpa, disperazione contro speranza. In questo romanzo c’è davvero tutto quello che una persona può cercare in un romanzo del genere. Quello che mi è piaciuto altrettanto è la ricchezza di informazioni che l’autore ci fornisce riguardo al paesaggio, se chiudi gli occhi tu sei lì, ti senti la polvere addosso, l’odore di terra e dei frutti, ti senti il caldo asfissiante. Un libro davvero completo sotto tutti i punti di vista!

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  • 5

    Un libro indispensabile che mai come oggi dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutte le scuole, per tutti gli analfabeti funzionali che credono alle bufale sui migranti, per tutti quelli che d ...continue

    Un libro indispensabile che mai come oggi dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutte le scuole, per tutti gli analfabeti funzionali che credono alle bufale sui migranti, per tutti quelli che dicono "aiutiamoli a casa loro", per tutti i razzisti in genere. Sul valore letterario non c'è nulla da aggiungere: un libro così straordinario da essere sempre attuale.

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  • 5

    Un libro contestato e censurato, però che restituisce lettore ciò che hanno passato gli americani nei periodi più bui. Qui si capisce il perché della loro natura, Non ritengo che la cultura american ...continue

    Un libro contestato e censurato, però che restituisce lettore ciò che hanno passato gli americani nei periodi più bui. Qui si capisce il perché della loro natura, Non ritengo che la cultura americana sia la mia cultura o lo debba essere, ma tanto di rispetto onestamente non so se noi ne saremmo mai stati capaci, infatti noi siamo i sudditi di tutti.

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  • 4

    Andrò a parlare del libro conosciuto ai più attraverso la traduzione censurata restituita nell’acerbo 1940, coraggiosamente, dalla Bompiani e dal suo traduttore Carlo Coardi.
    Il 2013 ha visto nascere ...continue

    Andrò a parlare del libro conosciuto ai più attraverso la traduzione censurata restituita nell’acerbo 1940, coraggiosamente, dalla Bompiani e dal suo traduttore Carlo Coardi.
    Il 2013 ha visto nascere una seconda volta il romanzo, sempre in casa Bompiani ma con una traduzione fedele, a quanto dicono gli esperti, al testo originale. Non essendo capace di una lettura in lingua , ritrovandomi in casa il testo in prima traduzione italiana, quello ho fruito.
    Ebbene, ho letto un romanzo che restituendomi una geografia e una storia ben circoscritte al sud degli Stati Uniti, negli anni immediatamente successivi alla Grande Depressione, mi ha però prepotentemente rimandato all’orribile presente che viviamo ora, in Italia, in Europa, nel mondo intero.
    I processi migratori non sono eventi eccezionali che segnano epoche ben definite, la storia insegna tutt’altro. Questo romanzo ha il potere di rappresentare attraverso le vicissitudini migratorie della famiglia Joad il sentimento di possesso, di identificazione, di esclusività che proviamo quando pronunciamo le parole “la mia casa”, “la mia terra”, “la mia patria” e quando strenuamente le difendiamo da oscure e generalizzate minacce e quando , in posizione meno felice e sicuramente più sofferta, un qualche evento ci strappa ad esse. Potrebbe anche non essere la necessità di sfamarsi, di trovare lavoro per farlo, e sì che lo hanno fatto i nostri nonni e nella mia terra lo fanno ancora i giovani, perfino per studiare; potrebbe semplicemente essere un evento che si definisce straordinario ma che di fatto quando arriva in quella situazione ti fa vivere (un terremoto? un’alluvione? una catastrofe nucleare?...non so). Ebbene allora tutti saremmo capaci di capire cosa significa non avere più la casa, il lavoro, la sicurezza e dover trovare una soluzione per ripristinare una situazione, la più accettabile possibile. Chi di noi non lo farebbe? Chi non cercherebbe un futuro migliore? Chi non offrirebbe speranza ai propri figli?

    La famiglia rappresentata lo fa, subisce, patisce, cerca, trova e perde. Perde membri della stessa famiglia, perde consuetudini e con esse valori etici, perde la speranza di un’illusione, si scontra con fatica, povertà, sottomissione, odio e mantiene viva la volontà di sopravvivere. Ci sono due personaggi in particolare che tengono alta la speranza: Tom e la mamma; gli altri- a contorno- definiscono un quadro sociale in decadenza. Può essere il capofamiglia defraudato dal suo ruolo che subisce la capacità organizzativa della moglie e il potere decisionale che essa assume gradualmente, può essere la giovane figlia che paga il prezzo dell’illusione dell’amore con una gravidanza in solitudine , oltre che precoce, può essere un pastore che ha nutrito la sua vocazione con la Bibbia e si ritrova a organizzare il diritto allo sciopero della massa di braccianti. Mi è piaciuto tanto questo libro, a prescindere dal contesto socio-culturale ed economico che lo ha nutrito, a dispetto delle critiche che lo hanno tinto di rosso, a dispetto della traduzione italiana che lo ha restituito monco ma comunque potente. Non sono in grado di esprimere considerazioni sullo stile autentico ma ciò che ha traslato Coardi è sufficiente per capire, eccome. Qui il contenuto è più importante, il messaggio di speranza che traspare ( e spero non sia buonismo italiano in chiave fascista), la forza dei dialoghi e delle immagini. Da leggere e se si ha curiosità comparando le due traduzioni. Non provate però a comparare i tempi, quelli, ahimè, non mutano mai.

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  • 5

    Un vero pezzo da Novanta

    Furore è un capolavoro. Incredibilmente forte e potente come solo i classici senza tempo sanno essere. L'odissea dei Joad è tanto terribile quanto reale, potrebbe accadere a tutti e in qualsiasi momen ...continue

    Furore è un capolavoro. Incredibilmente forte e potente come solo i classici senza tempo sanno essere. L'odissea dei Joad è tanto terribile quanto reale, potrebbe accadere a tutti e in qualsiasi momento. Non importa se erano gli anni Trenta, se c'era la Depressione o se la Seconda Guerra ha cancellato tutto. I meccanismi dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo sono sempre attuali. Non è un libro politico, è un libro reale.

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  • 4

    Un grande romanzo del Novecento

    Tradotto in Italia prestissimo – nel 1939, addirittura in piena era fascista – e trasposto quasi subito sullo schermo da John Ford – nel 1940 – "Furore" entra immediatamente nella letteratura american ...continue

    Tradotto in Italia prestissimo – nel 1939, addirittura in piena era fascista – e trasposto quasi subito sullo schermo da John Ford – nel 1940 – "Furore" entra immediatamente nella letteratura americana come un classico, cioè un’opera “incortournable” se si vuole capire un’epoca, un grande tema, una civiltà.
    La vicenda della famiglia Joad vale più di tanti discorsi sugli anni della Grande Depressione, dell’impoverimento delle masse contadine nelle campagne americane, dei conflitti sociali creati dal sistema capitalistico. Di sorprendente attualità sono poi le pagine dedicate agli scontri tra poveri, o meglio delle popolazioni stanziali contro le migrazioni di massa. Ciò che si diceva degli Oakies, cioè degli emigrati dall’Oakland in California, ricorda in modo impressionante quanto si lamenta e si paventa oggi dei migranti dal Terzo Mondo – per non parlare degli emigrati dal Sud d’Italia dal dopoguerra agli anni Sessanta del Novecento.
    Quel che regge ancora è l’approccio narrativo di Steinbeck capace di superare il tradizionale punto di vista del narratore onnisciente e talora calandosi nel punto di vista dei suoi personaggi – soprattutto quelli minori promossi perciò a narratori del loro pezzo di storia. Alla parte "on the road", che ricostruisce il drammatico viaggio verso la “terra promessa” della famiglia Joad, succede quella ambientata in California. Grandi scene, certamente, a cominciare dal toccante epilogo. Ma tutto il libro è una lettura dal quale emerge tuttora l’epopea degli ultimi della terra, pur se non vinti come invece li considerava Verga.

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  • 5

    The grapes of wrath

    Iniziamo dal titolo.
    Quello italiano non è affatto male e bisogna darne merito a Bompiani per la felice intuizione.
    Ma il titolo in lingua originale è... tutto! "The grasse of wrath", ovvero "I grappo ...continue

    Iniziamo dal titolo.
    Quello italiano non è affatto male e bisogna darne merito a Bompiani per la felice intuizione.
    Ma il titolo in lingua originale è... tutto! "The grasse of wrath", ovvero "I grappoli d'ira". Sintesi perfetta, poetica e potente, di un libro altrettanto poetico e potente.
    Venendo al romanzo.
    Una sola parola mi viene per descriverlo: meraviglioso.
    Narra la straordinaria epopea della famiglia di Tom Joad (sì, quello di Bruce Springsteen: "The gosth of Tom Joad" e di altre celebri citazioni) che, sfrattati dalle proprie terra, si recano a Ovest, in California, alla ricerca disperata di lavoro. Lavoro che c'è, dappertutto, ma che non trovano perché i proprietari terrieri e i commercianti e gli abitanti di quei posti hanno inviso gli stranieri, gli emigranti, che chiamano con il dispregiativo Okie, e devono tenere basso il costo del lavoro, prendendo per fame chi quel lavoro lo cerca disperatamente. In California ne arrivano a centinaia di migliaia, molti di più di quelli che servirebbero, ma in questo modo il costo delle loro fatiche cala, si fanno la guerra tra di loro per un pezzo di pane. Una guerra tra poveri, che li porta alla disperata ricerca di una porzione di felicità che, nella maggior parte dei casi, è solo elemosinare un tozzo di pane per i propri bambini.
    Un romanzo epico, come è stato detto da più parti. Mitico, con descrizioni che, a tratti, sono pura poesia, e che si alternano con le vicende di una famiglia disperata che è il simbolo di un'intera generazione, di un'intera epoca, quella della Grande Depressione.
    Un romanzo disperato. Di una disperazione disperante. Ma che cova dentro di sé il germe furente della rivoluzione.

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  • 0

    Cosa dire, che altro aggiungere, a ciò che è già stato detto su "Furore"?

    C'è poco da sottolineare, in effetti, specie quando si parla di un capolavoro immortale come questo, al quale uno potrebbe cam ...continue

    Cosa dire, che altro aggiungere, a ciò che è già stato detto su "Furore"?

    C'è poco da sottolineare, in effetti, specie quando si parla di un capolavoro immortale come questo, al quale uno potrebbe cambiare nomi e luoghi e far finta che sia stato scritto l'altro ieri, anziché quasi ottant'anni fa. E questo non solo per gli argomenti trattati, ma anche per lo stile, la freschezza delle descrizioni e dei dialoghi, per la potente poesia di certe immagini, su tutte quella finale; per la mancanza assoluta di pietismo o di retorica facile, fine a se stessa, nella quale sarebbe fin troppo facile cadere, visto il contesto.

    Come nel più breve ma non meno bello e incisivo "Uomini e topi", l'odissea degli ultimi si compie all'insegna della miseria, della rincorsa al lavoro, alla ricerca di una stabilità che, non appena arriva, subito si ribalta: per qualche scherzo del destino, per un non calcolato errore o, più semplicemente, perché è così che a famiglie come quella dei Joad vanno le cose.

    Un plauso va fatto anche alla recente ri-traduzione di Sergio Claudio Perroni, che restituisce al lettore italiano il testo integrale, reintegrando le parti tagliate dalla censura fascista, nonché dando nuova linfa e fluidità a una lingua che nella precedente versione risultava purtroppo invecchiata e appesantita, oltre che mutila.
    Avevo anche provato, anni fa, a cominciare la lettura con la vecchia edizione. Abbandonai nel giro di una cinquantina di pagine e, a questo punto, penso che la traduzione abbia avuto le sue colpe; poi venni a sapere dei tagli, e va be'.

    Ad ogni modo, un tassello fondamentale della letteratura novecentesca, non solo a stelle e strisce; da leggere anche se si è distanti da un certo tipo di immaginario, anche se gli americani prediletti sono altri, come nel mio caso.
    Non posso però esimermi dal riconoscere a Steinbeck la statura del gigante: e ci mancherebbe altro.

    https://www.youtube.com/watch?v=qi0kWe2ixzU

    said on 

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