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Las cenizas de Ángela

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Publisher: Editorial Norma

4.3
(5207)

Language:Español | Number of Pages: 439 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Chi simplified , Italian , German , Swedish , French , Turkish , Dutch , Portuguese

Isbn-10: 9584506439 | Isbn-13: 9789584506436 | Publish date: 

Also available as: Others , Mass Market Paperback , Hardcover

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
Mis padres deberían haberse quedado en Nueva York, donde se conocieron y casaron
y donde yo nací. En cambio, re- gresaron a Irlanda cuando yo tenía cuatro ...
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  • 3

    Ireland needs an Oedipus

    Questo è il pensiero finale che questa lettura mi ha portato: quello che manca all'Irlanda è un Edipo, un parricida capace di rompere con una cultura conservatrice e inamovibile che giustifica il pegg ...continue

    Questo è il pensiero finale che questa lettura mi ha portato: quello che manca all'Irlanda è un Edipo, un parricida capace di rompere con una cultura conservatrice e inamovibile che giustifica il peggior padre nel nome di qualche velleità patriottica e scarica sulla perfida Albione tutte le responsabilità delle proprie disgrazie
    Sicuramente gioca il fatto che evoluzione e modernità vengano portare dall'odiato e opprimente vicino inglese - il rifiuto e il disprezzo dei Brits implica il ripudio di tutti valori nuovi del mondo occidentale.

    Non credo che sia un caso quando Frank parla di "strane opere teatrali su Greci che si cavano gli occhi perché hanno sposato le loro madri per errore", mentre cita per nome tutti gli autori e le opere che passano per Radio Eireann…. Il dramma di Edipo resta per Frank incomprensibile e inconoscibile…

    Del libro sono anche sicuramente interessanti e coinvolgenti gli elementi di descrizione della realtà sociale irlandese, della pervasività e forse della tradizione cattolica e del sostanziale e granitico conservatorismo di tutta la società, anche delle sue parti più povere ed oppresse.

    Però tutto sommato l'ho trovato un libro un po' sopravvalutato - dal punto di vista della scrittura tutto molto piano, senza invenzioni o originalità, se non qualche scampolo di "flusso di coscienza" ma poca cosa…..

    said on 

  • 4

    Un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora.

    Nelle Ceneri di Angela lo scrittore irlandese-americano Frank McCourt racconta la sua infanzia ed adolescenza, trascorse nel periodo tra le due guerre tra gli Stati Uniti della Grande Depressione e la ...continue

    Nelle Ceneri di Angela lo scrittore irlandese-americano Frank McCourt racconta la sua infanzia ed adolescenza, trascorse nel periodo tra le due guerre tra gli Stati Uniti della Grande Depressione e la poverissima Irlanda. Il romanzo si chiude con il ritorno di Frank negli Stati Uniti alla ricerca del riscatto e di una vita dignitosa che l’Irlanda non gli ha saputo garantire. A questo primo romanzo ne sono seguiti altri due, in cui l’autore ha raccontato la difficile integrazione nella società americana ed il coronamento del suo sogno.

    Lo stesso McCourt definisce la propria infanzia infelice, irlandese e cattolica, che è il peggio che possa accadere ad una persona. Utilizzando il punto di vista del suo io-bambino, McCourt riesce a raccontare con leggerezza, candore e una grande dose di ironia, vicende durissime che vanno dalle morti per stenti dei fratelli e della sorellina, alla povertà assoluta a livello di indigenza, dalle malattie al totale abbandono da parte della famiglia ed ai tristi tentativi di sbarcare il lunario.. Ne vien fuori un romanzo scorrevole, ironico e che, a tratti, riesce anche a far sorridere.

    Nelle parole di McCourt mancano qualsiasi forma di autocommiserazione, di rabbia e di accusa verso chi, per esempio i familiari, lo ha trascinato in una esperienza così dura. Il padre è un alcolizzato irrecuperabile, incapace di badare alla famiglia o di tenersi un lavoro per più di un paio di settimane. In una famiglia di persone grette e anaffettive, il padre è l’unica persona capace, nei rari momenti di sobrietà, di sinceri slanci di umanità e di amore paterno. Dopo varie vicissitudini, l’uomo seguirà il destino di tanti altri irlandesi che partirono per andare a lavorare nelle fabbriche inglesi impegnate nello sforzo del secondo conflitto mondiale. Quello che per tante famiglie irlandesi fu un’occasione di riscatto, per la famiglia McCourt si rivelerà l’ennesima sconfitta perché il padre si dimenticherà completamente della famiglia e non manderà mai a casa il denaro necessario alla loro sopravvivenza. La madre di Frank, invece, è una donna apatica e priva di iniziative, che passa le sue giornate davanti al focolare, il più delle volte spento, a fumare sigarette, piangere e disperarsi per la sorte dei figli morti, incapace di controllare il marito o di badare ai figli. Le sole cose che questa donna riuscirà a fare saranno umiliarsi per chiedere l’assistenza di enti caritatevoli e dello stato, cosa che il padre si rifiuterà di fare per un insulso orgoglio maschile. Ben poca cosa per poterla definire una leonessa che lotta per i propri figli. Intorno a questi due genitori ruotano zii, nonne e cugini da mettere i brividi.

    Il romanzo racconta anche molto di com’erano l’Irlanda e gli irlandesi prima del boom economico della fine del XX secolo, del loro patriottismo e del modo in cui vivono il loro cattolicesimo che sono il frutto delle ferite profonde che l’occupazione inglese ha lasciato nelle loro menti portandoli ad avere una sola chiave di lettura per la realtà: ciò che è favore degli inglesi e ciò che è contro. Tra le pagine troviamo anche il micidiale clima irlandese, il difficile rapporto di questo popolo con l’alcool, l’atmosfera opprimente e bacchettona della società irlandese, la rigidità sociale.

    Il romanzo mi è piaciuto ma mi ha lasciato una perplessità di fondo. Infatti, se posso considerare il tono indulgente e quasi giustificativo adottato dall’autore, adatto al ricordo di un bambino, non riesco a giustificarlo in un ragazzo che ha deciso di lasciare la famiglia ed il suo paese per inseguire un sogno di riscatto. Questa rievocazione fin troppo indulgente mi fa rabbia e mi lascia un fastidioso senso di artificiosità.

    said on 

  • 4

    Ho sempre girato alla larga da questo libro perche' l'accoppiata titolo + copertina non mi convinceva. Ho deciso di leggerlo ora che vivo in Inghilterra e ho riconosciuto quell'umidita', quella corsa ...continue

    Ho sempre girato alla larga da questo libro perche' l'accoppiata titolo + copertina non mi convinceva. Ho deciso di leggerlo ora che vivo in Inghilterra e ho riconosciuto quell'umidita', quella corsa sfrenata ai pub...e un po' anche quella poverta' e quelle condizioni igieniche. Nonostante il libro sia ambientato in Irlanda, la situazione qui nel povero nord dell'Inghilterra non e' stata molto diversa in passato.
    Ho provato una forte tenerezza per Frankie e i suoi fratelli, affetto per il padre che ha donato amore ai suoi cari fin quando ha potuto...ma il richiamo di una birra qui e' fortissimo.

    Felice di averlo letto!

    said on 

  • 4

    Penso che questo sia un gran bel libro. Frank McCourt torna indietro a quando era bambino e racconta la sua infanzia irlandese fatta di povertà e sofferenza, fino alla sua partenza per l'America all'e ...continue

    Penso che questo sia un gran bel libro. Frank McCourt torna indietro a quando era bambino e racconta la sua infanzia irlandese fatta di povertà e sofferenza, fino alla sua partenza per l'America all'età di 19 anni, quell'America tanto sognata e desiderata.
    Sicuramente lo fa senza autocommiserazione alcuna, racconta con un linguaggio semplice e diretto, con gli occhi e la leggerezza di un bambino ma allo stesso tempo con l'ironia e la consapevolezza di un uomo che non è più un bambino e sa benissimo dove è arrivato. È così che va dritto a toccare delle corde profonde, perché questo è un libro che scuote intimamente.

    said on 

  • 4

    A lungo avevo snobbato questo libro pensando fosse esageratamente triste. E certo di tristezza ce n'è tanta, ma c'è anche tanta ironia a temperare il tutto. Siamo nel secondo dopoguerra, e il piccolo ...continue

    A lungo avevo snobbato questo libro pensando fosse esageratamente triste. E certo di tristezza ce n'è tanta, ma c'è anche tanta ironia a temperare il tutto. Siamo nel secondo dopoguerra, e il piccolo Frank McCourt ci racconta la sua vita dai 4 ai 17 anni circa, che si svolge prima in America e poi nella poverissima e degradata Irlanda cattolica. L'autore ricostruisce molto bene il suo pensiero da bambino, e la sua ingenuità e il suo candore-troppo presto smorzati dalla durezza della vita ma comunque mai scomparsi del tutto- fanno tanta tenerezza. Leggerò di sicuro anche il seguito, mi sono affezionata a Frank!

    said on 

  • 4

    Speriamo che me la cavo

    McCourt, ormai ultrasessantenne, s'illude di tornare bambino raccontandoci la storia della propria vita. Ma un uomo che è già oltre alla cosiddetta mezz'età non può che guardarsi alle spalle con uno s ...continue

    McCourt, ormai ultrasessantenne, s'illude di tornare bambino raccontandoci la storia della propria vita. Ma un uomo che è già oltre alla cosiddetta mezz'età non può che guardarsi alle spalle con uno sguardo che il tempo ha limato ed edulcorato. Si mette così a stiracchiare dei ricordi sgualciti nel tempo forzando probabilmente delle immagini che erano già stropicciate di loro...
    La vita che ci racconta è assoluta miseria, alcolismo, freddo, malattie ma non si trova autocommiserazione piuttosto un evidente, anche se non esplicito, orgoglio per avercela comunque fatta a sopravvivere in tanto squallore. La lettura trascina e coinvolge facendoti quasi sentire nelle ossa tutta quell'umidità irlandese.
    Patriottismo e cattolicesimo, rigidità scolastica ma anche sociale. Si parla pochissimo dei ricchi come se ci fosse veramente un muro a dividere, a nascondere.
    Il giudizio positivo nasce da due aspetti:
    1) Il racconto fa scattare una scintilla che accende la miccia dei propri ricordi (questa cosa è testimoniata dalla lettura in gdl dove molti hanno riportato i propri ricordi); trovo che il riconoscimento sia uno dei valori fondamentali della lettura.
    2) E' una storia singolare perchè racconta di una vita che offre una seconda possibilità anche quando tutto sembra avverso.
    Note stonate:
    -troppa esaltazione dell' american dream
    - una scrittura non memorabile (in questo senso mi aspettavo qualcosa di più)

    said on 

  • 4

    Quando si vive di sogni e di niente, tutto quello che accade è abbastanza

    Così diceva il sessantenne F. McCourt al suo esordio letterario (!) con Le Ceneri di Angela, in una intervista.
    E' impossibile non provare, fin dalle prime righe , una grande empatia per Frankie che ...continue

    Così diceva il sessantenne F. McCourt al suo esordio letterario (!) con Le Ceneri di Angela, in una intervista.
    E' impossibile non provare, fin dalle prime righe , una grande empatia per Frankie che ci racconta della sua infanzia infelice irlandese e cattolica :
    la povertà ; il padre alcolizzato chiacchierone e buono a nulla; la madre derelitta che geme accanto al fuoco; i preti boriosi; i maestri arroganti ; gli inglesi e le cose tremende che ci hanno fatto per ottocento lunghi anni....E poi, tutta quell'umidità .
    La pioggia bagnava la città dalla Circoncisione a Capodanno ,scatenando uno sgangherato concerto di tossi secche, raspi bronchiali, rantoli asmatici e gracchi tubercolotici ,dando la stura a una marea di rimedi: per sciogliere il catarro ,per esempio, bisognava lessare una cipolla nel latte nero di pepe... La pioggia ci spingeva in chiesa ,il solo rifugio, il solo conforto, il solo posto asciutto che conoscevamo.

    Il punto di forza del romanzo è proprio questo "sguardo bambino", ingenuo, diretto, su una realtà molto dura e drammatica , e sulle persone . La narrazione fa sorridere spesso, per una sua tenera comicità e commuove, anche ... però non c'è traccia di autocommiserazione o rancore , tutto è filtrato dalla meravigliosa fantasia di un bambino che cresce in fretta e non si perde mai d'animo .
    Nei confronti del padre capace di perdere un lavoro dopo l'altro e di spendere al pub tutti i soldi, in Guinnes & whiskey, lasciando vergognosamente i figli senza niente da mangiare ,prevale sicuramente l'affetto , nonostante tutto,
    Frankie ne parla così:
    Io penso che mio padre sia come la santa Trinità e abbia dentro di sé tre persone: quella della mattina con il giornale, quella della sera con le storie e le preghiere e quella che la combina grossa, torna a casa con la puzza di whiskey e vuole che muoriamo per l'Irlanda.
    Quando la combina grossa papà mi fa intristire, ma non posso abbandonarlo perchè mio padre vero è quello della mattina e se fossimo in America potrei dirgli: Papà, ti voglio bene, come dicono nei film, cosa che invece qua a Limerick non si può fare perché ti riderebbero in faccia.
    E' permesso dire che vuoi bene a Dio, ai neonati e ai cavalli vincenti ma tutto quello che non rientra in questi casi è segno che ti manca una rotella.

    PS.Insomma , è andata cosi, mi sono affezionata un sacco a Frankie...
    e chiuso il libro, al calduccio, sul divano, è stato difficile prendersi un tè senza pensare ad un vasetto vuoto di marmellata :)

    said on 

  • 3

    Non basta la bella, anzi ottima, scrittura. Mi dispiace.

    Non è che mi succeda spesso di sfasare la fine della lettura con la recensione. Se accade è quando il testo in questione mi dà da pensare.
    Stavolta me ne ero, invece, dimenticata! Non è che il libro ...continue

    Non è che mi succeda spesso di sfasare la fine della lettura con la recensione. Se accade è quando il testo in questione mi dà da pensare.
    Stavolta me ne ero, invece, dimenticata! Non è che il libro non meriti, non dico questo. Ma si dimentica facilmente come facilmente si legge.
    Nella testa, però, mi frullava perché, questo professore universitario americano, avesse deciso di mettere nero su bianco la sua infanzia infelice, sballottata tra le due rive dell’atlantico. Non basta solo la sua dichiarazione d’intenti che il piacere di scriverne è legato proprio a questa “infelicità” aggravata dall’essere irlandese cattolico.
    E mi sono ricordata di un cugino di mio padre, emigrato da bambino in America dove ora insegnava matematica in un’università della California. Coevo McCourt , in quegli anni in cui scriveva l’irlandese la sua autobiografia, ce lo siamo visto ritornare in cerca delle sue radici. Niente però aveva più nulla a che fare con il lui bambino emigrato nell’eldorado: nè la casa paterna, né il rione, né i parenti. Nemmeno il suo essere un emerito professore impressionò più di tanto i cugini che, d’altra parte, si erano riscattati proprio in questa terra che era (è) il mondo dell’impossibile. Ciò che lo guidava a ritornare era mostrare com’era e come era, invece, diventato. Una cosa a cui non si era ancora abituato. Come l’irlandese.
    McCourt con la scrittura cristallizza quella miseria, che ancora gli brucia, trascendendo lo scorrere della storia. Non vuole e non può dimenticare. Ci riesce rappresentando una condizione condivisa, per un tempo infinito, in tutte le latitudini europee, a maggior ragione se meridionali e ammorbate dal cattolicesimo.
    È inutile dire che questa estrema povertà io l’ho conosciuta.
    Sarà che gli anni ’90 davano a noi “reduci” l’ebbrezza di averla scampata: non facevamo che rievocarla, quella miseria, con quell’ironia che a volte sfociava nella comicità. Ci sbellicavamo dalle risate, nelle notti di turno in ospedale, ricordando quel solo formaggino diviso tra i fratelli e spalmato su pane del giorno prima, che fungeva da colazione scolastica. In una di queste notti da amarcord, un infermiere disse: - però dottorè, bei tempi!
    Bei tempi, un corno! Manco con la promessa dell’immortalità ritornerei in quegli anni ’50, quando per Natale e santo Stefano si festeggiava con un solo galletto, di cui si buttavano solo le penne!
    Le “ Le ceneri di Angela” è la fotografia di quei tempi miserabili, dove vogliono ri - precipitarci. Della fotografia ne ha meriti e demeriti. Il cliché negativo conservato nella memoria di Frankie McCourt si sviluppa nella sua scrittura, infatti, ma non ci rende l’intera gamma dei sentimenti, dei sogni, delle speranze o delle delusioni di tutti quei poveri Cristi (e mi sovvien Fontamara o Cristo si è fermato a Eboli, tanto diversi). Nessuno che abbia un moto di ribellione, un’ideuzza politica che non sia la solita solfa (durata cent’anni) di cattolici contra protestanti. Nemmeno una parola che motivi la rassegnazione diffusa. Come se quella maniera di vivere fosse l’unica. Unica via d’uscita, fuggire verso “lamerica”. Possibile?

    said on 

  • 5

    "Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanza infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infan ...continue

    "Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanza infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora".

    Così parte il bellissimo libro che ho finito di leggere ieri, Le ceneri di Angela di Frank McCourt su cui avevo delle titubanze per due motivi: parla di povertà (non che la tematica mi disturbi ma temevo un libro-lagna) e secondo, ma non meno importante motivo, la voce narrante è un bimbo. Felice di essere stata smentita alla primissima pagina in cui Frank fa capire come condurrà la narrazione. La sua è la storia di una famiglia che ritorna in patria, in Irlanda, dall'America quando lui ha solo 4 anni insieme ai suoi fratelli più piccoli. E' la storia di una povertà estrema: niente da mangiare per giorni, il pavimento duro e gelido al posto di un letto e se il letto c'era era pieno di zecche e pulci, le morti di ben tre fratellini per gli stenti e la tisi.
    "Da ottobre ad aprile i muri di Limerick luccicavano di umidità. I vestiti non si asciugavano mai; i cappotti di lana e tweed ospitavano organismi viventi e a volte ci cresceva una vegetazione misteriosa."
    Ed ancora: "...io che a Limerlick ci sono cresciuto, giù a Irishtown, che là le pulci ce n'erano così tante e sfacciate che ti si mettevano sedute sulla punta dello scarpone a discutere della dolorosa storia d'Irlanda", poi c'è il padre alcolizzato che non sa tenersi un lavoro e che spende tutta la paga o il sussidio in birre e che sarà la rovina di questa famiglia disgraziata "Io penso che mio padre sia come la santa Trinità e abbia dentro di sè tre persone: quella della mattina con il giornale, quella della sera con le storie e le preghiere e quella che la combina grossa, torna a casa con la puzza di whiskey e vuole che moriamo per l'Irlanda".
    A ciò si aggiungono i parenti acidi, i maestri violenti ed i preti boriosi eppure nelle parole di Frank non c'è mai piagnisteo o vittimismo. Mai. Quanta tenerezza muovono le pagine in cui il piccolo autore, ritornato a casa dopo una lunga degenza a causa del tifo che stava per ammazzarlo e causata dal fatto che accanto alla sua abitazione vi era l'unico cesso di tutto il vicolo infestato da topi ed insetti, si dispiace di non essere più in ospedale dove c'era un letto, delle lenzuola pulite ed un pasto caldo ogni giorno.
    "La camicia con cui vado a dormire è la stessa con cui vado a scuola e che porto tutti i giorni. E' la camicia per giocare a calcio, per scavalcare i muri, per rubare nei frutteti. Con quella camicia ci vado a messa e alla Confraternita e la gente annusa l'aria e si scansa".

    Insomma è un libro che mi ha appasionato non per le vicende in sè ma per come sono state narrate, perchè mi ha fatto scoprire qualcosa in più dell'Irlanda e mi ha permesso di mettere a paragone la loro povertà con quella della nostra Italia negli stessi anni. La differenza sostanziale credo sia nel fatto che anche quì si crepava di fame e i bimbi anche quì morivano di tisi, polmonite e stenti ma i padri ubriaconi erano eventi eccezionali (dai racconti di Frank gli irlandesi erano così quasi tutti).

    said on 

  • 0

    “Io sono un uomo fortunato.”
    Così Frank McCourt conclude la pagina dei ringraziamenti, “un breve inno in lode della donna” .
    Fortunato davvero, per essere sopravvissuto ad un’ infanzia come quella ...continue

    “Io sono un uomo fortunato.”
    Così Frank McCourt conclude la pagina dei ringraziamenti, “un breve inno in lode della donna” .
    Fortunato davvero, per essere sopravvissuto ad un’ infanzia come quella che descrive ne Le ceneri di Angela, romanzo autobiografico, anche ammesso che solo la metà dei fatti raccontati siano veri.

    I McCourt erano emigrati in America, ma la grande depressione del ’29 li costringe a ritornare in patria, in un’Irlanda povera quanto l’ex regno borbonico, dove se andava bene si poteva riempire lo stomaco con pane inzuppato nel te, e il pranzo natalizio consisteva in una lussuosa patata e capa di porco o di pecora bolliti.
    Pulci e pidocchi, malattie infettive e polmoniti, scarpe scollate e piedi scalzi, mazzate , padri che si bevono i soldi della paga settimanale quando raramente riescono a trovare lavoro o il sussidio di disoccupazione e madri che si sciupano davanti alle ceneri spente dei camini, maestri con bacchetta e frustino, zie acide e nonne crudeli, e su tutto l’ombra gigantesca del peccato che, per voce di preti e suore e beghine e bigotte, si sparge su ogni azione umana, ma tant’è “se si commette un peccato tanto vale commetterne altri perché la condanna è sempre quella. Un peccato: supplizio eterno. Dieci peccati: idem. “

    Eppure, non vi è acredine, rabbia, disperazione, autocommiserazione: il racconto è attraversato un brio umoristico e da una vena quasi poetica - una grazia amorevole - , da un incanto bambino.
    Si ride (l’episodio della dentiera incastrata nella bocca del fratello minore è esilarante) e ci si commuove, senza mai smettere di provare un’empatia fortissima per Frank/Francis e per i suoi scalcagnati fratelli, per i vivi e per quelli morti, per sua madre Angela.
    (il padre, che li abbandona dopo aver investito ogni monetina nei pub riempiendo il suo stomaco beone, nonostante Frank non arrivi mai a disprezzarlo veramente, lo avrei intorzato di mazzate).

    Un bel libro, paradossalmente rasserenante.

    said on 

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