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Las cenizas de Ángela

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Publisher: Editorial Norma

4.3
(5258)

Language:Español | Number of Pages: 439 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Chi simplified , Italian , German , Swedish , French , Turkish , Dutch , Portuguese

Isbn-10: 9584506439 | Isbn-13: 9789584506436 | Publish date: 

Also available as: Others , Mass Market Paperback , Hardcover

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
Mis padres deberían haberse quedado en Nueva York, donde se conocieron y casaron
y donde yo nací. En cambio, re- gresaron a Irlanda cuando yo tenía cuatro ...
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  • 4

    Se fosse stato scritto da un italiano sarebbe stato un polpettone tipo "la Storia" della Morante a cui assomiglia nella descrizione di un'infanzia drammatica. Invece McCourt descrive quella che è un'i ...continue

    Se fosse stato scritto da un italiano sarebbe stato un polpettone tipo "la Storia" della Morante a cui assomiglia nella descrizione di un'infanzia drammatica. Invece McCourt descrive quella che è un'infanzia infarcita di tragedie con un tono leggero, spesso comico. Oltre alla propria infanzia, descrive senza indulgenza alcuna e con verve, l'Irlanda indipendente e misera degli anni 30-40, oscurata dalla pioggia, dalla birra Guinness e dalla chiesa cattolica. Molto bello.

    said on 

  • 5

    Il mondo di McCourt

    Frank McCourt è uno scrittore cui il successo ha arriso nell'autunno della vita, proprio quando non lo si cerca più, e la scrittura non è che puro lavacro esistenziale; liquida dimensione in cui intin ...continue

    Frank McCourt è uno scrittore cui il successo ha arriso nell'autunno della vita, proprio quando non lo si cerca più, e la scrittura non è che puro lavacro esistenziale; liquida dimensione in cui intingere le pagine agre del proprio vissuto. Con "Le ceneri di Angela" ha venduto (ma soprattutto commosso) oltre 20 milioni di copie (di cuori). E pensare che nasce come libello da condividere tra parenti e connazionali d'Irlanda... chi avrebbe immaginato che un onesto professore di scuole tecniche nella New York di futuri idraulici e sarti d'America avrebbe guadagnato l'altare della venerazione letteraria (premio Pulitzer nel 1997). Raccomando più che di leggerlo, di viverlo. E poi, avendolo lasciato decantare qualche tempo, immergetevi nel secondo romanzo "Che paese, l'America". Il mondo di McCourt finirà con l'abitarvi dentro. Così come la scura spumosa, il cuore degli irlandesi.

    said on 

  • 5

    Il racconto di un’infanzia povera vista e raccontata con la purezza, la semplicità e l’ironia che solo un bambino può avere.
    Un libro che mi ha fatto ridere, emozionare, commuovere. Consigliatissim ...continue

    Il racconto di un’infanzia povera vista e raccontata con la purezza, la semplicità e l’ironia che solo un bambino può avere.
    Un libro che mi ha fatto ridere, emozionare, commuovere. Consigliatissimo.

    said on 

  • 4

    Al momento sto bene, ma prima o poi...

    Vi parlerò delle mie di ceneri, se la cosa interessa, perché di quelle di Angela non si sa nulla, nemmeno alla fine del libro. Angela proprio non muore, non parla mai del proprio funerale e, da cattol ...continue

    Vi parlerò delle mie di ceneri, se la cosa interessa, perché di quelle di Angela non si sa nulla, nemmeno alla fine del libro. Angela proprio non muore, non parla mai del proprio funerale e, da cattolica irlandese troppo osservante quale è, dubito che abbia mai pensato di farsi cremare. Non si capisce dove abbiano pescato questo titolo.
    È la storia raccontata in prima persona da Frank McCourt. Il fatto che questo sia anche il nome del protagonista mi fa pensare che si tratti di una autobiografia e che la storia sia vera. Se è così è incommentabile. Come si fa a commentare una vita? Che fai? Vai a sindacare le scelte che ha fatto? Le parole che ha detto? I peccati che ha commesso?
    A meno che si tratti della vita di Salvini e di pochi altri, direi che ci si deve astenere, a maggior ragione se la parte di vita raccontata è quella di un bambino irlandese cresciuto nella miseria.
    Il libro è bello? Sì, molto. Molto per la vena ironica con cui McCourt racconta e perdona tutti, dal padre che converte in Guinness ogni scellino che si ritrova in tasca, al destino che fa di Limerick una città che uccide chi non ha nulla. Bello, perché i pensieri del bambino, autore e protagonista sono divertenti, anche nei momenti più drammatici.
    E veniamo alle mie ceneri, giusto per quadrare il commento. Ho lasciato scritto che siano disperse intorno ai 2500 metri di quota in tre valloni qui dalle mie parti. Significa che per assolvere alle mie volontà ci sarà da farsi un discreto mazzo, tanto che i miei congiunti sperano di non sopravvivermi. In verità, possono fare quello che preferiscono: portarmi in montagna o buttarmi nell'orto, tirarmi su col naso o nell'aspirapolvere. Buttarmi nell'organico o nel cesso. Non sono irlandese, non sono cattolico e non me ne frega un cazzo.

    said on 

  • 5

    Illuminante!

    Esperienza da vivere, esperienza da fare, libro assolutamente da leggere!
    La grande guerra, l'Irlanda cattolica, la famiglia, la povertà... un romanzo completo che si legge senza fatica e che non si v ...continue

    Esperienza da vivere, esperienza da fare, libro assolutamente da leggere!
    La grande guerra, l'Irlanda cattolica, la famiglia, la povertà... un romanzo completo che si legge senza fatica e che non si vorrebbe veder finire mai.

    said on 

  • 3

    Ireland needs an Oedipus

    Questo è il pensiero finale che questa lettura mi ha portato: quello che manca all'Irlanda è un Edipo, un parricida capace di rompere con una cultura conservatrice e inamovibile che giustifica il pegg ...continue

    Questo è il pensiero finale che questa lettura mi ha portato: quello che manca all'Irlanda è un Edipo, un parricida capace di rompere con una cultura conservatrice e inamovibile che giustifica il peggior padre nel nome di qualche velleità patriottica e scarica sulla perfida Albione tutte le responsabilità delle proprie disgrazie
    Sicuramente gioca il fatto che evoluzione e modernità vengano portare dall'odiato e opprimente vicino inglese - il rifiuto e il disprezzo dei Brits implica il ripudio di tutti valori nuovi del mondo occidentale.

    Non credo che sia un caso quando Frank parla di "strane opere teatrali su Greci che si cavano gli occhi perché hanno sposato le loro madri per errore", mentre cita per nome tutti gli autori e le opere che passano per Radio Eireann…. Il dramma di Edipo resta per Frank incomprensibile e inconoscibile…

    Del libro sono anche sicuramente interessanti e coinvolgenti gli elementi di descrizione della realtà sociale irlandese, della pervasività e forse della tradizione cattolica e del sostanziale e granitico conservatorismo di tutta la società, anche delle sue parti più povere ed oppresse.

    Però tutto sommato l'ho trovato un libro un po' sopravvalutato - dal punto di vista della scrittura tutto molto piano, senza invenzioni o originalità, se non qualche scampolo di "flusso di coscienza" ma poca cosa…..

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  • 4

    Un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora.

    Nelle Ceneri di Angela lo scrittore irlandese-americano Frank McCourt racconta la sua infanzia ed adolescenza, trascorse nel periodo tra le due guerre tra gli Stati Uniti della Grande Depressione e la ...continue

    Nelle Ceneri di Angela lo scrittore irlandese-americano Frank McCourt racconta la sua infanzia ed adolescenza, trascorse nel periodo tra le due guerre tra gli Stati Uniti della Grande Depressione e la poverissima Irlanda. Il romanzo si chiude con il ritorno di Frank negli Stati Uniti alla ricerca del riscatto e di una vita dignitosa che l’Irlanda non gli ha saputo garantire. A questo primo romanzo ne sono seguiti altri due, in cui l’autore ha raccontato la difficile integrazione nella società americana ed il coronamento del suo sogno.

    Lo stesso McCourt definisce la propria infanzia infelice, irlandese e cattolica, che è il peggio che possa accadere ad una persona. Utilizzando il punto di vista del suo io-bambino, McCourt riesce a raccontare con leggerezza, candore e una grande dose di ironia, vicende durissime che vanno dalle morti per stenti dei fratelli e della sorellina, alla povertà assoluta a livello di indigenza, dalle malattie al totale abbandono da parte della famiglia ed ai tristi tentativi di sbarcare il lunario.. Ne vien fuori un romanzo scorrevole, ironico e che, a tratti, riesce anche a far sorridere.

    Nelle parole di McCourt mancano qualsiasi forma di autocommiserazione, di rabbia e di accusa verso chi, per esempio i familiari, lo ha trascinato in una esperienza così dura. Il padre è un alcolizzato irrecuperabile, incapace di badare alla famiglia o di tenersi un lavoro per più di un paio di settimane. In una famiglia di persone grette e anaffettive, il padre è l’unica persona capace, nei rari momenti di sobrietà, di sinceri slanci di umanità e di amore paterno. Dopo varie vicissitudini, l’uomo seguirà il destino di tanti altri irlandesi che partirono per andare a lavorare nelle fabbriche inglesi impegnate nello sforzo del secondo conflitto mondiale. Quello che per tante famiglie irlandesi fu un’occasione di riscatto, per la famiglia McCourt si rivelerà l’ennesima sconfitta perché il padre si dimenticherà completamente della famiglia e non manderà mai a casa il denaro necessario alla loro sopravvivenza. La madre di Frank, invece, è una donna apatica e priva di iniziative, che passa le sue giornate davanti al focolare, il più delle volte spento, a fumare sigarette, piangere e disperarsi per la sorte dei figli morti, incapace di controllare il marito o di badare ai figli. Le sole cose che questa donna riuscirà a fare saranno umiliarsi per chiedere l’assistenza di enti caritatevoli e dello stato, cosa che il padre si rifiuterà di fare per un insulso orgoglio maschile. Ben poca cosa per poterla definire una leonessa che lotta per i propri figli. Intorno a questi due genitori ruotano zii, nonne e cugini da mettere i brividi.

    Il romanzo racconta anche molto di com’erano l’Irlanda e gli irlandesi prima del boom economico della fine del XX secolo, del loro patriottismo e del modo in cui vivono il loro cattolicesimo che sono il frutto delle ferite profonde che l’occupazione inglese ha lasciato nelle loro menti portandoli ad avere una sola chiave di lettura per la realtà: ciò che è favore degli inglesi e ciò che è contro. Tra le pagine troviamo anche il micidiale clima irlandese, il difficile rapporto di questo popolo con l’alcool, l’atmosfera opprimente e bacchettona della società irlandese, la rigidità sociale.

    Il romanzo mi è piaciuto ma mi ha lasciato una perplessità di fondo. Infatti, se posso considerare il tono indulgente e quasi giustificativo adottato dall’autore, adatto al ricordo di un bambino, non riesco a giustificarlo in un ragazzo che ha deciso di lasciare la famiglia ed il suo paese per inseguire un sogno di riscatto. Questa rievocazione fin troppo indulgente mi fa rabbia e mi lascia un fastidioso senso di artificiosità.

    said on 

  • 4

    Ho sempre girato alla larga da questo libro perche' l'accoppiata titolo + copertina non mi convinceva. Ho deciso di leggerlo ora che vivo in Inghilterra e ho riconosciuto quell'umidita', quella corsa ...continue

    Ho sempre girato alla larga da questo libro perche' l'accoppiata titolo + copertina non mi convinceva. Ho deciso di leggerlo ora che vivo in Inghilterra e ho riconosciuto quell'umidita', quella corsa sfrenata ai pub...e un po' anche quella poverta' e quelle condizioni igieniche. Nonostante il libro sia ambientato in Irlanda, la situazione qui nel povero nord dell'Inghilterra non e' stata molto diversa in passato.
    Ho provato una forte tenerezza per Frankie e i suoi fratelli, affetto per il padre che ha donato amore ai suoi cari fin quando ha potuto...ma il richiamo di una birra qui e' fortissimo.

    Felice di averlo letto!

    said on 

  • 4

    Penso che questo sia un gran bel libro. Frank McCourt torna indietro a quando era bambino e racconta la sua infanzia irlandese fatta di povertà e sofferenza, fino alla sua partenza per l'America all'e ...continue

    Penso che questo sia un gran bel libro. Frank McCourt torna indietro a quando era bambino e racconta la sua infanzia irlandese fatta di povertà e sofferenza, fino alla sua partenza per l'America all'età di 19 anni, quell'America tanto sognata e desiderata.
    Sicuramente lo fa senza autocommiserazione alcuna, racconta con un linguaggio semplice e diretto, con gli occhi e la leggerezza di un bambino ma allo stesso tempo con l'ironia e la consapevolezza di un uomo che non è più un bambino e sa benissimo dove è arrivato. È così che va dritto a toccare delle corde profonde, perché questo è un libro che scuote intimamente.

    said on 

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