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Las uvas de la ira

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Publisher: Editorial Planeta

4.5
(4044)

Language:Español | Number of Pages: 397 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: A000186219 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Library Binding , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 5

    Applausi a scena aperta. Se Steinbeck è un genio nelle descrizioni psicologiche anche indirette qui si batte, riuscendo a costruire una costellazione di tipi umani tutti racchiusi in un unico nucleo famigliare e presentati in 20 pagine. Se Steinbeck è bravo nelle descrizioni degli ambienti qui, l ...continue

    Applausi a scena aperta. Se Steinbeck è un genio nelle descrizioni psicologiche anche indirette qui si batte, riuscendo a costruire una costellazione di tipi umani tutti racchiusi in un unico nucleo famigliare e presentati in 20 pagine. Se Steinbeck è bravo nelle descrizioni degli ambienti qui, letteralmente, dipinge paesaggi con la penna, e lo sfondo diventa personaggio influendo sulle scelte dei protagonisti. Se Steinbeck è uno che ha sempre rivolto lo sguardo verso gli ultimi, qui diviene un comunista spirituale in maniera pazzesca e sempre (sempre!) condivisibile.
    E se ci fosse bisogno di altro... beh questo è un capolavoro di sentimenti (nascosti); di amore trattenuto, ma messo in pratica; di pietas.

    said on 

  • 5

    Quedé gratamente sorprendida, sobre todo porque al principio estuve a punto de dejarlo.
    Me removió montón de sentimientos: tristeza por las desgracias de los Toad, mucha rabia e impotencia por las injusticias y el trato inhumano que recibían los emigrantes: pero además, esperanza. Porque po ...continue

    Quedé gratamente sorprendida, sobre todo porque al principio estuve a punto de dejarlo.
    Me removió montón de sentimientos: tristeza por las desgracias de los Toad, mucha rabia e impotencia por las injusticias y el trato inhumano que recibían los emigrantes: pero además, esperanza. Porque por más que la vida les daba de palos, ellos lo aceptaban y lo arreglaban; pero aún así la vida seguía: la gente se enamoraba, tenía hijos, celebraban los eventos importantes con sus limitados recursos, y sobre todo, nunca se rindieron. Por otro lado, Steinbeck me pareció toda una revelación, qué forma más bella tiene de relatar la historia, para mí su prosa era hipnótica, podría estar hablando de cómo una mosca vuela y se estrella una y otra vez contra un cristal, y a mí me mantendría hechizada. Se ha convertido en uno de mis escritores favoritos.

    said on 

  • 5

    Dice che una volta era andato nel deserto per cercare la sua anima, e aveva scoperto che non ce l’aveva un’anima tutta sua. Dice che aveva scoperto che lui aveva solo un pezzetto di un’anima grande e grossa. Dice che il deserto non andava bene, perchè il suo pezzetto di anima non serviva a ...continue

    Dice che una volta era andato nel deserto per cercare la sua anima, e aveva scoperto che non ce l’aveva un’anima tutta sua. Dice che aveva scoperto che lui aveva solo un pezzetto di un’anima grande e grossa. Dice che il deserto non andava bene, perchè il suo pezzetto di anima non serviva a niente se non stava con tutti gli altri pezzetti, e non faceva un’anima intera. È strano che me lo ricordo. Mi pareva che manco lo stavo a sentire. Ma ora so che uno se sta da solo non serve a niente.

    Un romanzo epico, al quale mi sono accostata con fiducia (per mille motivi, uno fra tutti l'aver già letto e apprezzato Uomini e topi) ma anche con cautela, forse perché non amo particolarmente i romanzi cosiddetti "sociali". No che non li apprezzi... semplicemente, nella letteratura come nella vita, ho una predilizione per una componente più individualista, legata alla natura dell'uomo singolo o comunque dell'uomo in quanto tale, piuttosto che alla sua dimensione comunitaria. Frutto, probabilmente, anche dell'epoca in cui vivo, del benessere in cui sono cresciuta e che ha finito per farmi concentrare molto su me stessa e sulla mia individualità.
    Questo romanzo, invece, ha indubbiamente un respiro "comunitario"... preferisco questo al termine "sociale", appunto perchè il "sociale" spesso si porta dietro una serie di altre cose (nobilissime), che in effetti sono presenti, ma che qui, secondo me, si integrano talmente bene con l'intrinseco valore dell'opera, che a sottolinearle troppo si finirebbe per svilire la ricchezza di quello che è prima di tutto un indiscusso capolavoro letterario. A raccontarci di questo capolavoro sono lo stile pulito, cristallino, la capacità di dar vita a personaggi che, se sono "veicolo" di qualcosa, lo sono solo dopo essere stati prima di tutto se stessi, con la semplicità e la vividezza magnificamente resi dall'uso, nei discorsi diretti, di un linguaggio essenziale e immediato. In questo senso, in questo connubio fra contenuto e resa letteraria, mi ha ricordato un altro capolavoro che è La storia della Morante.

    La socialità in Furore non nasce tanto dalla denuncia politica, quanto dalla dimensione collettiva che sorge spontanea nel momento in cui la necessità, la privazione, l'irrinunciabile bisogno di mantenere integra la propria dignità di persone, spingono questa folla di diseredati a unirsi l'uno con l'altro, a superare gli egoismi individuali per acquisire, con sempre maggior consapevolezza, la dimensione del "noi" che sola può combattere l'aridità e la miseria interiore dei pochi "io" che si spartiscono la ricca California. E quel passaggio dall'io al noi è tutt'altro che semplice, tutt'altro che scontato... seguendo le tribolate vicende della famiglia Joad nel suo viaggio verso la "terra promessa", la prima sensazione è quella di un continuo e inarrestabile sgretolamento.
    Mà − personaggio straordinario, ancestrale − vede i membri della sua famiglia disperdersi, uno dopo l'altro, e si rende conto che tutto sta cambiando. Non si abbatte, quello no... il suo gesto è quello di chi scuote dolorosamente il capo e... non capisce, non capisce..., per poi subito dopo rimboccarsi le maniche e ricominciare daccapo, un passo dopo l'altro, senza farsi troppe illusioni, senza andare troppo in là con l'immaginazione. Radicata a terra, Mà, la Madre Terra. In lei il superamento della dimensione individuale non scaturisce dal di fuori (come accadrà con Tom), ma è qualcosa di radicato dentro, di ancestrale appunto, sebbene si riveli e si rafforzi proprio con l’aumentare delle difficoltà e la necessità crescente, per la famiglia, di un punto di riferimento stabile, di un appiglio cui aggrapparsi per non crollare. Bellissimo il suo rapporto con la figlia, Rose of Sharon: una madre "compiuta" − tenera e forte, amorevole e irriducibile − che protegge e sostiene la figlia che sarà futura madre, e per questo deve imparare prima di tutto ad essere lei stessa roccia. E che ti credi, Rosasharn, che sei l'unica ad aver aspettato un bambino? Smettila di lamentarti e muoviti, vieni ad aiutarci.

    Dall'altra parte Tom, la controparte maschile di Mà. Da una parte la forza della compassione, dall'altra quella del "furore"... a rialzare la testa non basta la miseria: serve la rabbia che nasce dalla disperazione, serve quel "Grapes of Wrath," letteralmente "l'uva dell'ira" che "negli animi degli affamati da semi sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia".
    Bello che a incarnare il secondo fulcro di questo romanzo non sia "Pà", ma Tom, il figlio. La madre − perché è la Madre Terra che ci nutre, perché è alla Madre Terra che si torna − e il germoglio, perché è da lui, giovane e forte, che nascerà la nuova pianta, perché la vita continua, perché − come dice Mà alla fine − "è tutto come un fiume, che ogni tanto c’è un mulinello, ogni tanto c’è una secca, ma l’acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. La gente non muore mai fino in fondo. La gente continua come il fiume: magari cambia un po’, ma non finisce mai." E questo, alla fine, lo capirà anche Rose of Sharon, prima tutta racchiusa nella sua dimensione "egoistica" e del tutto naturale: una mamma che contiene e protegge il suo bambino... lui è l'unico bambino che esiste, e lei l'unica madre, fino a quando non si renderà conto anche lei che essere madre racchiude una vocazione molto più grande.... Da qui il finale, così forte, così sconvolgente, di quelli che non puoi dimenticare, sebbene non sia che uno solo dei tanti preziosi "pezzetti" che compongono questo mosaico straordinario, questo ritratto indimenticabile di Storia.

    said on 

  • 5

    Capolavoro epico

    Quando leggi un simile capolavoro rimani con poche parole efficaci a commentare un libro così bello.
    E' un libro che dopo che lo hai letto prendi coscienza che il tuo modo di pensare è cambiato, che il tuo modo di vedere le cose è cambiato, le tue convinzioni sono cambiate. La storia raccon ...continue

    Quando leggi un simile capolavoro rimani con poche parole efficaci a commentare un libro così bello.
    E' un libro che dopo che lo hai letto prendi coscienza che il tuo modo di pensare è cambiato, che il tuo modo di vedere le cose è cambiato, le tue convinzioni sono cambiate. La storia racconta il viaggio di una famiglia che non si dispera, ma che unita affronta il lungo viaggio verso la California, e quando arriva è disposta a tutto per provare a vivere in maniera dignitosa e onesta. Il racconto si svolge ai tempi della grande depressione, quindi ai primi anni '30. E nonostante il tempo passato rispetto a quando è stato scritto trovo che le immagini descritte e i giudizi espressi siano tuttora di evidente attualità.
    Comunque ritengo che per scrivere una recensione adeguata a un simile capolavoro siano molto più adatte le parole scritte da una mia amica anobiiana e che qui riporto integralmente:
    -Intanto dico che è un romanzo straordinario destinato a diventare un classico perché riunisce in sé gli elementi che ne sono prerogativa: una storia universale, senza tempo, che ci parla attraverso frammenti di storie individuali.
    La scrittura di Steinbeck è una scrittura potente con una capacità di librarsi sempre ad altezze da uccello rapace, dosando i diversi registri richiesti passo passo dal momento narrativo delle vicende: usa una sintassi elementare povera di vocaboli, priva di congiuntivi per riprodurre i discorsi dei poveri emigranti, il suo linguaggio diventa denso di immagini allorchè si presta a descrivere la natura e taluni oggetti del vivere quotidiano cui riesce a dare una loro vita, animandoli (un esempio su tutti in uno dei capitoli iniziali le pagine dedicate al trattore, mostro ruggente e metallico che va a sostituirsi alle braccia fatte di sangue, muscoli e sudore dei contadini) la sua prosa si trasforma poi in arringa precisa e tagliente atta a denunciare gli squilibri sociali di un’economia agricola in profonda trasformazione e contraddizione.
    Capacità proprie di uno scrittore che sa plasmare e dominare in maniera eccellente la materia narrativa che fuoriesce dalla sua penna.
    Questi gli elementi oggettivi, poi c’è la drammaticità della vicenda che attinge alla storia, una epopea da ciclo dei vinti americani, l’altra faccia dell’America contraltare dell’America del Jazz, dei vari Fitzgerald Hemingway nel loro aspetto più lascivo e godereccio.
    Non da ultimo un accenno doveroso ai personaggi sui quali, nella mia classifica personale, troneggia la madre Ma’ alla cui efficace autorevolezza il capofamiglia Pa’ si è arreso come un cagnetto con il cappottino, donna dalla dolcezza e fermezza granitiche che tiene salde le redini della famiglia, nonostante le avversità che si susseguono senza soluzione di continuità, e Tom, il figlio maggiore, che incarna l’uomo che mal domina le sue impetuosità caratteriali quando trattasi di difendere un ideale di giustizia umana, che si trasforma, sul finire del romanzo, in una entità spirituale che ci sarà sempre in tutti posti…dappertutto: dove ci sarà qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, dove ci sarà uno sbirro che picchia qualcuno, negli urli dei ribelli, nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta…lui sarà lì, sempre.
    Riguardo la pagina finale…,chi lo legge può comprendere, una scena così toccante, apparentemente irriverente, ma così pregna di solidarietà umana è più unica che rara.
    (recensione scritta da Anileve a cui esprimo il mio grazie per le sue bellissime ed efficaci parole)

    said on 

  • 5

    Intanto dico che è un romanzo straordinario destinato a diventare un classico perché riunisce in sé gli elementi che ne sono prerogativa: una storia universale, senza tempo, che ci parla attraverso frammenti di storie individuali.


    La scrittura di Steinbeck è una scrittura potente con una ...continue

    Intanto dico che è un romanzo straordinario destinato a diventare un classico perché riunisce in sé gli elementi che ne sono prerogativa: una storia universale, senza tempo, che ci parla attraverso frammenti di storie individuali.

    La scrittura di Steinbeck è una scrittura potente con una capacità di librarsi sempre ad altezze da uccello rapace, dosando i diversi registri richiesti passo passo dal momento narrativo delle vicende: usa una sintassi elementare povera di vocaboli, priva di congiuntivi per riprodurre i discorsi dei poveri emigranti, il suo linguaggio diventa denso di immagini allorchè si presta a descrivere la natura e taluni oggetti del vivere quotidiano cui riesce a dare una loro vita, animandoli (un esempio su tutti in uno dei capitoli iniziali le pagine dedicate al trattore, mostro ruggente e metallico che va a sostituirsi alle braccia fatte di sangue, muscoli e sudore dei contadini) la sua prosa si trasforma poi in arringa precisa e tagliente atta a denunciare gli squilibri sociali di un’economia agricola in profonda trasformazione e contraddizione.

    Capacità proprie di uno scrittore che sa plasmare e dominare in maniera eccellente la materia narrativa che fuoriesce dalla sua penna.

    Questi gli elementi oggettivi, poi c’è la drammaticità della vicenda che attinge alla storia, una epopea da ciclo dei vinti americani, l’altra faccia dell’America contraltare dell’America del Jazz, dei vari Fitzgerald Hemingway nel loro aspetto più lascivo e godereccio.

    Non da ultimo un accenno doveroso ai personaggi sui quali, nella mia classifica personale, troneggia la madre Ma’ alla cui efficace autorevolezza il capofamiglia Pa’ si è arreso come un cagnetto con il cappottino, donna dalla dolcezza e fermezza granitiche che tiene salde le redini della famiglia, nonostante le avversità che si susseguono senza soluzione di continuità, e Tom, il figlio maggiore, che incarna l’uomo che mal domina le sue impetuosità caratteriali quando trattasi di difendere un ideale di giustizia umana, che si trasforma, sul finire del romanzo, in una entità spirituale che ci sarà sempre in tutti posti…dappertutto: dove ci saà qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, dove ci sarà uno sbirro che picchia qualcuno, negli urli dei ribelli, nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta… lui sarà lì, sempre.

    Riguardo la pagina finale…,chi lo legge può comprendere, una scena così toccante, apparentemente irriverente, ma così pregna di solidarietà umana è più unica che rara.

    said on 

  • 5

    Eccezionale epopea americana

    E' un romanzo bellissimo, epico nella descrizione delle masse che si spostano dall'Oklaoma alla California, acuto nella resa del quadro storico socio-politico, tremendamente attuale nei temi (immigrazione, crisi economica, ruolo della polizia, pregiudizi, ecc.).
    Al centro una famiglia che p ...continue

    E' un romanzo bellissimo, epico nella descrizione delle masse che si spostano dall'Oklaoma alla California, acuto nella resa del quadro storico socio-politico, tremendamente attuale nei temi (immigrazione, crisi economica, ruolo della polizia, pregiudizi, ecc.).
    Al centro una famiglia che perde tutto e parte con scarsi mezzi in cerca di fortuna per la California. Ovviamente non trovano quello che sperano.
    Il finale è deludente e perfetto al tempo stesso.

    said on 

  • 0

    Para mí es un libro emocionante, auténtico, impresionante, duro. Por lo realista de la trama, por la dureza de las circunstancias que les ha tocado vivir. La pobreza, el hambre y la miseria conviven junto a la dignidad y los más altos valores humanos. Me encanta porque veo reflejada la actitud q ...continue

    Para mí es un libro emocionante, auténtico, impresionante, duro. Por lo realista de la trama, por la dureza de las circunstancias que les ha tocado vivir. La pobreza, el hambre y la miseria conviven junto a la dignidad y los más altos valores humanos. Me encanta porque veo reflejada la actitud que muchas personas tienen hacia los inmigrantes. El rechazo que les provoca que gente de fuera venga a ganarse el pan, la crueldad y el egoísmo en su más alta esencia. El miedo y la inseguridad que ello les provoca y que les vuelve seres despreciables. Las artimañas de la policía y de un sistema podrido y corrupto. Es un libro lleno de esperanza, de la capacidad del ser humano para sobrevivir ante circunstancias tan difíciles. Se lo recomendaría a todo el mundo, por la lección de humildad que supone para todos los que tenemos la fortuna de vivir en el llamado primer mundo. Para ponernos en el lugar de aquellos que no han tenido esta suerte y tienen que dejarlo todo por el sueño de una vida decente, de una vida justa, donde sus necesidades vitales estén cubiertas y donde sean tratados con la dignidad y el respeto que todo ser humano se merece.

    said on 

  • 5

    Furore di Steinbeck non è un semplice romanzo è anche un doveroso excursus ripetto alla letteratura, quella ad alti livelli, e rispetto a questioni controverse della storia del popolo americano stremato dopo la Grande Depressione. Offre uno spunto di riflessione che si rivela adattabile anche all ...continue

    Furore di Steinbeck non è un semplice romanzo è anche un doveroso excursus ripetto alla letteratura, quella ad alti livelli, e rispetto a questioni controverse della storia del popolo americano stremato dopo la Grande Depressione. Offre uno spunto di riflessione che si rivela adattabile anche alla realtà di oggi, una realtà difficile in cui si vivono gli effetti drammatici di un sistema malato, inarrestabile, sanguinario, illogico, spietato e nello scorrere delle sue pagine il grandioso affresco che ci si materializza dinnanzi agli occhi, intriso di drammaticità e di forza, ci fa capire da subito che si tratta di una di quelle storie che rimangono dentro per un bel pezzo. Una storia di uomini che, strappati dalle proprie certezze, dalla propria casa e dal proprio lavoro, trovano la forza di abbandonare le proprie terre di origine del Midwest per trasferirsi in California, la terra promessa, sopportando una quotidianità nuova, umiliante, inaspettata, come il viatico verso la salvezza. La famiglia Joad personifica il coraggio di cambiare una condizione disperata di un intero popolo di bistrattati, uomini la cui forza proviene dalle mani nude che lavorano la terra e che sacrificano tutto in nome della giustizia, della famiglia che si allarga con generosità e magnanimità a tutti quelli che condividono la stessa situazione. Si muove uno e si muovono tutti, come se si muovesse un intero paese, uniti nella stessa rabbia, nella stessa disperazione, fratelli attanagliati dalla stessa fame, quella che fa morire i figli, quella che incattivisce le donne, quella che spinge a uccidere, a muoversi verso la ricerca dell’essenziale, verso l’unione spirituale e la fratellanza e verso l’accettazione dei cataclismi della natura con spirito di rassegnazione che accende negli occhi la luce della vita dopo che è calata l’ombra, quella nera del furore, quei “grappoli d’ira” di biblica ascendenza. Tom Joad, il personaggio principale, ancora vaga come un fantasma nelle lande assolate della California, a cui Bruce Springsteen nel 1995 dedica un intero album e una canzone. A questo romanzo viene dedicata una menzione speciale nella motivazione del Premio Nobel al suo autore. Una voce fuori dal coro. Lo consiglio vivamente.

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  • 3

    grappoli di furore

    Uno dei rari casi in cui è forse più bello il titolo italiano rispetto a quello originale. Libro di denuncia sociale interessantissimo e ancora attuale. Letto con un po'di fatica ma sapendo che ne valeva la pena. Insegna che gli immigrati possono pure essere tuoi fratelli ma se superano un ce ...continue

    Uno dei rari casi in cui è forse più bello il titolo italiano rispetto a quello originale. Libro di denuncia sociale interessantissimo e ancora attuale. Letto con un po'di fatica ma sapendo che ne valeva la pena. Insegna che gli immigrati possono pure essere tuoi fratelli ma se superano un certo numero iniziano a fare paura e ribrezzo .

    said on 

  • 5

    California Nightmare

    La storia di veri migranti, tutti bianchi, protestanti, anglofoni e americani, sfrattati dalle loro case nella campagna dell'Okhlaoma e del loro sogno californiano, poi rivelatosi un vero e proprio incubo. Un romanzo di forte denuncia sociale, che oggi risulta ancora molto attuale.

    said on 

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