Las uvas de la ira

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Publisher: Editorial Planeta

4.5
(4475)

Language: Español | Number of Pages: 397 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: A000186219 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Library Binding , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 5

    un capolavoro incredibilmente attuale

    Assolutamente da leggere. Lo consiglio a chiunque voglia capire la genesi della società americana, i chiaroscuri dell'american dream oltreché le radici della rabbia sociale, del risentimento e della f ...continue

    Assolutamente da leggere. Lo consiglio a chiunque voglia capire la genesi della società americana, i chiaroscuri dell'american dream oltreché le radici della rabbia sociale, del risentimento e della forza dirompente della solidarietà nella sofferenza comune. Steinbeck va al di là delle ideologie che hanno ingabbiato delle raltà sociali molto più complesse e profonde di quanto la storia ci insegni e ci restituisce un racconto epico che sfida il tempo e lo spazio per la sua umanità ed universalità. Insomma, mi sembrava di leggere un racconto di una famiglia dei giorni nostri, incredibilmente attuale. Personaggi affascinanti, la madre, zio John, l'ex predicatore Casey e ovviamente Tom. C'è davvero tanto in questo libro: la difficoltà di pensare un ordine sociale, il progetto di emancipazione, i soprusi e la prevaricazione insiti in un sistema economico inumano e che appare incredibilmente simile a quello che viviamo oggigiorno. Non è forse la stessa sorte che riguarda oggi le piccole imprese agricole familiari? Stessa sorte che tocca oggi i piccoli imprenditori agricoli schiacciati dal peso insostenibile delle grandi imprese dell'agroalimentare sorrette dai grandi gruppi finanziari. Eppure, lo stesso Steinbeck non si stanca di suggerire lungo tutto il libro la soluzione più ovvia che è sotto gli occhi di tutti e che scaturisce dalla presa di coscienza che l'unione nel bisogno fa la forza. Sembra ovvio e invece in pratica si rivela sempre irrealizzabile. La traduzione è davvero magistrale - quella che ho letto io è di Sergio Claudio Perroni - e rende la lettura una vera e propria delizia intellettuale.

    said on 

  • 4

    A lungo ho rifiutato di leggero, perché era una lettura obbligatoria nel corso di economia, per comprendere la crisi del '29. E adesso capisco perché. La spiega meglio di un trattato. Quanta insensate ...continue

    A lungo ho rifiutato di leggero, perché era una lettura obbligatoria nel corso di economia, per comprendere la crisi del '29. E adesso capisco perché. La spiega meglio di un trattato. Quanta insensatezza nei cicli economici, quanta povera gente sradicata che paga per cose che nemmeno ha gli strumenti per capire. Man mano che andavo avanti nella lettura mi cresceva dentro un'amarezza, una rabbia, una frustrazione e un terrificante senso di identificazione con i personaggi per via della loro situazione senza speranza. Terribilmente moderno: con le dovute differenze storiche, è molto simile a quello che sta succedendo ora. Basti pensare al sistema di attribuzione della paga oraria...

    said on 

  • 4

    "Sconfortante sarebbe notare che l'Umanità rinuncia a soffrire e morire per un'idea; perchè è questa la qualità fondamentale che è alla base dell'Umanità, questa la prerogativa che distingue l'uomo dalla altre creature dell'universo."

    C'è un episodio che chi mi conosce mi avrà sentito raccontare un centinaio di volte, la ascolteranno la centounesima e lo racconto anche a voi.
    Per un qualche corso post laurea è venuto a tenere una l ...continue

    C'è un episodio che chi mi conosce mi avrà sentito raccontare un centinaio di volte, la ascolteranno la centounesima e lo racconto anche a voi.
    Per un qualche corso post laurea è venuto a tenere una lezione il professor Paolo Puppa, copio Wikipedia: Paolo Puppa è ordinario di storia del teatro e dello spettacolo alla Facoltà di Lingue e di Letterature Straniere dell'Università di Venezia, nonché direttore del dipartimento delle arti e dello spettacolo. Insomma uno tosto, ma soprattutto, quella volta che non lo conoscevo -o forse non era ancora così conosciuto, parliamo di trent'anni fa- mi ha colpita la comunicativa, la simpatia, il modo di parlare e di muoversi assolutamente ipnotico, se a lezione trovi un professore del genere non c'è pericolo di distrarsi nemmeno un attimo.
    Insomma questo entra in classe - noi siamo lì che aspettiamo uno con la ventiquattr'ore che si sieda in cattedra, invece lui apre la porta e irrompe con la postura di chi porti un'enorme macchina da presa sulla spalla, ginocchia un po' flesse, mani a sostenere, un occhio chiuso l'altro fisso dentro l'obiettivo, e declama, riprendendo da destra a sinistra il desolante spettacolo di una decina di studenti attoniti "Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero."
    Lavandare la ricordo a memoria da allora, certe cose non si possono dimenticare. E in un'ora di lezione ho capito che il povero Giovanni, così sfigato, con la sorella e le cavalline storne in realtà era un figo da paura, che si era mangiato Rimbaud quando in Italia nessuno sapeva chi fosse e aveva capito, anche prima di D'Annunzio, che il futuro della cultura sarebbe stato il cinema, e così aveva costruito la sua poesia con un montaggio per così dire cinematografico, trasmettendo la precisa sensazione dello spazio, del colore, della profondità.
    Ecco, leggendo Furore ho riprovato la medesima sensazione, anzi al più presto vedrò il film che so che ci hanno fatto per "verificare" le emozioni che mi ha dato la sola lettura.
    Il tutto è nato dal gruppo di lettura, gli sia resa lode, perchè a dire il vero autonomamente non avrei neanche avvicinato Steinbeck, e sono partita abbastanza prevenuta, in quanto solitamente non amo la letteratura americana del '900, compresi Hemingway e per non parlare di Bukowski. E invece. Le mie colleghe lettrici hanno confessato di aver abbandonato le armi dopo poche decine di pagine, infastidite dalla pesantezza -a dir loro- delle descrizioni. Io al contrario ho trovato tutto perfettamente equilibrato, mi è piaciuto anche che l'intero romanzo sia costruito alternando un capitolo con le vicende dalla famiglia Joad ad un capitolo per così dire generale, di descrizione, appunto, o di commento, di denuncia sociale mi verrebbe da dire, perchè questo romanzo è di una modernità sconvolgente. Il capitolo XIV in particolare, in cui parla dei singoli, delle comunità e dei sogni intesi come passi avanti dell'umanità (vedi frase d'apertura) andrebbe letto nelle scuole per educare i ragazzi al concetto di società.
    Da leggere, quindi, e da rivalutare: davvero un grande romanzo, sorretto da una scrittura piacevolissima, mai pesante, notevole anche in traduzione. Personaggi ben descritti, dialoghi incisivi, mai verbosi,, numerose le curiosità -i penitenziari americani, il ruolo della donna (memorabile l'episodio in cui la mamma arrabbiatissima acchiappa un mattarello o non ricordo cosa e minaccia tutti finchè non la spunta), e dei nonni, e molto ma proprio molto altro. Come dico sempre, provare per credere!

    said on 

  • 5

    Ho iniziato questa lettura su consiglio di un professore, incuriosita ma anche molto titubante, perchè dopo una rapida occhiata alla trama non mi aspettavo altro che un libro molto lento e ricco di di ...continue

    Ho iniziato questa lettura su consiglio di un professore, incuriosita ma anche molto titubante, perchè dopo una rapida occhiata alla trama non mi aspettavo altro che un libro molto lento e ricco di digressioni realiste. Fin dalle prime pagine ho capito di essermi sbagliata: Furore cattura l'attenzione del lettore in ogni singola frase.
    Lo stile è semplicissimo, eppure Steinbeck riesce a evocare immagini intensissime con un'immediatezza disarmante.
    Ciò che più ho apprezzato in questo romanzo è la struttura, a mio parere geniale: la storia dei Joad è analoga a quella di migliaia di altre famiglie; tutti condividono lo stesso passato, la stessa sofferenza e lo stesso destino. Tom e i suoi non sono che un caso particolare preso ad esempio per far da portavoce ad un dramma comune a tutti gli "okies".

    said on 

  • 5

    Maledetti okies.

    In tempi di migrazioni e precarietà del lavoro questo libro si rivela di un'attualità sconvolgente. Le peripezie della famiglia Joad, sfrattata dalla sua terra, alla ricerca della terra promessa in Ca ...continue

    In tempi di migrazioni e precarietà del lavoro questo libro si rivela di un'attualità sconvolgente. Le peripezie della famiglia Joad, sfrattata dalla sua terra, alla ricerca della terra promessa in California. Amaro, toccante e soprattutto profondamente umano, Furore è contemparaneamente un grande romanyo e un saggio sempre valido sulla lotta di classe.

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  • 5

    una mia cara amica mi ha avvicinato alla letteratura americana che ho sempre messo un po' da parte...la devo ringraziare perchè ho scoperto dei capolavori assoluti, da strapparti i capelli quanto sono ...continue

    una mia cara amica mi ha avvicinato alla letteratura americana che ho sempre messo un po' da parte...la devo ringraziare perchè ho scoperto dei capolavori assoluti, da strapparti i capelli quanto sono belli, quanto ti tirano dentro alla storia...asciutto, essenziale, feroce, tenerissimo; personaggi straordinari come quello della madre o dei due fratelli piccoli che ruotano intorno alla vicissitudini della famiglia portando la loro innocenza, la loro curiosità e la loro voglia di giocare nonostante tutto

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  • 5

    Disperazione e speranza, rabbia, furore e amore, tutto insieme, tutto in una stessa pagina. Tra i migliori libri che abbia letto, con un continuo groppo in gola.

    "Io prima lottavo con tutte le forze c ...continue

    Disperazione e speranza, rabbia, furore e amore, tutto insieme, tutto in una stessa pagina. Tra i migliori libri che abbia letto, con un continuo groppo in gola.

    "Io prima lottavo con tutte le forze contro il demonio, perché mi credevo che il nemico era il demonio. Ma c'è una cosa molto peggio del demonio che s'è impadronita di questo paese, e per farglielo mollare tocca farla a pezzi. Tu l'hai mai vista una lucertola del deserto quando addenta qualcosa? Quella s'attacca, e se la tagli in due quella non molla. E se gli tagli il collo la testa non molla. Per fargli mollare la presa ti tocca pigliare un cacciavite e sfondargli la testa. E mentre è lì che crepa, il veleno cola e cola nel buco che ha fatto coi denti."
    (Casy)

    said on 

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