Las uvas de la ira

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Publisher: Editorial Planeta

4.5
(4669)

Language: Español | Number of Pages: 397 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Italian , German , Swedish , Portuguese , Dutch , Norwegian , Turkish , Czech

Isbn-10: A000186219 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Library Binding , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Book Description
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  • 5

    Mi ci è voluto un bel po’ prima di trovare il coraggio di iniziare a leggere “Furore". Non so perché ma, avendo già letto “Uomini e topi”, provavo un po’ di timore reverenziale nei confronti di Steinb ...continue

    Mi ci è voluto un bel po’ prima di trovare il coraggio di iniziare a leggere “Furore". Non so perché ma, avendo già letto “Uomini e topi”, provavo un po’ di timore reverenziale nei confronti di Steinbeck. Fatto sta che al terzo capitolo avevo già capito di avere tra le mani un capolavoro.
    Il romanzo racconta l'odissea della famiglia Joad, sfrattata dalla sua terra e dalla sua casa, verso la California. Privati di tutto da un giorno all’altro, intraprendono l’estenuante viaggio lungo la Route 66 insieme a migliaia di altri sfollati.
    Giunti nella terra promessa, tuttavia, dovranno fare i conti con una realtà ben diversa da quella che gli era stata dipinta nei volantini promozionali che li hanno spinti a partire. Dovranno infatti fare i conti con la miseria e lo sfruttamento, con i ricchi proprietari terrieri che li inducono ad accettare lavori estenuanti e mal pagati ma, soprattutto, dovranno fronteggiare il disprezzo della popolazione locale.
    Steinbeck dà vita a una serie di personaggi memorabili: Pa’, Tom, l’ex predicatore Jim Casy, la capricciosa Rose of Sharon e naturalmente Ma’, la vera colonna portante di tutto il romanzo. E’ proprio lei, infatti, ad assumersi il compito più importante e forse più ingrato di tutti: tenere unita la famiglia in un momento così difficile, anche a suon di minacce.
    L’autore in tal modo omaggia ed esalta la figura femminile in un mondo - l’America degli anni Trenta - in cui la donna svolgeva un ruolo marginale nella società, ma di fatto costituiva il fulcro attorno al quale ruotava l’intero nucleo familiare.
    Il romanzo simbolo della grande depressione che piegò l’America negli anni Trenta presenta tuttavia dei profili di incredibile attualità.
    Inutile sottolineare le affinità con la situazione che stiamo vivendo oggi in Europa ed in particolare da noi in Italia. Per questo non posso che consigliare vivamente di leggere questo grande classico della letteratura, vincitore del Premio Pulitzer nel 1940, per provare quantomeno ad immedesimarsi con chi perde tutto ed è costretto a partire, rinunciando alla sua casa e alle sue radici, per recarsi in un Paese sconosciuto.

    “Due sono meglio di uno, perché le loro fatiche trovano il giusto compenso. Se due cadono, uno aiuta l’altro a alzarsi. Ma sventura per chi è da solo, perché non ha nessuno per rialzarlo. Questo è un pezzo.”

    said on 

  • 5

    "Nell'anima degli affamati i semi del furore sono diventati acini, e gli acini grappoli ormai pronti per la vendemmia"

    La famiglia Joad perde la sua terra ed è costretta ad emigrare in California alla ricerca di lavoro e nella speranza di una vita migliore.
    Durante il lungo viaggio la famiglia si sfalda, alcuni suoi m ...continue

    La famiglia Joad perde la sua terra ed è costretta ad emigrare in California alla ricerca di lavoro e nella speranza di una vita migliore.
    Durante il lungo viaggio la famiglia si sfalda, alcuni suoi membri purtroppo non ce la fanno e altri decidono di andare per la loro strada, il capo famiglia sembra perdere il suo ruolo di guida, mentre la madre mostra una forza e una determinazione che neppure lei pensava di avere ("C'è un'altra cosa che sanno le donne. Me ne sono accorta. Per l'uomo la vita è fatta a salti: se nasce tuo figlio e muore tuo padre, per l'uomo è un salto; se ti compri la terra e ti perdi la terra, per l'uomo è un salto. Per la donna invece è tutto come un fiume, che ogni tanto c'è un mulinello, ogni tanto c'è una secca, ma l'acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. Per la donna è così ch'è fatta la vita. La gente non muore mai fino in fondo. La gente continua come il fiume: magari cambia un po', ma non finisce mai").
    I Joad ricevono ben pochi aiuti, se non dai poveri diavoli nella loro stessa situazione ("Sto imparando una cosa importante. La sto imparando ogni momento, tutt'i giorni. Quando stai male o magari hai bisogno o sei nei guai... va' dalla povera gente. Soltanto loro ti danno una mano... Soltanto loro").

    Cosa si può dire ancora, che non sia stato detto, su questo libro?
    È sicuramente un capolavoro, un romanzo stupendo e terribile allo stesso tempo. Parla di temi che sembrano lontani e sono, invece, attualissimi (l'emigrazione, la perdita delle proprie radici, la disgregazione della famiglia in seguito alle difficoltà, lo sfruttamento dei lavoratori).
    Mi sono piaciuti moltissimo i diversi registri usati da Steinbeck nel corso del romanzo: le parole semplici nei dialoghi dei migranti, il tono giornalistico/documentaristico dei capitoli in cui spiega ciò che succedeva negli anni della Depressione, le frasi quasi sibilline di coloro che tentano di "fregare" i migranti (il venditore di auto usate, i proprietari terrieri senza scrupoli, i poliziotti...).
    In tanti dovrebbero leggerlo per riflettere su quanto sta accadendo anche oggi.

    said on 

  • 4

    Non so quanti libri meglio di questo possano trattare il tema dell'emigrazione. Andrebbe letto nelle scuole, per sensibilizzare i ragazzi e aiutarli a comprendere cosa si prova dall'altra parte dei mu ...continue

    Non so quanti libri meglio di questo possano trattare il tema dell'emigrazione. Andrebbe letto nelle scuole, per sensibilizzare i ragazzi e aiutarli a comprendere cosa si prova dall'altra parte dei muri che si vogliono (ri)alzare. Andrebbe letto dai grandi che hanno dimenticato che l'uomo migra dalla notte dei tempi, e che quando finalmente ha la fortuna di diventare stanziale non deve comunque dimenticare da dove viene, né come ci arriva. Lo farei leggere a tutti quei razzistelli da bar con l'insulto facile e l'intelletto sopito tra le pagine dello sport. Ce la farebbero pure loro a vedere la fine, invero potentissima. Seicento pagine che volano via leggere, complice il linguaggio diretto e mai inutilmente complesso della saggezza contadina, per non parlare dell'ottimo lavoro di traduzione. Le brevi ma pungenti considerazioni dell'autore, che spezzano il ritmo tra le vicende dei protagonisti, andrebbero prese e trasmesse pari pari a reti unificate. Stupendo.

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  • 0

    Finalmente ho letto Furore, mi è piaciuto molto nonostante una partenza poco convinta. Racconta l’epopea della famiglia Joad che dall’Oklahoma si mette in viaggio verso la California, a causa dell’est ...continue

    Finalmente ho letto Furore, mi è piaciuto molto nonostante una partenza poco convinta. Racconta l’epopea della famiglia Joad che dall’Oklahoma si mette in viaggio verso la California, a causa dell’estrema povertà e impossibilità di continuare a sopravvivere coltivando la propria terra. L’esperienza della famiglia Joad viene vissuta da tantissime altre famiglie, che si ritrovano una accanto all’altra sia durante il viaggio sia poi nella ricerca di un lavoro e di una nuova esistenza dignitosa in un altro degli stati americani, dove vengono considerati stranieri, profughi, zotici e pericolosi.
    Ho trovato questo libro molto attuale, per varie tematiche affrontate. Innazitutto l’industrializzazione dell’agricoltura, il lavoro umano sostituito dal lavoro delle macchine, il potere in mano a poche potenti banche, le assudità che derivano da un’economia di questo tipo (è più conveniente in alcuni casi buttare della frutta, impedendo ai poveri di cibarsene...). Ma anche “l’immigrazione”, lo spostamento di una massa di uomini che abbandonano la loro casa e la loro terra non per loro volontà ma per necessità, per fame, per sopravvivere...e la difficile situazione del luogo di arrivo, in cui il lavoro scarseggia e perde di valore a fronte di una forza lavoro superiore alla richiesta; le tensioni tra chi vive da tempo nel posto e inizialmente prova pietà e solidarietà per i nuovi venuti, ma poi si ritrova ad essere astiosa e ad aver paura di loro... E la colpa di chi è? Di nessuna delle due parti: gli immigrati si trovano in uno stato di estrema difficoltà che li porta a rubare per sopravvivere, gli autoctoni cercano di difendere quello che hanno costruito nella loro vita. Ovviamente qui sto parlando di uomini “normali”, non di una casta o di aziende.
    Mi è piaciuto molto l’inframezzare il raccondo con capitoli che parlano della situazione dell’America di quegli anni, questi capitoli sono molto interessanti e pieni di dettagli.
    Una caratteristica presente in tutto il libro è la bontà d’animo della famiglia Joad, ma anche di tante altre famiglie nella stessa sotuazione, che pur nell’estrema povertà sono molto solidali tra loro, senza invidie o egoismi. E questo a dispetto del titolo dell’opera, The grapes of wrath (I grappoli d’ira): rabbia che fermenta tra questi uomini e donne portati all’esasperazione dalla situazione, rabbia che prima o poi esploderà.

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  • 5

    Primo libro del 2017 ... spettacolo!

    Come si fa a commentare un libro così??!! Ho l’impressione che qualsiasi cosa dica sia riduttiva.
    Un gran romanzo, e tra l’altro molto attuale nonostante sia ambientato nei primi del novecento. E’ la ...continue

    Come si fa a commentare un libro così??!! Ho l’impressione che qualsiasi cosa dica sia riduttiva.
    Un gran romanzo, e tra l’altro molto attuale nonostante sia ambientato nei primi del novecento. E’ la storia della famiglia Joad, e così di un’infinità di americani, che sfrattati dalla propria casa e dalla propria terra si immette sulla route 66 per raggiungere la California in cerca di lavoro e di un posto in cui vivere. E’ la storia del cambiamento economico dell’arrivo dei trattori, dell’amarezza per una finta terra promessa, della manodopera fruttata e mal pagata e della povertà e della fame. Ma è anche la storia della dignità, e della lotta contro l’ingiustizia.
    E’ un libro bellissimo che nonostante la mole e il tema trattato è avvincente e facevo fatica a smettere di leggerlo e appoggiarlo sul comodino per spegnere la luce. Mi rimaneva addosso per il resto della giornata e non vedevo l’ora di trovare dieci minuti per continuare nella lettura. Le descrizioni sono fantastiche e mai pesanti, mi sembrava di essere sul furgone dei Joad a fare il viaggio con loro. Così come i personaggi, da quelli principali (in particolare la madre che è una forza) a quelli secondari, sono tutti importanti per il quadro della storia. Geniale la “scena” della tartaruga. Un libro da leggere assolutamente!

    said on 

  • 5

    Furore

    La miglior lettura del 2016 è arrivata proprio con lo spirare dell’anno…
    Nonostante il trascorrere inesorabile del tempo, questo romanzo mantiene integra la sua forza espressiva: ci si indigna, ci si ...continue

    La miglior lettura del 2016 è arrivata proprio con lo spirare dell’anno…
    Nonostante il trascorrere inesorabile del tempo, questo romanzo mantiene integra la sua forza espressiva: ci si indigna, ci si emoziona e ci si lascia trasportare dal flusso inesorabile degli eventi, consci di essere al cospetto di uno dei libri più importanti della letteratura del Novecento.
    Nessuno più di John Steinbeck è riuscito a sottolineare le contraddizioni di un’epoca e di una nazione: l’America della Grande Depressione, un paese che si credeva forte e si è invece trovato – di punto in bianco – con le toppe sul sedere. Come in “Uomini e topi”, i protagonisti sono persone assolutamente comuni, che hanno sempre vissuto del lavoro della propria terra: quella parte di popolazione che, dopo l’esplosione della crisi, si è trovata improvvisamente impoverita, spiazzata ed incredula di fronte ai cambiamenti in atto.
    L’odissea della famiglia Joad, costretta ad abbandonare la terra arida e crudele in cui ha vissuto per decenni, è la medesima storia dei migranti dei nostri giorni: di coloro che non hanno alternativa se non quella di fuggire da un luogo che non dà adito a speranze per cercare una nuova terra promessa, in cui cercare di sopravvivere.
    Ma la California – dipinta come una sorta di giardino dell’Eden – non è lo stesso paese descritto sui volantini pubblicitari, stampati con l’unico proposito di attirare mano d’opera a buon prezzo. Nella realtà, si dimostrerà un luogo difficile ed inospitale, dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, le vessazioni e la crudeltà di chi ha paura dei “nuovi arrivati” si esplicano quotidianamente, generando una lotta tra chi vuole mantenere il proprio status quo e chi non riesce nemmeno a sfamare la propria famiglia.
    Con una prosa diretta, che alterna il lirismo delle descrizioni alla semplicità dei dialoghi (ottima la traduzione italiana), Steinbeck consegna alla storia della letteratura un romanzo straordinario, che resta dentro e fa riflettere. Perché “Furore” non è solo la storia di una famiglia: rappresenta allo stesso tempo ricostruzione storica ed analisi sociale, capace di centrare l’obiettivo su problemi mai completamente risolti quasi l’industrializzazione selvaggia, lo sfruttamento della mano d’opera e l’emigrazione.
    Ho scoperto Steinbeck in ritardo – mea culpa – ma ora voglio recuperare il tempo perduto: ho già pronti, in rampa di lancio, “La valle dell’Eden” e “Pian della Tortilla”. Saranno sicuramente tra le mie prime letture del nuovo anno.
    Giudizio: un capolavoro!

    said on 

  • 5

    **********************************

    Anime salve in terra e in mare
    "Ti saluto dai paesi di domani che sono visioni di anime contadine in volo per il mondo"

    said on 

  • 5

    CAPOLAVORO PURO

    Scrittura da applausi!
    Da giorni ho finito di leggerlo e sono ancora lì con loro, la famiglia Joad.
    Steinbeck scrive questo testo meraviglioso nel 1939, raccontando la migrazione dei contadini sfrat ...continue

    Scrittura da applausi!
    Da giorni ho finito di leggerlo e sono ancora lì con loro, la famiglia Joad.
    Steinbeck scrive questo testo meraviglioso nel 1939, raccontando la migrazione dei contadini sfrattati dalle loro terre, all'indomani della crisi del '29, verso la California alla ricerca di lavoro e di una nuova vita.
    Un gioiello questo libro, ogni pagina è un capolavoro.
    Ogni personaggio, anche se marginale, è indispensabile per comprendere il disagio, lo spaesamento e l'incredulità man mano che la famiglia precipita nell'indigenza più nera.
    E con loro milioni di contadini, illusi e umiliati.
    "Speriamo di riuscire a lavare un po' di panni. Prima mica eravamo così sporchi. Non laviamo neanche più le patate prima di bollirle. Non capisco perché. E' come se stiamo perdendo la dignità."
    Le parole di Steinbeck sono terribilmente attuali:
    "La gente si sposta perché lo deve fare. Ecco perché la gente si sposta. Si sposta perché vuole qualcosa di meglio. E quello è l'unico modo per trovarlo." e ancora " Come fai a spaventare un uomo quando quella che lo tormenta non è la fame nella sua pancia ma fame nella pancia dei suoi figli? Non puoi spaventarlo: conosce una paura peggiore di tutte le altre."
    E la critica feroce ai latifondisti "I grossi proprietari, inquieti nell'intuire un cambiamento, incapaci di cogliere la natura del cambiamento." e che confondono l'effetto con la causa "Le cause stanno in profondità e sono semplici. Le cause sono la fame di un ventre moltiplicata per un milione; la fame di una singola anima, fame di gioia e di un minimo di sicurezza, moltiplicata per un milione; muscoli e cervello smaniosi di crescere, di lavorare, di creare, moltiplicati per un milione." E la guerra tra poveri "Gli indigeni si suggestionano fino a crearsi una corazza di crudeltà. Formano drappelli, squadre, e li armano: li armano di manici di piccone, di fucili, di gas. Il paese è nostro. Non possiamo lasciare che questi Okie facciano i loro comodi. E gli uomini che venivano armati non possedevano la terra ma pensavano di possederla. E i garzoni che di notte facevano la ronda non possedevano nulla, e i piccoli bottegai possedevano solo debiti. Ma anche un debito è qualcosa, e anche un salario è qualcosa. Il garzone pensava: io prendo quindici centesimi a settimana; che faccio se un maledetto Okie si accontenta di dodici?"

    Bruce Springsteen ha scritto " The ghost of Tom Joad", ispirato da questo romanzo. Bellissima canzone.

    said on 

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