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Las vírgenes suicidas

By Jeffrey Eugenides

(197)

| Paperback | 9788433966827

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Book Description

En menos de un año y medio, las cinco hermanas Lisbon, adolescentes entre trece y diecisiete años, se suicidaron.

Los jovencitos del barrio habían estado siempre fascinados por esas inalcanzables jóvenes en flor, atraídos por esa casa de densa femin Continue

En menos de un año y medio, las cinco hermanas Lisbon, adolescentes entre trece y diecisiete años, se suicidaron.

Los jovencitos del barrio habían estado siempre fascinados por esas inalcanzables jóvenes en flor, atraídos por esa casa de densa femineidad enclaustrada -la madre era una católica ferviente y moralista que no dejaba que sus hijas salieran con chicos; el padre, profesor de matemáticas dócil y benévolo, aceptaba las muy estrictas normas de su mujer-, y las primeras muertes no hicieron sino ahondar el misterio y el espesor del deseo. Los Lisbon se encerraron cada vez más en sí mismos y en el interior de la casa, y los jóvenes los espiaban desde las ventanas del vecindario, trataban de comunicarse con las hermanas pidiéndoles canciones por teléfono, contribuían al intrincado tejido de rumores, a la creación de mitologías. Veinte años después, aquellos mismos adolescentes, ya en la frontera de la mediana edad, intentan desentrañar el enigma de aquellas lolitas muertas que siguen fascinándolos.

528 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Mi piace molto il modo di scrivere di Eugenides. Il narratore è un ragazzo del quartiere, ma potrebbe essere un qualunque abitante del quartiere. Così la narrazione diventa corale e ci racconta un dramma familiare che è anche il ritratto di un mondo ...(continue)

    Mi piace molto il modo di scrivere di Eugenides. Il narratore è un ragazzo del quartiere, ma potrebbe essere un qualunque abitante del quartiere. Così la narrazione diventa corale e ci racconta un dramma familiare che è anche il ritratto di un mondo che cambia, di valori che mutano, di un'epoca che passa, dell'infanzia ormai perduta. Consigliato

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    Slowsloth said on Jul 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    è forse l'unico libro che mi ha fatto pensare che fosse meglio il film...

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    TankGirl said on Jun 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Mi sa che ho fatto una cazzata e

    era meglio se mi leggevo qualcosa d'altro.

    Sarò pure io e non il libro, ma sto romanzo io l'ho trovato URIBILE. La mia lettura peggiore da un pezzo a questa parte. Mi sono ritrovata a sperare ardentemente che queste ragazze si suicidassero finalment ...(continue)

    era meglio se mi leggevo qualcosa d'altro.

    Sarò pure io e non il libro, ma sto romanzo io l'ho trovato URIBILE. La mia lettura peggiore da un pezzo a questa parte. Mi sono ritrovata a sperare ardentemente che queste ragazze si suicidassero finalmente per poter arrivare alla fine.

    La storia è notoria, le cinque sorelle Lisbon, età dai 13 ai 17 anni, si suicidano nel giro di un anno. La storia del mistero del loro suicidio viene raccontata da alcuni ragazzi che le conoscevano. In una recensione che ho trovato on line si dice che "i narratori hanno un alto livello ormonale" o quelcosa di simile. Secondo me sono degli stalker che non hanno nulla di meglio da fare nella loro vita che spiare queste cinque povere ragazze. Schiacciate tra la madre repressa, un padre inesistente e l'ossessione di tutto il quartiere che non fa altro che spiarle alla fine cedono e trovano come via di unica fuga il suicidio. Sinceramente le capisco.

    Intuisco che le ragazze siano in realtà simbolo di una America in evoluzione, tra tradizione e emancipazione sessuale, che solo nell'uccidere se stessa può ritrovare le sue radici, ma sinceramente è una elucubrazione a cui arrivi per disperazione, per non dire che hai sprecato due giorni di tempo libero per la lettura di sta palla disumana in formato albero morto.

    Narratori che fanno venire i brividi, descrizione di una cittadina asfittica e asfissiante (la nebbia, gli insetti, lo sciopero dei necrofori, il licenziamento del padre dalla scuola perchè la gente pensa che se sua figlia si è suicidata lui non è adatto ad educare i giovani, il sottinteso che la famiglia viene tormentata da telefonate minatorie), le ossessioni sessuali inespresse o troppo espresse dai vari personaggi ne faranno anche un libro pregno di significati, ma che palle.

    Per me davvero brutto.

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    Cristina said on Jun 19, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "Tutto ciò che vogliamo è che ci lascino vivere"

    Forse questo è l'unico libro in cui sai già come tutto andrà a finire. Il titolo stesso te lo dice, non è una metafora di qualcosa che poi capirai. No, il titolo ti dice già tutto quello che c'è da dire. Le sorelle Lisbon non ce la faranno, non fuggi ...(continue)

    Forse questo è l'unico libro in cui sai già come tutto andrà a finire. Il titolo stesso te lo dice, non è una metafora di qualcosa che poi capirai. No, il titolo ti dice già tutto quello che c'è da dire. Le sorelle Lisbon non ce la faranno, non fuggiranno da una madre dispotica, e da un padre debole che nemmeno si ribella alla loro reclusione, non andranno via dalla cittadina pettegola in cui vivono, non lo faranno: sceglieranno la via più breve, più triste e dolorosa. Sono due giorni che l'ho finito, questo bellissimo libro, e ancora mi sto chiedendo perché non sono scappate via. Eppure erano ammirate e amate da tutti, soprattutto dal gruppo di ragazzi che, dopo vent'anni, ancora non le hanno dimenticate e ci raccontano la loro triste storia. Interrogano psicologi, persone esperte della natura umana, vicini e ragazzi(ormai uomini fatti) che le hanno conosciute... eppure nessuno riesce a dare un significato e una ragione valida per il loro gesto così estremo e senza ritorno. E' un libro triste, che tratta della vita di cinque bellissime e giovani ragazze che non si sono date nessuna chance, nessuna speranza, nessuna "redenzione"; eppure non ti angoscia, non ti fa soffrire, non ti fa rabbia, né ti procura dolore, però non riesci a smettere di leggerlo, anche se la fine è annunciata, se sai già che non ci sarà un lieto fine, né un "e vissero tutti felici e contenti". Forse il suo fascino è soltanto questo: questa sua straordinaria ineluttabilità. Forse ancora per parecchi giorni anch'io continuerò a chiedermi: perché?

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    Mauro Torquati57 said on Jun 9, 2014 | 1 feedback

  • 3 people find this helpful

    Deve essere la quarta o la quinta volta che cerco di scrivere una recensione di questo romanzo, e sto probabilmente approssimando per difetto. Non vivessimo in piena era digitale sarei probabilmente curvo di un tavolo, con un moccolo di candela a ris ...(continue)

    Deve essere la quarta o la quinta volta che cerco di scrivere una recensione di questo romanzo, e sto probabilmente approssimando per difetto. Non vivessimo in piena era digitale sarei probabilmente curvo di un tavolo, con un moccolo di candela a rischiarare la stanza e un mare di fogli appallottolati per terra, stracciati con gesto via via più rabbioso.

    Il punto é questo: ho molto amato questo libro, mi accingo a cliccare sulle cinque stelle di Anobii e ancora – semplicemente – non so perché.

    Eugenides é come uno di quei dottori che escono dalla sala operatoria e devono affrontare i parenti rimasti in attesa, portando nella mente e nel cuore una pessima notizia. E allora non ci può girare attorno, scuote la testa e dice immediatamente che no, il paziente non ce l’ha fatta. Il romanzo inizia così, o meglio ancora ti spiattella questa verità fin da titolo, quando ancora non hai letto una parola: le cinque sorelle si suicideranno. Punto. E siccome c’è il concreto rischio che nella lettura – voce narrante polifonica di un gruppo di ragazzi ormai adulti che ricordano quanto accaduto – qualcuno se lo dimentichi, te lo ricorda spesso: quelle cinque non ce la faranno.

    Ed esattamente come il chirurgo a cui accennavo prima, l’autore (e il romanzo) non hanno una spiegazione. Si, c’è il tecnicismo di come sono morte, ma manca drammaticamente il vero perché: se c’è un motivo, é il lettore ad imporlo, sulla base della sua sensibilità e della sua storia personale. Certo, c’è il particolare di una situazione domestica complessa, di due figure genitoriali inadatte, ma non può essere tutto lì: le vie di fuga ci sarebbero, la più concreta è presentata proprio alla fine del libro, ma le sorelle non la colgono e scelgono un altro viaggio.

    “Per la maggior parte della gente il suicidio è come la roulette russa. C’è una sola pallottola nel tamburo. Invece la pistola delle sorelle Lisbon era carica. Una pallottola per l’oppressione dell’ambiente familiare. Una per la predisposizione genetica. Una per l’inquietudine legata al contesto storico. Una per l’impeto del momento. Dare un nome alle altre due pallottole è impossibile, ma ciò non significa che non ci fossero.”

    Forse è proprio per questo che mi sono innamorato de “Le vergini suicide”: i piani di lettura sono tra i più diversi, l’impianto narrativo solidamente intrigante, gli interrogativi costringono a mille e più riflessioni.

    Non é una lettura agevole, e con ogni probabilità vi turberà per qualche ora o per qualche giornata. Ma è un romanzo da leggere, senza alcun dubbio.

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    Alfonso76 said on Jun 7, 2014 | 1 feedback

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    Bravo eugenides anche se i personaggi me li aspettavo più definiti.

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    said on May 28, 2014 | Add your feedback

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