Lasciami entrare

Di

Editore: Marsilio

3.9
(3093)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 461 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Spagnolo , Tedesco , Finlandese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese

Isbn-10: 8831790102 | Isbn-13: 9788831790109 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Puleo

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
A Blackeberg, quartiere degradato alla periferia ovest di Stoccolma, ilritrovamento del cadavere completamente dissanguato di un ragazzo segnal'inizio di una lunga scia di morte. Sembrerebbe trattarsi di omicidi rituali,ma anche c'è anche chi pensa all'opera di un serial killer. Mentre nelquartiere si diffonde la paura, il dodicenne Oskar, affascinato dalle impresedell'assassino, gioisce segretamente sperando che sia finalmente giunta l'oradella rivalsa nei confronti dei bulletti che ogni giorno lo tormentano ascuola. Ma non è l'unica novità nella sua vita, perché Oskar ha finalmenteun'amica, una coetanea che si è appena trasferita nel quartiere. Presto i dueragazzini diventano più che semplici amici. Ma c'è qualcosa di strano in Eli,dal viso smunto, i capelli scuri e i grandi occhi. Emana uno strano odore, nonha mai freddo, se salta sembra volare e, soprattutto, esce di casa soltanto lanotte... "Lasciami entrare" è una tenera e crudele storia d'amore, vendetta evampiri, un racconto fantastico e commovente sul dolore dell'infanzia e laforza dell'amicizia, dove sangue e orrore devono piegarsi alla potenzadell'amore e alla voglia di vivere.
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  • 3

    3 ½

    Storia di vampiri, di un amore complicato, ma diversa da come ci hanno abituati la moltitudine di romanzi di questo genere.
    Ambientato in una zona degradata di Stoccolma, in cui ci troviamo di fronte ...continua

    Storia di vampiri, di un amore complicato, ma diversa da come ci hanno abituati la moltitudine di romanzi di questo genere.
    Ambientato in una zona degradata di Stoccolma, in cui ci troviamo di fronte a personaggi particolari, complessi, emarginati, problematici. Ogni personaggio che ci viene presentato ha il suo ruolo di vittima e carnefice, nessuno è perfetto, nessuno è totalmente buono, nessuno è realmente cattivo. Non c'è la classica distinzione tra bene e male, ogni azione dona salvezza a qualcuno e distruzione ad altri.
    E' un libro con una buona trama, scorrevole, ricca di personaggi che hanno tutti il proprio ruolo. Un libro che va a fondo alle problematiche e alla corruzione dell'animo umano e della società, in cui spesso gli esseri umani sono capaci di atrocità maggiori di coloro che chiamiamo mostri.

    ha scritto il 

  • 0

    Quella di Lasciami entrare è una zona degradata, sporca, violenta, viziosa. Sì, i vampiri ci abitano, ma hanno poco a che fare con lo stereotipo dei belli e dannati. Sono piuttosto l'apice orrendo, il ...continua

    Quella di Lasciami entrare è una zona degradata, sporca, violenta, viziosa. Sì, i vampiri ci abitano, ma hanno poco a che fare con lo stereotipo dei belli e dannati. Sono piuttosto l'apice orrendo, il culmine fisico di tutto un quartiere malfamato, e allo stesso tempo ne sono la variante più degna di compassione.
    Il romanzo alterna diversi punti di vista con diversi elementi in comune. Tutti i ragazzini qua, infatti, il protagonista tredicenne Oskar, il suo compagno di scuola Jonny, e un ragazzo più grande che vende in nero nel suo quartiere, Tommy, hanno delle famiglie disfunzionali. La figura paterna è puntualmente assente, o perché deceduta, o perché lontana e incurante. Gli adulti sembrano avere delle relazioni poco invidiabili con i piccoli. La loro generazione, che abbraccia altri personaggi che presto intrecceranno la propria vicenda con quella principale dei ragazzi, è un mucchio di alcolizzati, oppure persone perse in vizi che non hanno neanche la pretesa di dominare. Le madri, poi, esistono, e hanno un interesse vero per i propri figli, ma sono remote nella loro vita, sono allontanate volontariamente perché più avanti va la storia, più i ragazzi credono che non potrebbero minimamente capire la matassa ingarbugliata in cui sono incappati. Così le mamme non possono che presenziare soltanto in una preoccupazione affranta, impotente, ignara. I ragazzi, allora, hanno una loro vita autonoma, avventurosa, quasi vagabonda, a volte si assentano da casa per ore e ore, e anche di più.
    Oskar, Jonny, Tommy e gli altri loro coetanei vengono subito a contatto, o lo erano già prima della vicenda narrata, con la violenza. Oskar subisce atti di bullismo incessanti da Jonny, ha pensieri rancorosi, vendicativi, omicidi e il modo in cui compensa gli attacchi costanti che riceve nella sua quotidianità è un rintanarsi nelle proprie fantasie, alimentate dalla lettura di fumetti che colleziona con devozione. Intorno a lui si prepara, però, una serie di fatti truci, strani che stuzzicano inizialmente la sua immaginazione assetata di horror. Creature pensate prima solamente come fantastiche, cioè i vampiri, esistono davvero e dei crimini violenti causati da loro accerchiano il suo quartiere.
    I vampiri, però, come la ragazzina Eli, nuova vicina di casa con cui stringe amicizia Oskar, a mo' di una solitudine che incontra un'altra solitudine, vivono una condizione ripugnante, ben lontana da un certo immaginario mitico di Oskar. Vivono in ambienti sporchi, trascurati, e loro stessi non sono affatto di bell'aspetto. Eli ad esempio non si cura, non si lava, il suo alito sa di ruggine. Se c'è una cosa ben ritratta nel romanzo è la condizione infernale del vampiro: uccidono, ma non c'è piacere, lo fanno perché devono, lo fanno perché vogliono vivere, in un impulso primordiale che, però, si scontra con la privazione continua, con la carenza, con la difficoltà delle regole morali di un mondo umano da cui pure derivano, tanto che il loro impulso si trasforma in una volontà di autodistruzione per poter sfuggire ad una vita ormai indegna, dolorosa e isolata. Si sente il peso del male che si fa nella necessità di sopravvivere, si sente la propria solitudine. Infatti, come da titolo, qui i vampiri non si comportano con audacia, con arroganza, con incuranza violenta, ma devono chiedere il permesso per entrare nelle case private. Quel lasciami entrare, che si riferisce a Eli e Oskar quasi del tutto, è una richiesta quasi sussurrata della vampira che incontra un umano con cui ha la possibilità di allacciare un rapporto vero, un rapporto che le ricorda che esiste anche altro oltre la sua quotidiana bruttura. Si tratta di una richiesta di comprensione, si chiede l'atto coraggioso di non avere paura, di superare l'impulso di correre ai ripari, e di saper guardare dentro il suo cuore, che in fondo non è affatto cattivo. Gli occhi dei vampiri qui, spesso, sembrano esprimere un nulla, uno stordimento, uno strano baratro, ma una volta scossi, una volta toccati, la loro umanità esiste, è pulsante. Il rapporto tra Oskar ed Eli non è una leggendaria storia d'amore, lo dico subito per chi volesse leggere il libro per questa componente. Ancora più inadeguato, poi, questo paragone campato in aria con Romeo e Giulietta. Non basta essere di due gruppi inconciliabili e diversi perché il riferimento ai due piccioncini veronesi sia azzeccato, visto che nel loro sentimento ci sono molte e importanti differenze. Sostanzialmente è un intimo rapporto di amicizia, e neanche la più incondizionata. Ci sono dubbi, tanti dubbi, ci sono ritrosie, ci sono distanze incolmabili, dove il tentativo di capire il vampiro non può abbracciare un'interezza risolutiva, ma è ostico, c'è sempre una barriera di incredulità, di estraneità inscalfibile, oltre che di paura, di vago ribrezzo.
    Infatti i vampiri non sono immersi in dettagli gotici come le mitiche bare in cui dovrebbero dormire, c'è persino una sorta di "smitizzazione" del normale vampiro in più dettagli, ma rimangono fiumi di sangue, fiumi di atti violenti, degradazioni dello spirito nella fame, in alcune pagine anche difficili da digerire (avvertenza: splatter). In questo si scopre la matrice svedese dell'autore, nella sua crudezza e nel presentare dinamiche ed eventi piuttosto duri, forti senza tanti scrupoli.
    Il libro però non è un mattone cupo, è un romanzo dalle atmosfere thriller, horror che vuole intrattenere e si lascia leggere abbastanza scorrevolmente. Non tutte le tremila scelte fatte per la storia sono, secondo me, lampanti e azzeccate (si tratta di un difetto che copre un numero minimo di cose, sia chiaro, per la maggior parte tutto fila senza perplessità), e non si tratta di alta letteratura, però prende un'ala del fantasy con una lunga tradizione e produce qualcosa di interessante, non scontato e molto umano.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto più di un horror!

    Volevo un libro sui vampiri.
    Volevo qualcosa che mi ricordasse le vecchie leggende, dove i vampiri non erano tutti buoni e belli, dove non brillavano, dove potevano fare male.
    Mi sono imbattuta in que ...continua

    Volevo un libro sui vampiri.
    Volevo qualcosa che mi ricordasse le vecchie leggende, dove i vampiri non erano tutti buoni e belli, dove non brillavano, dove potevano fare male.
    Mi sono imbattuta in questo libro per puro caso. Un mattone lasciato in un posto dove non era il suo. L’ho preso, ho letto la trama e ho detto si. Ma non sapevo cosa aspettarmi se non la solita storia di amicizia/amore tra due adolescenti, uno umano, l’altra morta da un bel po’.
    Invece NO! Invece è una lettera stratosfericamente complessa, bella, completa ed eccezionale!
    L’autore esplora con audacia temi scottanti e scomodi e lo fa sviluppando una trama ben congenita e coinvolgendo il lettore in un’atmosfera particolare.
    Più della storia, più dei singoli personaggi, è proprio l’ambientazione a colpire, a lasciare il segno. Una cittadina della Svezia, dove il gelo è alle porte, dove si incontrano foreste che celano segreti, città che sono luogo di omicidio, alcool, disperazione e scuole che sono sede dei peggiori bulli, dove il piccolo Oskar si rende conto di non essere mai stato visto davvero da nessuno. Dove i mostri più pericolosi non sono i vampiri, ma gli uomini capaci sempre di atti inimmaginabili.
    Un libro che è una fotografia distorta di una società corrotta, vuota e tuttora esistente.
    Con quest’opera Lindqvist ha dato prova di saper intrecciare una trama con tantissimi personaggi e saper trovare spazio per ciascuno di loro. Uno stile che incanta e incatena e che scalda il cuore con una amicizia speciale, dolce e ben congenita.
    È stata una lettura splendida che ho divorato con gioia! Consigliata agli amanti del genere!

    ha scritto il 

  • 4

    Da dove partire per carpire i segreti di questo romanzo? Da dove partire per interpretare la sua anima cupa e drammatica, sadica e allo stesso tempo perversa? Sono solo teorie, queste. C'è stato nel 1 ...continua

    Da dove partire per carpire i segreti di questo romanzo? Da dove partire per interpretare la sua anima cupa e drammatica, sadica e allo stesso tempo perversa? Sono solo teorie, queste. C'è stato nel 1952 un inverno insolitamente mite, tranquillo e squisitamente sereno per il fatto di essersi presentato all'improvviso dopo una lunga serie di giorni ventosi e di pioggia. Una di quelle rare mattine che, come un vanitoso eccesso di calore e di luce e di foglie nuove, lo qualifico come il vero inizio, il portale solenne a cui ha origine questa storia. Io e Oskar passeggiammo fra le vecchie mura di una città segreta e sconosciuta, il cui legame aveva sfociato nelle punte di due indici che arrivarono quasi a toccarsi, ma non proprio. Fra noi c'è stato il sapore agro di un segreto sepolto da molti anni. E in questo sapore agre, una storia d'amore dolce e romantica. Un contorno per far risaltare ancora di più la condizione di malessere che ha attanagliato me e lo stesso Oskar. Un punto vuoto che tuttavia ha contenuto il tutto.
    Ero davvero eccitata e curiosa di giungere a Blackber. Non potevo più aspettare e dopotutto i romanzi sembrano l'unico surrogato per vivere altre vite. Come un meccanismo naturale, incastri e composizioni perfetti, che anno anche un loro rito. Una cadenza quanto lenta, quanto impetuosa che, talvolta, fungono da unico mezzo per poter arrivare lontano. Toccare apici di vette insormontabili.
    Basta fare il primo passo nella direzione giusta e il resto viene da sé. O quasi. I romanzi hanno sempre funto come antidoto alla tristezza, e sono tante le cose che sono seguite da quel momento a quando questo mio inspiegabile amore ebbe origine.
    Quando decisi di leggere Lasciami entrare sapevo che, quando avrei cominciato, questa sarebbe stata l'occasione per scrollarmi di dosso il peso della curiosità. Una lacuna letteraria che avrei dovuto colmare da un po'.
    Non avevo nulla da perdere. Dovevo solo raccogliere una certa dose di coraggio, ma, a dire il vero, avevo deciso di leggerlo senza tenere conto ai macabri episodi a cui avrei dovuto assistere e questo mi sembrava una cosa positiva. Un buon punto di partenza. Thriller/horror svedese, uno scrittore di cui avevo sentito parlare molto bene, un disegno oscuro che non permette di vedere o sentire. Tutto quello cui un tempo avrei detto "no", non mi sembrava più così. E leggendo il romanzo di Linqvit, non mi sono più riconosciuta. Mi sono sentita estranea e, allo stesso tempo, intrappolata. Come se una magia avesse atrofizzato i miei pensieri, operasse silenziosa dentro di me. Una parte del mio animo di lettrice che ho scoperto pian piano, e leggendo di Oskar e di Eli ho potuto conoscere la vita di una vita di cui non avevo nemmeno l'esistenza. Una storia cruda, surreale e allo stesso tempo reale, lenta e sincopata, che è una girandola di dettagli, contorni, sfumature, ombre impregnate di malvagità.
    Pezzi di vita di anime che vagano in un deserto di domande che non hanno mai avuto risposta, e con prospettive nebulose per il futuro, che mi hanno incuriosito moltissimo, interessato inaspettatamente, costringendomi a lasciare tutto alle spalle, abbandonando la mia inutilissima vita in una landa deserta in cui non avrei mai più voluto far ritorno.
    Sono stata catapultata in un posto imprecisato della Svizzera; ho seguito scrupolosamente le indagini di un ambizioso poliziotto specializzato nella caccia alle perone scomparse; mi sono mossa silenziosamente come una figura che compare e scompare, senza preavviso - ognuno di loro con una storia da raccontare.
    In attimi di vita che hanno scandito regolarmente la frenesia di questa settimana, nonostante conduca un'esistenza tranquilla, ho vissuto assieme a Oskar e Eli, entro i limiti autoimposti da Linqvit, tante e altrettante vite. Ruoli che mi sono divertita a impersonare e con cui ho voluto fuggire dal baratro dello sconosciuto. Respirando aria che non era più pulita ne lo è mai stata, satura di crimini orribili e inumani.
    Lasciami entrare è un romanzo il cui sapore è agre come un limone, l'aspirazione di fare un nuovo tipo di viaggio, un viaggio in cui la meta non è un luogo fisico da un posto della mente, la zona grigia fra il bene e il male, un harem segreto in cui trovare la pace con se stessi è davvero una bazzecola. E lì, fra oscurità e fantasia, l'ho avvertita intensamente. Medicina per la malvagità che affliggeva i personaggi e forse anche per i diversi mali, fisici o morali, inflitti continuamente in ogni capitolo.
    Diventare imperturbabili e proseguire la lettura dal davanzale del nostro mondo, dunque, è stato estremamente difficile. Eppure, una volta compiuto questo passo, tornare indietro è risultato più facile. Superando con un balzo il mondo di là con quello di qua.
    Costruito mediante un processo su anni di esperienze, timori o allucinazioni, oscuro, insidioso, rischioso come la notte, Lasciami entrare è un romanzo che trasmette una certa inquietudine. In quasi 400 pagine di turbamenti, dove un misero atto di felicità investiva inevitabilmente con qualcosa di spiacevole, c'era un universo che non ho mai esplorato. Ma cui non sono stata in grado di coglierne la bellezza. Con patti di sangue e segreti sussurrati dalla finestra virtuale del nostro mondo, con regole e nozioni del tutto indifferenti a quello cui sono abituata.
    La mia vita si era intrecciata a quella di questi strani personaggi e, col mio blocnotes preferito, sono sprofondata in un luogo oscuro e pericoloso, in cui l'avventura di Oskar non era nemmeno all'inizio.
    Un horror/thriller che non dà tregua, arriva in sordina e poi colpisce, ci rende protagonisti di una storia avvincente che permette di ritagliarci un angolino tutto nostro in una squallida stanza e, pian piano, nel cuore degli algidi protagonisti.
    Nel cuore della notte, con i grilli canterini che vegliavano su di me e la quiete della notte conciliava il mio sonno, ho visto Lasciami entrare come uno di quei posti dove un accanito lettore che non ha fatto l'abitudine a questo tipo di romanzi può essere preso dal panico e aver solo voglia di scappare. Dubitando che questa sia la sua storia; credendo di aver sbagliato secolo o pianeta; pensando di esser caduto nella bocca dell'inferno e non trovare più alcuna via d'uscita.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutti vittime

    Vi sarà capitato di comprare un libro senza saper bene perché, magari scontato a un mercatino della biblioteca, e poi di lasciarlo lì sullo scaffale aspettando di trovare un motivo per leggerlo. Ebben ...continua

    Vi sarà capitato di comprare un libro senza saper bene perché, magari scontato a un mercatino della biblioteca, e poi di lasciarlo lì sullo scaffale aspettando di trovare un motivo per leggerlo. Ebbene io dopo parecchi mesi, se non anni, ho trovato la spinta a farlo in una guida di Stoccolma che consigliava la lettura di questo romanzo. Dovendo partire per la visita di questa splendida città perché non prepararsi alla sua atmosfera con una lettura ad hoc?
    E qui chi ha letto il libro probabilmente avrà cominciato a ridere...
    E chi ha visitato Stoccolma, magari spingendosi anche al di fuori delle strade più battute, avrà compreso l'inutilità del tentativo.
    Insomma, ho letto il libro anche durante il viaggio aereo di andata e ritorno, ma nelle mie lunghe peregrinazioni non ho incontrato niente che mi facesse pensare alle atmosfere del romanzo. E nemmeno un vampiro. Ma quelli, è noto, possono uscire solo dopo il crepuscolo. Vita dura quando il sole tramonta alle 22 e sorge alle 4!!!

    Comunque, parlando del romanzo, se non ci si fa troppo impressionare dalle descrizioni dettagliate delle scene più violente e sanguinose (che, confessa l'autore, sarebbero state molto peggiori -aiuto!!!- se non avesse seguito i consigli della moglie) si può apprezzare sia la scrittura che la storia dei personaggi. Sono tutti vittime in un mondo di emarginati, di bullizzati, in cui è difficile stringere rapporti sia all'interno della famiglia che nella società.
    E quando capita di incontrare qualcuno con cui si può condividere la solitudine, si diventa disposti a tutto pur di non perderlo.

    ha scritto il 

  • 5

    ****/*****

    Credo di non conoscere nessuno che di fronte a una storia di vampiri non risponda: «Basta vampiri, basta». Io per primo. Lasciami entrare è una delle poche eccezioni.
    Lindqvist dipinge una realtà orri ...continua

    Credo di non conoscere nessuno che di fronte a una storia di vampiri non risponda: «Basta vampiri, basta». Io per primo. Lasciami entrare è una delle poche eccezioni.
    Lindqvist dipinge una realtà orribile, inventa situazioni da far star male fisicamente: le angherie subite da Oskar impallidiscono soltanto in confronto alle parti riservate a Håkan, un pedofilo di cui non ci vengono risparmiati i dettagli più rivoltanti. Eppure il risultato è un libro oserei dire perfettamente riuscito: nonostante la lunghezza e i numerosi personaggi secondari, il cuore della storia è il rapporto tra Oskar e Eli, entrambi emarginati e soli, anche se per ragioni diverse.
    Lasciami entrare è un viaggio disturbante in una Stoccolma da incubo, ma se riesci ad arrivare alla fine ti ritroverai tra le mani la storia toccante di una bellissima amicizia.

    ha scritto il 

  • 3

    Il postino suona sempre due volte

    ... a differenza dei vampiri, che quando decidono di far visita a qualcuno non hanno uno schema così noiosamente precisino e ripetitivo.
    Possono fare dei lunghi squilli di campanello, come i testimoni ...continua

    ... a differenza dei vampiri, che quando decidono di far visita a qualcuno non hanno uno schema così noiosamente precisino e ripetitivo.
    Possono fare dei lunghi squilli di campanello, come i testimoni di Geova alla domenica mattina, quando stai dormendo come un ghiro in letargo e vogliono spiegarti che la fine del mondo è vicina, oppure un solo squillo breve come fa il portinaio che deve consegnare un pacco appena arrivato.
    Talvolta addirittura bussano educatamente, quasi timorosi di disturbare, come la mia vicina che ha steso il bucato senza mollette sulla terrazza, ma il vento birichino e dispettoso ha fatto volare i suoi mutandoni sulla mia, e vorrebbe riprenderseli … prima che torni a casa suo marito che sennò mi vergogno.
    Altre volte aspettano pazienti che arrivi il predestinato restando infrattati in un angolino buio della strada, o sotto un cavalcavia, o acquattati sul ramo di un albero dentro un parco semideserto, come bestie feroci in attesa della preda.

    Insomma, vanno a seconda delle circostanze, dell’umore del momento, dell’intensità della loro fame. Che spesso non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di caldo, liquido, e rosso. Una volta entrati, in casa e nel collo, hanno invece un modus operandi sempre uguale: bucano la giugulare e si fanno una gran ciucciata di sangue.
    La vittima cade a terra e ci resta, morta e vuota come un cornetto senza il ripieno. O anche come gli asparagi bolliti che si mangiano con la salsina di uova sode, olio e aceto: quando li metti in bocca son belli ciccioni, ma poi tiri con i denti e resta solo la buccia esterna, tutta legnosa e filosa.

    Al pensiero che i poveri infelici sono malvisti da tutti, temuti e incompresi, possono andare in giro solo di notte, appena riescono a farsi qualche nuovo amico gli vien subito voglia di assaggiarlo... sento nei loro confronti un gran sentimento di tenerezza.
    Propongo di farli tutti soci onorari dell’AVIS.

    ☆☆☆ che non amano affatto i vampiri.. ma questo è un vampirotto insolito, molto dolce

    ha scritto il 

  • 4

    splendido esempio di come un insieme di stereotipi narrativi (preadolescente ciccione oggetto di bullismo, vampiro dodicenne sanguinario ma con un cuore, adolescente difficile con padre morto, zombie ...continua

    splendido esempio di come un insieme di stereotipi narrativi (preadolescente ciccione oggetto di bullismo, vampiro dodicenne sanguinario ma con un cuore, adolescente difficile con padre morto, zombie arrapato etc) trattati con la dovuta perizia possano ricombinarsi in un romanzo appassionante, divertente e terrificante il giusto per essere un horror. Alè! felice di averlo letto anche se sulle prime la faccenda vampiresca non mi ispirava per niente (era il classico momento del 'non ho altro in casa').

    ha scritto il 

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