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Lasciamisenzafiato

Di

Editore: Miraggi edizioni

3.8
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8896910110 | Isbn-13: 9788896910115 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Coinvolgente e senza pause, Lasciamisenzafiato è un romanzo d’amore e di amori. Di rapporti instabili, passioni, cadute e promesse non mantenute. Due donne molto diverse, legate allo stesso uomo. Due fratelli con un rapporto così speciale da sembrare gemelli. Un maestro e un giovane discepolo, uniti dalla musica. Le vicende dei cinque protagonisti si snodano intrecciandosi in una fitta e ingegnosa rete di coincidenze: Alessandro, Irene, Clara, Federico e Barnaba si incontrano e si perdono, oltre le distanze e oltre la loro stessa volontà, nel mondo reale e nello spazio virtuale delle chat e dei blog. Finché la morte non fa irruzione in questa trama di relazioni, e il dolore svela le geometrie nascoste e rimescola i ruoli, ricomponendo un quadro incrinato e incompleto, ma più autentico. Lasciamisenzafiato è un romanzo sull’anima, le sue mancanze e la sua forza inesauribile.
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  • 4

    Valido

    Storia un po' surreale, ma coinvolgente. Scrittura pulita, veloce, che arriva. Una storia che parla di quello che siamo diventati, in chat o meno, ma partendo dalla musica dentro, dalle pause fondamentali, del silenzio e del cielo percepito durante corse notturne. Io lo consiglio!

    ha scritto il 

  • 5

    Viaggiando nell'apparente staticità

    Si può viaggiare da fermi? In effetti è possibile fino a ieri, avrei risposto che si può viaggiare comodamente seduti sul divano o sulla poltrona preferita di casa leggendo un bel libro, magari questo di cui vi parlo oggi. Secondo, invece, la filosofia, che sembra uscire da questo testo, si può v ...continua

    Si può viaggiare da fermi? In effetti è possibile fino a ieri, avrei risposto che si può viaggiare comodamente seduti sul divano o sulla poltrona preferita di casa leggendo un bel libro, magari questo di cui vi parlo oggi. Secondo, invece, la filosofia, che sembra uscire da questo testo, si può viaggiare da un luogo all'altro senza che, chi viaggia, subisca variazione di sorta mentre l'effettiva essenza di quel che si definisce "viaggio" comincia proprio non appena arrivati sul posto. All'inizio, devo ammettere, il concetto mi è sembrato un po' astruso e mi sono messa a pensare come ciò possa essere possibile e alla fine ieri sera, alla presentazione del nuovo libro di Calderoni, guardandolo in faccia mentre aspettava di iniziare mi si è accesa la lampadina.

    Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire di cosa si parla in "Lasciamisenzafiato". Si parla di storie personali, come avviene anche per il libro con il quale l'ho confrontato nel post del mese di Novembre (ovvero Storie dentro storie). La differenza tra le due trame è che nel libro della Astori, le storie costituiscono insiemi che si tangono e che si intersecano formando la maglia strutturale della trama. Invece, Elvio Calderoni, affronta il romanzo "poliprotagonistico" (come diceva lui, non lavora se non ha almeno 5 protagonisti!) in una maniera totalmente diversa. L'individualità di ognuno che viene a contatto con gli altri, per questioni di conoscenza o di affetto, compongono tutte insieme una serie di rette che rendono solida la struttura del romanzo. Non c'è bisogno che creino altre storie, perchè a fare da collante al tutto c'è la casualità, ora fortunata e ora sfortunata, che le tiene insieme. Ci sono Alessandro e Irene innamorati e prossimi sposi, Barnaba e Clara che incontrano Alessandro il primo per caso e la seconda a seguito di una sua immagine apparsa sul web, c'e' Federico, fratello adorato del futuro sposo e anche un sacerdote giovane ma deciso a esercitare la sua missione di recupero si una suonatrice di sax, Clara, che, nasconde in sè, un dolore immenso di cui non riesce a parlare.

    Ora a questa architettura già ricca di incastri, aggiungiamo un'altra immagine anzi altre tre Cividale, Ferrara e Roma. Cividale è una bellissima cittadine del Friuli quasi al confine con la Slovenia, poi c'e' Ferrara città altrettanto bella e ricca di storia e infine Roma. Su questo asse immaginario si appoggia e svolge la trama. Quindi, teoricamente, dovremmo averne di descrizioni di viaggi e, invece, non ce ne sono poi così tanti. Solo qualche accenno, la macchina, un treno e basta. Il vero viaggio comincia quando si raggiungono i luoghi che fanno da scenario a queste vicende, passando per la descrizione delle architetture ( dallo stipite del portone fino all'acciottolato della piazza) e prosegue con le immagini di scene di vita, come la ragazza che corre a notte fonda con le cuffiette alle orecchie per sentire la musica (perché corre non ve lo dico lo dovete scoprire voi!). E non si ferma qui, le immagini scattate non sarebbero bastate da sole, a modificare l'io dei nostri protagonisti, ma serve ancora un fattore: la musica. E allora il quadro diviene completo Alessandro, Federico, Clara e Barnaba sono tutti legati alla musica da una passione. Ma, al contempo, Irene, il sacerdote e in fondo anche Clara affrontano una battaglia interiore con la propria anima. E' questo sbilanciamento di parti che cerca di trovare un suo equilibrio che genera le casualità che continuano a legare le individualità di tutti i personaggi. In alcuni casi è cercata, voluta e creata, come avviene fra Alessandro per Clara e Barnaba, e in altri è totalmente assegnata dal destino che muove le personalità come pedine assegnando loro situazioni inoppugnabili, come avviene sempre nella vita reale.

    Ma attenzione a non confondere il destino con il Dio ( vista la presenza di un sacerdote) perché la gestione del caso "predestinato" in questo libro è di radice laica non religiosa. L'introspezione che colpisce ad un certo punto tutti i personaggi, nasce dal mutamento interiore avvenuto nei vari luoghi, che genera negli animi dei protagonisti la consapevolezza dell'essenza del proprio io. E allora non si ha più la necessità di avere un finale a sopresa, anche se poi alla fine c'è. Perché in questo libro, oltre a quello scritto c'è il "finale suggerito" e sta fra le righe, nella concezione calderoniana della vita. Non serve la "meta" sia indicata con la descrizione fine. C'e' sempre stata, se lo avete letto da fermi e avete viaggiato e goduto delle immagini di strade e ponti, alla luce del pieno giorno o nel silenzio della notte, sulle note di Piovene o su quelle di altri titoli nominati, allora siate certi che, il finale della vostra storia, lo avete già trovato! Questa recensione ha circa 30 versioni e questa è la 31esima. Il problema non è dato dallo stile di scrittura, ma dal trascrivere un'esperienza di lettura che diventa sempre un momento di incontro fra il messaggio dell'autore, e della sua creatività, con l'esperienza di chi la legge e quindi la interpreta con il suo bagaglio di ricordi accumulati. Potete quindi essere certi che per ognuno avrà una resa diversa. Quello che rimane unico per tutti, o almeno è venuto fuori dai commenti del salotto letterario, è la scorrevolezza del testo che non presenta intoppi ma scivola via con tranquillità, tanto che ci metterete un attimo a ricordarvi, nonostante i tanti protagonisti, chi è chi e qual'è il suo ruolo. E questo vi assicuro che, per esperienza personale, e cosa quantomai rara e, suppongo, anche abbastanza complicata.

    Chiaramente a caldo, nel salotto, assegnai 3 stelle su cinque a questo libro, su cui ho dovuto riflettere non poco, perché sviata dalla casualità che sembrava essere protagonista rispetto al resto. Oggi aumento al massimo 5 stelle per le ragioni di cui sopra. Rimango interdetta, all'affermazione di Paolo Di Paolo che sostiene che nella scrittura di Calderoni c'e' un pizzico di De Carlo, per me Calderoni in questo lavoro ricorda molto una canzone di Gaber che si chiama "Il luogo del pensiero" ( testo e video ).

    Per le immagini, audio e video: http://letturesconclusionate.blogspot.it/2012/12/lasciamisenzafiato-elvio-calderoni.html

    ha scritto il 

  • 5

    Lasciamisenzafiato, un titolo quasi hashtag

    Lasciamisenzafiato. Nel linguaggio corrente e' un hashtag perfetto, e non potrebbe essere piu ' appropriato in questo caso. Il romanzo di Calderoni insegue un modo di esprimersi attuale, realistico, solo qua e là intervallato da classicismi che aiutano il lettore nella comprensione del testo rend ...continua

    Lasciamisenzafiato. Nel linguaggio corrente e' un hashtag perfetto, e non potrebbe essere piu ' appropriato in questo caso. Il romanzo di Calderoni insegue un modo di esprimersi attuale, realistico, solo qua e là intervallato da classicismi che aiutano il lettore nella comprensione del testo rendendo tutto fluido, scorrevole. E' particolare l'utilizzo del tempo presente nella narrazione. E' in quel momento che si esprime la massima attualità linguistica. Esperimento difficile, complesso, che amplifica la sensazione del crescendo, sensazione che, come in una corsa reale, permea tutto il romanzo. Non è un caso che anche il romanzo rappresenti una corsa, vera, metaforica, di stile. Tutto concorda, cifra e contenuti. I personaggi si incontrano e velocemente interagiscono, si separano, si cercano, si ritrovano, si inseguono...corrono. Quasi a voler gabbare il tempo che, beffardo o benevolo, ha già deciso il loro destino. La corsa come metafora della vita?

    E’ un romanzo “accentato”. Gli accenti sono sulle immagini e sui suoni. Come fotografie le immagini e i paesaggi si susseguono in una descrizione dettagliata, che par quasi di esserci a vedere quella luce, quei colori, quei sassi, e non a caso Alessandro, uno dei protagonisti, è un fotografo. Ma è anche, anzi, prima di tutto, un musicista finissimo, come l’amato fratello Federico. E la musica è l’altro accento, il contrappunto perfetto alla successione degli eventi. Anche la musica è raccontata, e neppure questo è esercizio facile. La musica si ascolta, ma il suo linguaggio traspare tra le righe, dà loro ritmo, come i passi cadenzati e veloci di una corsa. La corsa, ecco che ritorna. Clara corre per non fermarsi a riflettere sulla sua vita, sulle sue colpe, sui suoi peccati. Irene corre metaforicamente verso la sua meta, il matrimonio con Alessandro, con la voglia di superare se stessa e i suoi dubbi, le sue paure, la sua fede incrollabile. Tutti si incontreranno a un certo punto, chi prima, chi dopo. Tutti accomunati da un soggetto comune, il salvifico Barnaba, che li unirà nelle immagini e nei suoni in un crescendo, appunto, che lasciasenzafiato.

    ha scritto il 

  • 4

    Si sa che il ferro va battuto quando è caldo.
    Ma non poso non scrivere la mia opinione su questo romanzo.
    Il romanzo ci sta tutto. Soprattutto il titolo perché il romanzo è bello, è intrigante, è accattivante. Parla d'amore, ma non è smielato. Parla di morte, ma non è tetro. Parla di amicizia, m ...continua

    Si sa che il ferro va battuto quando è caldo. Ma non poso non scrivere la mia opinione su questo romanzo. Il romanzo ci sta tutto. Soprattutto il titolo perché il romanzo è bello, è intrigante, è accattivante. Parla d'amore, ma non è smielato. Parla di morte, ma non è tetro. Parla di amicizia, ma di quella vera. Parla di musica, dalle note profonde. Parla fondamentalmente di passione. Della passione che sboccia dal nulla, che vive in pieno il suo tempo e che ti lascia senza fiato. Non mi vergogno a dire che a pag 169 del libro, mentre ero steso du una delle spiagge più belle della Sardegna, mi sono lasciato andare alla più pura delle mozioni: ho pianto. Ho maledetto la trama (nel senso buono) e ho chiuso il libro per poi riprenderlo per finire la lettura.

    ha scritto il 

  • 2

    Dopo lunga e faticosa ricerca dell'uomo che dice smancerie, eccolo. Un bugiardo fatto e finito. Ma non è mentire, è creare un altro se stesso per non mentire. Facile, no? Ma un altro vero o un altro virtuale? Credo fortemente nelle coincidenze, ma qui siamo in presenza di altro, di un insieme di ...continua

    Dopo lunga e faticosa ricerca dell'uomo che dice smancerie, eccolo. Un bugiardo fatto e finito. Ma non è mentire, è creare un altro se stesso per non mentire. Facile, no? Ma un altro vero o un altro virtuale? Credo fortemente nelle coincidenze, ma qui siamo in presenza di altro, di un insieme di sottoinsiemi. Troppo scambi e incroci...al rogo pletora, bimbo, la chat...mentre sullo sfondo si preannunciava già che...bei pensieri, ma un libro nel quale non ho trovato senso. A parte uno:"...lasciati senza fiato. Con l'accento sulla prima a. Per tutta la vita. Lasciati senza fiato." Perchè il normale è speciale e lo speciale è normale.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è per le troppe coincidenze (qualcuno ha detto che le coincidenze sono piccoli miracoli in cui Dio è voluto rimanere anonimo) e non è per una sorta di predestinazione che si avverte gravare sui protagonisti per tutto il romanzo (nessuno più di me crede che ci siano persone predestinate a star ...continua

    Non è per le troppe coincidenze (qualcuno ha detto che le coincidenze sono piccoli miracoli in cui Dio è voluto rimanere anonimo) e non è per una sorta di predestinazione che si avverte gravare sui protagonisti per tutto il romanzo (nessuno più di me crede che ci siano persone predestinate a stare insieme); non è neanche per la presenza ingombrante del "destino" (e io ci credo al destino, eccome se ci credo!), ma quello che proprio non mi ha convinto è stato tutto questo enorme "minestrone" di personaggi, di sentimenti, di religione, di gemelli non gemelli, di mentori mancati, di iniziazioni sessuali, di omicidi improbabili, di nei ballerini, di molestatori imbranati, di chat pseudo erotiche: troppo di tutto, veramente. E purtroppo a volte si è sfiorato il ridicolo.

    ha scritto il 

  • 4

    lettotuttodunfiato...

    Troppe coincidenze troppe vite che s'intrecciano e si sfiorano, si uniscono e si allontanano, si annusano, si toccano, si interpellano e si scrutano, si affondano e riemorgono come tante "pletore" di sentimenti ed emozioni. Ricorda lontanamente "Le ho mai raccontato del vento del Nord" di Glattau ...continua

    Troppe coincidenze troppe vite che s'intrecciano e si sfiorano, si uniscono e si allontanano, si annusano, si toccano, si interpellano e si scrutano, si affondano e riemorgono come tante "pletore" di sentimenti ed emozioni. Ricorda lontanamente "Le ho mai raccontato del vento del Nord" di Glattauer per alcuni versi, per altri invece è semplicemente una favola che emoziona. Una volta finito di leggere il libro mi è assalita la curiosità di vedere Closer e magari perchè no, vedere quest'opera prima sul grande schermo.

    ha scritto il 

  • 4

    Làsciamisenzafiato - Làsciatisenzafiato

    Un libro che non è certamente un capolavoro, ed è intriso di troppe coincidenze e di troppi improbabili incastri, al limite del forzato e del credibile.
    Ma è un'opera prima (almeno come romanzo), ed è un'opera prima scritta dannatamente bene, in modo scorrevolissimo, tant'è che il grosso di quest ...continua

    Un libro che non è certamente un capolavoro, ed è intriso di troppe coincidenze e di troppi improbabili incastri, al limite del forzato e del credibile. Ma è un'opera prima (almeno come romanzo), ed è un'opera prima scritta dannatamente bene, in modo scorrevolissimo, tant'è che il grosso di questo libro l'ho letto in sole tre ore. Un libro sul potere delle parole, sugli amori, sui dolori, sulla perdita e sul ritrovarsi, sempre e comunque, in se stessi e negli altri. Almeno questo è ciò che ho voluto vederci io.

    Dedicando questa lettura a ciò che lascia senza fiato, e alla capacità di farsi lasciare senza fiato.

    ha scritto il 

  • 4

    consigliato

    E’ un romanzo che parla della paura di amare, della paura di non amare, della paura di non essere amati.
    E’ la storia di due giovani fidanzati, che devono sposarsi.
    L’autore narra i mesi che precedono la data delle nozze, raccontandoci le emozioni e le sensazioni che attraversano l’animo dei due ...continua

    E’ un romanzo che parla della paura di amare, della paura di non amare, della paura di non essere amati. E’ la storia di due giovani fidanzati, che devono sposarsi. L’autore narra i mesi che precedono la data delle nozze, raccontandoci le emozioni e le sensazioni che attraversano l’animo dei due protagonisti in vista delle nozze, cioè i loro dubbi e le incertezze prima del grande passo. E lo fa spostando il tempo della narrazione con un sapiente gioco di flashback, colmando così oculati vuoti narrativi proprio nel momento esatto in cui il lettore ne sente il bisogno. Attorno ai due personaggi principali, ruota una serie di figure secondarie ma al tempo stesso fondamentali, in un intreccio di esistenze comuni ma ricche di emozioni, che somiglia agli ingranaggi di un orologio svizzero, per un delicato ma esatto alternarsi di movimenti. E’ anche un viaggio spirituale, che ogni personaggio compie con la propria sensibilità, a volte cercando spontaneamente il confronto con se stesso, a volte essendo costretto a farlo. E poi la musica, che ci regala un sottofondo di brani classici e moderni, quasi che ad ogni personaggio si accompagni un suo spartito. Davvero buone, secondo me – ed è il punto di forza del libro - le profonde descrizioni degli stati d’animo e soprattutto i dialoghi, che hanno la rara caratteristica di non essere statici ma di contribuire certamente all’azione. Divertente l’idea di delegare parte della trama a quegli strumenti comunicativi tipici di questi anni, cioè il blog, la chat e gli sms, più intimistico e riflessivo il primo e più veloce e attiva la seconda. Non mancano i colpi di scena. Un plauso va anche alla descrizione dei luoghi, dal Lazio al Friuli, che non è mai fine a se stessa, ma accompagna la lettura con la voce sussurrante e fuori campo di una colta guida turistica. Il difetto c’è. La narrazione a volte si inceppa e risulta un po’ pesante, per un gusto narrativo che si sofferma anche troppo su alcune scene. A tratti, infine, c’è qualche cambio di stile che disorienta, specie nella prima parte.

    COMUNQUE UNA LETTURA CONSIGLIATA!

    Alex

    ha scritto il