Latinoamericana

I diari della motocicletta

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(2587)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8807812592 | Isbn-13: 9788807812590 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pino Cacucci , Gloria Corica

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Cofanetto , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Nel dicembre del 1951 due ragazzi argentini partono su una sgangherata motocicletta da Cordoba, decisi ad attraversare il continente fino al Venezuela.Entrambi studenti di medicina, Ernesto Guevara de la Serna e Alberto Granadotermineranno quel lungo viaggio il 26 luglio 1952. Qualche tempo dopo l'uomoche la storia ricorderà con il soprannome di "Che", riordina i suoi appuntiin un libro, che è il dettagliato resoconto delle traversie affrontate inmigliaia di chilometri. Chi scrive non è ancora il comandante Che Guevara, maun ragazzo entusiasta, incline alle avventure picaresche e già infiammato daquella bramosia di vivere e di conoscere che lo accompagnerà in tutta la suabreve esistenza.
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  • 2

    Purtroppo l'ho trovato faticoso, a tratti non si capivano i passaggi da un luogo/situazione all'altro.
    Alcune pagine di indubbio fascino, ma complessivamente ho fatto fatica a terminarlo

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Los poderosos desarrollos desde los hechos.

    Questo divertentissimo ed appassionante diario è chiamato "I diari della motocicletta" per evidenti questioni di marketing, ma è fuorviante. Certo suona meglio di "La Presa Di Coscienza Di Due Giovani ...continua

    Questo divertentissimo ed appassionante diario è chiamato "I diari della motocicletta" per evidenti questioni di marketing, ma è fuorviante. Certo suona meglio di "La Presa Di Coscienza Di Due Giovani Rivoluzionari Delle Tristi Condizioni Del Popolo Americano".

    Avrebbe venduto decisamente meno e sarebbe stato un gran peccato, i fatti qui surclassano la stragrande maggioranza dei correnti romanzi, solitamente periombelicali, sodomocinesici o seguaci della poziosezione.

    La moto, un'ottima Norton 500 M-18 che avrebbe potuto rendere felice un quarto abbondante della gioventù mondiale, si schianta definitivamente a meno di un terzo del viaggio. Né il "Che" nemmeno Alberto Granado, il suo amico e compagno di viaggio sono motociclisti, peggio: sono studenti di medicina e biologi, categorie che per quanto riescano ad operare una tracheotomia con un temperino arroventato ed una bic svuotata nel cuore nell'alto Zambesi, solitamente offrono performance bassissime ad avvitare una lampadina, figuriamoci a pulire un carburatore, registrare le valvole o i freni.

    Ripristinata alla bell'e meglio alla partenza, sovraccaricata da una soma di bagaglio oltre a due occupanti, ansimante nelle erte salite andine (pur avendo 21 cavalli, non pochi all'epoca infatti la chiamarono "La Poderosa", un motore aspirato perde l'1% della potenza ogni 100 metri d'altitudine) manutenzionata durante il viaggio con raddobbi empirici, alimentata a benzine episodiche e mazzate e tanto filo di ferro, è ad onore della Norton che sia durata quel po'.

    La moto ansimava, ma pure il Che – era asmatico – non si trovava benissimo a quelle altitudini o in fatiche eccessive. Qualsiasi persona di buon senso li avrebbe sconsigliati ma è merce rara in Sudamerica, ed in particolare in Argentina. Il padre se ne fa una ragione e la sua ragazza Chichicita o simili (*) pure. I due né motociclisti, né turisti e forse nemmeno viaggiatori, di fatto più avventurieri, percorreranno migliaia di chilometri, facendo la qualunque per mangiare o dormire e poco altro, afferrando ogni situazione per la coda e allentando il senso morale in ragione inversa alla cinghia dei pantaloni.
    Moto, auto, piedi, camion, zattere, aerei. Todo modo para buscar la voluntad del pueblo! Natura feroce, guai, rotture, sonno, fame, malattie, sporco e miseria non li fermano. Granado si rende conto spesso dell'assurdità pericolosa della loro condizione, ma il Che aveva quella dote dei Gran Capitani, di trascinare se stessi ed una turba già provata oltre le difficoltà più gravose.

    Ad onta della prefazione: "Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d'Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, io, non sono più io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra «Maiuscola America» mi ha cambiato più di quanto credessi."
    La persona invece non era cambiata. A leggere questo ed il diario in Bolivia, alfa ed omega del Che, non si vedono apprezzabili differenze. Curiosità. Volontà sempre prima della Ragione, il Fine sempre prima dei Mezzi. Avrebbe schiantato un camion, altro che una moto.

    Meraviglia invece che il Che, partito a cercare conferma della sue tesi sullo stato delle cose americane "in nuce" (gli argentini chiamano America tutto il continente tranne gli Estadounitensi, che chiamano America i soli USA), vide una quantità di cose nelle disgrazie copiosissime che gli si presentarono di volta in volta, che toglievano colpa agli yankee per aggiungerla ai sudamericani volonterossissimi artefici della supremazia yanqui, ma più che non volerle vedere; mi sa che con baldanza ed infinita presunzione argentina, non gliene fregasse niente: colpa degli USA doveva essere.
    Dopo decine di villaggi spartiti e cento dialetti, sogna perfino gli Stati Uniti del Sud.
    La sottovalutazione era già ai suoi inizi, se la porterà nella tomba.

    Grande libro di viaggio, di scoperta, di avventura e di crescita, gran vita, giovane vita. Consigliabilissimo a prescindere.
    Ah, non è "picaresco". I pìcari veri li incontrano e non si somigliano per nulla.

    ***

    La stellina in meno è per i buchi evidenti nel diario. Ci ha messo le mani lui e pure altri dopo, e si vede.
    Il valore di un diario è innanzitutto la continuità nelle registrazioni.

    ***

    (*) Il Che si comporta come un macho fatto e finito 24/7/365. Il che prova che il 99% del femminismo è semplicemente una scala di valori. Per il Che (od omologo a seconda del contesto) la signora farebbe pure cucù dal comodino prima di andare a lavorare come lavapiatti per mantenerlo, mentre da Ciccillo Papace esige che porti i propri bagagli e le apra la portiera dell'auto che le ha pagato lui. Scelta quanto mai aristocratica che fa un po' a pugni colla revoluciòn, ma si sa che solo gli sciocchi e i fessi sono coerenti: a quelli si dia el trabajo, a otros la gloria y el poder.

    ha scritto il 

  • 4

    Abituato ai tanti 'on the road' in cui i protagonisti sembrano viaggiare per annichilirsi (vd.Kerouac o il più recente "Nelle terre selvagge"), leggere la storia di un viaggio vissuto con ottimisimo, ...continua

    Abituato ai tanti 'on the road' in cui i protagonisti sembrano viaggiare per annichilirsi (vd.Kerouac o il più recente "Nelle terre selvagge"), leggere la storia di un viaggio vissuto con ottimisimo, spirito gioviale e sana follia mi ha davvero stupito. Mettendo da parte che Che Guevara è Che Guevara, è stata una lettura che mi ha trascinato di forza in quelle lande sudamericane tanto lontane ed esotiche da non poter essere che vagamente immaginate da uno straniero, viste con l'occhio giovanile e spesso innocente di due ragazzi che al noioso studio in casa hanno preferito conoscere il mondo. Straconsigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Diario del viaggio di due ragazzi, un po' incoscienti e un po' scrocconi, in giro per il Sudamerica, un viaggio in cui due giovani studenti di medicina incontrano un popolo sventurato, indigente ...continua

    Diario del viaggio di due ragazzi, un po' incoscienti e un po' scrocconi, in giro per il Sudamerica, un viaggio in cui due giovani studenti di medicina incontrano un popolo sventurato, indigente e affamato.
    Con un equipaggiamento essenziale e pochissime risorse economiche Ernesto e Alberto si immergono in un'avventura "on the road" alla scoperta dell'America Latina, partono in moto con la Poderosa e proseguono con mezzi di fortuna alla ricerca di ospitalità' e di un pasto con cui saziare la fame, dormendo dove capita.

    ha scritto il 

  • 4

    E' sempre emozionante leggere la biografia di un personaggio famoso, e questo caso non lo è da meno, sapendo che anche grazie al viaggio nel Sudamerica riassunto in questo diario Guevara conobbe la mi ...continua

    E' sempre emozionante leggere la biografia di un personaggio famoso, e questo caso non lo è da meno, sapendo che anche grazie al viaggio nel Sudamerica riassunto in questo diario Guevara conobbe la miseria dei popoli e maturò le sue convinzioni.
    A caldo posso dire di aver avuto l'impressione che Guevara fosse un tipo molto pratico. Il diario è ricco di particolari sulle tappe e sui mille modi con cui Ernesto e l'amico Alberto riuscivano a scroccare un passaggio e un pasto da gente anche misera ma sempre ospitale. L'altra impressione è che i due amici dovevano essere molto coraggiosi o incoscienti per partire alla completa avventura, senza certezze economiche, affrontando enormi disagi fisici ma spinti da uno spirito indomito frutto della gioventù e della sete di conoscenza. L'ultima considerazione è sulla difficoltà di Guevara di scrivere in maniera diretta i propri sentimenti, che sono appena accennati, ma traspaiono ugualmente ad esempio nelle descrizioni degli indios, dei lebbrosari o anche delle città, in particolare di Cuzco. La lettera che chiude il libro, diretta a sua madre, compensa in parte questo aspetto, restituendoci un figlio affettuoso e appassionato.
    Molto bello, da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Di Che Guevara conoscevo davvero poco, giusto quello che di lui si può apprendere dai libri di storia, e mi sono avvicinata a questi diari forse con maggiore curiosità verso i Paesi attraversati che v ...continua

    Di Che Guevara conoscevo davvero poco, giusto quello che di lui si può apprendere dai libri di storia, e mi sono avvicinata a questi diari forse con maggiore curiosità verso i Paesi attraversati che verso l'autore; invece alla fine è stato proprio lui a conquistarmi, doveva essere proprio un bravo ragazzo con una grandissima sensibilità e generosità. Certi incontri son descritti con tanta delicatezza e in modo così vivido da avermi commossa profondamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Stiamo parlando...

    ... di 23 anni, 24 compiuti durante il viaggio.
    Se non fosse stato l'uomo che è stato, questi appunti di viaggio potevano essere assimilati a quelli di qualunque altro coetano di qualunque altra parte ...continua

    ... di 23 anni, 24 compiuti durante il viaggio.
    Se non fosse stato l'uomo che è stato, questi appunti di viaggio potevano essere assimilati a quelli di qualunque altro coetano di qualunque altra parte del mondo in un qualunque periodo storico: goliardia, cazzeggio.
    Ma la curiosità, e la profondità di come ha cominciato a guardare il suo continente, zeppo di terrificanti diseguaglianze, povertà, miserie, lo hanno portato a comparare con gli antichi splendori del passato ( Incas ecc... ) ed è in questo viaggio che un esile ragazzotto asmatico, dottore in leprologia si è ritrovato cambiato, diverso.
    Chi avrebbe potuto pensare che nel 1964, dopo soli 13 anni, avrebbe tenuto un discorso all'Assemblea generale dell'ONU come capo delegazione della giovane libera Repubblica di Cuba ?
    Internazionalismo, terzomondismo, rivoluzioni, guerre di liberazioni in due continenti ( non scordiamo Angola, Congo ecc.. ) appoggiate su teorie marxiste sempre a favore degli ultimi, sempre contro la arroganza degli imperialismi che sfruttano e affamano. Contro gli Usa ma anche contro l'Urss, cosa che creò a Cuba e a Fidel non pochi problemi.
    Tutto è nato da quel viaggio, tutta l'incubazione è partita da lì ; l'incontro con Fidel Castro ha fatto il resto.
    Proprio la Bolivia, di cui si innamorò in quel viaggio, gli fu fatale nel 1967 mentre tentava di portare anche lì la rivoluzione.

    ha scritto il 

  • 4

    E' stato davvero molto interessante come libro, e sono stata contenta di aver approfondito Guevara come persona. Non mi interessa la politica quindi questo secondo me è il libro migliore per poterlo c ...continua

    E' stato davvero molto interessante come libro, e sono stata contenta di aver approfondito Guevara come persona. Non mi interessa la politica quindi questo secondo me è il libro migliore per poterlo capire in parte.

    ha scritto il 

  • 4

    El ideólogo de una revolución.

    -...Aunque lo exiguo de nuestras personalidades nos impide ser vocero de su causa, creemos, y después de este viaje más firmemente que antes, que la división de América en nacionalidades inciertas e i ...continua

    -...Aunque lo exiguo de nuestras personalidades nos impide ser vocero de su causa, creemos, y después de este viaje más firmemente que antes, que la división de América en nacionalidades inciertas e ilusorias es completamente ficticia. Constituimos una sola raza mestiza que desde México hasta el estrecho de Magallanes presenta notables similitudes etnográficas. Por eso, tratando de quitarme toda carga de provincialismo exiguo, brindo por Perú y por América Unida. -

    Ernesto "Ché" Guevara. El día de San Guevara

    ha scritto il 

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