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Latte

By Christian Raimo

(149)

| Others | 9788887765595

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Book Description

Due fratelli gemelli che si sorprendono ad essere diversi. Un racconto diformazione in 38 minuti. Una notte in commissariato sognando Harpo Marx. Uncabarettista sull'orlo della schizofrenia. Una storia d'amore che non sa comecominciare. Un partigiano Continue

Due fratelli gemelli che si sorprendono ad essere diversi. Un racconto diformazione in 38 minuti. Una notte in commissariato sognando Harpo Marx. Uncabarettista sull'orlo della schizofrenia. Una storia d'amore che non sa comecominciare. Un partigiano in un paese senza guerre. Una generazione che percrescere è costretta ad ammettere di non essere immacolata. "Latte" raccogliedieci racconti che parlano di una generazione ma parlano a più di unagenerazione.

16 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Disturbante al punto giusto

    Disturbante al punto giusto, ben scritto. Il primo racconto e l'ultimo sono senza dubbio i migliori. Consiglio una lettura liofilizzata, con pause tra un racconto e l'altro.

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    Alessia Scurati said on Jun 19, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Inizia (e speriamo finisca presto) la mia attenta disamina degli scrittori italiani contemporanei. Oggi è il turno di Christian Raimo. Per chi non lo sapesse, Christian Raimo è un fine critico dell'opera veltroniana, oltre che esegeta quasi quotidian ...(continue)

    Inizia (e speriamo finisca presto) la mia attenta disamina degli scrittori italiani contemporanei. Oggi è il turno di Christian Raimo. Per chi non lo sapesse, Christian Raimo è un fine critico dell'opera veltroniana, oltre che esegeta quasi quotidiano dell'ovvio, del già detto, del non compreso ma comunque spiegato. E poi, ovviamente, Christian Raimo è uno scrittore. Ci tiene a sottolinearlo: ogni sua frase trasuda letteratura, gronda cultura, tracima treccani, esonda sinonimi&contrari. Proprio su questo aspetto si basa la critica di Christian Raimo a Veltroni: io sono uno scrittore vero, un virtuoso del vocabolo, come si permette il buon Walter di scrivere? Che avrebbe anche ragione, Christian Raimo, a chiedersi perché un perito cinematografico con un passato da segretario di partito debba tentare ardue fortune letterarie. Solo che il pulpito, ragazzi, al giorno d'oggi è fondamentale. E se non vi va bene il pulpito c'è quella storia della trave e della pagliuzza, potete usarla lo stesso. Ma veniamo a noi e cerchiamo di fare un'analisi precisa, per punti:

    1) Ci sono scrittori che hanno storie da raccontare e cercano le parole per farlo. Sono i miei preferiti. Altri scrittori, invece, hanno un sacco di parole in testa e le storie sono un pretesto per utilizzarle. Christian Raimo è uno di questi. Non si spiegherebbe, altrimenti, l'uso di "mesmerizzata" o una frase tipo "Le sue attività si erano ridotte al minimo impegno fisico, la mattina la scuola, a casa lo scrivere". A casa lo scrivere. A casa lo scrivere. Lo casa a scrivere. A lo casa scrivere. Lo scrivere a lo casa. Sembra il commissario Lo Gatto. Lo commissario il Gatto. Quanto trasudano scrittorevolezza queste espressioni.

    2) Collegato al punto uno. Diceva Dino Risi di Nanni Moretti: "mi viene sempre da pensare: scansati e fammi vedere il film". Lo stesso viene da dire a Christian Raimo: abbiamo capito che sai un sacco di parole e le abbini pure con una certa classe, ma ora ti levi e mi fai leggere i racconti? Solo che non si può levare, ché se si leva non resta niente.

    3) Perché mettere delle parole in corsivo per enfatizzare un concetto? Io, a questo proposito, apprezzo molto una frase che dice: "ogni sentimento in un romanzo dovrebbe essere declinato in azione, dialogo, descrizione, in una costruzione che renda questi sentimenti piuttosto che enunciarli". Sapete chi l'ha detto? Chrisitano Raimo, a proposito di Veltroni. E poi va a mettere le parole in corsivo. Che poi il corsivo per attirare l'attenzionzione è come quelli che parlano e fanno il gesto delle virgolette in aria. Io non lo sopporto.

    Avevo pensato ad un'analisi in centotrenta punti. Non ne ho più voglia e poi i primi due sono già sufficienti. Ho letto tre racconti e mi bastano, non ce l'ho fatta ad andare avanti. Forse non l'ho capito, forse ero prevenuto, probabilmente ho messo poca attenzione. Sicuramente non ho cultura a sufficienza per interpretarlo. Resta il fatto che non riesco a mandare giù queste esibizioni di letteraria potenza.

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    stefano said on Jun 18, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Esercizi di stile.

    Niente da dire. Qui Raimo dimostra di avere classe. Lo stile è molto interessante, denso. Costruisce una narrazione con molto ritmo. È così bravo da riuscire a rivitalizzare delle storie che in fondo non sono nemmeno granché. Da loro vita e le colloc ...(continue)

    Niente da dire. Qui Raimo dimostra di avere classe. Lo stile è molto interessante, denso. Costruisce una narrazione con molto ritmo. È così bravo da riuscire a rivitalizzare delle storie che in fondo non sono nemmeno granché. Da loro vita e le colloca in un mondo adulto, sfuggendo all'infantilismo che caratterizza tanta parte della nostra letteratura.
    Il difetto, casomai, è di non costruire niente di veramente compiuto. Tutto resta fine a se stesso.
    Non puoi non ammirare il virtuosismo, in particolare delle pagine costruite a ritmo di rap. Resti lì, affascinato. Solo alla fine ti chiedi, ok, ma poi? Anche se a merito di Raimo va aggiunto che la soddisfazione di aver goduto di questo esercizio è superiore a tutto. E non è poco.

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    Antoturi said on Apr 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il libro si apre con due racconti che colpiscono piacevolmente, “Ricorrenze” e “Il cuore colpito”, per la loro particolare costruzione: entrambi contengono la loro rivelazione nel passato, ovvero al tempo della storia al protagonista è già avvenuto l ...(continue)

    Il libro si apre con due racconti che colpiscono piacevolmente, “Ricorrenze” e “Il cuore colpito”, per la loro particolare costruzione: entrambi contengono la loro rivelazione nel passato, ovvero al tempo della storia al protagonista è già avvenuto l’evento che ha cambiato la vita. Mi piacciono queste narrazioni in cui il colpo di scena non è la chiusura, ma ci è dato di conoscere anche quel che succede dopo, quando l’interessato si trova a dover fare i conti quotidianamente con un trauma o una conoscenza che non può restare priva di conseguenze.

    “Giovanni Gabrini Impilota” ricorda Saunders, un racconto distopico ma non troppo.

    “Heartfilled baked potato” è un racconto di viaggio dove si sente il Tondelli di “Altri libertini”, un viaggio che diventa flusso narrativo continuo, un susseguirsi di impressioni per il protagonista fino alla chiusura che invita a non prendere troppo sul serio, perché si tratta comunque di realtà.

    E mi sentivo tanto furbo all’aver scovato Tondelli, finché nell’ultimo racconto, il più intenso, “Quel fiore siete voi”, Tondelli lo si incontra, è il deus ex-machina che aiuta la protagonista a non lasciarsi sopraffare dal dolore a impegnare se stessa con l’amore che deve essere dono e capacità di affrontare le difficoltà tenendo conto anche dell’altro.

    In altri racconti l’autore sperimenta, gioca con la lingua, con la prosa cercando di renderla poetica.
    Una bellissima raccolta e una piacevole scoperta.

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    F.Ramone said on Apr 25, 2014 | Add your feedback

  • 16 people find this helpful

    È roba che ti fa robusto...

    Latte.
    Il latte è bianco, candido, puro nel suo chiarore che vuole lanciare l'ovvio messaggio che di lui ci si può fidare.
    Latte.
    Il latte è naturale, si pensa al latte e come inevitabile conseguenza si pensa ai paesaggi bucolici di cui le stesse con ...(continue)

    Latte.
    Il latte è bianco, candido, puro nel suo chiarore che vuole lanciare l'ovvio messaggio che di lui ci si può fidare.
    Latte.
    Il latte è naturale, si pensa al latte e come inevitabile conseguenza si pensa ai paesaggi bucolici di cui le stesse confezioni ci ricordano l'esistenza, vaga e lontana, nel tempo e nello spazio, riallacciatasi al qui e ora grazie ad una bevanda.
    Latte.
    Il latte è denso, viscoso, lento nel suo incedere anche quando versato, incapace di scorrere con il furore agile dell'acqua.
    Latte.
    Il latte è materno, è un'esperienza che si fa soprattutto nell'infanzia, è ciò che segna la tua crescita e la tua dentatura. Il latte è tua madre, è il rapporto con tua madre.

    Raimo non poteva scegliere titolo più ossimorico, e in ciò più azzeccato, per questa sua (all'epoca, 2001) prima raccolta. Questi racconti non hanno nulla in comune col latte. Son oscuri e sporchi (nell'atmosfera), sono urbani, post-atomici, mass-mediatici (nell'ambientazione), sono scarni e radi, funzionano con scarti ritmici (nella prosa), e più di tutto, sono tremendamente solitari, spesso pronti a descrivere rapporti famigliari, e in particolare rapporti genitori-figlio/a, che non si stanno sfaldando, sono già sfaldati. Se esistono quattro aggettivi che assolutamente non possono andare a descrivere questo volume questi sono bianco, naturale, denso e materno.

    Il primo racconto, "Ricorrenze", forse il più bello insieme all'ultimo, è un gioco di rimbalzi, tra due personalità diverse ma uguali come quelle di due gemelli e soprattutto tra presente e passato. Ma il presente è fatto solo di dialoghi telefonici e si mostra abulico, forse a sua volta proiettato nel passato. Si avanza per traumi.
    Il mezzo telefono rappresenta peraltro il vero leitmotiv del libro. Presenti in tutti i racconti tranne uno, le conversazioni al telefono sono quasi sempre la chiave di volta degli intrecci, quelli che cambiano il punto di vista del personaggio, o della vicenda, o del narratore. A un certo punto arriva addirittura a citare l'Herzog di Bellow, proprio con la cornetta a voler sostituire le missive. Ma è una sostituzione che dura un attimo, transeunte, volatile come è la parola detta al telefono(*) rispetto alla pesantezza immarcescibile del foglio di carta.

    La cosa che più colpisce è la capacità di Raimo di costruire personaggi che provino sentimenti indefinibili, comprensibili solo grazie alle loro esperienze personali e alle loro scelte, fino alla similitudine che spiega perfettamente uno di loro (ma, direi, tutti loro e forse tutti noi):
    «Insomma, mi sento come, hai presente il cuore di un foglio? cioè né il davanti né il retro, non so come dire»."

    Raimo cerca anche, in parte, la via della sperimentazione linguistica, facendo esitare la voce narrante come esitano i suoi personaggi. Le frasi annaspano in questo modo fra parole smozzicate, balbettamenti, trattini e sospensioni. Una sperimentazione linguistica che si fa forse troppo deliberatamente esagerata nei due racconti in versi, gli unici della raccolta, secondo chi scrive, a non convincere, proprio per la loro eccessiva vezzosità.
    Per il resto questo libro non evidenzia i segni dell'esordio, anzi, sembra già perfettamente maturo, e non poteva che chiudersi con l'apparizione, in sogno, di Pier Vittorio Tondelli, ideale maestro di Raimo che passa il testimone all'allievo in un confronto tra generazioni che è anche una pace finalmente conquistata, finalmente per Raimo ma anche finalmente, ancora una volta come ideale, per Tondelli.

    (*)Va beh, ditelo a Berlusconi.

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    Catoblepa (protomoderno) said on Mar 19, 2013 | 7 feedbacks

Book Details

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  • Others 169 Pages
  • ISBN-10: 8887765596
  • ISBN-13: 9788887765595
  • Publisher: Minimum Fax
  • Publish date: 2001-01-01
  • Also available as: Paperback , eBook
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