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Laubsturm. Roman.

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Verleger: Dtv

3.7
(881)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 117 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Spanish , Italian , Finnish , Dutch

Isbn-10: 3423014326 | Isbn-13: 9783423014328 | Publish date:  | Edition 13. A.

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Buchbeschreibung
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  • 3

    Il romanzo è raccontato da tre punti di vista alternati: la trentenne Isabel[2], suo figlio di nove anni e suo padre, ex colonnello dell’esercito liberale durante la guerra dei mille giorni.[3] La ...weiter

    Il romanzo è raccontato da tre punti di vista alternati: la trentenne Isabel[2], suo figlio di nove anni e suo padre, ex colonnello dell’esercito liberale durante la guerra dei mille giorni.[3] La vicenda ha luogo in una sola giornata, il 12 settembre 1928, quando viene scoperto il corpo senza vita di un medico del quale nessuno conosce il nome, che si è impiccato nella casa dove da anni conduce una vita da eremita. A Macondo tutti lo detestano da quando dieci anni prima si rifiutò di prestare soccorso ai feriti della repressione contro i moti popolari; da quel momento vive circondato dall’odio generale, che non si attenua neppure di fronte alla morte. Il vecchio colonnello decide però di organizzare il funerale, e obbliga la figlia Isabel e quindi il nipotino a accompagnarlo. È la prima volta che il bambino vede un morto, e segue con interesse la chiusura del corpo nella cassa di legno. Il dottore era arrivato in paese lo stesso giorno del 1903, il 12 settembre, con una lettera di presentazione del colonnello Aureliano Buendía,[4] compagno d’armi del nonno. Adelaida, la matrigna di Isabel, ingannata dal suo aspetto marziale, credé si trattasse del generale Rafael Uribe Uribe, uno dei comandanti liberali recentemente sconfitti.[5] Da quel momento il dottore si era nutrito solo di erba, “di quella che mangiano gli asini”. Qualche tempo dopo il suo arrivo la domestica di casa, l’india Meme, diventò la sua amante e andò a vivere con lui come concubina nella casa all'angolo della via; ma al momento del suicidio del dottore sono più di dieci anni che Isabel non vede più Meme. Fu l'india a raccontarle gli ultimi giorni di sua madre, morta nell'atto di darla alla luce. Era il 1898, l’anno di fondazione di Macondo: una quantità di profughi della guerra civile vagava per la selva alla ricerca di un posto dove stabilirsi; sua madre era incinta di sei mesi, e rimase i tre successivi seduta nella veranda della casa appena costruita dal marito, così spossata da aspettare solo di dare la vita alla creatura che portava in grembo prima di esalare l’ultimo respiro. L'arrivo del dottore a Macondo, allora una semplice strada fiancheggiata di case che conduceva dal fiume al cimitero, coincise con l'arrivo del nuovo parroco, nel quale gli abitanti più anziani riconobbero subito uno dei ragazzini un tempo più scalmanati, conosciuto con il diminutivo di Cucciolo, partito per studiare in seminario e tornato con l’abito talare. Anche lui aveva combattuto nell'esercito insurrezionale con il grado di colonnello. Il dottore mangiò alla tavola del colonnello per otto anni, mettendo da parte i proventi della sua professione finché lasciò la stanza per andare a vivere con Meme. Con i soldi risparmiati le aprì un negozio di spezie che visse una stagione felice negli anni in cui la Compagnia Bananiera portò un benessere effimero. Per qualche anno Macondo si trasformò da sonnolento villaggio nella selva a cittadina, arrivarono il lavoro e nuova popolazione, ma al momento di andarsene dopo avere sfruttato la zona, la Compagnia lasciò solo la feccia, il “frascame”. Quando Meme scomparve il sospetto ricadde sul dottore. Le autorità scavarono nell'orto alla ricerca del cadavere sepolto, inutilmente; il medico confessò poi al padrone di casa che la sua concubina si era semplicemente stancata di rimanere reclusa e se n'era andata. Ma il risentimento degli abitanti di Macondo montò contro lo straniero, e raggiunse il culmine quando, durante i disordini in occasione delle elezioni (i giorni della Compagnia erano finiti), il medico rifiutò di aprire la porta per prestare soccorso alle vittime della repressione. Il Cucciolo era intervenuto a fermare la folla radunata per linciarlo, ma da quel momento il dottore era stato escluso dalla vita comune. Uscì dal suo isolamento solo una volta, tre anni prima del suicidio, quando il colonnello cadde malato. Si presentò al suo capezzale e riuscì a strapparlo alla morte, ma si fece promettere che quando sarebbe stato il suo turno avrebbe sparso un pugno di terra sul suo cadavere. È per questo che adesso il nonno vuole onorare quell'impegno, anche contro l'ostilità della città intera. Ottiene finalmente dal sindaco il permesso del funerale, e i suoi uomini inchiodano la bara per trasportare il feretro al cimitero. Il romanzo si conclude con il punto di vista del bambino, che vede la luce irrompere dopo anni e anni nella stanza sigillata e piena di polvere dove si era autoesiliato il dottore. Critica[modifica | modifica wikitesto]

    gesagt am 

  • 5

    Garcia Marquez è uno dei miei scrittori preferiti e non si è smentito neanche questa volta. Lo consiglio vivamente come anche il suo capolavoro Cent'anni di solitudine. Merita davvero!

    gesagt am 

  • 4

    Penalizzato dal confronto (3,7 stelle)

    I libri andrebbero letti al momento giusto. Non sempre un libro anche se bello viene letto nel momento in cui siamo predisposti ad apprezzarlo. Per quanto riguarda Garcia Marquez posso dire che ho ...weiter

    I libri andrebbero letti al momento giusto. Non sempre un libro anche se bello viene letto nel momento in cui siamo predisposti ad apprezzarlo. Per quanto riguarda Garcia Marquez posso dire che ho letto "cent'anni di solitudine" troppo presto e "foglie morte" troppo tardi. Con questo voglio dire che forse sarebbe stato meglio leggerli proprio nell'ordine in cui l'autore stesso li ha scritti. In "foglie morte" si trova il germe, e anche il luogo di ambientazione di "cent'anni di solitudine", ma in modo molto più acerbo e breve. Posso dividere questo libro in due parti, una prima che mi ha generato un senso di fastidio e di disturbo, che rende perfettamente l'idea di una situazione marcia, stagnante, che ho trovato deprimente e asfissiante, ed una seconda che invece mi ha appassionata lasciandomi tuttavia insoddisfatta, perché alcuni dei quesiti emersi durante il romanzo non sono stati chiariti. Ciò che ogni volta mi stupisce di Marquez è il modo di ragionare che hanno i suoi personaggi, per la mia mente un pensiero insondabile, inaspettato, che si traduce in atteggiamenti insoliti, inspiegabili razionalmente. Questo probabilmente avviene perché alla geniale capacità letteraria dell'autore si mescola comunque un modus vivendi tipico dell'America del Sud a me sconosciuto. Sicuramente tra i romanzi di Garcia Marquez che ho letto questo non si annovera tra i miei preferiti, tuttavia, anche se penalizzato dal paragone con gli altri, lo considero comunque un buon libro, al quale ho forse dedicato poca attenzione e che ho letto troppo in fretta.

    Citazioni: "Adesso non sembra un uomo. Adesso sembra un cadavere a cui non siano ancora morti gli occhi."

    "… cucivamo con lentezza, con l'accurata minuzia di chi non ha fretta e ha trovato nel suo lavoro impercettibile la miglior misura per il proprio tempo."

    "Il suo riso era triste e taciturno, come se non fosse il risultato di un sentimento attuale, ma come se lo tenesse riposto nel cassetto e non lo tirasse fuori che nei momenti indispensabili, ma usandolo senza nessuna proprietà, come se l'uso poco frequente del sorriso che avesse fatto dimenticare il modo normale di utilizzarlo."

    gesagt am 

  • 3

    Belle le parti al passato, un po' meno quelle al presente. L'idea è originale e interessante ma non si percepiscono del tutto le emozioni dei personaggi davanti alla morte del "protagonista". ...weiter

    Belle le parti al passato, un po' meno quelle al presente. L'idea è originale e interessante ma non si percepiscono del tutto le emozioni dei personaggi davanti alla morte del "protagonista". Inoltre si vede che è uno dei suoi primi, non ancora il grande Marquez dei romanzi successivi.

    gesagt am 

  • 5

    Los primeros pasos de un maestro de las letras. Las primeras piedras, cañas y arcillas de una tierra de leyenda. García Márquez nos ofrece su esencia: un vino afrutado y madurado al sol, que se ...weiter

    Los primeros pasos de un maestro de las letras. Las primeras piedras, cañas y arcillas de una tierra de leyenda. García Márquez nos ofrece su esencia: un vino afrutado y madurado al sol, que se bebe en intensos sorbos de nostalgia y de tibieza. Una noche cálida que se rompe en sensaciones por el estallido de una tormenta fugaz y repentina de agua evaporada que despeja. MACONDO a grandes letras, que riqueza...

    gesagt am 

  • 3

    Trascurabile in sé, imperdibile se avete amato Cent'anni di solitudine. Ci sono tutti i semi della narrativa di Marquez: Macondo, i morti, la famiglia, la distruzione del progresso, personaggi ...weiter

    Trascurabile in sé, imperdibile se avete amato Cent'anni di solitudine. Ci sono tutti i semi della narrativa di Marquez: Macondo, i morti, la famiglia, la distruzione del progresso, personaggi definiti in base alle loro azioni e passioni.

    gesagt am 

  • 3

    Punto di partenza del romanzo è la città-simbolo di Cent’anni di solitudine, Macondo, che del capolavoro del grande Gabo non ha nulla, anche se ne anticipa gli elementi. Una storia che ha tre ...weiter

    Punto di partenza del romanzo è la città-simbolo di Cent’anni di solitudine, Macondo, che del capolavoro del grande Gabo non ha nulla, anche se ne anticipa gli elementi. Una storia che ha tre voci narranti, quella del colonnello anziano, della figlia Isabel e del nipote, tre punti di vista differenti con conseguente intreccio della narrazione. Sembrerebbero tre storie che piano piano si snodano fino ad arrivare ad un finale chiarificatore ma in realtà non tutti i misteri verranno chiariti. Tutto ruota intorno al suicidio di un “dottore” dagli occhi gialli, mangiatore di erba, forse straniero, irritante e pieno di enigmi, il cui funerale verrà preparato dalle tre voci narranti per tener fede ad una promessa, nonostante la contrarietà degli abitanti di Macondo. Il titolo originale è “la hojarasca”, il vortice di foglie e detriti, un titolo tradotto con Foglie morte, quindi ciarpame o mondezza, che rende molto bene quanto descritto in questo libro: la desolazione e povertà di un paese, la fine incombente e il mistero che caratterizza il suicida. E’ un romanzo che, a mio avviso, non è rappresentativo dell’immensità di Marquez, forse perché è il primo della lunga serie…risulta un po’ acerbo, alcuni passi si leggono a fatica perché poco lineare ed è privo di quell’atmosfera magica e di quelle emozioni che suscitano Cent’anni di solitudine, Cronaca di una morte annunciata o Dell’amore e di altri demoni. La frase più bella: "Quando sarai grande, imparerai che il gelsomino è un fiore che ritorna."

    gesagt am