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Lavorare stanca

Di

Editore: Einaudi (Opere di Cesare Pavese, 1)

4.3
(502)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 169 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Olandese

Isbn-10: A000037237 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Cooking, Food & Wine , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Pubblicate per la prima volta negli anni trenta (e poi ristampate, con aggiunte, nel 1943 nella collana einaudiana dei "Poeti"), le poesie di Lavorare stanca parvero subito cosa nuova e diversa dalla contemporanea poesia ermetica. In un tono epico-narrativo, aperto alle suggestioni della letteratura nordamericana, ma anche memore di una autoctona tradizione, rivive "l'avventura dell'adolescente che, orgoglioso della sua campagna" immagina consimile la città, ma vi trova la solitudine e vi rimedia col sesso e la passione che servono soltanto a sradicarlo e gettarlo lontano da campagna e città".
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  • 3

    Queste dure colline che han fatto il mio corpo e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

    L'ho incontrata, una sera: una ...continua

    Queste dure colline che han fatto il mio corpo e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

    L'ho incontrata, una sera: una macchia più chiara sotto le stelle ambigue, nella foschia d'estate. Era intorno il sentore di queste colline più profondo dell'ombra, e d'un tratto suonò come uscisse da queste colline, una voce più netta e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

    Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi definita, immutabile, come un ricordo. Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà ogni volta mi sfugge e mi porta lontano. Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane: mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto dell'infanzia vissuta tra queste colline, tanto è giovane. È come il mattino, mi accenna negli occhi tutti i cieli lontani di quei mattini remoti. E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta che abbia avuto mai l'alba su queste colline.

    L'ho creata dal fondo di tutte le cose che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

    ha scritto il 

  • 0

    Un ricordo

    Non c'è uomo che giunga a lasciare una traccia su costei. Quant'è stato dilegua in un sogno come via in un mattino, e non resta che lei. Se non fosse la fronte sfiorata da un attimo, ...continua

    Un ricordo

    Non c'è uomo che giunga a lasciare una traccia su costei. Quant'è stato dilegua in un sogno come via in un mattino, e non resta che lei. Se non fosse la fronte sfiorata da un attimo, sembrerebbe stupita. Sorridon le guance ogni volta.

    Nemmeno s'ammassano i giorni sul suo viso, a mutare il sorriso leggero che s'irradia alle cose. Con dura fermezza fa ogni cosa, ma sembra ogni volta la prima; pure vive fin l'ultimo istante. Si schiude il suo solido corpo, il suo sguardo raccolto, a una voce sommessa e un pò rauca: una voce d'uomo stanco. E nessuna stanchezza la tocca.

    A fissarle la bocca, socchiude lo sguardo in attesa: nessuno può osare uno scatto. Molti uomini sanno il suo ambiguo sorriso o la ruga improvvisa. Se quell'uomo c'è stato che la sa mugolante, umiliata d'amore, paga giorno per giorno, ignorando di lei per chi viva quest'oggi.

    Sorride da sola il sorriso più ambiguo camminando per strada.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho un debole per Pavese

    Come si recensisce una raccolta di poesie?

    A leggerlo, spiace che Pavese di poesia ne abbia fatta così poca. Sembra svilupparsi una poetica del paesaggio (diversi componimenti portano questo ...continua

    Come si recensisce una raccolta di poesie?

    A leggerlo, spiace che Pavese di poesia ne abbia fatta così poca. Sembra svilupparsi una poetica del paesaggio (diversi componimenti portano questo titolo), in cui il poeta fotografa un istante ritraendone i tratti più simbolici, e, in mezzo, figure umane spesso disastrate; non per questo infelici. Tramite l'immagine fissa nel tempo sta poi al lettore intuire le storie, gli sviluppi temporali, nascosti dietro. A volte sembra di trovare figure simili al Suonatore Jones di De André (felice? infelice? di sicuro alticcio), spesso ci si intristisce - sono poesie pregne di ricordi infantili, scritte da un quasi adulto le cui circostanze della morte ormai conosciamo. Povero, povero Pavese.

    ha scritto il 

  • 5

    Torneremo per strada a fissare i passanti e saremo passanti anche noi. Studieremo come alzarci al mattino deponendo il disgusto della notte e uscir fuori col passo di un tempo. Piegheremo la ...continua

    Torneremo per strada a fissare i passanti e saremo passanti anche noi. Studieremo come alzarci al mattino deponendo il disgusto della notte e uscir fuori col passo di un tempo. Piegheremo la testa al lavoro di un tempo. Torneremo laggiù, contro il vetro, a fumare intontiti. Ma gli occhi saranno gli stessi e anche i gesti e anche il viso. Quel vano segreto che c'indugia nel corpo e ci sperde lo sguardo morirà lentamente nel ritmo del sangue dove tutto scompare. Usciremo un mattino, non avremo più casa, usciremo per via; il disgusto notturno ci avrà abbandonati; tremeremo a star soli. Ma vorremo star soli. Fisseremo i passanti col morto sorriso di chi è stato battuto, ma non odia e non grida perché sa che da tempo remoto la sorte - tutto quanto è già stato o sarà - è dentro il sangue, nel sussurro del sangue. Piegheremo la fronte soli, in mezzo alla strada, in ascolto di un'eco dentro il sangue. E quest'eco non vibrerà più. Leveremo lo sguardo, fissando la strada.

    ha scritto il 

  • 5

    Ricordo che, quando ho iniziato a leggere questo libro, ero sotto esami (di Stato). Imputai a quello, alla tensione di quei giorni, l'averne dovuto abbandonare la lettura (cosa che non è, ...continua

    Ricordo che, quando ho iniziato a leggere questo libro, ero sotto esami (di Stato). Imputai a quello, alla tensione di quei giorni, l'averne dovuto abbandonare la lettura (cosa che non è, generalmente, nelle mie abitudini). La verità era che nel leggerlo provavo dolore,commozione profonda, emozioni troppo forti, condivise con un poeta. Era questo, che in quel momento della mia vita non mi potevo concedere.

    ha scritto il 

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