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Lavorare stanca

Di

Editore: Einaudi

4.3
(503)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Olandese

Isbn-10: 880615947X | Isbn-13: 9788806159474 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Cooking, Food & Wine , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
La raccolta che rivelò Pavese scrittore concentra e mette a fuoco un interouniverso esistenziale, quello che sarà successivamente declinato nei romanzi enei racconti. La Torino dei viali, dei corsi, dei prati, delle sponde del Po,delle strade in salita fra siepe e muro, popolata da creature sradicate enotturne; una campagna che non è solo e necessariamente Langa, ma tende atrasfigurarsi in una dimensione mitica e primordiale; un io che rimanedistinguibile, nell'irredimibilità della propria solitudine e nell'anelitoamoroso e fantastico, pur se mimetizzato nel racconto di vicende altrui.Prefazione di Vittorio Coletti.
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  • 3

    Queste dure colline che han fatto il mio corpo
    e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
    di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

    L'ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
    sotto le stelle ambigue, nella foschia d'estate.
    ...continua

    Queste dure colline che han fatto il mio corpo
    e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
    di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

    L'ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
    sotto le stelle ambigue, nella foschia d'estate.
    Era intorno il sentore di queste colline
    più profondo dell'ombra, e d'un tratto suonò
    come uscisse da queste colline, una voce più netta
    e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

    Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
    definita, immutabile, come un ricordo.
    Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
    ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
    Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
    mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
    dell'infanzia vissuta tra queste colline,
    tanto è giovane. È come il mattino, mi accenna negli occhi
    tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
    E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
    che abbia avuto mai l'alba su queste colline.

    L'ho creata dal fondo di tutte le cose
    che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

    ha scritto il 

  • 0

    Un ricordo

    Non c'è uomo che giunga a lasciare una traccia
    su costei. Quant'è stato dilegua in un sogno
    come via in un mattino, e non resta che lei.
    Se non fosse la fronte sfiorata da un attimo,
    sembrerebbe stupita. Sorridon le guance
    ogni volta.

    ...continua

    Un ricordo

    Non c'è uomo che giunga a lasciare una traccia
    su costei. Quant'è stato dilegua in un sogno
    come via in un mattino, e non resta che lei.
    Se non fosse la fronte sfiorata da un attimo,
    sembrerebbe stupita. Sorridon le guance
    ogni volta.

    Nemmeno s'ammassano i giorni
    sul suo viso, a mutare il sorriso leggero
    che s'irradia alle cose. Con dura fermezza
    fa ogni cosa, ma sembra ogni volta la prima;
    pure vive fin l'ultimo istante. Si schiude
    il suo solido corpo, il suo sguardo raccolto,
    a una voce sommessa e un pò rauca: una voce
    d'uomo stanco. E nessuna stanchezza la tocca.

    A fissarle la bocca, socchiude lo sguardo
    in attesa: nessuno può osare uno scatto.
    Molti uomini sanno il suo ambiguo sorriso
    o la ruga improvvisa. Se quell'uomo c'è stato
    che la sa mugolante, umiliata d'amore,
    paga giorno per giorno, ignorando di lei
    per chi viva quest'oggi.

    Sorride da sola
    il sorriso più ambiguo camminando per strada.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho un debole per Pavese

    Come si recensisce una raccolta di poesie?


    A leggerlo, spiace che Pavese di poesia ne abbia fatta così poca. Sembra svilupparsi una poetica del paesaggio (diversi componimenti portano questo titolo), in cui il poeta fotografa un istante ritraendone i tratti più simbolici, e, in mezzo, figu ...continua

    Come si recensisce una raccolta di poesie?

    A leggerlo, spiace che Pavese di poesia ne abbia fatta così poca. Sembra svilupparsi una poetica del paesaggio (diversi componimenti portano questo titolo), in cui il poeta fotografa un istante ritraendone i tratti più simbolici, e, in mezzo, figure umane spesso disastrate; non per questo infelici. Tramite l'immagine fissa nel tempo sta poi al lettore intuire le storie, gli sviluppi temporali, nascosti dietro.
    A volte sembra di trovare figure simili al Suonatore Jones di De André (felice? infelice? di sicuro alticcio), spesso ci si intristisce - sono poesie pregne di ricordi infantili, scritte da un quasi adulto le cui circostanze della morte ormai conosciamo.
    Povero, povero Pavese.

    ha scritto il 

  • 5

    Torneremo per strada a fissare i passanti
    e saremo passanti anche noi. Studieremo
    come alzarci al mattino deponendo il disgusto
    della notte e uscir fuori col passo di un tempo.
    Piegheremo la testa al lavoro di un tempo.
    Torneremo laggiù, contro il vetro, a fumare
    ...continua

    Torneremo per strada a fissare i passanti
    e saremo passanti anche noi. Studieremo
    come alzarci al mattino deponendo il disgusto
    della notte e uscir fuori col passo di un tempo.
    Piegheremo la testa al lavoro di un tempo.
    Torneremo laggiù, contro il vetro, a fumare
    intontiti. Ma gli occhi saranno gli stessi
    e anche i gesti e anche il viso. Quel vano segreto
    che c'indugia nel corpo e ci sperde lo sguardo
    morirà lentamente nel ritmo del sangue
    dove tutto scompare.
    Usciremo un mattino,
    non avremo più casa, usciremo per via;
    il disgusto notturno ci avrà abbandonati;
    tremeremo a star soli. Ma vorremo star soli.
    Fisseremo i passanti col morto sorriso
    di chi è stato battuto, ma non odia e non grida
    perché sa che da tempo remoto la sorte
    - tutto quanto è già stato o sarà - è dentro il sangue,
    nel sussurro del sangue. Piegheremo la fronte
    soli, in mezzo alla strada, in ascolto di un'eco
    dentro il sangue. E quest'eco non vibrerà più.
    Leveremo lo sguardo, fissando la strada.

    ha scritto il 

  • 5

    Ricordo che, quando ho iniziato a leggere questo libro, ero sotto esami (di Stato). Imputai a quello, alla tensione di quei giorni, l'averne dovuto abbandonare la lettura (cosa che non è, generalmente, nelle mie abitudini). La verità era che nel leggerlo provavo dolore,commozione profonda, emozio ...continua

    Ricordo che, quando ho iniziato a leggere questo libro, ero sotto esami (di Stato). Imputai a quello, alla tensione di quei giorni, l'averne dovuto abbandonare la lettura (cosa che non è, generalmente, nelle mie abitudini). La verità era che nel leggerlo provavo dolore,commozione profonda, emozioni troppo forti, condivise con un poeta. Era questo, che in quel momento della mia vita non mi potevo concedere.

    ha scritto il 

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