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Lavorare stanca

By Cesare Pavese

(245)

| Paperback | 9788806159474

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Book Description

La raccolta che rivelò Pavese scrittore concentra e mette a fuoco un interouniverso esistenziale, quello che sarà successivamente declinato nei romanzi enei racconti. La Torino dei viali, dei corsi, dei prati, delle sponde del Po,delle Continue

La raccolta che rivelò Pavese scrittore concentra e mette a fuoco un interouniverso esistenziale, quello che sarà successivamente declinato nei romanzi enei racconti. La Torino dei viali, dei corsi, dei prati, delle sponde del Po,delle strade in salita fra siepe e muro, popolata da creature sradicate enotturne; una campagna che non è solo e necessariamente Langa, ma tende atrasfigurarsi in una dimensione mitica e primordiale; un io che rimanedistinguibile, nell'irredimibilità della propria solitudine e nell'anelitoamoroso e fantastico, pur se mimetizzato nel racconto di vicende altrui.Prefazione di Vittorio Coletti.

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    Queste dure colline che han fatto il mio corpo
    e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
    di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

    L'ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
    sotto le stelle ambigue, nella ...(continue)

    Queste dure colline che han fatto il mio corpo
    e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
    di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

    L'ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
    sotto le stelle ambigue, nella foschia d'estate.
    Era intorno il sentore di queste colline
    più profondo dell'ombra, e d'un tratto suonò
    come uscisse da queste colline, una voce più netta
    e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

    Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
    definita, immutabile, come un ricordo.
    Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
    ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
    Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
    mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
    dell'infanzia vissuta tra queste colline,
    tanto è giovane. È come il mattino, mi accenna negli occhi
    tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
    E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
    che abbia avuto mai l'alba su queste colline.

    L'ho creata dal fondo di tutte le cose
    che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

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    Quattrocchia said on Jan 13, 2014 | Add your feedback

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    Un ricordo

    Non c'è uomo che giunga a lasciare una traccia
    su costei. Quant'è stato dilegua in un sogno
    come via in un mattino, e non resta che lei.
    Se non fosse la fronte sfiorata da un attimo,
    sembrerebbe stupita. Sorridon le guance
    ogni volta. ...(continue)

    Un ricordo

    Non c'è uomo che giunga a lasciare una traccia
    su costei. Quant'è stato dilegua in un sogno
    come via in un mattino, e non resta che lei.
    Se non fosse la fronte sfiorata da un attimo,
    sembrerebbe stupita. Sorridon le guance
    ogni volta.

    Nemmeno s'ammassano i giorni
    sul suo viso, a mutare il sorriso leggero
    che s'irradia alle cose. Con dura fermezza
    fa ogni cosa, ma sembra ogni volta la prima;
    pure vive fin l'ultimo istante. Si schiude
    il suo solido corpo, il suo sguardo raccolto,
    a una voce sommessa e un pò rauca: una voce
    d'uomo stanco. E nessuna stanchezza la tocca.

    A fissarle la bocca, socchiude lo sguardo
    in attesa: nessuno può osare uno scatto.
    Molti uomini sanno il suo ambiguo sorriso
    o la ruga improvvisa. Se quell'uomo c'è stato
    che la sa mugolante, umiliata d'amore,
    paga giorno per giorno, ignorando di lei
    per chi viva quest'oggi.

    Sorride da sola
    il sorriso più ambiguo camminando per strada.

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    SiMoNa said on Mar 2, 2013 | Add your feedback

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    Ho un debole per Pavese

    Come si recensisce una raccolta di poesie?

    A leggerlo, spiace che Pavese di poesia ne abbia fatta così poca. Sembra svilupparsi una poetica del paesaggio (diversi componimenti portano questo titolo), in cui il poeta fotografa un istante ritraendone ...(continue)

    Come si recensisce una raccolta di poesie?

    A leggerlo, spiace che Pavese di poesia ne abbia fatta così poca. Sembra svilupparsi una poetica del paesaggio (diversi componimenti portano questo titolo), in cui il poeta fotografa un istante ritraendone i tratti più simbolici, e, in mezzo, figure umane spesso disastrate; non per questo infelici. Tramite l'immagine fissa nel tempo sta poi al lettore intuire le storie, gli sviluppi temporali, nascosti dietro.
    A volte sembra di trovare figure simili al Suonatore Jones di De André (felice? infelice? di sicuro alticcio), spesso ci si intristisce - sono poesie pregne di ricordi infantili, scritte da un quasi adulto le cui circostanze della morte ormai conosciamo.
    Povero, povero Pavese.

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    Nelvis said on Jun 19, 2012 | Add your feedback

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    No, non scappo di casa

    Traversare una strada per scappare di casa
    lo fa solo un ragazzo, ma quest'uomo che gira
    tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
    e non scappa di casa.

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    Lista Civica Cinque Stelle said on Apr 3, 2012 | Add your feedback

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