Le Bruit et la fureur

By

Editeur: Gallimard

4.2
(1859)

Language: Français | Number of pages: 384 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Chi traditional , Italian , German , Russian , Portuguese , Catalan , Farsi , Czech , Greek , Polish

Isbn-10: 2070361624 | Isbn-13: 9782070361625 | Publish date:  | Edition Nouvelle

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

Aimez-vous Le Bruit et la fureur ?
Devenez membre de aNobii, voyez si vos amis l'ont lu et découvrez des livres du mème genre!

Inscrivez-vous gratuitement
Description du livre
Sorting by
  • 4

    Difficile e profondo

    Non è stato affatto facile leggere questo libro. Come molti, ho trovato difficoltose le prime 100 pagine. Non nego di essere stato in procinto di abbandonarlo (non ho mai abbandonato nessun libro, que ...continuer

    Non è stato affatto facile leggere questo libro. Come molti, ho trovato difficoltose le prime 100 pagine. Non nego di essere stato in procinto di abbandonarlo (non ho mai abbandonato nessun libro, questo sarebbe stato il primo), ma ho avuto la caparbietà di continuare (o il coraggio, fate voi). Non me ne sono pentito.
    Non si può dare un giudizio sommario a questo libro, perchè è un mondo a sè. E' strano, confuso, allucinante. Ma nello stesso tempo è bello, profondo, odiosamente particolare. Sicuramente lo rileggerò, magari tra 20-30 anni, se sarò ancora in questo mondo. Spero di sì, e magari capirlo meglio.
    Consigliato? Naturalmente sì, senza timori o paure di nessun tipo. Armatevi solo di pazienza. Sarà un viaggio indimenticabile.

    dit le 

  • 5

    "Le battaglie non si vincono mai. Non si combattono nemmeno. L'uomo scopre, sul campo, la sua follia e disperazione, e la vittoria è un'illusione dei filosofi e degli stolti."

    Questo è uno di quei libri che stanno sulla mia libreria da secoli, ma che ho sempre avuto un certo timore a prendere in mano e a leggere. Poi, ultimamente, dopo aver finito un libro, rimanevo lì impa ...continuer

    Questo è uno di quei libri che stanno sulla mia libreria da secoli, ma che ho sempre avuto un certo timore a prendere in mano e a leggere. Poi, ultimamente, dopo aver finito un libro, rimanevo lì impalato davanti alla libreria, cercando di scegliere il prossimo. Allora mi sono deciso a compilare una mini lista con i prossimi libri da leggere, e nella lista ci è finito anche questo. Devo ammettere che al primo capitolo (che poi è un lungo monologo, come poi tutti gli altri tre)) mi sono sentito un cretino, perché non ci avevo capito una mazza. E andando a spulciare un po' in giro, ho scoperto che il primo capitolo era raccontato da un ragazzo disabile, e quindi ho corso il rischio di andare avanti. Nel secondo capitolo mi si erano "mischiati" i Quentin: io pensavo che fosse una donna, poi un uomo, poi ho capito che in effetti i Quentin erano due (!). Nel terzo capitolo quasi tutto si fa un po' più chiaro...anche se qualcosa si perde nello stare dietro a questa famiglia di "scoppiati"...fino ad arrivare all'ultimo capitolo in cui finalmente vedi la luce....e capisci la genialità di questo scrittore, che ha voluto proprio che tu non capissi un tubo fino all'ultima riga. Sempre spulciando un po' qua e un po' là ho letto che anche l'Ulisse di Joyce ha questo tipo di narrazione un po' sconclusionata, e adesso temo il momento in cui nella mia personale lista ci finirà anche lui!! Capolavoro!

    dit le 

  • 4

    PERCHE' NON ***** STELLINE *****?????

    Per non allargarmi troppo lo lessi nel lontanissimo 1960 dopo aver visto il film con un Yul Brinner con i capelli e una giovane Joanne Woodward per la prima e unica volta non affiancata dal suo Paul ( ...continuer

    Per non allargarmi troppo lo lessi nel lontanissimo 1960 dopo aver visto il film con un Yul Brinner con i capelli e una giovane Joanne Woodward per la prima e unica volta non affiancata dal suo Paul (Newman) prometto di rileggerlo e allora forse spunterà anche la quinta * :):)
    Per chi volesse un assaggio.
    https://www.youtube.com/watch?v=UFL7F1KT0AE&t=308s

    dit le 

  • 5

    La sorprendente aparición del "Ulises" de James Joyce en 1922, hizo que muchos escritores se subieran a ese nuevo carro y se plantearan el abrir nuevas vías de experimentación en el arte de la narrati ...continuer

    La sorprendente aparición del "Ulises" de James Joyce en 1922, hizo que muchos escritores se subieran a ese nuevo carro y se plantearan el abrir nuevas vías de experimentación en el arte de la narrativa.
    "El ruido y la furia", de William Faulkner (1929) es uno de los más claros ejemplos de ello.
    Monólogos interiores, saltos cronológicos, fragmentos en tercera persona, elipsis, pasajes o párrafos en los que las normas ortográficas se diluyen por la desaparición de puntos y comas...
    En fin, un camino abrupto y dificultoso, a modo de fogonazos afiebrados, que sólo te atrapa si tienes una enorme paciencia con su lectura y un gran poder de concentración.
    Faulkner se apropia como una fiera felina de ese Sur sombrío, decadente, y descompuesto.
    La familia Compson y sus sirvientes son meras marionetas ajadas por la desmesurada fuerza del vendaval.
    Deficiencia mental, tortura, repudia, cinismo, falsedad... Una degradación en grado sumo, hacia la destrucción más absoluta de lo ético o lo moral.
    Tremenda.
    Obra maestra de la literatura, de una de las figuras más relevantes de la "Lost generation" norteamericana.

    dit le 

  • 1

    Abbandonato

    Non sono più di 5 i libri che non ho finito in vita mia e questo è quello dove mi sono fermato prima, ci ho provato 2 volte ma non ho mai superato pagina 30 visto che non c'ho capito proprio niente .. ...continuer

    Non sono più di 5 i libri che non ho finito in vita mia e questo è quello dove mi sono fermato prima, ci ho provato 2 volte ma non ho mai superato pagina 30 visto che non c'ho capito proprio niente .... prima o poi ritenterò, per ora ci rimango lontano

    dit le 

  • 2

    Ingredienti: una famiglia americana sul viale del tramonto, due stili narrativi in successione (flusso di coscienza e cronaca), tre generazioni colpite da peccato, malattia o follia, quattro capitoli ...continuer

    Ingredienti: una famiglia americana sul viale del tramonto, due stili narrativi in successione (flusso di coscienza e cronaca), tre generazioni colpite da peccato, malattia o follia, quattro capitoli di un’unica vicenda vista con gli occhi di un protagonista diverso.
    Consigliato: a chi ama i romanzi labirintici e complessi, ben costruiti ma non lineari, a chi apprezza libri da capire solo ad una seconda lettura o partendo dalla fine.

    dit le 

  • 5

    La colpa è radicata nel cuore dei personaggi di Faulkner. Se tu li smembrassi troveresti altro che colpa e disperazione. E quelle della famiglia Compson sono colpe non espiabili, ed è questo che li re ...continuer

    La colpa è radicata nel cuore dei personaggi di Faulkner. Se tu li smembrassi troveresti altro che colpa e disperazione. E quelle della famiglia Compson sono colpe non espiabili, ed è questo che li rende grandi personaggi, ma sopratutto perfetti esseri umani, per quanta perfezione ci sia nell'errore e nella ferocia. La loro colpa, il loro dolore è qualcosa che va oltre la letteratura, oltre la filosofia.
    E la difficoltà c'è, chiaro. Ma leggerlo differentemente, partendo dal pusillanime e razionale Jason, non sarebbe la stessa cosa. Alla fine, come per magia (ma non è magia, chiaro, è solo il talento di Faulkner che, nello scrivere questo libro ha provato a "not to accomplish what I hoped to do with it, but I anguished and raged over it more than over any other to try to make something out of it, that it was impossible for me to do. It’s the same feeling that the parent may have toward the incorrigible or the abnormal child, maybe.") tutti i pezzi vanno al loro posto. È un meccanismo che non esiste, ma c'è, qualcosa nascosto in profondità, sotto il flusso dei personaggi, dietro la loro consapevolezza, o inconsapevolezza, della tragedia che stanno costruendo intorno a loro.

    dit le 

  • 0

    Non so che dire!

    Trovo davvero difficile mettere delle stelline a questo romanzo, tante sono state le opinioni contrastanti che ha suscitato in me da quando l'ho iniziato. Se uno non legge una trama o un'introduzione ...continuer

    Trovo davvero difficile mettere delle stelline a questo romanzo, tante sono state le opinioni contrastanti che ha suscitato in me da quando l'ho iniziato. Se uno non legge una trama o un'introduzione ai personaggi da qualche parte, i primi due capitoli (circa metà libro) sono assolutamente illeggibili. Sprazzi di avvenimenti che non sembrano portare da nessuna parte, presentati in maniera decisamente criptica e discontinua, continui salti temporali, con la complicazione che i nomi di alcuni personaggi sono ripetuti (ci sono due Quentin e due Jason, un disastro)! Quando sei lì lì per mollare il libro maledicendo i virtuosismi dello stream of consciousness e compagnia bella, leggi da qualche parte che dal terzo capitolo le cose dovrebbero migliorare: decidi di tenere duro e vai avanti. Effettivamente migliorano. Le ultime 100 pagine sono comprensibili e cominci a tirare pian piano le fila del racconto, anche di quello che ti eri perso prima. A questo punto cominci ad intuire (se non l'avevi già fatto) la genialità della tecnica narrativa di Faulkner, di come riesca a descrivere il disfacimento morale prima ancora che economico di una famiglia senza mai farvi un riferimento diretto ma tramite i punti di vista dei membri della famiglia, compreso un ragazzo ritardato. Ma proprio perché non vi è mai un'analisi "esterna" dell'autore e una esplicita contestualizzazione della situazione della famiglia all'interno del suo contesto storico, ci sono diversi momenti in cui ti chiedi "Che cavolo sto leggendo? Era davvero importante leggere tre pagine di conversazione tra la serva Dilsey e suo nipote?"...ma in realtà alla fine ti accorgi che tutto concorre a formare il quadro che Faulkner dipinge pian piano e in maniera davvero inusuale.
    Quindi che dire? L'avete trovato insopportabile e avete avuto l'impressione che Faulkner l'abbia scritto così per far sfoggio delle sue straordinarie capacità fregandosene che poi qualcuno doveva anche leggerlo? Vi capisco, l'ho pensato anch'io. L'avete trovato geniale, scritto con una maestria eccezionale, un capolavoro che si snocciola pian piano su piani narrativi diversi, riuscendo nell'impresa di caratterizzare perfettamente personaggi e fatti senza mai descriverli direttamente? Vi capisco, l'ho pensato anch'io.

    dit le 

  • 0

    Ripreso in mano dopo un primo tentativo fallito pur essendo una lettura ostica (soprattutto il secondo capitolo) mi sono fatto forte della lettura dell’Ulisse per tenere il filo di una narrazione volu ...continuer

    Ripreso in mano dopo un primo tentativo fallito pur essendo una lettura ostica (soprattutto il secondo capitolo) mi sono fatto forte della lettura dell’Ulisse per tenere il filo di una narrazione volutamente diacronica ed in apparenza priva di punti fermi.
    È la storia tragica della fine della famiglia Compson travolta dalla sfortuna, dagli errori e dai caratteri dei suoi componenti.
    Inizialmente difficile, la scelta di un narratore per ciascuno dei quattro capitoli, si rivela poi funzionale a tracciare il segno della decadenza sotto luci e personalità diverse ma tutte complici.
    Sono i Compson che decadono, ma lo fanno, lentamente, insieme alla civiltà agricola del sud ed all’intero paese alla soglia della grande depressione.
    Ma nella famiglia Compson si annidano i germi/veleni di fallimenti economici mai superati, di trasgressioni etiche diventate macigni, tutto aggravato dalla presenza di un fratello disabile e dalla presenza finale di una nipote trasgressiva che sceglierà, come la madre, la fuga piuttosto che l’omologazione.
    È Benjy, incapace di intendere e parlare, a fare la descrizione iniziale dove la follia diventa una delle chiavi di lettura più profonde rispetto alla tragedia razionale di Quentin e alla lucidità solitaria di Jason.
    Così come sarà Caddy, la sorella ripudiata, a unire nell’amore e nel disprezzo i membri della famiglia.
    Su tutti/o aleggia la presenza immanente della cuoca negra Dilsey che cerca di mantenere fermi alcuni capisaldi valoriali all’interno del lento e autodistruttivo sgretolarsi della famiglia.

    dit le 

Sorting by