Le Comte de Monte-Cristo

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Editeur: Petrini Editore

4.6
(7553)

Language: Français | Number of pages: 125 | Format: Softcover and Stapled | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi simplified , Spanish , Chi traditional , German , Italian , Catalan , Swedish , Portuguese , Polish , Russian , Dutch , Hungarian

Isbn-10: 8849413610 | Isbn-13: 9788849413618 | Publish date:  | Edition 4

Illustrator or Penciler: Paolo Ghirardi ; Ida Montaretto Marullo

Aussi disponible comme: Hardcover , Others , Mass Market Paperback , Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    Colpito dal fato durante una felice giovinezza quando i sogni stanno per essere realizzati, Edmond Dantès, vittima innocente, attraverserà, rinchiuso in una prigione fuori dal tempo e dal mondo, i mea ...continuer

    Colpito dal fato durante una felice giovinezza quando i sogni stanno per essere realizzati, Edmond Dantès, vittima innocente, attraverserà, rinchiuso in una prigione fuori dal tempo e dal mondo, i meandri più oscuri della mente e con la forza della mente riuscirà a fuggire. Si trasformerà in Conte di Montecristo, eroe senza tempo alla ricerca di vendetta, e si confronterà con i limiti della condizione umana.

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  • 5

    il conte del mio cuore (scusate la poesia)

    Uno dei libri che resteranno per sempre nel mio cuore. Decisi di leggerlo e affrontarlo (vista la mole) anni dopo essere rimasta incantata dal bellissimo sceneggiato televisivo con Depardieu, ma l'att ...continuer

    Uno dei libri che resteranno per sempre nel mio cuore. Decisi di leggerlo e affrontarlo (vista la mole) anni dopo essere rimasta incantata dal bellissimo sceneggiato televisivo con Depardieu, ma l'attesa è stata ben ripagata. Un romanzo di riscatto, un romanzo d'avventura, a tratti filosofico e a tratti fantasy; qualcuno lo definirà per ragazzi - ohibò - io lo definirò senza tempo né appartenenza scritta. Perché un libro così deve appartenere solo a chi lo sa amare, e a tutti gli altri non vale la pena di spiegarlo.

    dit le 

  • 5

    Generalmente, per mio difetto, evito di rileggere i libri due volte. Mi sembra di sottrarre tempo a quelli che ancora vorrei leggere, ma per il Conte di Montecristo ho fatto un'eccezione. Un romanzo c ...continuer

    Generalmente, per mio difetto, evito di rileggere i libri due volte. Mi sembra di sottrarre tempo a quelli che ancora vorrei leggere, ma per il Conte di Montecristo ho fatto un'eccezione. Un romanzo che dovrebbe essere studiato nei corsi di scrittura creativa.

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  • 5

    Capolavoro di genialità

    Che altro dire?
    1200 pagine che ti tengono incollato, una costruzione narrativa geniale, il lettore rimane costantemente in tensione.
    Decisamente uno dei più bei libri mai (ri)letti ...continuer

    Che altro dire?
    1200 pagine che ti tengono incollato, una costruzione narrativa geniale, il lettore rimane costantemente in tensione.
    Decisamente uno dei più bei libri mai (ri)letti

    dit le 

  • 4

    Tutti, credo, conoscono la trama del Conte di Montecristo. Per chi non la conoscesse, e a cui a maggior ragione consiglio la lettura, posso dire che è come una saga di Guerre Stellari scritta nell'Ott ...continuer

    Tutti, credo, conoscono la trama del Conte di Montecristo. Per chi non la conoscesse, e a cui a maggior ragione consiglio la lettura, posso dire che è come una saga di Guerre Stellari scritta nell'Ottocento: ugualmente inverosimile ed appassionante.

    PS Mi raccomando: non dovete essere assolutamente schizzinosi sullo stile di scrittura (goffo, ripetitivo e barocco) né sui particolari (le isole Borromee non sono al mare e il Colosseo non è di granito); accontentatevi di una storia tra le migliori!

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  • 5

    ar cavaliere nero nun je devi caca' er cazzo!!!

    flussi di coscienza e pippardoni, al cospetto del conte di montecristo dovete solo spari', prosternarvi, salutarlo con la faccia sotto i suoi piedi senza nemmeno chiedergli di stare fermo. qui non si ...continuer

    flussi di coscienza e pippardoni, al cospetto del conte di montecristo dovete solo spari', prosternarvi, salutarlo con la faccia sotto i suoi piedi senza nemmeno chiedergli di stare fermo. qui non si sprecano ventisette pagine per descrivere il colore delle mutande del protagonista o il suo stato d'animo perturbato e commosso mentre magna il minestrone; qui si parla di vendetta, di passione, di cattiveria, qui ci sono donne che svengono e che prendono i sali, feroci briganti che leggono plutarco, gente che si sfida a duello e pretende soddisfazione, ma soprattutto c'è ripetuta un sacco di volte una parola bellissima troppo spesso trascurata: benevolenza.
    tutto questo e molto altro ancora mi fa andare in visibilio, sorvolare sulla traduzione anticaja e petrella e attribuire al conte cinquemila stelle.

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  • 2

    La storia narrata ne "Il Conte di Montecristo" è molto semplice e nota ai più: per gelosia e opportunismo il ventenne marinaio Edmond Dantès viene accusato ingiustamente e rinchiuso da innocente in ca ...continuer

    La storia narrata ne "Il Conte di Montecristo" è molto semplice e nota ai più: per gelosia e opportunismo il ventenne marinaio Edmond Dantès viene accusato ingiustamente e rinchiuso da innocente in carcere per 14 anni. Qui conosce il geniale abate Faria che gli fa dono di un tesoro immenso e di una cultura, trasformandolo quasi in un dio. Evaso rocambolescamente, decide di vendicarsi e dopo 10 anni di vita randagia compare a Parigi presentandosi come il ricchissimo Conte di Montecristo: qui in pochi mesi compie la sua vendetta contro le persone che gli hanno rubato una parte della vita e degli affetti.

    Andrò subito al punto: è un romanzaccio prolisso e i cui personaggi sono delle macchiette monodimensionali e le vicende narrate sono perlopiù soporifere.
    Le prime 250 pagine volano via veloci ed intriganti, ma non appena Dantès acquisisce la sua ricchezza e si tramuta in un mezzo dio il romanzo diviene un noiosissimo tergiversare per quasi 500 pagine, rivelando la sua natura di feuilletton pagato a puntata. Nel finale pare riprendersi, ma tutti quegli stucchevoli ragionamenti sulla Provvidenza guastano quel che resta da leggere. Ho terminato la lettura solo per sfida personale: come quasi tutti sapevo del conte di Montecristo che si arricchiva col tesoro, ma non sapevo cosa facesse dopo. Adesso lo so e non mi cambia niente.

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  • 4

    Quel che di norma si conosce delle vicende narrate in questo voluminoso librone (l’innocente tradito, la prigionia, il Castello d’If, l’abate Faria, la fuga) occupa circa centocinquanta pagine scritt ...continuer

    Quel che di norma si conosce delle vicende narrate in questo voluminoso librone (l’innocente tradito, la prigionia, il Castello d’If, l’abate Faria, la fuga) occupa circa centocinquanta pagine scritte piccole: per la preparazione e la realizzazione della vendetta ce ne voglio altre ottocento stampate nello stesso minuscolo carattere e anche solo da questo si può capire (oltre a quanto poco sia davvero conosciuto) come il romanzo faccia seguire alla brillante narrazione a effetto dei primi capitoli un andamento esagerato, dispersivo, ridondante. Del resto, Dumas, che forse neppure scriveva tutto di persona, veniva pagato un tanto a riga e doveva far quadrare i conti di casa: nel succedersi dei capitoli si sprecano i fremiti, i sudori diacci, le grida e i pugni innalzati al cielo (per non dire degli svenimenti femminili), che si aggiungono all’inevitabile esigenza di riassumere l’accaduto in un’opera in origine pubblicata a puntate. Oltre a divagazioni che a volte si perdono nel nulla, di tanto in tanto si incontrano dei veri e propri racconti che potrebbero avere vita propria (Franz a Montecristo, il bandito Vampa, Bertuccio e Benedetto, i fatti di Giannina) mentre il lungo episodio romano è una sorta di romanzo nel romanzo: eppure, anche se può apparire incredibile a chi giudichi dall’esterno, questo continuo dilatare i tempi – utilizzando pure lunghi dialoghi che fanno parere tutti i protagonisti dei gran chiacchieroni – contribuisce ad accrescere la tensione attraverso il prolungamento dell’attesa per i momenti culminanti che possono così intrigare l’animo del lettore anche se quest’ultimo sa benissimo che lì si andrà a parare. Insomma, Dumas conosceva bene come solleticare il suo pubblico, ma – seppure ben lontana dal ritmo de ‘I tre moschettieri’ – la sua narrazione funziona allo stesso modo presso una platea più smaliziata che finisce per accettare di buon grado gli eventi miracolosi (la ricchezza che piove addosso a Dantès) e la suddivisione manichea dei personaggi, generosi o perfidi senza vie di mezzo: l’unica, vera eccezione riguarda proprio il protagonista che, col passare degli anni, vede il suo desiderio di vendetta messo via via più in discussione dai dubbi sul compito che si è fissato, sulle conseguenze che ne scaturiscono e, soprattutto, sul proprio ergersi a giudice supremo. Il modo migliore per godersi libri come questo è dunque abbandonarsi al flusso della narrazione che, al netto dei passaggi zoppicanti, è pur sempre capace di districarsi fra gli oltre trenta personaggi e relative linee multiple di racconto senza mai portare il lettore a smarrirsi: le pagine che si susseguono lo trasportano idealmente nella Francia della prima metà dell’Ottocento, con un breve sguardo sugli ultimi bagliori napoleonici e una lunga permanenza nel bel mondo parigino sotto Luigi Filippo, restituito nei suoi riti e nelle sue manie con un sottile filo di ironia. All’effetto contribuiscono anche gli arcaismi e il linguaggio inevitabilmente anticato della traduzione ‘Emilio Franceschini’ – nome convenzionale per quella anonima ottocentesca - utilizzata per l’edizione in mio possesso: anch’essa con molti difetti (dalla ‘semplificazione’ di numerosi paragrafi a Faria che non è mai chiamato ‘abate’) ma in un certo senso funzionale alla capacità di coinvolgimento del romanzo.

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  • 5

    Aver finito questo romanzo da meno di 24 ore non mi rende ancora pronta per scriverne una recensione degna, per cui tenterò - come sempre - di lasciare la mia impressione a caldo.

    Indubbiamente Il con ...continuer

    Aver finito questo romanzo da meno di 24 ore non mi rende ancora pronta per scriverne una recensione degna, per cui tenterò - come sempre - di lasciare la mia impressione a caldo.

    Indubbiamente Il conte di Montecristo è uno di quei libri da leggere almeno una volta nella vita: ci tengo a sottolineare almeno perché penso che probabilmente lo rileggerò con piacere anche in futuro, più di una volta. Non faccio la scoperta dell'America dicendo anche che è una lettura godibilissima, con personaggi forti, tenaci e che restano nel cuore, insieme ai vili e ai codardi di cui la storia è infarcita.
    Avevo già letto I tre moschettieri di Dumas padre, ma dopo un inizio coinvolgente, aveva finito per stufarmi e finirlo era stato molto faticoso: cosa che non è successa con il conte, vuoi perché il romanzo è di genere leggermente diverso, vuoi perché la storia è - francamente - più interessante.
    Prima di iniziarlo avevo deciso di leggerlo senza fretta, godendomelo nei tempi necessari e forse il risultato riflette questa decisione: l'ho amato e ogni volta non vedevo l'ora di riprenderlo in mano. Inoltre, nonostante la vastità della storia, dei personaggi e dei mille sotterfugi della trama, riuscire a leggerlo nei posti più disparati come treno e metro (la maggior parte delle volte circondata da pendolari che anziché dormire chiacchieravano come se non ci fosse domani) non mi ha affatto demoralizzata e anzi, mi ha aiutata ad evadere dalla realtà come non mi capitava da tempo leggendo un libro. Detto fra noi, dopo mesi di letture appena discrete (tranne alcune eccezioni), è stata una vera boccata d'aria leggere il conte: mi ci voleva proprio e penso che replicherò presto l'esperienza con un altro classico.

    Ritornando al libro è scritto - chiaramente - benissimo, la storia prende molto e nonostante il conte sia un personaggio che non dice direttamente la sua versione si resta coinvolti emotivamente con quello che gli succede. Pensando ai lati meno positivi indicherei i dialoghi a volte troppo lunghi e decisamente romantici che spesso mi facevano alzare gli occhi al cielo (con un sorriso, però), poi mi sarebbe piaciuto un maggior coinvolgimento di ciò che il conte pensava e sicuramente mi ha un po' delusa il finale: mi aspettavo di più e mi è sembrato un po' frettoloso, ma a parte questo non ho altre "lamentele" da riportare.

    In conclusione, se avete voglia di immergervi - letteralmente - in un gran bel romanzo di altri tempi, di lettura non dico facile ma nemmeno così complessa come pensavo, il conte fa per voi. Leggerlo almeno una volta, poi, è d'obbligo. ;)

    http://geekybookers.blogspot.co.uk/2015/10/recensione-il-conte-di-montecristo-di.html

    dit le 

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