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Le Dernier Jour d'un condamné

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4.1
(1420)

Language:Français | Number of pages: 284 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian

Isbn-10: 2266196057 | Isbn-13: 9782266196055 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Audio CD , Paperback , eBook , Hardcover

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Description du livre
Avec lui nous vivons ce cauchemar, cette absurdité horrifiante de la peine capitale quepersonne avant Victor Hugo n'avait songé à dénoncer.
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  • 5

    Leggete la prefazione!

    Ho adorato la prefazione. Victor Hugo potrebbe vivere nel terzo millennio e adattarcisi come se vi appartenesse. In effetti, la sua mente vi appartiene senz'altro, a me è sembrato un uomo che a defini ...continuer

    Ho adorato la prefazione. Victor Hugo potrebbe vivere nel terzo millennio e adattarcisi come se vi appartenesse. In effetti, la sua mente vi appartiene senz'altro, a me è sembrato un uomo che a definire moderno sarebbe un modo antiquato per descriverlo. Forse in realtà troverebbe noi piuttosto arretrati: probabilmente si sarebbe aspettato che duecento anni dopo L'ultimo giorno di un condannato a morte certi temi, come la libertà e il diritto alla vita, fossero ormai scontati, qualcosa di risolto e assimilato. E invece non è così.

    dit le 

  • 3

    Dicono che non è niente, che non si soffre, che è una fine dolce, che la morte in questo modo è davvero semplificata...

    Come sono le ultime ore di un condannato a morte? Cosa prova? A cosa pensa? Quali rimpianti porterà con se? E’ il protagonista di questo romanzo a dircelo; in brevi capitoli che amplificano la drammat ...continuer

    Come sono le ultime ore di un condannato a morte? Cosa prova? A cosa pensa? Quali rimpianti porterà con se? E’ il protagonista di questo romanzo a dircelo; in brevi capitoli che amplificano la drammaticità del momento ci racconterà la sua storia. Non conosceremo il suo nome, ma la forza delle sue emozioni, la sofferenza che anima il suo cuore e la sua mente; non ci dirà nulla del reato per il quale è stato condannato, perché alla fine a cosa servirebbe conoscere i fatti? La sentenza è stata pronunciata, il destino del protagonista deciso, non si torna indietro ma si può riflettere su quanto disumana può essere una condanna a morte!

    dit le 

  • 5

    C'est Hugo!

    Scrivere o parlare di Victor Hugo è sempre molto difficile, per chiunque. Tralasciando il mio amore sconfinato per un autore che ho sempre apprezzato, conosco da molto e amo profondamente da poco; cer ...continuer

    Scrivere o parlare di Victor Hugo è sempre molto difficile, per chiunque. Tralasciando il mio amore sconfinato per un autore che ho sempre apprezzato, conosco da molto e amo profondamente da poco; cercherò di risultare quanto più parziale le mie capacità mi consentano d’essere.
    L’ultimo giorno di un condannato a morte fa luce su alcune sfumature poco conosciute di uno degli autori francesi più celebri di sempre, ci permette di conoscerlo anche in chiave filosofica, sociale e politica.
    Tutti noi siamo perfettamente capaci di parlare, chi qualunquisticamente chi argomentando la propria tesi con ricchi dettagli, ma quanti di noi hanno veramente provato a mettersi nei panni di un condannato a morte? Credo che le persone che possano rispondere “Io sì” siano veramente poche, dal momento che è spontaneo immedesimarsi nei panni della vittima, ma in pochi hanno quella dose di empatia, forse necessaria ad un quieto vivere vero e non fasullo, di interpretare i sentimenti di un colpevole. Ed è proprio con questi occhi che Hugo vi farà vivere una breve storia, a tratti macabra e angosciante, di un condannato alla gogna.
    Un condannato, ma solo alla morte? Non solo, ma anche a vivere in un breve arco di tempo, che va dalla sua condanna fino alla sua fine, la materializzazione degli incubi più selvaggi della natura umana, l’oscura consapevolezza della fine del diritto umano più importante: la vita.

    dit le 

  • 4

    "La società deve vendicarsi, la società deve punire. Nè una cosa nè l'altra: vendicarsi è un atto dell'uomo, punire appartiene a Dio."

    Un'aspra e toccante critica verso la pena di morte. Un romanzo fatto di sensazioni e di emozioni, dove Hugo ci svela poco o nulla del protagonista per concentrarsi sulla terribile agonia dei suoi ulti ...continuer

    Un'aspra e toccante critica verso la pena di morte. Un romanzo fatto di sensazioni e di emozioni, dove Hugo ci svela poco o nulla del protagonista per concentrarsi sulla terribile agonia dei suoi ultimi giorni di vita. Agonia che si fa profonda commozione durante l'incontro con la figlia, agonia che si tramuta in inquietante terrore nell'ultimo sogno prima della condanna, citando così due degli episodi più evocativi e che maggiormente mi hanno emozionato. Non posso che definirlo con un'espressione abusata ma che calza a pennello: breve ma intenso.

    dit le 

  • 4

    "Eppure, misere leggi e miseri uomini, io non ero un malvagio!"

    Hugo ci presenta un protagonista indefinito, accennando solo una parte del suo passato, concentrandosi sulle sensazioni che prova nei giorni che precedono il suo incontro con il boia. Non conosciamo n ...continuer

    Hugo ci presenta un protagonista indefinito, accennando solo una parte del suo passato, concentrandosi sulle sensazioni che prova nei giorni che precedono il suo incontro con il boia. Non conosciamo né il suo nome, né il suo delitto.
    Lo stile è scorrevole, ma evidentemente l'intento non è quello di far immedesimare il lettore con il personaggio, dal momento che il tono non si addice molto ad un romanzo, quanto ad una critica romanzata. Bella e più toccante la parte finale.

    dit le 

  • 3

    "Il senso d'impotenza e di solitudine del condannato incatenato, di fronte alla coalizione pubblica che vuole la sua morte, è già di per sé una punizione inconcepibile". Albert Camus

    Hugo scrisse questo libro nel 1829, neppure 50 anni dopo la presa della Bastiglia. La ghigliottina, il monumento dell'orrore della Parigi del XVIII e XIX secolo troneggia ancora in Plàce de la Grève, ...continuer

    Hugo scrisse questo libro nel 1829, neppure 50 anni dopo la presa della Bastiglia. La ghigliottina, il monumento dell'orrore della Parigi del XVIII e XIX secolo troneggia ancora in Plàce de la Grève, dopo decenni di sangue attende ancora al suo terribile compito sostenuta dai più.
    Probabilmente ci si aspetterebbe un forte coinvolgimento emotivo dal racconto degli ultimi giorni di vita di un uomo condannato alla pena di morte, personalmente ho sentito una viva partecipazione solo negli ultimi capitoli ma non è questo che conta, almeno non per me, non ho mai dato un peso preponderante al coinvolgimento emotivo nella lettura, bensì a quello della ragione. Preferisco immergermi in un libro che mi faccia riflettere, pensare, capire anziché solo emozionarmi.
    L'intento di Hugo, qui, è quello di divulgare il suo pensiero, netto, sicuro, deciso, contro la pena di morte, sbattendoci in faccia la sua violenza, la sua esagerazione. E lo fa presentandoci un uomo, senza dirci precisamente chi sia e cosa abbia fatto; un uomo che sa che dovrà morire, come, quando, dove e per mano di chi, raccontandoci luoghi ed eventi storici, scaraventandoci nelle prigioni di Parigi, tra individui pieni di miseria materiale e spirituale, nelle stanze più buie e umide da cui non filtra neppure uno spiraglio di luce.
    Contestualizzando ai giorni nostri le parole di Hugo, basta veramente poco per capire quanto siano terribilmente attuali.

    dit le 

  • 3

    Questa lettura, fatta non in gruppo ma in coppia, ha assunto maggior valore attraverso le riflessioni, il confronto, le immagini rievocative dei luoghi narrati… condivise.
    Sono sicura che in solitaria ...continuer

    Questa lettura, fatta non in gruppo ma in coppia, ha assunto maggior valore attraverso le riflessioni, il confronto, le immagini rievocative dei luoghi narrati… condivise.
    Sono sicura che in solitaria avrei apprezzato, senza però il valore aggiunto che una lettura del genere trae dal discutere sul tema e sul periodo storico in cui è stato scritto..

    dit le 

  • 5

    Degno erede de "I delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, a tratti molto introspettivo e commovente, in quanto fa vivere in prima persona il travaglio vissuto dal protagonista. In un periodo storico ...continuer

    Degno erede de "I delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, a tratti molto introspettivo e commovente, in quanto fa vivere in prima persona il travaglio vissuto dal protagonista. In un periodo storico come il nostro quest'opera è senz'altro fondamentale a livello prettamente pedagogico ed educativo, un'epoca in cui il sangue delle barbarie macchia i cuori e obnubila le menti con il mito della violenza. Ottimo per vincere le "aporie" che sconvolgono il nostro tempo.

    dit le 

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