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Le Dernier Jour d'un condamné

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4.1
(1350)

Language:Français | Number of pages: 284 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian

Isbn-10: 2266196057 | Isbn-13: 9782266196055 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Audio CD , Paperback , eBook , Hardcover

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Description du livre
Avec lui nous vivons ce cauchemar, cette absurdité horrifiante de la peine capitale quepersonne avant Victor Hugo n'avait songé à dénoncer.
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  • 3

    "Il senso d'impotenza e di solitudine del condannato incatenato, di fronte alla coalizione pubblica che vuole la sua morte, è già di per sé una punizione inconcepibile". Albert Camus

    Hugo scrisse questo libro nel 1829, neppure 50 anni dopo la presa della Bastiglia. La ghigliottina, il monumento dell'orrore della Parigi del XVIII e XIX secolo troneggia ancora in Plàce de la Grève, dopo decenni di sangue attende ancora al suo terribile compito sostenuta dai più.
    Probabilm ...continuer

    Hugo scrisse questo libro nel 1829, neppure 50 anni dopo la presa della Bastiglia. La ghigliottina, il monumento dell'orrore della Parigi del XVIII e XIX secolo troneggia ancora in Plàce de la Grève, dopo decenni di sangue attende ancora al suo terribile compito sostenuta dai più.
    Probabilmente ci si aspetterebbe un forte coinvolgimento emotivo dal racconto degli ultimi giorni di vita di un uomo condannato alla pena di morte, personalmente ho sentito una viva partecipazione solo negli ultimi capitoli ma non è questo che conta, almeno non per me, non ho mai dato un peso preponderante al coinvolgimento emotivo nella lettura, bensì a quello della ragione. Preferisco immergermi in un libro che mi faccia riflettere, pensare, capire anziché solo emozionarmi.
    L'intento di Hugo, qui, è quello di divulgare il suo pensiero, netto, sicuro, deciso, contro la pena di morte, sbattendoci in faccia la sua violenza, la sua esagerazione. E lo fa presentandoci un uomo, senza dirci precisamente chi sia e cosa abbia fatto; un uomo che sa che dovrà morire, come, quando, dove e per mano di chi, raccontandoci luoghi ed eventi storici, scaraventandoci nelle prigioni di Parigi, tra individui pieni di miseria materiale e spirituale, nelle stanze più buie e umide da cui non filtra neppure uno spiraglio di luce.
    Contestualizzando ai giorni nostri le parole di Hugo, basta veramente poco per capire quanto siano terribilmente attuali.

    dit le 

  • 3

    Questa lettura, fatta non in gruppo ma in coppia, ha assunto maggior valore attraverso le riflessioni, il confronto, le immagini rievocative dei luoghi narrati… condivise.
    Sono sicura che in solitaria avrei apprezzato, senza però il valore aggiunto che una lettura del genere trae dal discut ...continuer

    Questa lettura, fatta non in gruppo ma in coppia, ha assunto maggior valore attraverso le riflessioni, il confronto, le immagini rievocative dei luoghi narrati… condivise.
    Sono sicura che in solitaria avrei apprezzato, senza però il valore aggiunto che una lettura del genere trae dal discutere sul tema e sul periodo storico in cui è stato scritto..

    dit le 

  • 5

    Degno erede de "I delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, a tratti molto introspettivo e commovente, in quanto fa vivere in prima persona il travaglio vissuto dal protagonista. In un periodo storico come il nostro quest'opera è senz'altro fondamentale a livello prettamente pedagogico ed educati ...continuer

    Degno erede de "I delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, a tratti molto introspettivo e commovente, in quanto fa vivere in prima persona il travaglio vissuto dal protagonista. In un periodo storico come il nostro quest'opera è senz'altro fondamentale a livello prettamente pedagogico ed educativo, un'epoca in cui il sangue delle barbarie macchia i cuori e obnubila le menti con il mito della violenza. Ottimo per vincere le "aporie" che sconvolgono il nostro tempo.

    dit le 

  • 4

    Ogni parola è una mazzata...

    La vergogna del passato, ma in alcuni casi anche nel presente, della pena di morte. Di un condannato che scrive le sue memorie, per i postumi, per coloro che avranno la possibilità di vivere invece che di morire. Di chi non dovrà sopportare l'agonia dell'attesa, della morte, della ghigliottina. P ...continuer

    La vergogna del passato, ma in alcuni casi anche nel presente, della pena di morte. Di un condannato che scrive le sue memorie, per i postumi, per coloro che avranno la possibilità di vivere invece che di morire. Di chi non dovrà sopportare l'agonia dell'attesa, della morte, della ghigliottina. Perché chi sale sul palco, non si ri esibirà, non farà il bis di scena solo perché al pubblico è piaciuto.

    dit le 

  • 4

    Toccante, coinvolgente, inquietante (il sogno durante l'ultimo sonno è puro noir); e quanto avanti sui tempi! Esempio eclatante di letteratura che indica la strada al mondo.
    Francese molto scorrevole e comprensibile.

    dit le 

  • 5

    Intenso!

    Breve ma molto intenso questo scritto, narrante le ultime ore di vita e gli ultimi pensieri di un condannato a morte.


    L'autore prova, dal canto suo, a non puntare il dito solo ed esclusivamente sul condannato, ma a renderne un ritratto più umano, al fine di portare avanti la sua tesi contr ...continuer

    Breve ma molto intenso questo scritto, narrante le ultime ore di vita e gli ultimi pensieri di un condannato a morte.

    L'autore prova, dal canto suo, a non puntare il dito solo ed esclusivamente sul condannato, ma a renderne un ritratto più umano, al fine di portare avanti la sua tesi contro la pena di morte.

    Molto delicato e talvolta quasi struggente, sicuramente da leggere.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    Sicuramente assomiglia più ad un trattato che ad un romanzo! Ciò non toglie che è ben scritto, scorre rapidamente ed è estremamente interessante. L'autore ha immaginato che un reo condannato a morte scrivesse in un diario le sue sensazioni ed emozioni fino a pochi minuti prima della ghigliottina. ...continuer

    Sicuramente assomiglia più ad un trattato che ad un romanzo! Ciò non toglie che è ben scritto, scorre rapidamente ed è estremamente interessante. L'autore ha immaginato che un reo condannato a morte scrivesse in un diario le sue sensazioni ed emozioni fino a pochi minuti prima della ghigliottina.
    Degno di nota è il punto in cui il condannato scrive che ormai non si pente nemmeno più del suo delitto; il pentimento ci sarebbe stato in caso di pena detentiva (e quindi tanto tempo per pensare e redimersi). La morte imminente, invece, gli consente di pensare unicamente alla ghigliottina e ad assaporare gli ultimi momenti di vita.
    Poche pagine che offrono molti punti di riflessione!

    dit le 

  • 4

    "Non sono preparato, ma sono pronto"

    Giacché, lo ammetto, speravo ancora. Ora, grazie a Dio, non spero più.


    Finalmente ho letto il brevissimo romanzo contro la pena di morte che tantò amò ed ispirò Dostoevskij. L'ultima pagina fa ghiacciare il sangue nelle vene, nonostante fin dall'inizio si sappia la sentenza di mort ...continuer

    Giacché, lo ammetto, speravo ancora. Ora, grazie a Dio, non spero più.

    Finalmente ho letto il brevissimo romanzo contro la pena di morte che tantò amò ed ispirò Dostoevskij. L'ultima pagina fa ghiacciare il sangue nelle vene, nonostante fin dall'inizio si sappia la sentenza di morte tramite ghigliottina che pende sopra al protagonista.
    Quel silenzio, improvviso. Le quattro del mattino. E una pagina bianca.

    Ahimè, che cosa fa la morte della nostra anima? quale natura le lascia? che cosa può prenderle o darle? dove la mette? le presta talvolta occhi di carne per guardare sulla terra e piangere?

    dit le 

  • 4

    Sebbene questo breve racconto della prima metà del XIX secolo non sia il primo attacco alla morte statalizzata (così come riconosciuto da Hugo stesso che cita Beccaria) risulta nondimeno fondamentale per la storia del prefato filone di pensiero. A livello artistico credo che Hugo abbia avuto un o ...continuer

    Sebbene questo breve racconto della prima metà del XIX secolo non sia il primo attacco alla morte statalizzata (così come riconosciuto da Hugo stesso che cita Beccaria) risulta nondimeno fondamentale per la storia del prefato filone di pensiero. A livello artistico credo che Hugo abbia avuto un ottimo spunto facendo stendere al condannato le proprie memorie in modo tale da far sincronizzare il tempo di costui col tempo del lettore, cosa che si declina ancor più nel finale, quando lo scritto e l'azione divengono totalmente sincroni. Ho trovato una certa affinità col racconto "Il muro" di Sartre, scritto cent'anni dopo. Hugo, che utilizza la Prefazione di un'edizione successiva per spiegare cosa intendesse dire con quella storia, risulta quindi diverso da Sartre, che sublima la propria visione politica anti-fascista nel racconto stesso. Inoltre la particolare nebbia di apatia che si può osservare in Sartre non è presente in "L'ultimo giorno", il quale fin dai primi istanti tende al dramma.
    Che il lettore abbia sentimenti pro o contro la pena di morte è irrilevante dacché per entrambe le opere si tratta di giudicare l'aspetto letterario.

    dit le 

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