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Le Dernier Jour d'un condamné

By Victor Hugo

(3)

| Others | 9782266196055

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Book Description

Avec lui nous vivons ce cauchemar, cette absurdité horrifiante de la peine capitale quepersonne avant Victor Hugo n'avait songé à dénoncer.

146 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    L'assurdità della pena di morte. Basterebbe far leggere questo libro a chi la sostiene ancora nel mondo per fargli cambiare idea.

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    Clara Firrincieli said on Jul 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    “L’ultimo giorno di un condannato a morte” – Victor Hugo

    Un piccolo libro formato da un centinaio di pagine che ritengo immenso e commovente; per me si può considerare il libro per eccellenza a favore dell'abolizione della pena di morte.

    Il protagonista è un uomo, condannato a morte, di cui non conosciamo ...(continue)

    Un piccolo libro formato da un centinaio di pagine che ritengo immenso e commovente; per me si può considerare il libro per eccellenza a favore dell'abolizione della pena di morte.

    Il protagonista è un uomo, condannato a morte, di cui non conosciamo ne il nome ne il delitto da lui commesso.

    Nelle sei settimane che passano dal momento della condanna al momento dell’esecuzione della pena, viviamo con Lui l’angoscia ed il dolore che prova in questa attesa snervante, i pensieri che attraversano la sua mente, la rassegnazione verso il dolore che darà alla madre ed alla moglie, la vergogna che prova verso la piccola figlia per il fatto di renderla orfana, ed il pensiero che potrà essere additata come la figlia di un condannato a morte.

    Ci troveremo ad accompagnare il protagonista in ogni sua azione e pensiero nei giorni che passano, saremo con Lui nel momento del trasferimento dalla prigione al luogo dove avverrà l’esecuzione, ed infine saremo con Lui un attimo prima che la sentenza venga eseguita.

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    Alessandro said on Jun 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dal web

    L'angosciosa e dolorosissima attesa di un uomo che sta per essere privato del suo unico bene, della sua stessa vita, si consuma lenta e inesorabile, al ritmo ossessivo, martellante degli ultimi penosissimi pensieri e dei deliranti fantasmi d ...(continue)

    Dal web

    L'angosciosa e dolorosissima attesa di un uomo che sta per essere privato del suo unico bene, della sua stessa vita, si consuma lenta e inesorabile, al ritmo ossessivo, martellante degli ultimi penosissimi pensieri e dei deliranti fantasmi di una mente incredula e atterrita. E con questa sorta di lucidissima e appassionata perorazione letteraria a favore dell'abolizione della pena di morte, pubblicata nell'ultimo anno della monarchia dei Borbone, che Victor Hugo, all'età di ventisette anni, prese posizione in difesa dei diritti inalienabili dell'uomo e innanzitutto di quello alla vita. La sua vocazione letteraria nasce e si costruisce infatti quotidianamente proprio in quel luogo vivo, presente, tangibilissimo che è la realtà circostante. Introduzione di Arnaldo Colasanti.

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    Tizzy D. said on May 28, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Opera magistrale

    C’è un condannato alla pena di morte, riguardo al quale Hugo sottace quasi ogni aspetto biografico: esso non ha un futuro, non ha nemmeno un passato, non sappiamo chi è, né il motivo per cui si trovi in carcere, perché Hugo è così parco di informazi ...(continue)

    C’è un condannato alla pena di morte, riguardo al quale Hugo sottace quasi ogni aspetto biografico: esso non ha un futuro, non ha nemmeno un passato, non sappiamo chi è, né il motivo per cui si trovi in carcere, perché Hugo è così parco di informazioni anedottiche?
    Hugo non è un giurista non è un giudice né un procuratore, è un poeta e usa i mezzi che gli sono cari e propri, succede così che, per favorire l’immedesimazione del lettore nella figura del condannato lo spogli di ogni riferimento biografico, grazie a tale espediente letterario e stilistico il reo diventa senza sforzo me, te, loro, siamo come davanti ad uno specchio e la sua attesa di salire sul patibolo diventa la nostra attesa, i suoi dubbi, il suo sgomento, la sua paura ghiaccia diventano universali e condivisi da ognuno.

    Questa essenzialità narrativa fece sì che l’opera di Hugo non venisse accolta come romanzo e in questo senso subì alcune critiche, in primis ci fu una forte reticenza di pubblicazione da parte dell’editore.
    In realtà non era nelle intenzioni di Hugo scrivere un romanzo ma, semplicemente, una appassionata, umanissima perorazione contro la pena di morte ma le parole, materializzatesi in scrittura dalla sua penna sopraffina, non potevano che diventare opera d’arte e così alla fine è stato consegnato alla storia un romanzo, magistrale, e non una semplice arringa di condanna alla pena capitale.

    Hugo va dritto al cuore di chi legge, mette a nudo l’anima di un uomo a cui l’irrevocabilità della pena comminata non permetterà di operare su di sé un ravvedimento morale e pratico, un reo che non potrà mai più soffrire per analoga pena, perché si muore solo una volta; dipinge un uomo che viene condannato all’identica colpa che lui stesso ha commesso, rendendo la società correa di un omicidio; Hugo ci racconta accorato e incredulo di un evento, diffuso nella Francia dell’epoca a cui personalmente assistette, che, nei giorni delle esecuzioni spettacolari, si trasformava in motivo di festa popolare richiamando grottesche folle di curiose assetati di sangue e orrore .

    Io di solito leggo velocemente, in maniera quasi vorace, a volte con il rischio di perdere la profondità, la bellezza o il messaggio di alcuni passaggi, così non è stato per Le dernier jour d’un condamné, l’ho veramente centellinato, come si usa dire, ho accarezzato compassionevolmente in maniera lenta e solenne ogni parola, mi sono chiesta perché.

    Perchè Hugo con questo libercolo (oso definirlo così unicamente per l’esiguità delle pagine che lo compongono, se penso infatti alla ricchezza e bellezza racchiusa in questi paragrafi, la parola capolavoro non è sufficiente) è riuscito a modificare il mio ritmo di lettura?
    E’ stato come se la lentezza della mia lettura avesse la benefica missione di mantenere più a lungo in vita il condannato, come se le sue ultime ore, dalla pronuncia della sentenza di morte alla salita sul patibolo, si potessero dilatare all’infinito, magari confidando in un deus ex machina provvidenziale, sotto forma di grazia ricevuta, che fermasse a mezz’aria la lama della ghigliottina, obliqua e triangolare, resa più affilata da una opportuna levigatura con uno strato di cera, interrompendo la discesa a precipizio dell’esecuzione della legge.

    Opera somma.

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    Anileve said on May 24, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    "La morte rende malvagi"

    La speranza è l'ultima a morire, anche per chi sa che non ne ha più. Questo breve racconto coglie nel segno le sensazioni, la straziante agonia di un condannato a morte, che non sa più se sperare in un miracolo, se desiderare la morte o preferire una ...(continue)

    La speranza è l'ultima a morire, anche per chi sa che non ne ha più. Questo breve racconto coglie nel segno le sensazioni, la straziante agonia di un condannato a morte, che non sa più se sperare in un miracolo, se desiderare la morte o preferire una vita dietro le sbarre. Almeno chi vive in prigione, vive.
    L'attesa, inesorabile e lenta, è la vera morte della mente e degli ultimi pensieri.

    Citazioni:
    - “In tempo di rivoluzione, fate attenzione alla prima testa che cade. Essa fa venire l’appetito al popolo”.
    - “Eh, mio Dio, che cosa importava a noi che tutti quegli uomini vivessero? Forse in Francia non c’è abbastanza aria da respirare per tutti?”
    - “La società non deve punire per vendicarsi; deve correggere per migliorare”.
    - “Preferiamo spesso le ragioni del sentimento alle ragioni della ragione”.
    - “Si sono mai soffermati sulla straziante idea che nell’uomo che sopprimono c’è un’intelligenza; un’intelligenza che aveva contato sulla vita, un’anima che non si è preparata alla morte?”
    - "Ma mia figlia, la mia bambina, la mia povera piccola Marie, che ride, che gioca, che a quest'ora canta e non pensa a nulla, è lei la mia pena"
    - “La porta della tomba non si apre dall'interno”.
    - “Che cosa infame è una prigione! Vi è in essa un veleno che insudicia tutto. Se vi trovi un uccello, ha le ali infangate; se vi cogli un fiore, e ne aspiri l’odore, puzza”.
    - “Mi sento il cuore pieno di rabbia e amarezza. La morte rende malvagi.”
    - “Non dici nulla”, mi disse mia madre, “hai l’aria triste”. Avevo il paradiso nel cuore. Fu una serata che ricorderò per tutta la vita. Per tutta la vita.

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    ♥ Lαdч Simч ♥ said on May 15, 2014 | Add your feedback

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