Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Le Marlboro di Sarajevo

Di

Editore: Libri Scheiwiller

4.3
(68)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876444521 | Isbn-13: 9788876444524 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Avirovic Ljiljana

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Le Marlboro di Sarajevo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Il libro è stato scritto mentre la guerra devastava quella bellissima ecomposita città che era Sarajevo. Traccia la cronaca di quei giorni, vistidalla parte degli assediati legando una storia all'altra, la sorte d'un uomoa quella di una donna, di una casa indenne o colpita dalle cannonate. Nerisulta un racconto elegiaco e corale, di amore e malinconia per una terradistrutta, ma senza lamenti inutili, accettando l'inevitabilità della sorte edegli accadimenti. La nuova edizione contiene una prefazione di ClaudioMagris e un racconto inedito dell'autore.
Ordina per
  • 5

    Guerra a Sarajevo, sulla quale Limonov forse faceva finta di sparare, ma i cetnici certamente no. Proiettili e granate a pioggia mentre le donne si azzuffano per il pane, gli uomini vanno a prendere ...continua

    Guerra a Sarajevo, sulla quale Limonov forse faceva finta di sparare, ma i cetnici certamente no. Proiettili e granate a pioggia mentre le donne si azzuffano per il pane, gli uomini vanno a prendere l'acqua con le taniche e i ragazzini giocano nei cortili e tutti cercano di continuare a vivere, a prescindere. Sono bersagli. Il titolo, la foto in copertina, la barba e i capelli di Jergovic, la sua scrittura ruvida, tagliente, lapidaria; tutto invoglia alla lettura di questi racconti brevi che hanno la forza di una coltellata, l'efficacia di una granata.

    ha scritto il 

  • 4

    Accarezza dolcemente i tuoi libri. E ricorda che sono polvere.

    Un libro di fotografie, di piccole immagini che chiunque avrebbe potuto (può) vedere camminando per le strade di Sarajevo (e dei villaggi vicini).

    La critica che sento più spesso muovere contro ...continua

    Un libro di fotografie, di piccole immagini che chiunque avrebbe potuto (può) vedere camminando per le strade di Sarajevo (e dei villaggi vicini).

    La critica che sento più spesso muovere contro questo libro è l'apparire come un elenco di episodi (fotografie, appunto) scollegati e non coesi. Chi dice che non c'è una storia in questo libro è probabilmente poco attento e non si è accorto che, vent'anni fa, mentre si scrivevano queste storie, per le strade si sparava. Il lettore attento non ha bisogno della storia di fondo perché l'ha già letta altrove. Non serve anche qui la cronaca della guerra perché quella è ovunque (nei telegiornali, sulla carta stampata dei vecchi quotidiani, nei buchi di proiettile che ancora adornano i muri e, soprattutto, nei libri di storia recente) mentre quello che serve - quello che vuole il libro - è dimostrare che la vita continua, anche in queste situazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Un giovane Jergovic

    Nonostante la notorietà di questo libro (e la fatica che ho fatto per trovarlo..) faticherei ad inserirlo tra i migliori di Jergovic. In quel gruppo infatti per me ci sono (i capolavori assoluti di) ...continua

    Nonostante la notorietà di questo libro (e la fatica che ho fatto per trovarlo..) faticherei ad inserirlo tra i migliori di Jergovic. In quel gruppo infatti per me ci sono (i capolavori assoluti di) "Insalla...", "Al dì di pentecoste", "Volga volga", mentre questo rimane una spanna sotto. Certo, umanamente è un libro che scava dentro (ed è difficile rimanere freddi dopo la lettura dell'ultimo racconto, quasi un epilogo morale), ma mi sembra che a livello squisitamente letterario qui Jergovic sia ancora troppo giovane o comunque troppo vicino (è stato scritto a ridosso della fine della guerra in Bosnia) agli eventi. Di conseguenza quello che nei successivi libri viene elaborato e strutturato (o destrutturato), dolore compreso, qui viene servito in modo schietto, diretto. Lo Jergovic magistrale, degno erede di Andric mi pare sia piuttosto quello successivo, più magmatico più "problematico" e più complesso. Ma queste Marlboro di Sarajevo rimangono comunque un libro da (scovare ed) avere.

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelle e mezzo, direi... Non amo i racconti brevi , ma questo libro fa eccezione perche’ ogni racconto narra un aneddoto in maniera completa, pur condensandolo in due o tre pagine al massimo, la ...continua

    4 stelle e mezzo, direi... Non amo i racconti brevi , ma questo libro fa eccezione perche’ ogni racconto narra un aneddoto in maniera completa, pur condensandolo in due o tre pagine al massimo, la tensione si mantiene alta e il finale di ciascuna storia non delude, nel bene e nel male. L’autore con il suo stile asciutto rappresenta la guerra in un modo originale, ossia per mezzo di dettagli, ad esempio con la descrizione di un uomo uscito per prendere l’acqua che non torna a casa, di una famiglia che trasloca lasciandosi dietro una marea di ricordi, di una coppia che si rifugia in uno scantinato al buio, o anche descrivendo il falo’ di una biblioteca (quest’ultimo caso e’il racconto che mi e’ piaciuto di piu’).

    ha scritto il 

  • 4

    SARAJEVO È LÀ DOV’ERA ANCHE PRIMA, SOLO CHE NOI NON CI SIAMO PIÙ

    Sono infinite le storie di Jergović, com’è infinito il tempo, quello a venire e quello ormai trascorso, e non sono noiose, contengono sempre un messaggio o una morale, non sono gratuite, sono ...continua

    Sono infinite le storie di Jergović, com’è infinito il tempo, quello a venire e quello ormai trascorso, e non sono noiose, contengono sempre un messaggio o una morale, non sono gratuite, sono sempre collegate con un filo sottile che affabula il lettore, il quale dimentica di avere sete o fame, la vita delle sue storie si trasforma in un silenzio teso dove una cosa diventa preziosa non appena la si dice bene. Ho preso in prestito con pochi cambiamenti le parole che lo stesso Miljenko Jergović usa per descrivere le storie di Izet nel racconto “Il condor”. E aggiungo che le storie di questa raccolta sono belle, molto belle, fulminanti. Tre o quattro pagine, raramente si arriva a cinque, e si viene trasportati altrove, e ci si impadronisce di vite mondi persone. Tra una e l’altra, il dito fra le pagine a tenere il segno, gli occhi della mente stimolati dall’abilità di Jergović hanno bisogno di sospendere la lettura per qualche minuto e andare a riflettere, a vedere oltre. Più oltre. E poi riprendere la lettura e tornare agli amori a prima e ultima vista, alla velocità della luce che si conosce mentre quella del buio non te la insegna nessuno, ai cecchini e alle granate che diventano un’infinità di schegge, alle taniche d’acqua, alle corriere e alle valigie che non riescono mai a contenere tutto quello che si vorrebbe e che si è costretti a lasciarsi alle spalle a perdere e abbandonare portandosi dietro solo ricordi, alle partenze che sono soprattutto fughe, alla vodka e alla grappa e alle sigarette, alle botte che si possono chiamare torture o anche solo botte, all’amore e ai cimiteri, a una donna che si mette a piangere e non sa dire perché, a Dżemo lo Sdentato a Ivan a Rade a Jela a Senka a Miloš a Elena a Zlaja che non leggeranno più libri… Chissà se il Calvario è sempre in salita, o magari è un po’ in salita e un po’ in discesa…

    ha scritto il 

  • 5

    La biblioteca

    Sopra la testa senti un sibilo, passa qualche istante di tensione e poi laggiù, da qualche parte in città, si scaraventa il boato. Dalla tua finestra quel punto lo vedi sempre chiaramente. Un'alta ...continua

    Sopra la testa senti un sibilo, passa qualche istante di tensione e poi laggiù, da qualche parte in città, si scaraventa il boato. Dalla tua finestra quel punto lo vedi sempre chiaramente. Un'alta e slanciata colonna di polvere che si trasforma in fumo e fuoco. Aspetti ancora un poco per capire di che tipo di abitazione si tratta. Se il fuoco è lento e grigio, è la casa di un poveraccio. Se prende la forma di una grossa palla bluastra, allora è un loft elegante, rivestito di legno laccato. Se invece il fuoco divampa lungo e costante, allora brucia la casa piena di mobili in legno massiccio di qualche ricco proprietario della carsija. Se le fiamme si impennano repentine, selvagge e dissolute come i capelli di Farrah Fawcett per poi svanire più repentine ancora lasciando al vento sfoglie di cenere plananti sopra la città, tu sai che poco prima è andata a fuoco una qualche biblioteca privata. E quando in tredici mesi di bombardamenti ne hai viste molte di queste torce giocose, pensi che un tempo Sarajevo si ergeva sui libri. E se così non era vuol dire che lo è adesso, mentre accarezzi i tuoi ancora intatti. ........ Con la fine del sogno della biblioteca privata si spegne anche il sogno della civiltà del libro. E il fondamento di tale convinzione sta proprio in questo termine: "biblioteca", una parola greca tra le tante, che però ti fa pensare subito al Testo Sacro. Ma da quando hanno cominciato a sparire così infuocatamente e senza appello una dopo l'altra, tu hai finito di credere che la loro esistenza avesse un senso. O magari il senso lo aveva afferrato meglio di chiunque altro quello scrittore e bibliofilo di Sarajevo che l'inverno scorso invece di consumare la sua cara legna si scaldava le dita su Dostojevskij, Tolstoj, Shakespeare, Cervantes. Dopo tutti questi incendi, dolosi o no che siano, si è formato uno strato di gente che avendo amaramente capito le cose, sin da domani è pronta a fissare il fuoco del Louvre senza neanche avere l'impulso di afferrare un bicchiere d'acqua. Non ha senso proibire al fuoco ciò che l'umana indifferenza ha già ingoiato. Lo splendore di Parigi o di Londra non è che un alibi per i criminali graie ai quali Varsavia, Dresda, Vukovar e Sarajevo non esistono più. O se esistono, ci vive della gente che nella più grande epoca di pace si predispone all'evacuazione, già pronta a dire addio ai propri libri. A questo mondo, per come è esso è fatto, c'è una regola di base - la stessa che enunciò Zuko Dzumhbur pensando alla Bosnia -, e si riduce a una valigia sempre pronta. Lì dentro devono starci tutte le tue cose e i tuoi ricordi. Quel che resta fuori è già perduto. Inutile andare in cerca delle ragioni, del senso, di una giustificazione. ............. Impossibile schedare o ricordare le biblioteche private di Sarajevo distrutte dal fuoco. E neanche ci sarebbe qualcuno per cui farlo. Ma come la fiamma di tutte le fiamme e il fuoco di tutti i fuochi, la mitica cenere e la polvere finale sono memori della sorte del glorioso Municipio, la biblioteca universitaria di Sarajevo, del rogo di quei volumi lungo un giorno più una notte. Tutto questo accadeva dopo un sibilo e un boato, esattamente un anno fa. Forse proprio nello stesso giorno in cui tu leggi queste righe. Accarezza dolcemente i tuoi libri straniero. E ricorda che sono polvere.

    ha scritto il 

Ordina per