Le Marlboro di Sarajevo

Di

Editore: Libri Scheiwiller

4.3
(86)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876444521 | Isbn-13: 9788876444524 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Avirovic Ljiljana

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Il libro è stato scritto mentre la guerra devastava quella bellissima ecomposita città che era Sarajevo. Traccia la cronaca di quei giorni, vistidalla parte degli assediati legando una storia all'altra, la sorte d'un uomoa quella di una donna, di una casa indenne o colpita dalle cannonate. Nerisulta un racconto elegiaco e corale, di amore e malinconia per una terradistrutta, ma senza lamenti inutili, accettando l'inevitabilità della sorte edegli accadimenti. La nuova edizione contiene una prefazione di ClaudioMagris e un racconto inedito dell'autore.
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  • 4

    "Quando tutto è perduto, non resta che credere nella fedeltà. E quando gli specialisti di turno scriveranno la Storia, saranno quelli come Senka a ribellarsi alle Sue menzogne."
    Consigliato. ...continua

    "Quando tutto è perduto, non resta che credere nella fedeltà. E quando gli specialisti di turno scriveranno la Storia, saranno quelli come Senka a ribellarsi alle Sue menzogne."
    Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Miljenko e lo stato della letteratura in Italia.

    Grande scrittore e giornalista, contemporaneo e vivente ("vedrai che prima o poi gli daranno il Nobel e noi saremo tra quelle che lo sapevano prima" mi ha detto l'amica che me lo ha fatto conoscere), ...continua

    Grande scrittore e giornalista, contemporaneo e vivente ("vedrai che prima o poi gli daranno il Nobel e noi saremo tra quelle che lo sapevano prima" mi ha detto l'amica che me lo ha fatto conoscere), purtroppo poco conosciuto e poco pubblicato in Italia. Difficilissimo trovare i suoi libri, anche nelle biblioteche. Peccato che questo Paese sia così provinciale e ottuso nei confronti di letteratura e arte in genere.
    Assolutamente da leggere e non solo questo libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Guerra a Sarajevo, sulla quale Limonov forse faceva finta di sparare, ma i cetnici certamente no. Proiettili e granate a pioggia mentre le donne si azzuffano per il pane, gli uomini vanno a prendere l ...continua

    Guerra a Sarajevo, sulla quale Limonov forse faceva finta di sparare, ma i cetnici certamente no. Proiettili e granate a pioggia mentre le donne si azzuffano per il pane, gli uomini vanno a prendere l'acqua con le taniche e i ragazzini giocano nei cortili e tutti cercano di continuare a vivere, a prescindere. Sono bersagli. Il titolo, la foto in copertina, la barba e i capelli di Jergovic, la sua scrittura ruvida, tagliente, lapidaria; tutto invoglia alla lettura di questi racconti brevi che hanno la forza di una coltellata, l'efficacia di una granata.

    ha scritto il 

  • 4

    Accarezza dolcemente i tuoi libri. E ricorda che sono polvere.

    Un libro di fotografie, di piccole immagini che chiunque avrebbe potuto (può) vedere camminando per le strade di Sarajevo (e dei villaggi vicini).

    La critica che sento più spesso muovere contro questo ...continua

    Un libro di fotografie, di piccole immagini che chiunque avrebbe potuto (può) vedere camminando per le strade di Sarajevo (e dei villaggi vicini).

    La critica che sento più spesso muovere contro questo libro è l'apparire come un elenco di episodi (fotografie, appunto) scollegati e non coesi. Chi dice che non c'è una storia in questo libro è probabilmente poco attento e non si è accorto che, vent'anni fa, mentre si scrivevano queste storie, per le strade si sparava. Il lettore attento non ha bisogno della storia di fondo perché l'ha già letta altrove.
    Non serve anche qui la cronaca della guerra perché quella è ovunque (nei telegiornali, sulla carta stampata dei vecchi quotidiani, nei buchi di proiettile che ancora adornano i muri e, soprattutto, nei libri di storia recente) mentre quello che serve - quello che vuole il libro - è dimostrare che la vita continua, anche in queste situazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Un giovane Jergovic

    Nonostante la notorietà di questo libro (e la fatica che ho fatto per trovarlo..) faticherei ad inserirlo tra i migliori di Jergovic. In quel gruppo infatti per me ci sono (i capolavori assoluti di) " ...continua

    Nonostante la notorietà di questo libro (e la fatica che ho fatto per trovarlo..) faticherei ad inserirlo tra i migliori di Jergovic. In quel gruppo infatti per me ci sono (i capolavori assoluti di) "Insalla...", "Al dì di pentecoste", "Volga volga", mentre questo rimane una spanna sotto.
    Certo, umanamente è un libro che scava dentro (ed è difficile rimanere freddi dopo la lettura dell'ultimo racconto, quasi un epilogo morale), ma mi sembra che a livello squisitamente letterario qui Jergovic sia ancora troppo giovane o comunque troppo vicino (è stato scritto a ridosso della fine della guerra in Bosnia) agli eventi. Di conseguenza quello che nei successivi libri viene elaborato e strutturato (o destrutturato), dolore compreso, qui viene servito in modo schietto, diretto. Lo Jergovic magistrale, degno erede di Andric mi pare sia piuttosto quello successivo, più magmatico più "problematico" e più complesso.
    Ma queste Marlboro di Sarajevo rimangono comunque un libro da (scovare ed) avere.

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelle e mezzo, direi...
    Non amo i racconti brevi , ma questo libro fa eccezione perche’ ogni racconto narra un aneddoto in maniera completa, pur condensandolo in due o tre pagine al massimo, la ten ...continua

    4 stelle e mezzo, direi...
    Non amo i racconti brevi , ma questo libro fa eccezione perche’ ogni racconto narra un aneddoto in maniera completa, pur condensandolo in due o tre pagine al massimo, la tensione si mantiene alta e il finale di ciascuna storia non delude, nel bene e nel male.
    L’autore con il suo stile asciutto rappresenta la guerra in un modo originale, ossia per mezzo di dettagli, ad esempio con la descrizione di un uomo uscito per prendere l’acqua che non torna a casa, di una famiglia che trasloca lasciandosi dietro una marea di ricordi, di una coppia che si rifugia in uno scantinato al buio, o anche descrivendo il falo’ di una biblioteca (quest’ultimo caso e’il racconto che mi e’ piaciuto di piu’).

    ha scritto il 

  • 4

    SARAJEVO È LÀ DOV’ERA ANCHE PRIMA, SOLO CHE NOI NON CI SIAMO PIÙ

    Sono infinite le storie di Jergović, com’è infinito il tempo, quello a venire e quello ormai trascorso, e non sono noiose, contengono sempre un messaggio o una morale, non sono gratuite, sono sempre c ...continua

    Sono infinite le storie di Jergović, com’è infinito il tempo, quello a venire e quello ormai trascorso, e non sono noiose, contengono sempre un messaggio o una morale, non sono gratuite, sono sempre collegate con un filo sottile che affabula il lettore, il quale dimentica di avere sete o fame, la vita delle sue storie si trasforma in un silenzio teso dove una cosa diventa preziosa non appena la si dice bene.
    Ho preso in prestito con pochi cambiamenti le parole che lo stesso Miljenko Jergović usa per descrivere le storie di Izet nel racconto “Il condor”. E aggiungo che le storie di questa raccolta sono belle, molto belle, fulminanti. Tre o quattro pagine, raramente si arriva a cinque, e si viene trasportati altrove, e ci si impadronisce di vite mondi persone. Tra una e l’altra, il dito fra le pagine a tenere il segno, gli occhi della mente stimolati dall’abilità di Jergović hanno bisogno di sospendere la lettura per qualche minuto e andare a riflettere, a vedere oltre. Più oltre.
    E poi riprendere la lettura e tornare agli amori a prima e ultima vista, alla velocità della luce che si conosce mentre quella del buio non te la insegna nessuno, ai cecchini e alle granate che diventano un’infinità di schegge, alle taniche d’acqua, alle corriere e alle valigie che non riescono mai a contenere tutto quello che si vorrebbe e che si è costretti a lasciarsi alle spalle a perdere e abbandonare portandosi dietro solo ricordi, alle partenze che sono soprattutto fughe, alla vodka e alla grappa e alle sigarette, alle botte che si possono chiamare torture o anche solo botte, all’amore e ai cimiteri, a una donna che si mette a piangere e non sa dire perché, a Dżemo lo Sdentato a Ivan a Rade a Jela a Senka a Miloš a Elena a Zlaja che non leggeranno più libri…
    Chissà se il Calvario è sempre in salita, o magari è un po’ in salita e un po’ in discesa…

    ha scritto il 

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