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Le Monde d'hier

Souvenirs d'un Européen

By

Editeur: Belfond

4.3
(439)

Language:Français | Number of pages: 530 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , German , Chi simplified , Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 2714429599 | Isbn-13: 9782714429599 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Description du livre
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  • 2

    Sarò strana io, ma questo libro proprio non mi piace. Peggio, non mi riesce a piacere nemmeno l'autore.

    Vado controcorrente. A me questo libro proprio non è piaciuto. Non mi è piaciuto lo stile (potrebbe essere anche la traduzione ma non credo, sta fissa dei concetti ripetuti tra volte non credo sia un ...continuer

    Vado controcorrente. A me questo libro proprio non è piaciuto. Non mi è piaciuto lo stile (potrebbe essere anche la traduzione ma non credo, sta fissa dei concetti ripetuti tra volte non credo sia un vezzo di traduzione) e non mi è piaciuto il contenuto. Oddio, non la storia in se, quella è ferma e immutabile, anche se se ne possono leggere pagine diversissime partendo da un unico evento. No, non ho sopportato quello che Zweig decide di raccontarci di se e di quel periodo. Non riesco a credergli, non riesce a convincermi. E la sua tragica storia personale non mi fa apprezzare di più questo libro.
    Soprattutto la prima parte è tutta un superlativo: tutto bellissimo, splendido, meraviglioso. Guarda quanti amici che ho, sono tutti in gamba, tutti mi vogliono bene. Incontro solo persone meravigliose e tutti mi aprono la loro casa, ecc. ecc. Posso viaggiare: che bella Berlino, Parigi è splendida, Londra un poco meno, ma li non mi si filano manco per niente visto che io non faccio sport e non vado a caccia!
    Come se Sweig vedesse il passato solo attraverso lenti rosa. Cosa comprensibile, vista la sua storia personale. Ma viene da chiedersi se tutto quello che scrive sia vero o non sia una sua visione degli eventi di allora, scritta cercando di evitare tutti gli aspetti spigolosi, e sforzandosi di ricordare solo il bello e il buono.
    Mi perde definitivamente abbastanza presto, quando raccontando del suo ultimo incontro con Herzl (cui deve molto) e questi gli chiede di andarlo a trovare dice: “Glielo promisi, ben deciso a non mantenere la promessa, giacché quanto più amo una persona, tanto più ne rispetto il tempo”. Che modo formalmente gentile e ipocrita di nascondere al lettore la propria viltà e il desiderio di evitare problemi. Cosa che viene ripetuta anche più in là nel testo, quando sottace di essere fuggito dall'Austria (a ragione) ma di averci bellamente lasciato mamma e moglie. Poi più tardi dice di aver invece frequentato assiduamente Gorkij e Freud anche quando questi erano malati o in esilio. Si vede che gli stavano sulle ciufole, loro!
    Dalla frase su Herzl in poi ho letto tutto con poca fiducia nella voce narrante, il che ha reso l'esperienza abbastanza pesante. Ci sono capitoli interessanti (Eros mattutinus, gli ultimi due, in cui si sente la disperazione di chi viene privato della patria) e il libro è scritto bene, ma ho trovato il punto di vista dell'autore poco affidabile, e non son proprio riuscita a apprezzare il racconto.
    Alla fine mi è rimasta l'impressione di un uomo che ha avuto tutto (successo, ricchezza, possibilità di fare quello che voleva, amicizie importanti) ma che è sempre stato avvitato su se stesso, nell'impossibilità caratteriale di prendere una posizione forte, e sempre attanagliato dai dubbi e dall'insicurezza. Da una parte crede nella libertà sessuale (vedasi Eros mattutinus), ma quando racconta della libertà di costumi dopo la prima guerra mondiale lo fa bacchettando i comportamenti poco consoni della gioventù (specie le ragazze). In un paio di punti si fa sfuggire qualche commento omofobo. Odia violenza e dittatura, ma poi ci racconta un simpatico aneddoto su Mussolini e, chissà come mai, non ne parla male. Dice che è un dittatore ma, guardate, quando gli ho chiesto qualcosa che bravo che è stato! Ha venduto milioni di copie, ma si chiede sempre come mai, è sempre attanagliato dai dubbi sulla sua vera qualità come scrittore. E devo dire che mi ha sorpreso, dato tutto il suo successo all'epoca, di non conoscerne nemmeno il nome, come se dopo la guerra fosse stato cancellato del tutto dalle antologie, cosa che non è successa per Hesse, Mann e un sacco di altri autori coevi. Qui forse entra in gioco anche lo snobismo dell'autore "serio" messo a confronto con quello che vende un sacco: quello che vende viene quasi sempre guardato con sospetto. In questo, povero Zweig!Pare che all'epoca nessuno vendesse come lui, ergo gli altri scrittori ne parlavano spesso male.
    Mi chiedo poi come mai in questo libro non ci sia nessuna figura femminile, solo poche pennellate qua e la, quando sul fastidio di Rilke per le voci irritanti si spendono pagine su pagine. E si che ha avuto ben due mogli, insomma, qualcuna avrà significato qualcosa, no?
    Non so se mi leggo altro di questo autore, probabilmente si, per farmi una idea migliore del suo lavoro, che da questa autobiografia parziale non può venire rappresentato.

    dit le 

  • 3

    Preziose memorie

    Tenebra e luce, guerra e pace, ascesa e decadenza di un passato che ci appartiene, specchio del nostro presente. Un filo prolisso, ad esser sincero.

    dit le 

  • 3

    La vita del singolo immersa nella cultura della Vienna della Belle Epoque si intreccia alle pagine più tragiche della nostra Storia. Stefan Zweig ci descrive Il Mondo Di Ieri come un nonno raccontereb ...continuer

    La vita del singolo immersa nella cultura della Vienna della Belle Epoque si intreccia alle pagine più tragiche della nostra Storia. Stefan Zweig ci descrive Il Mondo Di Ieri come un nonno racconterebbe la propria gioventù ad un nipote, alternando al racconto della sua vita descrizioni del periodo che precede il primo conflitto mondiale, contraddistinto da un profondo senso di spensieratezza e di beatitudine. Al di là della nostalgia che pervade le pagine di storia o quelle in cui racconta degli anni d’oro della Vienna del primo Novecento, ciò che mi ha colpito maggiormente sono state quelle in cui descrive il senso di smarrimento di chi ormai non ha più una patria con la quale identificarsi, nella quale rifugiarsi: “Quell’orribile condizione dell’essere senza patria, impossibile a spiegarsi a chi non l’abbia provata su sé medesimo, quel senso esasperante di procedere ad occhi aperti nel vuoto, sapendo che dovunque si appoggi il piede, ad ogni istante si può essere ricacciati indietro”. Nonostante ci abbia messo un po’ di tempo per finirlo, sono contenta di averlo fatto e di non aver abbandonato la lettura, perché, anche se è un po’ pesante, Zweig riesce a trasmettere pienamente le difficoltà di chi ha vissuto il passaggio da un periodo così prospero come quello della Vienna della Belle Epoque ad uno fatto di guerre e di ristrettezze economiche, cose che non riesci a comprendere in pieno attraverso i libri di storia.

    dit le 

  • 4

    Ogni volta che a scuola si affrontavano i primi anni del '900, si liquidiavano in fretta bollandoli con l'espressione Belle Époque , senza soffermarvisi più di tanto. La cosa mi ha sempre incuriosito ...continuer

    Ogni volta che a scuola si affrontavano i primi anni del '900, si liquidiavano in fretta bollandoli con l'espressione Belle Époque , senza soffermarvisi più di tanto. La cosa mi ha sempre incuriosito e grazie a Stefan Zweig ho finalmente capito la profondità di quel breve ma alto periodo storico. Ottimo testimone, egli offre il suo punto di vista dagli ultimi anni del secolo XIX a Seconda Guerra Mondiale iniziata, senza fronzoli patriottici o inutili prese di posizione, riuscendo quasi a rendere il soggettivo di un'autobiografia l'oggettivo di un'analisi storica.

    dit le 

  • 4

    Il mondo di ieri è una biografia collettiva, nella quale l'autore non è che uno dei protagonisti che in sé raccoglie le esperienze comuni a molti dei suoi contemporanei. Fra le sue pagine scorrono es ...continuer

    Il mondo di ieri è una biografia collettiva, nella quale l'autore non è che uno dei protagonisti che in sé raccoglie le esperienze comuni a molti dei suoi contemporanei. Fra le sue pagine scorrono esperienze di ogni genere, da quelle fra i banchi di scuola a quelle della brillante vita culturale viennese, passando per i tumulti della guerra e le discriminazioni razziali: la vita personale e culturale di Stefan Zweig si intreccia alla Storia, in un caleidoscopio di incontri,scontri, speranze e delusioni.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/03/il-mondo-di-ieri-zweig.html

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  • 5

    l'edizione garzanti 2014 ha una traduzione molto scorrevole e ben fatta, ma non con una quantità impressionante di refusi. dà l'impressione che non sia neppure stata fatta una correzione di bozze. med ...continuer

    l'edizione garzanti 2014 ha una traduzione molto scorrevole e ben fatta, ma non con una quantità impressionante di refusi. dà l'impressione che non sia neppure stata fatta una correzione di bozze. media di due errori a pagina!

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  • 4

    Un'autobiografia come testimone di un'epoca storica più che come persona.
    Zweig non ci racconta praticamente nulla di se stesso come privato cittadino: non una parola per raccontare l'incontro con la ...continuer

    Un'autobiografia come testimone di un'epoca storica più che come persona.
    Zweig non ci racconta praticamente nulla di se stesso come privato cittadino: non una parola per raccontare l'incontro con la donna che poi ha sposato in prime nozze (solo un'unico, improvviso, fuggevole accenno a un viaggio fatto insieme alla moglie, come se fosse sortita dal nulla per ritornarvi un istante dopo), nessun reale dettaglio della sua vita privata.
    Ogni episodio di vita narrato in questo libro serve a ricostruire i vari momenti della Storia che ha conosciuto in prima persona: l'impero asburgico e le sue tradizioni, la Grande Guerra, la crisi economica, i fermenti intellettuali di primo novecento, i totalitarismi, le persecuzioni anti-ebraiche...
    Leggendolo ho capito perché in alcuni lettori (pochi in verità) Zweig susciti fastidio: non da confidenza al lettore, gli parla con la discrezione di un gentiluomo vecchio stampo per il quale è sottinteso che certe faccende private non possono essere rese di dominio pubblico, quindi neppure le accenna.
    La grandezza di questa autobiografia sta nel suo valore come documento storico: aiuta a capire come si viveva nei primi turbolenti decenni del XX secolo meglio di un saggio (e d'altronde, nessuno può negare che Zweig quegli anni li abbia vissuti in prima persona).
    Consigliato più come spiegazione di un'epoca che come racconto di un individuo (che in realtà, come detto, mantiene sempre un certo riserbo).

    dit le 

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