Le Mythe De Sisyphe

(Collection Folio / Essais)

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Editeur: Gallimard

4.2
(974)

Language: Français | Number of pages: 169 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi traditional , Italian , German , Chi simplified , Spanish , Portuguese , Catalan , Japanese , Polish , Turkish , Czech , Dutch

Isbn-10: 2070322882 | Isbn-13: 9782070322886 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

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Description du livre
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  • 4

    Camus, come altri, non è un filosofo completo. Intuisce molte cose interessanti, le analizza e le rende chiare. Ma spesso il volersi avventurare alla ricerca di una via di uscita porta a scivolare nei ...continuer

    Camus, come altri, non è un filosofo completo. Intuisce molte cose interessanti, le analizza e le rende chiare. Ma spesso il volersi avventurare alla ricerca di una via di uscita porta a scivolare nei pressi del punto dal quale si era partiti.
    Ne Il mito di Sisifo Camus affronta il tema dell’assurdo. Lo individua e lo illustra attraverso una serie di immagini e pensieri propri di personaggi di altre opere e dei loro autori.
    Questo volo su paesaggi creati da altri autori, dei quali si evidenziano gli aspetti che contribuiscono ad una migliore comprensione dell’assurdo, è in sé di una piacevolezza unica, per quanto la materia non sia leggera.
    Ma cos’è l’assurdo?
    L’assurdo è l’incapacità dell’uomo di comprendere la vita, il non riuscire a darle un senso che non ricada in una qualche fede dogmatica.
    L’assurdo si fa avanti nel momento in cui si inizia a pensare e più si vuole comprenderlo, per scacciarlo, più questo acquista forza.
    Camus parte subito offrendo la soluzione che i matematici definirebbero banale, ovvero il suicidio. Lui stesso, però, non crede nell’utilità di questa soluzione la quale, però, ritorna utilissima per iniziare un excursus nelle stanze buie della vita.
    Perché Sisifo?
    Sisifo è il padre della presa di coscienza che porta alla comprensione dell’assurdo. Viene condannato dagli déi, per il suo comportamento in vita, ad una pena eterna che prevede lo spingere su per una montagna un grande macigno, che in cima dovrà lasciare affinché ritorni a valle, in modo che il tutto ricominci. Senza possibilità di posa o variazione. Camus lo sceglie come emblema della condizione umana per questo ripetere di operazioni senza alcuno scopo, né come fine esterno né come capacità di crescita personale.
    La scena riporta alla mente quello che accade nel IV cerchio dell’inferno dantesco, dove gli avari e i prodighi sono costretti per l’eternità, a spingere massi. Anche qui non v’è redenzione, anche qui non v’è comprensione per chi compie il gesto che le azioni della vita sono inutili. Ma Dante non vuole che i dannati comprendano, vuole che a comprendere siano i lettori.
    Camus si spinge oltre, rispetto a Dante. Sisifo è cosciente, durante la sua attività, comprende l’inutilità di quel che fa, l’assurdo di quel suo esistere. Mentre scende per la montagna può pensare. I dannati di Dante non pensano, non comprendono e lo spirito che li anima è lo stesso che li animava in vita.
    Sisifo non è monito per il lettore, bensì emblema della vita che il lettore conduce e àncora cui aggrapparsi per iniziare a muoversi verso la lucidità.
    Camus dona a Sisifo, e quindi al lettore, una via di uscita. Espone la sua idea a fine libro, quando chiede al lettore di soffermarsi sulla fase in cui Sisifo ridiscende lungo il fianco della montagna e, durante questo tempo, pensa a come uscirne. L’accettazione della sua condizione è la soluzione proposta, una scelta che è una ribellione contro gli déi, quasi un voler privare loro della soddisfazione di vederlo soffrire, un privarli della loro vendetta.
    Ma la soluzione non ha alcun effetto su Sisifo e sulla sua pena, ma solo sul suo rapporto con chi gli ha inflitto quella pena, senza che il pensiero della controparte venga analizzato.
    Questa soluzione non è banale come poteva esserlo il suicidio, ma è sostanzialmente assurda, come la vita che Camus ci racconta in queste pagine – ed è questo che conferisce valore all’opera. Altri professionisti del pensiero si sono soffermati sull’analisi della vita, evidenziando le pieghe dove il dolore tende ad accumularsi. Ma il voler trovare una soluzione è, spesso, il sintomo dell’incapacità di sopportare il peso della verità, non volendo ricorrere né al suicidio e non potendo ritornare ad una soluzione dogmatica, sia essa fede o filosofia di vita, dalle quali ci si era distaccati.

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  • 4

    Il nulla

    Poco Sisifo, troppo Nietzsche. Ma Camus non risparmia pensieri forti e vividi come la sua filosofia, l'assurdo è un pugno nello stomaco che ha accompagnato due mie notti insonni. Forte come una caffet ...continuer

    Poco Sisifo, troppo Nietzsche. Ma Camus non risparmia pensieri forti e vividi come la sua filosofia, l'assurdo è un pugno nello stomaco che ha accompagnato due mie notti insonni. Forte come una caffettiera intera dopo il primo caffè: è troppa, non sai quanto zucchero ti andrebbe di metterci e non la bevi troppo volentieri ma sai che ti piace e che ti serve.

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  • 2

    io non sono fatto per la filosofia e ho trovato questo libro abbastnza ostico. TUttavia averlo ltto subito dopo Lo straniero ha giovato; si riesce a capire il piano che c'è dietro il romanzo (che tra ...continuer

    io non sono fatto per la filosofia e ho trovato questo libro abbastnza ostico. TUttavia averlo ltto subito dopo Lo straniero ha giovato; si riesce a capire il piano che c'è dietro il romanzo (che tra l'altro viene denigrato involontariamente dato che nel saggio Camus umilia i libri a tesi). Quello che ne viene fuori da questo libro è una filosofia magnificamente ragionata (dal sapore piuttosto adolescenziale; di un adolescente ex depresso che ora cerca di uscirne del ttuto), ma non altrettanto bene argomentata; salti improvvisi, esempi esplicativi che non esplicano. Interessante ma troppa foga.

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  • 4

    Splendido

    saggio esistenzialista di un precocissimo Camus ( scritto prima dei 30) il sunto letterario dell'umana condizione; una sorta di spin-off della Malattia Mortale d Kierkegaard . Lascia l'amaro in bocca ...continuer

    saggio esistenzialista di un precocissimo Camus ( scritto prima dei 30) il sunto letterario dell'umana condizione; una sorta di spin-off della Malattia Mortale d Kierkegaard . Lascia l'amaro in bocca come sempre perché fa riflettere i " cuori forti". Da leggere e rileggere

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  • 4

    L'uomo assurdo. Non condivido gran parte delle argomentazioni di Camus, ma questo libro è una provocazione all'intelligenza e rappresenta una sfida che dev'essere raccolta. Immaginare Sisifo felice è ...continuer

    L'uomo assurdo. Non condivido gran parte delle argomentazioni di Camus, ma questo libro è una provocazione all'intelligenza e rappresenta una sfida che dev'essere raccolta. Immaginare Sisifo felice è un'utopia ma, alla fine, anche Camus pensa che ciò basti a riempire di felicità il cuore di un uomo.

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  • 2

    Camus qui scrive in maniera molto sintetica, quasi febbrile nel tentativo di sintetizzare il suo percorso mentale. Ne risulta un libro di non facile lettura, che fa salti logici impegnativi e richiede ...continuer

    Camus qui scrive in maniera molto sintetica, quasi febbrile nel tentativo di sintetizzare il suo percorso mentale. Ne risulta un libro di non facile lettura, che fa salti logici impegnativi e richiede molta concentrazione.
    Il libro ruota moltissimo su critiche e legami ad autori di riferimento per Camus, o autori toccati nei suoi studi. Anche qui in assenza di una conoscenza di base adatta il lettore si sente un po’ tirato fuori dalle riflessioni fatte.
    Per il resto Camus si distacca dagli esistenzialisti formulando questo pensiero in cui l’uomo, una volta resosi conto dell’assurdità della vita, non arriva ad un punto di conclusione della sua ricerca ma ad un punto di inizio. È lì che parte la vita dell’”uomo assurdo” cosciente del suo stato, e per questo padrone della propria sorte. Assurdo e fiero di esserlo. Appagato da ciò che la vita può offrire. Il qui e ora assurgono a significato dell’esistenza. In questa ottica una vita lunga può competere con una vita di “qualità” poiché il vero obiettivo è quello di raccogliere più esperienze possibili nell’arco di un’esistenza.
    E da lì l’autore cita alcuni esempi di questa vita assurda, dal Don Giovanni fino a Sisifo.

    Se preso singolarmente questo testo mi da l’impressione di non andare troppo in profondità. Acquista valore, temo, solo se messo in relazione con ciò che c’è prima (Lo straniero) e ciò che viene dopo (La Peste). Qui l’unico merito di Camus è di dare un taglio diverso rispetto ai suoi contemporanei al pensiero esistenzialista… ma non riesce a coinvolgere il lettore, non convince. Viene presentata qui una vita vuota, priva di significato, poco appagante. A me personalmente è venuto in mente più volte durante la lettura l’affermazione “Tutto qui?”. Sì ci sono qua e là begli spunti, ma il messaggio è un po’ vuoto e lo stile confuso, come ho già detto.
    Lo prendo come un punto di transito verso la completa maturazione di Camus. Il libro è stato scritto quando l’autore aveva meno di 30 anni.

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  • 2

    L'uomo assurdo è colui che accetta di vivere in pieno le sue esperienze, senza altro limite che la morte. Figura chiave dell'assurdo è l'attore della commedia, che può nello spettacolo impersonare più ...continuer

    L'uomo assurdo è colui che accetta di vivere in pieno le sue esperienze, senza altro limite che la morte. Figura chiave dell'assurdo è l'attore della commedia, che può nello spettacolo impersonare più vite distinte dalla sua, rompendo ogni barriera fra maschera e realtà, fra essere e voler essere.
    Eppure al Camus argomentativo manca molto: manca coerenza, innanzitutto (spicca il fare del destino dell'uomo un suo prodotto , nella maggior parte del saggio; e poi, ad esempio nel Dongiovannismo, ripescare un destino che sembra inevitabile); mancano dimostrazioni (insufficiente a mio avviso è ridurre tutti gli esistenzialisti a coloro che operano un "salto").
    Buona l'analisi di Dostoevskij, buone alcune intuizioni ed alcune immagini (come quella che dà nome all'opera); ma tutto ciò non basta a farne un buon saggio

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